White World – Il tuo Mondo Bianco

White World 

Il tuo mondo bianco 

 

angeli1
 
Non riesci a spiegarti come mai all’improvviso ti sia tornato in mente quel giorno. A volte proprio i ricordi che pensi di aver cancellato riemergono nitidi, come lame appuntite ad affondare nel dolore. Sono soprattutto le sensazioni a restare, mentre le immagini sembrano non esistere più, se non come puntini all’orizzonte. Quegli occhi in cui ti sembrava di rivedere te stesso, quelle labbra di cui amavi la piega imbronciata, quelle mani a volte crudeli…persino la voce, non esiste più.

Ti stringi nel cappotto scuro scosso dal vento che ti soffia contro, la polvere della strada ti ferisce gli occhi. Quasi senza accorgertene, ecco che a un tratto stai cambiando strada. Spinto da una forza lontana, non ti dirigi come ogni mattina verso il municipio, ma attraversi il ponte e senza nemmeno pensarci entri all’università. Ecco che tutto ti appare come prima: gli anditi poco illuminati si svuotano lentamente dopo le lezioni della sera; nell’atrio alcuni studenti parlano di come cambiare il mondo e dipingono bandiere per il giorno dopo; tu osservi e ascolti, ma non ti fermi. La tua attenzione è già da un’altra parte, il tuo sguardo è già stato catturato: lei ti aspetta, in un’aula in fondo al corridoio. Vi scambiate i libri, come d’accordo, parlate di cinema, rimanete insieme per un po’, poi lei se ne va.  Sempre cosi sfuggente.
La sua tristezza ti spaventava. Eravate amici, è vero, ma c’era qualcosa che, ne eri sicuro, nascondeva al mondo intero e persino a te. Avevi avuto quella sensazione anche quella sera quando, preoccupato per non averla più vista a lezione, eri andato a casa sua. Con la scusa di restituirle un libro, avevi suonato il campanello e ti aveva aperto la madre. “Adesso non può venire, comunque le dico che sei passato”. Era una donna austera, che incuteva subito un certo rispetto. “Adesso non può venire”, aveva ripetuto di fronte alla tua esitazione “non sta bene”. Mentre lei chiudeva la porta, avevi sentito una voce da una delle stanze in fondo, ma non avevi fatto in tempo a dir nulla. O forse non avevi avuto il coraggio, ed eri scappato giù per le scale fino alla strada.

Pioveva quel giorno. Non sapevi come mai, ma te lo ricordavi. Forse perché lei ti era corsa incontro con i capelli quasi fradici, e subito si era riparata sotto il tuo ombrello stringendoti il braccio con le mani gelide. Forse perché la sua sciarpa aveva odore di bagnato e ne avevi sentito la freschezza mentre gliela toglievi dal collo. Forse perché per strada avevate dovuto quasi urlare per coprire il rumore dell’acqua con le vostre voci. O perché le vostre risate nella stanza si accompagnavano così bene al picchiettio sui vetri, e al ritmo dei vostri corpi bagnati. Forse perché nel salutarla ti eri dovuto asciugare gli occhi, e non ti ricordavi se era stata la pioggia a bagnarli…E quando lei era salita sul tram, avevi scosso l’ombrello e poi l’avevi chiuso, perché finalmente aveva smesso.
Quando l’avevi rivista non sembrava lei, era lontana, troppo lontana da te. Ti guardava, ma come se non ti vedesse. Intorno a voi c’erano solo pareti bianche. Tutto era bianco. Puntini bianchi si muovevano freneticamente intorno a lei; voci bianche sottili parlavano per non essere udite; mani bianche candide sfioravano senza toccare; occhi bianchi. Dentro i quali l’iride  nera ruotava fino a formare un vortice che inghiottiva a poco a poco tutto il bianco intorno. Poi tornava in sé. Nel suo mondo bianco.

Le onde si sollevavano alte dalla riva e sommergevano i bagnanti e le persone sulla spiaggia. Voi passeggiavate tranquilli sulla riva, non facevate in tempo a scappare. Tu riuscivi ad aggrapparti ad un albero, e poi non la vedevi più. Tante persone sparivano sotto la marea, forse c’era anche lei. Ma tu pensavi che non potevi aiutarla. Quando ti risvegliavi ti sentivi in colpa.
Era una sera di settembre. Avevi fatto la strada di sempre, aperto il portone di sempre, salito le scale di sempre. Ma quella volta era diverso. Eri entrato e uscito diverse volte, perché non potevi credere che fosse vero; volevi tornare indietro e ricominciare la giornata come se niente fosse accaduto. Per stabilire che forse avevi sognato. E invece era vero. Avevi aperto la porta di sempre, avevi attraversato il salone, avevi cercato qualcuno nel vuoto della casa, avevi cercato qualcosa nel silenzio delle pareti. Ma nessuno ti poteva rispondere, perché lei era lì, nella stanza da letto. La sua sofferenza stesa per sempre accanto a lei, ma finalmente fuori di lei. Eri tornato nel salone, avevi preso tutte le medicine che avevi trovato. Avevi buttato tutto per terra, poi in camera da letto, vicino al suo corpo. Avevi messo in disordine tutta la casa. Avevi chiuso tutte le porte. Eri uscito per strada.

Pronto? Sì, pronto? Stavolta non torna.

Eri uscito dalla cabina telefonica. L’aria era fresca, ti inebriava. Ma già sentivi il peso dell’assenza.

“Dei nostri ricordi fanno parte il cielo di settembre e l’azzurro cristallino, le onde di sabbia e il vento del mare, gli alberi d’autunno e le farfalle cadenti. Parole non dette e pensieri sospesi. Il tuo sguardo buttato lì, a significare nulla. La piega delle tue labbra mentre dicevi addio. È strano che oggi mi ricordi quel giorno”.

(Racconto di Francesca Enrew Erriu, 2011)

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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