Come il giorno e la notte ** Romanzo in progress**1*

Come il giorno e la notte – parte 1 –

(Trama e personaggi:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

QUADRO

 

Vincenzo (detto Vin)

Le date non dovrebbero avere poi tanta importanza. Numeri che servono solo a ricordare, eventi, ricorrenze, arrivi e partenze. Come chiodi conficcati sui crocifissi nelle aule. Rimangono lì se non li togli con la forza. Lo colpiva la potenza della mente, la memoria selettiva delle cose. E lui di memoria ne aveva fin troppa, soprattutto se si parlava di numeri. Dove c’erano numeri, lui non dimenticava. Ad esempio, ora stava pensando che quel tipo di treno poteva raggiungere i 160 chilometri orari, avere una lunghezza massima di 500 metri con quattro o cinque vetture in tutto e posti a sedere fino a 150. Questo secondo i suoi calcoli e da quanto ricordava di aver sentito dire da un capostazione.

Il paesaggio dal finestrino era stato fino a quel momento composto da: alberi…campi…alberi…campi…interrotti da una cittadina al quindicesimo minuto di viaggio. Dall’alto della sopraelevata aveva guardato le strade in basso, dove alcune auto facevano la fila al semaforo. Aveva notato che non rispettavano la distanza di sicurezza. Durante la marcia i veicoli devono tenere, rispetto al veicolo che precede, una distanza di sicurezza tale che sia garantito in ogni caso l’arresto tempestivo e siano evitate collisioni con i veicoli che precedono, se lo ricordava bene. Ma durante la marcia o anche da fermi? Questo lo dovevano chiarire meglio. Aveva già iniziato a studiare per la patente, ma non perché volesse prenderla, solo perché aveva una memoria di ferro e avrebbe passato qualunque quiz. Anche se aveva compiuto da poco sedici anni, si sentiva già in dirittura d’arrivo per la maggiore età. Non vedeva l’ora, così nessuno avrebbe potuto dirgli cosa doveva fare e dove doveva andare. Soprattutto sua madre.

Comunque, lui dava molta importanza alla distanza di sicurezza, anche tra le persone. Per questo si era piazzato al finestrino, occupando il posto accanto al suo con lo zaino, per evitare che qualcuno si sedesse. Ma per fortuna il treno era semivuoto, molti passeggeri erano scesi prima, a una delle stazioni principali. Ormai si stavano talmente allontanando dalla città che non si vedeva altro che alberi e campi, alberi e campi…e questo l’aveva già stabilito. Teneva lo zaino molto vicino a sé e ogni tanto ricontrollava il contenuto. Il taccuino e la matita li aveva già in mano, per prendere appunti e disegnare, come faceva sempre nel tentativo di rilassarsi. Si era annotato tutte le stazioni e quante persone erano scese. Se fosse capitato un incidente per esempio e qualcuno glielo avesse chiesto, lui l’aveva annotato. Nei film gialli spesso i passeggeri non si ricordano niente, perché non sono stati attenti. E così le indagini non finiscono mai.

Lui invece era attento e previdente. E anche preciso, a detta degli operatori che compilavano le schede del suo “caso”. Era vero, a lui piaceva la precisione,in particolare nei numeri: matematica e geometria. I teoremi, tutto ciò che metteva dei paletti. L’infinito invece lo metteva in difficoltà…odiava quell’otto capovolto. Preferiva il Pi greco: una costante matematica, cioè un numero che ha un valore definito esattamente. Altre costanti famose erano quelle di Pitagora, ovvero 1,41, la radice quadrata di due. Preciso questo Pitagora.

Nello zaino era riuscito a mettere qualche indumento per il cambio, le medicine nella tasca laterale – soprattutto le gocce della calma, non sapeva quanto gli sarebbero durate…ma per fortuna era riuscito a prenderle. E infine il walkman con la musica e il libro. L’aveva preso dalla biblioteca e poi nascosto in camera con l’intenzione di non restituirlo. Da quando l’aveva letto lo voleva sempre con sé, per leggerlo e rileggerlo, tanto da conoscerlo quasi a memoria. Era la Ballata del Vecchio Marinaio, opera in versi di un poeta inglese. Il protagonista era lo spirito di un marinaio condannato a raccontare per sempre la sua storia. Questa condanna l’aveva colpito molto. Aveva pensato, chissà come ci si sente ad essere costretti a trovare qualcuno che ascolti la tua storia. Non è facile al giorno d’oggi. La gente non è interessata alle storie, la gente ascolta la televisione, o al limite fa finta di essere interessata ma se poi chiedi “cosa ho detto?” si capisce che stava pensando ad altro. Questo era quanto aveva constatato lui alla casa famiglia. Non sempre lo ascoltavano. Nemmeno la psicologa quando gli faceva un sacco di domande. Doveva ammettere che non le diceva quasi mai la verità, ma spesso lei invece di guardarlo fissava il suo computer o scriveva… e lui capiva che faceva finta. Aveva una forte capacità di capire quando uno faceva finta. Non sempre era una dote conveniente però.

Alla fine, una delle poche cose belle della casa famiglia era stata quando Edoardo aveva raccontato la storia del vecchio marinaio, durante il laboratorio di teatro. Edoardo era l’unico educatore simpatico e che un po’ lo ascoltava. E gli aveva addirittura chiesto di disegnare qualche scena della ballata se gli andava, dato che era molto bravo in disegno. In realtà lui non si considerava tanto bravo, infatti la richiesta gli aveva creato un certo imbarazzo. Anche ansia, ma quella non era una novità, ormai era abituato. Per esempio adesso che il treno si era fermato di nuovo, ecco l’ansia. Doveva controllare quante persone scendevano, e non solo. Doveva verificare che non ci fossero uomini in divisa, altrimenti si sarebbe dovuto spostare in fretta. Anche se forse non sapevano ancora della sua fuga, ma era meglio non rischiare. A quell’ora gli educatori avevano probabilmente raccolto tutti i ragazzi per tornare alla casa famiglia e si erano accorti che lui non c’era. A pensarci gli veniva di nuovo il fiato corto. In mezzo a tutta quella gente…maschere, suoni, tamburi, stelle filanti. Un secondo, e aveva approfittato di quel caos. Una maschera sul viso per confondersi tra la folla. Infine, la corsa in mezzo ai bambini vestiti da pinguini, e aveva anche rischiato di farne cadere uno. E via fino alla stazione.

Il treno era ripartito e non era comparso nessun funzionario in divisa, meno male. Secondo i suoi calcoli mancavano 35 minuti di viaggio. La stazione M., quella dove voleva scendere, era sempre più vicina, e l’agitazione cresceva. Cosa avrebbe fatto una volta arrivato lì? Fece dei respiri profondi, come gli avevano insegnato. “Vin, pensa al mare adesso…il rumore dell’acqua ti rilassa e placa la tua mente…” Bel suggerimento, per uno che a cinque anni aveva rischiato di annegare.

Una musica lo distrasse dalla corsa dei pensieri. Una ragazza con il volume molto alto nelle cuffiette passò, e lui catturò quella voce metallica e suadente: “Tu ragazzo solo come me, perché tanto doloreeee?” Poi svanì, e Vin fissò di nuovo il foglio dove prendeva appunti e disegnava vele di una nave. Ripensando ancora a Edoardo si ricordò di una frase che aveva detto e su cui stava ancora riflettendo: niente può distruggere un sogno quanto sapere di poterlo realizzare.

Riuscì a riprendere il filo dei pensieri: le cose belle nella casa famiglia, una era stata il racconto del vecchio marinaio. L’altra cosa bella della casa famiglia era stata Tomas.

*****

 

 

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Dipinto gentilmente realizzato dall’artista Stefania Faedda.

 

 

 

 

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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