Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**11*

Come il giorno e la notte – parte 11 –

Il viaggio

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

****

Quando Vin sentì il fischio di Tom che lo chiamava dal cortile, aveva appena finito di prepararsi e di mangiare qualcosa. Infilò il giubbotto per uscire di casa e salì sulla 127 sport mentre Tom sistemava alcuni oggetti nel bagagliaio.

“A che ti serve lo zaino, Vin?” gli chiese, notando l’immancabile zaino sulla sua spalla.

“Non si sa mai.”

“Mettiamolo qui dietro” disse Tom. Vin glielo passò e lui lo gettò da una parte nel portabagagli. “Ha ragione tua madre, a dire che sei strano.”

“Particolare. Non strano.” Precisò Vin.

“Beh, adesso che è in coma non può dirti più niente.”

Tom ridacchiò contagiando anche Vin al ricordo della scena del giorno prima da André, quando avevano nominato sua madre.

Voltandosi dal sedile, Vin intravide Marzi all’angolo della strada, di ritorno verso la villa di André. Tom stava sistemando una scatola di metallo che doveva avergli lasciato proprio Marzi, e la nascondeva bene sotto una coperta. Indossava i suoi occhiali scuri e con l’aria distratta di chi non ha dormito molto teneva in una mano la sigaretta che veniva consumata dal vento. A Vin dava l’idea di una specie di animale notturno, uno di quei gatti che se ne vanno in giro di notte per poi fare rientro il giorno dopo pieni di graffi e altri segni sul muso. Si ricordò a un tratto delle notti in casa famiglia, quando lo sentiva urlare dalla sua stanza. Ma fu solo un flash che cacciò subito via dalla testa.

Tra le nuvole sospinte dal vento ogni tanto spuntava un raggio di sole a mandare un leggero tepore, ma l’aria era quella frizzante di marzo quando ancora la primavera non accenna ad arrivare. Di quel fresco pomeriggio a Vin piaceva ogni cosa. Soprattutto, essere lì.

“Ti serve aiuto?” gli chiese Vin dal sedile.

“No, ho fatto.” Rispose lui chiudendo il bagagliaio.

Quella secca risposta gli fece ricordare la conversazione del giorno prima con André, quando Tom aveva dato ad intendere che avrebbe dovuto fare quel viaggio da solo e non in compagnia. Pensò di dirgli qualcosa in proposito, ma non fece in tempo a decidersi che Tom sedendosi al volante gli rivolse la parola.

“Allora, tu mi aiuti con le strade, okay? Così io penso a guidare.”

Tom gli consegnò un foglio spiegazzato con una serie di indicazioni scritte da Marzi.

“Okay.” Rispose Vin, con un impeto di orgoglio che non avrebbe avuto nemmeno se il presidente degli Stati Uniti gli avesse chiesto di dargli una mano alla Casa Bianca. “Ma tu sai guidare, giusto?”

“Certo. Cioè, mi devo solo ricordare.” Ammise Tom mettendo in moto.

La macchina era parcheggiata di fronte al muro del casolare, per cui sarebbero dovuti uscire in retromarcia.

“Devi andare indietro.” Suggerì Vin indicando la R sulla leva del cambio.

“Giusto.” Disse Tom. “Sì le marce le so. Togli la mano, Vin.”

Dopo qualche tentativo, Tom riuscì a inserire la retromarcia e a uscire dal cortile del casolare. Quando furono sulla strada, si sentì abbaiare da lontano e affacciandosi al finestrino Vin scorse Bullo correre verso l’auto.

“Guarda chi c’è” disse divertito.

“Cosa ci fa Bullo? Di solito non viene fin qui.”

“Ieri mi ha seguito per un pezzetto.”

“Non è che hai detto a quei ragazzini dove abitiamo?”

“No, no. Guarda, vuole venire con noi.”

Bullo saltellava cercando di raggiungere Vin con la zampa.

“No, sei matto? Se poi vomita in macchina chi glielo dice a André?”

Tom inserì la prima e partirono lasciando Bullo ad abbaiare. Dopo diverse frenate brusche e un paio di stop saltati nonostante le indicazioni di Vin, arrivati sulla strada principale Tom aveva finalmente preso confidenza con la macchina. Il vento dai finestrini aperti scompigliava i loro capelli, e ogni tanto ridevano di nuovo ricordandosi di uno stop saltato o del signore che avevano costretto a fermarsi bruscamente sulle strisce. Tom per salutarlo aveva suonato forte il clacson, correndo via. Adesso che si erano immessi sulla statale, l’unica cosa da fare era seguire le indicazioni per il mare.

“La direzione è giusta.” Confermò Vin appena superarono una serie di cartelli. Stava prendendo molto sul serio il suo ruolo di navigatore, con l’entusiasmo di un bambino che va in gita per la prima volta.

“Okay.” Disse Tom. Poi indicò il vano portaoggetti. “Ci dev’essere la radio qui dentro.”

Aprendo lo sportellino, Vin trovò l’autoradio e la inserì nello scomparto. Provò a cercare una stazione ma nessuna musica era di loro gradimento. A un certo punto Vin si fermò su una canzone che diceva “e vola vola con me, sarà perché ti amo” e per far arrabbiare Tom invece di cambiare, aumentò il volume quasi al massimo. Solo quando Tom minacciò di sbandare con la macchina, Vin si decise a girare la manopola delle stazioni. Poi finalmente trovarono delle musicassette lasciate da André.

“Saranno quelle canzoni in tedesco.” Commentò Tom, ormai scoraggiato.

“No guarda, è lo stesso cantante della nave di cristallo.” Disse Vin, mostrandogli la custodia. Infilò la cassetta e quando partì la voce di Jim Morrison avevano finalmente trovato la musica per il loro viaggio. Con Love her madly Vin si scatenò suonando batteria e tastiere sul cruscotto e salutando i passeggeri delle altre auto dal finestrino. Presi dall’entusiasmo del mini concerto, non si accorsero dell’indicazione che avrebbero dovuto seguire per poi svoltare a destra; così Tom senza neanche pensarci frenò bruscamente e fece retromarcia in un punto con poca visuale, tanto che una macchina che sopraggiungeva per poco non gli andò addosso. Poi rapidamente si immisero nella strada giusta e via accelerando.

“Cazzo!” esclamarono praticamente insieme quando realizzarono di aver rischiato un incidente. E giù a ridere di nuovo.

***

Vin 1

 

Al mare soffiava più forte il vento. Il rumore delle onde si sentiva già dal piazzale prima di arrivare alla spiaggia. Percorsero quasi tutto il lungomare fino alla fine, dov’era l’appuntamento, e Tom lasciò la macchina nei pressi di un piccolo bar, tanto sarebbero rimasti lì intorno. Non potendo resistere a quel richiamo, Vin corse subito in spiaggia per vedere il mare da vicino e giocare come un bambino ad evitare che le onde arrivassero a bagnargli le scarpe. Tom lo osservava divertito, appoggiato a un parapetto da cui gettava anche uno sguardo sulla strada e sulle auto che arrivavano.

L’acqua con la forte corrente trasportava a riva piccoli oggetti di vario tipo, conchiglie e pietre. Vin ne raccolse qualcuna, e andò poi a posarle accanto a una specie di lapide con una croce di legno su cui non si leggeva bene il nome, creando una sorta di corona floreale tutt’intorno. Poi Tom gli fece cenno di avvicinarsi perché aveva comprato al bar delle patatine e coca cola. Vin lo raggiunse con un bottino di conchiglie e pietre e le dispose sul muretto. Era quasi il tramonto, e la luce variopinta del cielo annuvolato si specchiava sul mare agitato.

“Quella croce sarà per uno che è annegato?” chiese Vin.

“Non lo so.” Rispose Tom mentre lottava con il vento per accendere una sigaretta.

Con alcune pietre scure dalla superficie lucida e liscia, Vin compose i loro due nomi uno accanto all’altro; Tom sorrise ma poi per dispetto spostò le pietre scombinando la composizione. Vin si ricordò di quando da bambino giocava a Domino e qualche suo compagno di scuola arrivava e buttava giù tutte le tessere. Niente lo infastidiva di più di quelli che scompigliavano le cose ordinate, così decise di sistemare le pietre e le conchiglie per grandezza. A un tratto Tom gli diede un colpetto sul braccio, interrompendo il suo lavoro.

“Vin, vai in macchina e aspetta lì. Queste le prendi dopo.”

Si sentirono i rombi di motore di due motociclette che si avvicinavano, andando a fermarsi poi nei pressi del bar. Vin andò a sedersi in macchina lasciando a malincuore le sue pietre e conchiglie sul muretto. Intanto Tom aprì il portabagagli e prese la scatola che aveva nascosto prima, tenendola attentamente sotto il braccio. Chiuso il bagagliaio, andò verso le motociclette, da dove erano scesi quattro ragazzi. Anzi guardando meglio, Vin vide che erano tre ragazzi e una ragazza, tutti vestiti di scuro e con le borchie, nello stile di Fausto insomma. La ragazza e uno dei tre si spostarono insieme a Tom qualche metro più avanti, in un angolo nascosto oltre il perimetro del baretto; gli altri due rimasero vicino alle moto, poco distanti dalla macchina. Uno era molto alto e piazzato, l’altro aveva i capelli lunghi fino alle spalle.

Non sapendo che fare, Vin aveva acceso di nuovo la radio per ascoltare la cassetta di prima. Ogni tanto aveva la sensazione che i due motociclisti guardassero verso di lui; pensò fosse meglio fare finta di niente. Finché a un certo punto li vide muoversi per avvicinarsi alla macchina. Istintivamente, Vin tentò di chiudere dall’interno, ma i bottoncini delle sicure non funzionavano. Senza alcun preavviso, uno dei due ragazzi aprì la portiera e si piazzò lì davanti intimandogli di dargli la radio se non voleva farsi male. Vin non si fece intimorire.

“No. E se non ve ne andate chiamo Tom.” replicò.

“Che paura.” Disse quello alto. “E chi è, Superman? Arriva subito quando lo chiami?”

Si girò verso l’amico, che ridacchiava e masticava rumorosamente una gomma.

“Certo, è il suo amichetto.” Commentò quello.

Vin non reagì, e cercò di mettere la radio al sicuro. Ma il ragazzo alto nel frattempo gli aveva afferrato la manica del giubbotto, portandolo fuori dalla macchina con la forza. Quello con i capelli lunghi lo tirò verso di sé e gli strinse un braccio per tenerlo fermo, mentre l’altro si dava fare per prendere la radio dalla macchina. Vin si era messo a urlare e cercava di dare gomitate al ragazzo con i capelli lunghi che lo teneva stretto, ma quello era riuscito a trascinarlo in spiaggia in un punto poco visibile dalla strada e nella colluttazione aveva colpito lo zigomo di Vin con uno dei bracciali borchiati che portava al braccio.

“E stai fermo!” gli gridava il motociclista. Poi cercò di togliergli il giubbotto.

Dall’angolo in cui si era appartato con gli altri due motociclisti, Tom si voltava ogni tanto per dare uno sguardo alla zona dove aveva lasciato l’auto. Si accorse del movimento sulla spiaggia, poi guardando meglio riconobbe Vin e il motociclista che gli toglieva il giubbotto e lo colpiva. Seguendo l’istinto sarebbe corso subito lì, ma il momento era delicato: i due ragazzi stavano finendo di controllare le bustine che gli aveva consegnato, e si stavano accordando sulla cifra. Spostarsi poteva significare perdere la merce e i soldi. Cercò di velocizzare le operazioni, ma i due prendevano tempo dicendo di avere il portafogli nel portaoggetti della moto.

A quel punto si sentì il rombo di una delle moto, e la voce di quello alto che chiamava gli altri per andare via. In quel momento di confusione, la ragazza afferrò tutta la scatola con le bustine e corse via. Il ragazzo la seguì fino all’altra moto, Tom gli andò dietro ma loro fecero in tempo a partire. Allora vide quello alto con l’autoradio in mano e gli urlò di fermarsi, quando ormai era già partito. Il ragazzo con i capelli lunghi finalmente lasciò Vin per andare di corsa a raggiungere la moto; Tom riuscì quasi ad afferrarlo e tirando fuori il suo coltello dalla tasca dei jeans gli intimò di farsi restituire la radio dall’amico. Ma quello fece in tempo a salire sulla moto e sfrecciarono via.

Tom gli urlò dietro tutte le imprecazioni che conosceva e ne inventò anche altre sul momento. Con un paio di calci fece volare al vento tanta sabbia quanta poteva, nell’inutile tentativo di sfogare la sua rabbia. Raccolse il giubbotto di Vin abbandonato per terra e si diresse verso la macchina, dove Vin nel frattempo era riuscito molto lentamente a tornare. Lo trovò dolorante sul sedile passeggero, una mano premuta sull’occhio destro. Tom andò a sedersi alla guida e chiuse la portiera con un forte scatto di rabbia. Gli gettò il giubbotto sulle gambe.

“Cazzo, Vin! Non potevi chiudere la sicura quando li hai visti?”

Così dicendo Tom provò a chiudere da dentro rendendosi conto che i pulsanti non funzionavano. Cosa che non fece altro che aumentare la sua collera.

“Merda.” Commentò. “Vin, devi imparare a difenderti…Non ci posso essere sempre io, capito?”

Vin non rispose. Gli veniva da piangere ma si tratteneva. Tom poggiò le mani sul volante per calmarsi e riflettere. Prese le chiavi dalla tasca del giubbotto.

“Andiamo via di qui.”

Fece girare le chiavi, ma la macchina non mise in moto. Riprovò due volte ma niente, solo un rumore iniziale che moriva dopo due secondi. Si appoggiò al sedile passandosi le mani sul volto, sperando di farsi venire qualche idea.

“Assurdo.” Fu l’unica cosa che riuscì a dire.

Vin intanto si stava riprendendo, aveva iniziato a respirare come gli avevano insegnato a fare quando sentiva arrivare le fitte o altri dolori. Cominciava a ragionare di nuovo. Voleva trovare un modo per rendersi utile in quel casino.

“Non hai un numero di André? Quel signore…come si chiama, Marzi, non ti ha dato niente? Così ci facciamo venire a prendere.”

“Lascia stare, Vin. Non me lo ricordo adesso.”

“Se lo dicevi a me, me lo ricordavo. So tutti i numeri di…”

“Lo so, Vin. Tu ti ricordi tutti i cazzo di numeri, lo so!” sbottò Tom, appoggiando di nuovo le mani sul volante e poi sospirando. “E se lo chiamo, secondo te cosa gli dico? Che ci hanno fregato l’autoradio, che la macchina non parte, e che quelli se ne sono andati con tutta la roba senza pagarmi? Lascia perdere.”

Restarono in silenzio. Vin raccolse da terra la cassetta dei Doors che doveva essere caduta quando quello alto aveva preso la radio. Il nastro si era sfilato e pendeva aggrovigliato dalla cassetta. Vin si mise a sistemarlo con le dita. Tom gliela prese di mano e la poggiò sul cruscotto. Vin abbassò lo sguardo. Sentiva di averlo deluso.

“ È colpa mia.” Mormorò Vin.

Tom non gli dava retta. Cercò le sigarette in tasca e ne accese una. Sembrava la calma dopo la tempesta. Si voltò per la prima volta verso di lui.

“Ormai non importa. Vuol dire che dormiremo in macchina. E domani cerchiamo un meccanico.”

“Hai soldi?” chiese Vin.

Tom controllò nelle tasche. Gli mostrò un biglietto da diecimila lire.

Nessuno commentò. Come spesso accadeva, da un momento di rabbia Tom passava alla più serafica tranquillità. Dal tono della sua voce sembrava che non ci fosse niente di più normale che dormire in macchina. Sollevò il mento di Vin con un dito per osservargli l’occhio. Notò che in effetti il livido era violaceo e sembrava gonfiarsi.

“Ti serve ghiaccio.” Disse, con la sicurezza di un medico che consegnava una ricetta. “Andiamo a cercarlo. Così ci beviamo anche qualcosa.”

Ormai erano quasi le nove. Si resero conto che nel frattempo anche il bar aveva chiuso. Avrebbero dovuto trovare un ristorante o qualche altro locale.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratto gentilmente realizzato da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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