Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**7*

Come il giorno e la notte – parte 7 –

Tom al Casolare (II)

Scesero delle scale poco illuminate, poi finalmente Tom trovò l’interruttore e arrivarono al piano di sotto. Con passo un po’ incerto, raggiunse un divano e si sedette lì per continuare il suo lavoro su un tavolino. Vin si guardò intorno. Era una grande stanza con le travi di legno sul soffitto, piuttosto spoglia salvo alcune scatole accumulate negli angoli e vari oggetti in disordine sui pochi mobili. In alto due finestre a vasistas contro i cui vetri batteva la forte pioggia. Sulla destra c’era una piccola porta che faceva presupporre un ripostiglio o un servizio. Dava l’idea di un seminterrato rimasto disabitato per diverso tempo.

L’unico spazio vissuto sembrava essere quello ristretto dove si trovavano in quel momento, che comprendeva il divano, un letto di fronte al divano, un armadio con cassetti e un mobile con un giradischi e dei dischi sparsi. Il letto era in disordine e sopra le coperte una chitarra di traverso. Cosa che risvegliò subito in Vin il ricordo della sala musica della Casa famiglia e di Tom che suonava la chitarra.

Vin 1

 

Vin andò a sedersi sul divano accanto a Tom, mantenendosi a una certa distanza. Poggiò sul tavolino la birra che gli aveva affidato prima. Il ragazzo aveva inserito un filtrino e stava chiudendo con cura la cartina ormai pronta.

“Allora,” Disse a un tratto, lanciandogli una sola occhiata. “come cazzo ci sei arrivato qui?”

Vin ebbe la netta sensazione di una resa dei conti: ora che siamo soli mi devi dire com’è andata. Perché sei qui e cosa vuoi da me. Una scena sul genere thriller insomma.

Vin non rispose. Tom intanto provò ad accendere lo spinello ma l’accendino non funzionava. Dopo un paio di tentativi lo abbandonò sul tavolo.

“Allora?” Chiese di nuovo, dato che Vin non aveva ancora parlato. Si alzò alla ricerca di un altro accendino.

“In treno.” Rispose Vin, non sapendo che dire. Mentire non era mai stato il suo forte. Sperava solo che Tom non si arrabbiasse troppo.

“Sei scappato quindi? E se ti stanno cercando?”

Ora poneva le domande con tono nervoso. Continuava a rovistare nei mobili e nei cassetti. Vin preferì non parlare.

“È stato Giulio, vero? A dirti del Casolare.” continuò Tom. A quel punto Vin non poteva che confermare.

“Lo sapevo. Quello stronzo.” Commentò Tom, e tornò al divano con una scatola di fiammiferi.

“Giulio… è morto.” Se ne uscì Vin. Gli sembrava sempre giusto dire la verità, non pensò nemmeno se fosse meglio dargli la notizia oppure no.

Tom si fermò un attimo, fissando la scatola di fiammiferi, pensieroso. Respirò profondamente per riprendersi. Sicuramente la notizia l’aveva colpito, ma non tanto da distrarsi da ciò che gli premeva in quel momento.

“Non doveva dirtelo. Non lo devono sapere che stiamo qui.”

Si voltò verso Vin che non profferì parola.

“Non devi dirlo a nessuno della casa famiglia. Altrimenti André pensa che ci stanno cercando. Hai capito?”

“Sì.”

Tom aprì la scatola di fiammiferi ed era vuota. La buttò sul tavolino. Si alzò e andò al mobile per una nuova ricerca.

“È francese, André?” chiese Vin mentre Tom era di spalle. Voleva tentare di rompere quell’aria tesa.

“No. È italiano ma è il suo nome d’arte credo…Perché lavorava in Francia. È lui che decide tutto, Vin…Non ti farà restare qui. Lascia perdere.”

“Perché no? Posso provare…” tentò di dire Vin.

Iniziava ad agitarsi, quella sensazione di ansia e paura come quando era fuggito durante la sfilata di Carnevale. Gli tornarono in mente le maschere che sembravano guardarlo mentre correva, il treno preso al volo, e tutta quella storia solo per sentirsi dire che non poteva restare lì. Già, che cosa aveva creduto? Di poter fare amicizia con dei ragazzi più grandi di lui, che magari lo consideravano un bambino? Pensava che Tom l’avrebbe preso in considerazione? Ora la sua mente agitata gli ripeteva una cosa soltanto: sei solo uno stupido. Ed ecco che Tom disse proprio la frase che confermava tutti i suoi pensieri:

“Sei troppo piccolo. Non è una cosa per te.” Poi dopo qualche secondo aggiunse: “E poi perché, Vin? Vuoi finire in riformatorio? Eh?”

Ora sembrava meno arrabbiato, anzi quasi affettuoso nel metterlo in guardia. Vin doveva ancora abituarsi agli sbalzi di Tom, costantemente in bilico tra scatti di rabbia e istinto di protezione.

“Tu ci sei stato in riformatorio?” gli chiese Vin. Si stava calmando, mentalmente era riuscito a ripetere il teorema di Pitagora, e questo lo rassicurava sempre. E adesso pensava: ok parliamo, anche se mi manderà via, almeno parleremo un po’.

Si rese subito conto che non aveva fatto la domanda giusta. Tom parve abbastanza contrariato dal fatto che sapesse del riformatorio.

“Avevo solo rubato un’autoradio.” Ammise. “Ero insieme a Giulio e anche un altro. Solo che loro sono scappati appena hanno visto la macchina della polizia, senza avvisarmi. E quindi hanno preso solo me.”

Tornò a sedersi sul divano, sembrava rassegnato a non poter fumare.

“Mi hanno detto che dovevo restare lì perché ero un delinquente.” Continuò. “Gli ho detto sì, è vero, non so fare altro.”

“Gli hai detto così?”

“Sì.” Sorrise Tom. “E’ la verità, Vin, io non so fare altro.”

“Sai suonare.” Lo disse con tale sincerità che a Tom venne da ridere.

“Mica tanto.” Si schermì. “Tu invece Vin, sei bravo, ti ricordi tutto, no? Allora perché non vai a scuola?”

“Non lo so…sì mi piace studiare ma la scuola no… E poi a me piacciono di più le barche. Vorrei guidare una barca da grande.”

“Davvero? André ce l’ha una barca, sai. Magari ti porta a vederla.”

“Sul serio?”

“Sì ma non andarci da solo…capito?”

“Perché?”

“Perché André…è un tipo molto particolare.”

“Ok. Anche io sono molto particolare…Lo dice sempre mia madre.”

“Quindi ce l’hai una madre? Non glielo devi dire però… Gli devi dire che è morta. O che è molto malata… tipo quella malattia…Arzheimer.”

Alzheimer.” Lo corresse Vin.

“Sì, quella. Ma mi devi correggere ogni volta che parlo, eh?”

“No…solo quando sbagli.”

“Affari tuoi allora.”

“Scusa.”

Tom sollevò le spalle per dire che non gli importava. Si mise a tormentare la scatola di fiammiferi rigirandola tra le mani.

“Comunque, anche i miei genitori sono morti: vittime della Santa Inquisizione.”

Vin rise, più che altro per il tono con cui l’aveva detto.

“E sarebbe?” non si capiva bene quando Tom diceva sul serio e quando si inventava le cose. Non parlava come uno a cui erano veramente morti i genitori.

“Che ne so.” Rispose Tom. “Mi piaceva il nome.”

Vin sorrise, poi aggiunse: “Comunque, non ci vado in barca. Ho paura dell’acqua.”

“Beh se hai paura dell’acqua sarà difficile guidare una barca!” lo prese in giro Tom. Poi si fece serio. “Anch’io però…non vado mai dove non si tocca.”

Vin sorrise nel sentire che avevano qualcosa in comune.

“Io stavo per annegare a cinque anni.” Gli confidò. “Ho sbattuto contro uno scoglio e sono stato in rianimazione per un giorno intero.”

Tom era colpito. Vin avrebbe voluto rivelargli che non l’aveva mai detto a nessuno fino a quel momento. Lo sapevano solo nella sua famiglia. A nessun amico aveva fatto quella confidenza, anche perché si vergognava della cicatrice ancora evidente sul suo corpo. Qualcosa lo portava a parlare con Tom come se lo conoscesse da tempo. Forse era l’assoluta intimità di quel luogo. Era come se si fossero visti il giorno prima in casa famiglia, e quei due mesi di separazione non ci fossero mai stati. Forse perché con il pensiero – e con il cuore – era sempre stato lì in quel casolare, fin da quando l’aveva sentito nominare.

Restarono pensierosi, in silenzio. Tom continuava a rigirarsi tra le mani la scatola di fiammiferi. Vin immaginò che stesse pensando alla morte di Giulio, ma era difficile indovinare i suoi pensieri. A un certo punto, concentrò lo sguardo sulle mani di Tom, come ipnotizzato dal movimento ripetuto che stavano compiendo. Si ritrovò a pensare a quanto avrebbero potuto essere forti ma anche dolci nel tocco quelle mani, se l’avessero voluto. A quante cose sapevano fare. Aggiustare le cose? Sì, certo, aggiustare le cose. Ma era solo un modo per distogliere il pensiero da ciò che realmente quelle mani gli ispiravano.

“A proposito di barche…” disse a un tratto Tom, come se gli fosse venuta una grande idea. Andò al mobile a cercare tra i dischi e tornò poco dopo con un 45 giri. Lo passò a Vin. Sulla copertina c’erano titoli di canzoni in inglese e la foto del cantante.

“C’è una canzone che parla di una barca qui…si chiama Crystal Ship. Nave di cristallo. La conosci?”

“No.” Rispose Vin osservando la copertina. “Potrebbe essere come la nave del Vecchio Marinaio.” Disse poi quasi fra sé.

“Sono dischi di André, ne ha un sacco, fa la collezione. Anche di libri. La vuoi sentire?”

Vin fece cenno di sì con la testa e Tom andò a mettere il disco.

Subito partì la voce calda di Jim Morrison, che era quello della foto. Dentro la copertina, Vin trovò dei fogli piegati, con versi scritti in penna rossa. Intanto Tom aveva finalmente recuperato dei fiammiferi e aveva acceso lo spinello. Iniziò a fumare, poggiando la testa sullo schienale del divano e stendendo le gambe sul tavolino.

“Ah, è André che scrive tutte le traduzioni.” Disse Tom, notando che Vin aveva preso i fogli con i versi in italiano. “Secondo lui è importante sapere cosa dice una canzone… a me non me ne importa niente, mi piace solo ascoltare.”

“A me invece interessa, sapere il significato delle canzoni.” Disse Vin.

E lesse a voce alta dal foglio:

“Prima che scivoli nell’incoscienza

vorrei avere un altro bacio

un’altra sfavillante occasione di felicità

un altro bacio, un altro bacio.

I giorni sono luminosi e pieni di dolore

avvolgimi nella tua mite pioggia

il tempo che hai trascorso era troppo folle

ci incontreremo ancora.”

 

Ci fu silenzio, solo la musica dal giradischi. Tom sorrise.

“Ah, dice così? Lasciamelo sul tavolo che lo porto a Nina domani.”

“Le piacerà di sicuro.” affermò Vin, e sistemò il foglio sul tavolino.

“L’hai appena conosciuta e sai già cosa le piace?” ironizzò Tom. Intanto aveva chiuso gli occhi facendo un respiro profondo; la sua voce era diventata più bassa, flautata, e sembrava provenire da un altro mondo, fatto di sogni e piacevoli visioni.

“Beh, a me piace.”

“La canzone o Nina?”

Vin sorrise cercando di nascondere l’imbarazzo.

“Assomiglia alla Fata Turchina.” gli confidò.

Tom rise. Anche Vin rise, ma non tanto per quello che aveva detto, quanto perché si rendeva conto che non aveva mai visto Tom ridere alla casa famiglia.

“Mi hai dato un’idea. La prossima volta le regalo una bacchetta magica.”

Risero ancora stupidamente, come quando in realtà non ci sarebbe niente da ridere.

“Comunque non è la mia ragazza eh.” Precisò Tom. Sembrava voler intendere che aveva via libera, se gli interessava Nina. “Anche se mi ha regalato il suo anello.”

Vin notò una fedina d’argento sull’anulare di Tom. Poi vide anche l’orologio, molto simile a quello che aveva lasciato alla casa famiglia. Ai polsi aveva anche qualche bracciale stretto di cuoio.

“Carino.” osservò Vin. Poi aggiunse: “Ti ricordi l’orologio? L’hai lasciato nell’armadietto. L’ho preso io…se lo rivuoi.”

“L’orologio? Ah sì, devo averlo dimenticato.” Minimizzò Tom. “Lo puoi tenere.”

La canzone finì. Tom era ormai lontano, disperso nel mondo dove si stava facendo trasportare dall’hashish. Aveva bevuto quel tanto che bastava per passare dalla assoluta euforia alla più cupa tristezza nel giro di pochi minuti. Il fumo fece il resto, portandolo lentamente ad addormentarsi.

Vin si accorse che gli stava per cadere la sigaretta e gliela prese al volo dalle dita. A quel punto poteva approfittare per provare a fumare senza che qualcuno lo osservasse, cosa che l’avrebbe messo in imbarazzo. Aveva capito dall’odore che non si trattava di tabacco, ma non avendo un’idea precisa fece tre tiri senza preoccuparsi troppo. Al primo tiro gli venne da tossire e dovette trattenersi per non svegliare Tom. Restò incantato a guardare il fumo uscire dalla bocca. Poi la mise nel posacenere, iniziando a sentire un leggero stordimento.

Piegò le gambe e si accucciò sul divano, poggiando anche lui la testa, rivolto verso Tom. Con le gambe distese sul tavolino e gli stivaletti poteva sembrare un vero cowboy. Gli mancava solo il cappello abbassato sugli occhi e la fondina con la pistola. Anche la cintura e i jeans che indossava lo facevano sembrare un cowboy. Sotto il giubbotto di pelle, tipo chiodo, portava una maglia che permetteva di immaginare il suo fisico perfetto. Vin sarebbe rimasto a guardarlo così per ore, senza volere nient’altro, se solo la stanchezza non l’avesse costretto a chiudere gli occhi per entrare anche lui nei suoi sogni.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratto del personaggio VIN gentilmente realizzato da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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