Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**2*

Come il giorno e la notte – parte 2 –

 

QUADRO

 

Tomas (Tom)

Dopo aver passato la mattinata occupati in lavori per la struttura della casa famiglia e in laboratori di vario tipo, tutti i ragazzi si ritrovavano in mensa. Vin era entrato nel Centro solo da qualche mese, e la sua innata riservatezza l’aveva portato a socializzare con pochi ragazzi. Aveva fatto amicizia con i due compagni di stanza, Roby e Giulio, ed era molto benvoluto dagli educatori perché non creava problemi. Anzi, amava le regole e ci teneva che tutti le rispettassero, anche a costo di fare la spia. Essere preciso era nella sua natura. Osservava molto il comportamento degli altri, si puntava a volte su dettagli che nessun altro avrebbe notato.

Queste fissazioni gli causavano spesso mal di testa molto forti che lo costringevano a mettersi sdraiato ovunque si trovasse, perché stare in piedi o seduto diventava molto faticoso. Una volta gli era venuto da tremare per tutto il corpo e aveva avuto delle specie di visioni che poi aveva dimenticato. Era stato dopo questo attacco, che la madre l’aveva portato lì. Dietro consiglio del suo amico psichiatra, il dottor Spina. Prima gli avevano fatto vari esami in ospedale. Gli avevano attaccato dei fili in testa e lui aveva anche perso conoscenza. Durante questi episodi sognava tantissimo ma poi si ricordava solo immagini flash e voci…e c’era sempre l’acqua. Lui che galleggiava, lui che sprofondava…in silenzio.

Insomma quel giorno erano in mensa e come sempre un gruppo di compagni faceva casino tirandosi pezzi di cibo o altre cose; solo dopo che gli educatori avevano minacciato qualche punizione si calmavano. A ognuno di loro veniva consegnata anche la razione di medicine che dovevano prendere. Accanto a lui c’era Giulio che puntualmente prendeva solo un paio di pastiglie e si metteva le altre in tasca e poi non le prendeva mai; e diceva agli altri che nemmeno loro le dovevano prendere, che facevano addormentare il cervello. Vin invece voleva curarsi, per uscire al più presto da lì. A lui piaceva studiare e voleva tornare a scuola. Infatti si era portato alcuni libri e ne prendeva molti dalla biblioteca. E quando poteva disegnava, soprattutto disegno tecnico.

Mentre stavano mangiando, Giulio e Roby discutevano se fosse più carina la nuova educatrice o la psicologa – i loro argomenti erano molto limitati, e ovviamente usavano termini diversi da “carina” o “graziosa”, termini che Vin invece non usava. Però si divertiva ad ascoltarli, e vederli poi diventare seri all’improvviso quando le interessate si avvicinavano. Insomma quella mattina successe qualcosa di strano che poi diede argomento di conversazione per qualche giorno. Si sentirono due macchine frenare nel cortile – e questo capitava quando arrivava qualche nuovo ospite. E subito si scatenavano i commenti tipo “Ecco un altro sfigato”, oppure si chiedevano: sarà borderline o bipolare? Speriamo non schizofrenico come l’ultima volta. Roby, che era il più schizofrenico di tutti, ci teneva a mantenere il suo primato.

Dovettero subito rendersi conto che non si trattava di un caso tranquillo. Le urla arrivavano sin dal cortile, e quasi tutti gli educatori andarono fino all’ingresso per aiutare i colleghi. Solo Edoardo rimase in mensa e ordinò ai ragazzi di non alzarsi assolutamente dai loro posti. Da lì potevano vedere solo una parte del corridoio, dove un ragazzo veniva quasi trascinato con la forza. Poi proseguirono, scomparendo dalla loro vista.

Si sentì rumore di vetri infrangersi, seguito da voci confuse e gli educatori che dicevano di calmarsi. Riuscirono ad arrivare fino alla porta della psicologa e chiusero. Poi non sentirono più niente.

La maggior parte dei ragazzi aveva smesso di mangiare e aveva cercato di sbirciare nel corridoio sporgendosi. Poco alla volta gli educatori tornarono e cercarono di minimizzare l’accaduto, e tutti ripresero a mangiare.

“Credo di sapere chi è” disse Giulio sottovoce agli altri due. “Si chiama Tomas, l’ho conosciuto in una banda prima di entrare qua. Uno stronzo.”

“Perché?” chiese Roby.

“Perché si era preso tutti i soldi ed era scappato. Così aveva detto uno. Aveva anche detto che era stato in riformatorio quindi se lo riprendevano era nei casini. Perché è quasi maggiorenne. A quanto pare è mezzo argentino, qualche paese così…”

“Tipo Spagna?” disse Roby.

“No, Sud America.” corresse Vin.

Era stato zitto tutto il tempo. I rumori e le urla non gli piacevano. Anzi, lo turbavano molto. Di solito era riservato, timido, appariva indifferente a tutto. Stavolta avrebbe voluto sapere molto di più. Ma non fece domande.

Quella notte dai corridoi si sentirono nuovamente delle urla. Vin aveva sentito i passi degli operatori andare fino alla stanza in fondo e poi era tornato il silenzio. Quella in fondo era la stanza dove in genere mettevano i nuovi arrivati da soli, sia per abituarsi sia perché potevano avere ancora bisogno di cure immediate. Vin sarebbe dovuto andare in bagno, ma si sentiva bloccato nel letto, come preso dalla paura di poter incontrare Tomas e non sapere che fare.

Lo incontrò qualche giorno dopo. Lo fecero entrare al laboratorio in falegnameria. Lo accompagnava un educatore speciale, che non era sempre fisso nella struttura come gli altri, e lo affidò a Edoardo che stava conducendo il laboratorio quel giorno. Il ragazzo era visibilmente sedato, lo sguardo vagamente assente, rispondeva solo alle domande ma con poche parole. Vin era terrorizzato, all’idea che potesse dare di matto e rompere le cose. Infatti prese i modellini di nave che stava costruendo e li sistemò sul suo banchetto, per proteggerli. Il terrore aumentò nel momento in cui vide Edoardo e il nuovo arrivato dirigersi proprio verso di lui. L’educatore gli mostrava i modellini e gli attrezzi, spiegandogli come fare. Poi si fermarono vicino al banchetto di Vin, dove c’era proprio un posto vuoto perché Roby era malato.

“Ecco Tom, ti puoi mettere qui. Vin è molto bravo con i modellini e se vuoi puoi chiedere a lui, ok? Io comunque sarò qui nella stanza.” Edoardo guardò Vin come per dirgli “mi fido di te” e poi si allontanò.

Ecco, lo sapeva, siccome lui era uno dei più tranquilli gli mettevano vicino proprio i matti da legare. E adesso? Come avrebbe fatto a continuare in pace il suo lavoro? Un imprevisto così gli avrebbe rovinato tutta la giornata. Si impegnò a continuare a intagliare un pezzo di legno, ma allo stesso tempo guardava Tom di sottecchi per vedere cosa combinava. Il ragazzo si era messo ad osservare i modellini, ma con poco interesse, non sembrava avere nessuna intenzione di lavorare. Meglio per me, pensò, così non mi rompe. Ma in realtà non riusciva a smettere di osservarlo. Era più grande di lui, quasi maggiorenne aveva detto Giulio, e ne dimostrava anche di più. Era più alto, ma non ci voleva molto dato che il soprannome di Vin era proprio “il piccolo”. Gli sembrava forte, o almeno le braccia e le mani gli sembravano forti. Se mi picchia mi può rompere le ossa, pensò. Ma ciò che colpiva erano gli occhi, scuri, e i lineamenti del viso…notò anche un taglietto vicino al sopracciglio quando Tom si spostò un ciuffo di capelli dalla fronte. Ha proprio una faccia da stronzo, pensò ricordandosi le parole di Giulio.

All’improvviso Tom lo guardò. Si voltò verso di lui, e fece un vago sorriso – così gli sembrò. Subito Vin tornò con lo sguardo sul pezzo di legno che stava intagliando, e fece respiri profondi per non agitarsi. Era pronto a chiamare Edoardo al minimo segnale di pericolo. Invece Tom gli rivolse la parola come se niente fosse.

“Se mi accendo una sigaretta non dici niente, vero?”

Vin interruppe il lavoro e decise che doveva fare ancora molti respiri profondi. Almeno dieci. Il colmo, pensò. Mai visto in vita mia e mi chiedi di non dire niente. Mica sono uno che infrange le regole, io. Edoardo si fida di me, altrimenti non ti avrebbe fatto sedere qui, stronzo. E riprese a lavorare, proprio per fargli capire che non lo prendeva in considerazione. Di sottecchi vide che Tom tirava fuori da uno degli stivali che indossava, una piccola sigaretta di quelle fatte con le cartine e un accendino. Sia chiaro, lui non fumava e non ne sapeva niente, però le aveva viste. Forse non erano nemmeno sigarette normali. Non si sa come, trovò il coraggio di rivolgergli la parola. Senza guardarlo però.

“Primo, non si può e secondo è pericoloso accendere qualunque tipo di fuoco in una falegnameria…è materiale infiammabile.” Tutto d’un fiato. Respiro.

“Ci sarà un estintore, sapientino.” Fu il commento di Tom, ma a Vin sembrò più che lo stesse sfottendo con quella parola “sapientino”. Infatti era andato vicino alla finestra semiaperta e si era acceso la sigaretta, mettendosi dietro un armadio per non essere visto da lontano. Edoardo era proprio dall’altra parte, e come se non bastasse parlava con un’altra collega che secondo Vin gli stava pure dietro, quindi sarebbe stato inutile chiamarlo. Avrebbe dovuto urlare facendo girare tutti. E se poi Tom si arrabbiava e lo picchiava?

“Avvisami se arriva qualcuno, eh” gli disse Tom continuando a fumare.

“Perché dovrei?” chiese Vin senza voltarsi.

“Perché stai dalla mia parte.” rispose Tom.

Era proprio infastidito, se non fosse stato così più piccolo e meno forte di lui gli avrebbe dato un pugno. Tom invece era tranquillo come se niente fosse, come se non stesse nemmeno infrangendo una regola. Vedendo che Edoardo si stava per avvicinare, spense velocemente la sigaretta e la gettò dalla finestra, rimettendosi al suo posto.

Quello fu il loro primo incontro.

***

 

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Dipinto gentilmente realizzato dall’artista Stefania Faedda.

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
Questa voce è stata pubblicata in Romanzo e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...