Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**5*

Come il giorno e la notte – parte 5 –

Giulio

C’era un gran movimento per la vigilia di Natale alla Casa Famiglia. Dalla mattina i ragazzi avevano iniziato a prepararsi per tornare a casa, ognuno uno zainetto con tutto quello che voleva portare via. Lasciando tutto il resto negli armadi, per quando sarebbero ritornati.  Fu quando aprì uno stipetto che di solito non usavano, per controllare se ci fossero altre matite per disegnare, che trovò l’orologio di Tom. Era sistemato bene, proprio vicino al suo album da disegno e matite colorate.  Ragionò che non poteva averlo messo lì per sbaglio. Sapeva che l’orologio gli piaceva, e così glielo aveva lasciato? Lo prese per riporlo insieme alle cose che avrebbe portato a casa. Così anche durante quelle feste, avrebbe avuto qualcosa da guardare. Qualcosa di Tom. L’idea di passare tutti quei giorni a casa ora sembrava rattristarlo meno. Andò nel salone principale, nel cortile si sentivano le macchine parcheggiare e le voci dei parenti dei ragazzi.

Dopo pranzo tutti i genitori avevano assistito al breve concerto nel salone principale. Era andata molto bene, Edoardo era soddisfatto di come i ragazzi avevano suonato. L’insegnante di musica un po’ meno, ma non c’era da stupirsi, dato che nessuno di loro aveva seguito le sue indicazioni, come lui avrebbe invece voluto. Solo dopo che gli offrirono qualcosa da bere e da mangiare sembrò aver cambiato idea. Gli educatori parlavano con i genitori, e man mano arrivavano altre macchine nel cortile per prendere i ragazzi. Qualcuno semplicemente salutava e andava via. La madre di Vin insieme al dottor Spina erano arrivati poco dopo pranzo, a concerto iniziato. Avevano sentito un solo pezzo, ma nonostante ciò avevano fatto mille complimenti a tutti. Vin non aveva nemmeno risposto alle loro lodi, per lui ciò che dicevano o facevano sua madre e quell’uomo era praticamente sempre falso. Non credeva più a una sola parola. Come quando gli avevano detto che non dovevano portarlo in ospedale e invece lo portarono eccome. E ci rimase diversi giorni perché dopo quell’esame si era sentito male. E poi quando la madre gli aveva detto che la casa famiglia sarebbe stata solo per pochi giorni, e invece era lì già da tre mesi. E tante altre volte ancora che non le poteva contare.

Prima di raggiungere la macchina in cortile, Vin si fermò a salutare gli amici. Giulio era tra i pochi che avrebbe passato il Natale nella struttura. Nessuno sarebbe venuto a prenderlo. Molti altri ragazzi della casa famiglia avevano un genitore in carcere, ma lui li aveva entrambi. E non c’erano altri parenti disposti a prenderselo. Ma come sempre faceva, non dava peso alla cosa, almeno in apparenza. Strinse le spalle dicendo che tanto non gliene importava niente del Natale, meglio stare lì che nella gabbia di pazzi di casa sua. Così si salutarono, e Vin per farlo sentire meno solo gli lasciò il libro del Vecchio Marinaio, con la promessa di riaverlo al suo ritorno. E così raggiunse la macchina, con lo sguardo  di chi va quasi al patibolo.

Nella sala principale si trattenevano ancora alcuni genitori e qualcuno dei ragazzi. Gli operatori erano tutti impegnati, Edoardo sistemava gli strumenti del concerto. Giulio calcolò che il momento era giusto. Si allontanò senza essere visto, e attraversò tutto il corridoio fino alla sua stanza, quella che condivideva con Vin e Roby. Il corridoio e le altre stanze erano deserti. Controllò anche nei bagni, non c’era nessuno. Chiuse la porta della camera. E si mise vicino al suo letto, assumendo l’aria di chi deve compiere un gesto solenne. Qualcosa che nessuno avrebbe dimenticato. Respirò profondamente, perché quel gesto avrebbe richiesto anche molto coraggio. Nonostante ci avesse pensato in ogni dettaglio, ogni singola notte. Calcolando come, dove, quando. E così fece, esattamente come aveva immaginato. Aprì il suo armadio, tolse tutti i vestiti fino a che non trovò l’oggetto che aveva seppellito in un angolo nascosto tra gli abiti. Una scatola di latta, di quelle per i biscotti. E la aprì, come scoprendo un tesoro che sapeva di aver ben custodito nel tempo. Per due mesi si era dedicato a quel compito, conservando ogni giorno dalle due alle quattro capsule. Tutte le medicine che era riuscito a mettersi nelle tasche quando gli venivano consegnate durante la colazione o il pranzo. Erano tantissime. Molte colorate, la maggior parte bianche. Sarebbero bastate? Si chiese. Sì, sarebbero bastate. Prese la bottiglia d’acqua e il bicchiere. Avrebbe terribilmente preferito una birra in quel momento…ma l’alcool non era consentito lì dentro.  Si guardò allo specchio dell’armadio, sistemandosi i capelli e la camicia…voleva essere in ordine. Voleva fare un viaggio come si deve, ed essere ritrovato nella sua forma migliore. Chi si sarebbe disperato per la sua perdita? Sarebbe stata solo una liberazione. Per lui, per gli altri. Così pensava di sconfiggere quei mostri che ultimamente non lo lasciavano in pace. Muoio io, morite anche voi. E con questo pensiero, trovando un coraggio che mai avrebbe pensato di avere veramente, prese la prima manciata di pillole.

***

Vin 1

 

Vin sistemò l’orologio nella tasca dello zaino e decise di tornare a letto. Si sentiva ancora molto stanco. E triste. Si era ricordato di quando era ritornato alla casa famiglia dopo Natale e non aveva ritrovato nessuno dei suoi amici. Il padre di Roby era uscito dal carcere prima del previsto, e avevano deciso di trasferirsi. Giulio era morto. Avevano detto che si era sentito male perché non prendeva mai le medicine. Vin aveva ritrovato il libro del Vecchio Marinaio sul suo letto. Ora che stava rannicchiato nel letto di una ragazza che non conosceva, dentro una roulotte che sembrava uscita dal libro di Pinocchio, che cosa poteva aspettarsi? L’entusiasmo della fuga stava già svanendo. All’improvviso gli venne anche il dubbio che non avrebbe mai ritrovato Tom. Dopo qualche ora, rientrò la ragazza con le ciocche blu. Chiuse la porta e si tolse subito le scarpe coi tacchi. Lui chiuse gli occhi per far finta di dormire, non aveva voglia di parlare. La sentì avvicinarsi al letto, da lei arrivava un forte odore di fumo misto a un profumo delicato. Forse anche di cibo fritto.

“Fammi posto.” Bisbigliò Nina, sdraiandosi accanto a lui. Sospirò per la stanchezza. Poi si girò anche lei sul fianco, e così erano entrambi rivolti verso la finestra, da dove filtrava la luce dietro le tendine. Del tutto inaspettatamente, lei lo circondò con le sue braccia, e poggiò la testa sulla sua schiena, addormentandosi quasi subito. Vin restò immobile. Era una cosa che non gli era mai successa. Forse da piccolo con sua madre, ma non se lo ricordava. All’inizio fu infastidito da quel contatto non richiesto. La distanza di sicurezza, pensò. Ma stranamente non si agitò quanto avrebbe pensato. Anzi, respirando lentamente, si accorse di trovare piacevole quell’abbraccio, tanto che mise la sua mano sopra quelle di Nina. Era bello quel calore che sembrava infondere calma nel suo corpo. Quando decise di alzarsi, fece in modo di spostarsi senza svegliarla.

Uscì dalla roulotte dopo aver indossato il giubbotto e il cappellino. Faceva molto freddo, e la densa foschia della notte si stava appena diradando. La roulotte si trovava in un piazzale dove c’erano altri tipi di camper parcheggiati. In uno di questi vide anche una persona che preparava la colazione. Si sentiva profumo di caffè. A circa 500 metri, si vedeva una strada molto larga dove passavano le auto. Ma il piazzale rimaneva molto nascosto dalla visuale che si poteva avere dalla strada. E tutto il sentiero che portava al piazzale era sterrato, e in quel momento poco praticabile per la pioggia. Andando nella direzione opposta invece, dopo alcuni alberi, si poteva sentire il rumore dell’acqua. E camminando tra gli alberi, si arrivava al fiume, proprio in prossimità di un ponte. Quindi erano praticamente sotto i ponti, constatò Vin divertito. Mentre camminava e osservava, raccoglieva oggetti che attiravano la sua attenzione. Dei rametti da terra, aghi di pino, qualche foglia sopravvissuta al freddo. Aveva posato tutto sopra una pietra, poi si era seduto e, usando la pietra come ripiano, si era messo a costruire una barchetta con le cose che aveva trovato. Quando Nina arrivò, aveva quasi finito. La ragazza si era messa uno scialle e stringeva le braccia infreddolita. Non pensava di dover andare a cercarlo fin lì.

“Finalmente.” disse quando lo trovò. “Che ci fai qui? Si gela.”

“Sto finendo.” Le rispose Vin impegnato a mettere la foglia come vela sulla barca. Nina lo guardò come un alieno, non potendo fare a meno di sorridere.

“Vediamo se naviga.” Disse Vin avvicinandosi al fiume.

“Ma sei matto?” rise Nina.

Il ragazzo posò la barchetta sull’acqua, e dopo che l’ebbe sistemata bene per farla stare in equilibrio, la barchetta si mosse seguendo la corrente per un piccolo tratto.

“Se arriva a quel rametto puoi esprimere un desiderio.” Disse a Nina. La ragazza si avvicinò per guardare, e la barchetta a un certo punto si rovesciò, poco prima di arrivare al rametto.

“Peccato.” Disse Nina. Vin recuperò la barchetta. Si voltò verso la ragazza per tranquillizzarla.

“E’ stata colpa del vento. Le probabilità sono identiche. Di cadere o  non cadere.”

“E che il desiderio si realizzi?”

“Quello non lo so.”

Tornarono al sentiero che riportava alla roulotte. Mentre camminavano, sulla strada principale videro passare dei ragazzi che ridevano e scherzavano. Tornavano dai locali dove avevano passato la notte. Due di questi, voltandosi, videro Nina e la salutarono da lontano. Uno era alto, vestito tutto di nero, l’altro era più piccolo.

“E quello chi è?” chiese il ragazzo alto, indicando Vin.

“Si è perso alla stazione…e l’ho fatto venire qui.”

“Ti sei messa a raccattare vagabondi?” Il ragazzo aveva fatto qualche passo verso di loro e si era acceso una sigaretta. Vin notò che guardava Nina con insistenza, mentre lei abbassava lo sguardo.

“Macché.”

“Ci vieni stasera al Casolare? Facciamo il fuoco eccetera.”

“Sì. Porto anche lui allora.”

“Portalo. Vediamo cosa dice Tom.”

“C’è anche lui?”

“Sì, è tornato.”

I due ragazzi ripresero la loro strada. Il più piccolo disse solamente “ciao” mentre andavano via. Vin rimase come pietrificato sentendo il nome di Tom, non sapeva se per la gioia o per la paura.

“Sono due cugini, Fausto e Taco.” Gli spiegò Nina mentre rientravano nella roulotte. “Ti va di andare stasera? Il casolare è qui vicino…sarebbe vicino alla villa di André. Beh, tu non lo conosci. Loro lavorano per lui. Loro e anche Tom.”

“E cosa fanno?” chiese Vin. Nel frattempo si era messo a fare finta di aggiustare la barchetta giusto per non tradire il suo entusiasmo.

“Niente di bello, Vin. Spacciano alla stazione.”

Andando verso la dispensa per prendere da mangiare, Nina era passata davanti al piccolo specchio che usava per truccarsi.

“Merda, proprio oggi sono così spettinata.” Provò a sistemarsi i capelli cercando la soluzione migliore. Li sollevava in alto e provava a cambiare la riga da una parte.

“Non sei spettinata.” La rassicurò Vin. E quando la ragazza si spostò, si avvicinò a sua volta allo specchio controllando che i suoi capelli fossero a posto. Cosa avrebbe detto quella sera? Cosa avrebbe fatto? Non ne aveva idea. Decise di restare tranquillo, di non farsi domande, di aspettare semplicemente di essere lì. Al limite sarebbe rimasto a guardarlo vicino al fuoco.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratto del personaggio VIN gentilmente realizzato da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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