Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**6*

Come il giorno e la notte – parte 6 –

Tom al Casolare

Verso il tramonto uscirono dalla roulotte. Si erano lavati e vestiti, Nina si era preparata solo per accompagnarlo e poi andare direttamente a lavorare. Mentre si vestiva, Nina gli chiedeva continuamente dei consigli ma a Vin sembrava che stesse molto bene con tutto ciò che provava. Infine la ragazza mise un cappottino grigio e un cappellino di lana. Li raggiunse anche Marta, la collega e amica di Nina, lei quel giorno non era in turno al locale. Era una ragazza molto vivace, con capelli corti e grandi occhi. L’unico difetto che le trovò Vin era che parlava continuamente. Nonostante questo, scattò subito la simpatia, e così Vin si incamminò con le due ragazze come tra due sorelle maggiori. Poi Nina accelerò, lasciandoli indietro di qualche passo. Marta prese la mano di Vin e continuarono a camminare lungo il fiume. Una cappa umida velava il cielo, e si avvicinavano alcuni nuvoloni scuri all’orizzonte.

“Guarda come corre.” Disse Marta divertita “Non vede l’ora di dirgliene quattro.”

“A chi?” chiese Vin, immaginando già la risposta.

“A Tom. È sparito per una settimana senza dirle niente.”

Superato il primo ponte, costeggiarono un muro di cinta molto lungo, da cui si intravedeva un grande giardino. Marta disse che quello era il giardino della villa di André. Della villa vera e propria si vedevano solo alcune finestre illuminate in lontananza, ma per arrivarci una volta entrati bisognava percorrere un lungo viale. Continuarono a costeggiare la recinzione, finché poi, svoltando a destra, si passava accanto a quello che chiamavano il Casolare, che altro non era che la vecchia dependance della villa. Proseguirono verso il secondo ponte, da dove giungeva la luce del fuoco acceso e si udivano voci e canti. Avvicinandosi, videro diversi ragazzi e ragazze che suonavano chitarre e tamburelli, bevevano e mangiavano patatine.

Nel frastuono, arrivò forte un fischio alle loro spalle, che fece voltare subito Nina. Dal casolare stava arrivando Tom, avanzava reggendo una cassetta di birre sulla spalla. Dopo aver fischiato si mise a chiamare la ragazza, con tono euforico e plateale.

“Ehi, Nina! Ecco la Nina! E la Pinta, dov’è? E la Maria?”

“La Santa Maria.”

Nel raggiungere Nina, Tom sentì quella voce nella penombra dire “la Santa Maria”, correggendolo. Così lanciò subito un’occhiata al ragazzino che aveva parlato e incrociò lo sguardo imbarazzato di Vin. Vin si era subito pentito di aver corretto Tom con così tanto zelo, ma era stato più forte di lui, l’aveva fatto senza pensarci. E ora si rendeva conto che il suo tentativo di non dare troppo nell’occhio era già fallito.

Tom abbozzò un sorriso che mal celava il suo stupore nel vederlo.

“E’ lui il trovatello?” chiese a Nina con tono da presa in giro.

“Non è un trovatello. E tu sei già ubriaco.” Ribatté la ragazza.

Prima che Vin potesse dire qualcosa, Tom aveva teso la mano libera e gli aveva stretto la sua, dicendo il suo nome.

“Vin” aveva risposto lui, guardandolo nella penombra. Come per dirgli: messaggio ricevuto, noi non ci siamo mai visti prima.

Pensò che forse era meglio così. Intanto Marta lo prese per mano quasi tirandolo verso il gruppo intorno al fuoco, per lasciare soli gli altri due. Vin salutò Nina e seguì Marta, che andò a sedersi subito vicino a Fausto e Taco, i ragazzi che avevano incontrato quella mattina. Gli offrirono da bere e delle patatine. Dalla sua posizione Vin poteva vedere Tom e Nina che ancora parlavano, lui teneva una mano sul braccio della ragazza che si voltava con l’intenzione di andare via.

“Dai Nina,” le stava dicendo Tom “lo sai che i cavalieri devono partire in battaglia ogni tanto…e le damigelle aspettano al castello.”

“Sì certo…a fare le ragnatele.”

“Dai Nina, ma quali ragnatele?”

La ragazza lo colpì con uno schiaffo tanto forte che sentirono il rumore anche quelli che suonavano i tamburelli. Qualcuno rise. Poi Nina si voltò e andò via con passo svelto, ricordandogli che doveva lavorare, lei. Tom proseguì verso il gruppo intorno al fuoco come un guerriero sconfitto, cercando però di mantenere un contegno e indicando che lo spettacolo era finito ai curiosi che si erano girati a guardare.

Vin si sentì dispiaciuto nel vederla andar via così infuriata, l’avrebbe voluta seguire per consolarla. Ma rimase seduto e iniziò a bere una birra. Bere alcool non era per niente indicato per i suoi problemi di salute e infatti non era abituato, ma in quel momento aveva deciso di bere per tutta la serata. Se anche si fosse sentito male, pazienza.

Nel frattempo, Tom aveva lasciato per terra la cassetta di birre ed era andato a sedersi, appoggiando la schiena contro uno dei pilastri del ponte, poco distante da loro. Teneva una mano sulla guancia dolorante. A un certo punto si era messo a lanciare tappi di bottiglie verso Fausto e Marta mentre i due si stavano baciando, costringendoli a spostarsi un po’ più in là. Vin si sentì sollevato perché Fausto gli metteva soggezione. A parte che era più grande di tutti loro, il suo sguardo gli sembrava ostile e tutte le borchie che indossava non gli ispiravano fiducia. Allora aveva provato a parlare con Taco, il cugino più piccolo, ma in realtà non fu una vera conversazione, dato che il ragazzino si limitava a dire sì o no. Oppure si metteva a ridere osservando Tom che lanciava i tappi di bottiglia. Poi Vin vide Tom alzarsi e andare vicino a un gruppetto di ragazzi che fumavano; uno gli aveva passato alcune cose che lui aveva fatto sparire nelle tasche del giubbotto.

A un tratto si era messo a piovere molto forte. In parte erano al riparo sotto il ponte, ma quando il vento iniziò a soffiare con raffiche che spingevano persino la pioggia, diventò impossibile restare lì. I ragazzi raccolsero tutto e si dispersero allontanandosi in vari gruppi, ognuno verso la direzione da dove era venuto. Taco disse a Vin di seguirlo, e di corsa arrivarono al Casolare bagnati fradici. Appena entrarono si misero a ridere perché Taco, poco dopo aver superato il cancello, stava per scivolare sulle mattonelle bagnate, ma era riuscito a restare in piedi con una specie di piroetta – nessuno aveva capito come – talmente precisa da sembrare un passo di danza e Fausto aveva intonato “I’m singing in the rain, just singing in the rain”. E ora non riuscivano a smettere di ridere continuando a cantare e storpiare la canzone sotto l’effetto dell’alcool. Finché Taco si buttò su un divano crollando immediatamente. Allora abbassarono la voce.

“Ora si prende un accidente.” Disse Fausto, ancora riprendendosi dall’attacco di risate.

Il ragazzo andò a recuperare un asciugamano da una stanza in fondo, che doveva essere il bagno. Strofinò l’asciugamano sui capelli del cugino addormentato poi si asciugò anche lui la testa. Si passarono l’asciugamano uno alla volta e quando arrivò a Vin era praticamente più bagnato dei suoi capelli.

“Fa sempre così, si addormenta di botto.” Disse Tom, andando ad aprire il frigo per prendere una birra.

“Soffre di narcolessia allora.” osservò Vin. Si era ricordato di un ragazzo della casa famiglia che soffriva di quel disturbo e infatti si addormentava ovunque e in qualsiasi momento.

Gli altri lo guardarono straniti per la parola che aveva pronunciato. Tom scoppiò di nuovo a ridere, come se Vin avesse detto una battuta divertente. Anche quella volta Vin si rese conto che sarebbe stato meglio stare zitto.

“Ma chi sei, il piccolo Einstein?” gli chiese Fausto divertito.

“Beh non esageriamo.” Gli rispose seriamente Vin “Einstein vinse il Nobel per la fisica. Nel 1921 mi pare.”

Ci fu un momento di imbarazzante silenzio. Poi scoppiarono di nuovo a ridere. Da lì capirono che fare battute con Vin non sarebbe stata impresa facile.

“Stavo scherzando.” Disse Vin sperando di salvare il salvabile.

Ma ormai non lo stavano ascoltando. E a un tratto calò il silenzio.

Tom si era seduto al tavolo al centro della stanza e aveva preso varie cose dalla tasca del giubbotto per poi sistemarle di fronte a sé: un accendino, delle cartine, tabacco e qualcosa di scuro in un pezzo di stagnola che iniziò a far bruciare con l’accendino, diffondendo un forte profumo simile a incenso.

Fausto e Marta avevano iniziato a baciarsi sul divano. Taco era fuori gioco. Vin si era seduto al tavolo, di fronte a Tom, e si guardava intorno. Notò che tutta la casa era in quella grande stanza. La cucina piccola, qualche mobile, dei divani, e in fondo un letto grande. Sempre in fondo si vedeva la porta semiaperta di un bagno. Sulle pareti c’erano appesi poster di attrici e un bersaglio con freccette.

“Mi sa che torno da Nina allora.” Disse, iniziando a sentirsi di troppo. A un tratto gli mancavano la roulotte e la compagnia di Nina.

Tom sollevò lo sguardo da quello che stava facendo. In quell’attimo Vin si ricordò di quando aveva incrociato i suoi occhi il giorno che era scappato dalla casa famiglia. Erano come se li ricordava, profondi e scuri. Difficile guardarli senza sentirsi subito in trappola, più che sotto lo sguardo di una Gorgone.

“No, rimani qui.” Disse Tom con una improvvisa calma nella voce. “Sta diluviando…ci torni domani da Nina. Adesso Fausto ci cucina qualcosa, vero?”

“Se mangio adesso vomito” gli rispose Fausto, lasciando un attimo Marta per cercare le sigarette.

“Non ho detto mangiare, ho detto cucinare.” Ribadì Tom. Poi si rivolse a Vin. “Fausto ha fatto l’alberghiero prima di diventare un delinquente.”

“Ha parlato il santo.” Intervenne Marta.

“San Tomas.” Disse Fausto, e rise soddisfatto della battuta.

“Macché santo.” Protestò Tom. “Io sono direttamente Gesù Cristo.”

Così dicendo il ragazzo aprì le braccia per mimare la crocifissione.

“Gesù era più bello però.” Lo smontò Marta.

“Anche la Madonna era più bella di te.” La punse Tom, segnando un punto a tavolino e riportando la sua attenzione sul fumo, come se niente fosse.

Ora pro nobis. Mi ricordo solo questo.” Disse Fausto accendendosi una sigaretta.

“Non era oral pro nobis?” disse Marta, pensando di correggerlo. E gli altri risero. Poi la ragazza riprese a baciare Fausto. Tom li guardò contrariato.

“Ma non avevamo detto niente ragazze qui dentro?”

“Non rompere, Tom.” protestò Fausto.

“Ah già, le regole solo quando va bene a te.”

“Appunto, visto che l’ultima che hai portato ha vomitato sul mio letto.”

“Stava andando in bagno…solo che ha sbagliato strada.”

Tom si alzò senza scomporsi, raccogliendo le sue cose dal tavolo; mise tutto in un posacenere e poi passò la birra a Vin. Si avviò verso le scale che portavano al piano di sotto, facendogli cenno di seguirlo.

“Andiamo, c’è troppa gente qui.”

Vin lo seguì, sentendo alle sue spalle una risatina di Marta e un “vaffanculo” di Fausto.

***

Scesero delle scale poco illuminate, poi finalmente Tom trovò l’interruttore e arrivarono al piano di sotto. Con passo un po’ incerto, Tom raggiunse un divano e si sedette lì per continuare il suo lavoro su un tavolino. Vin si avvicinò lentamente e andò a sedersi anche lui sul divano, guardandosi timidamente intorno. Era una grande stanza con le travi di legno sul soffitto, piuttosto spoglia salvo alcune scatole accumulate negli angoli e vari oggetti in disordine sui pochi mobili. In alto due finestre a vasistas contro i cui vetri batteva la forte pioggia. sulla destra c’era una piccola porta che faceva presupporre un ripostiglio o un servizio. Dava l’idea di un seminterrato rimasto disabitato per diverso tempo.

L’unico spazio vissuto sembrava essere quello ristretto dove si trovavano in quel momento, che comprendeva il divano, un letto di fronte al divano, un armadio con cassetti e un mobile con un giradischi e dei dischi sparsi. Il letto era in disordine e sopra le coperte una chitarra di traverso. Cosa che risvegliò subito in Vin il ricordo della sala musica della Casa famiglia e di Tom che suonava la chitarra.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Dipinto gentilmente realizzato dall’artista STEFANIA FAEDDA.

 

QUADRO

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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