Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**14*

Come il giorno e la notte – parte 14 –

Sara

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

sara ok

 

Quando aprì gli occhi all’improvviso, la sveglia sul comodino segnava quasi le quattro, e dai vetri della porta finestra non giungeva alcuna luce. È ancora notte, pensò, come temendo che potessero essere passati dei giorni senza che se ne fosse reso conto.  Fece mente locale per riconoscere la stanza dell’albergo, si sentiva stordito e la testa era pesante. Si era svegliato da un sogno che l’aveva agitato, bruscamente interrotto dal rumore dell’ascensore e di alcuni passi nel corridoio.

Si girò nel letto mettendosi supino, e scorse Lory nella penombra dell’unica abat-jour rimasta accesa. La donna dormiva profondamente accanto a lui, con la vestaglia di raso indosso e semicoperta dalle lenzuola, i capelli sparsi sul cuscino. Tom cercò di muoversi senza fare rumore; non aveva previsto di addormentarsi, sarebbe voluto andare subito a controllare la macchina.

Scese dal letto misurando ogni movimento, per evitare di svegliarla. Si rivestì recuperando gli indumenti per la stanza, poi andò in bagno a rinfrescarsi il viso per riprendersi dal quel torpore, rimandando la doccia ad un secondo momento. Per fortuna si accorse del sapone per terra prima di scivolarci inavvertitamente, e lo raccolse. Dovevano averlo fatto cadere quando erano entrati in bagno, e quello era stato il secondo round, prima di finire sul tappeto ai piedi del letto. Si ricordò che a un certo punto non riuscivano a smettere di ridere, dopo che lui l’aveva spinta con troppa forza contro l’armadio e una delle ante superiori si era spalancata facendoli sobbalzare. “Piano, o ci cacceranno dall’albergo” aveva detto Lory iniziando a ridere.

Solo quando lei era andata a gettarsi sul letto accompagnando il suo gesto con un teatrale “oh mio Dio”, Tom ebbe la certezza che la maratona fosse giunta al termine e che finalmente si sarebbe addormentata. Non prima però di avergli chiesto, mentre socchiudeva gli occhi, “Ma da quale pianeta vieni?”. Domanda a cui lui rispose con il primo posto che gli venne in mente “Marte” e lei di rimando: “Allora deve esserci vita su Marte.” Dopo aver bevuto qualche altro sorso di vino era crollata, e lui non aspettava altro per andar via ma la stanchezza l’aveva tradito.

Infilò le scarpe e il giubbotto e uscì dalla porta finestra, richiudendola silenziosamente. Aveva notato prima le scalette antincendio proprio adiacenti al loro balcone, da lì si ritrovò in strada sentendosi subito più leggero e grato all’aria della notte che lo rinfrescava con il suo soffio rigenerante. Cercava qualsiasi cosa che lo distraesse da quel sogno, perché quando si trattava di suo padre non era mai niente di buono. E ultimamente gli capitava troppo spesso, a partire dalle notti in casa famiglia.

Prese lo stradone del lungomare in direzione del piccolo bar all’angolo dove aveva lasciato la macchina. Controllò di avere le chiavi nella tasca del giubbotto, i soldi e tutto il resto. Prese il pacchetto di sigarette e ne accese una. Il vento era notevolmente calato, il suono delle onde più dolce in quell’ora di quiete.

Gli piaceva percorrere strade poco conosciute, dove nessuno sapeva chi era e così poteva essere chiunque. Di solito camminava a testa alta, guardandosi intorno, sicuro che avrebbe incontrato una ragazza interessante, o al limite qualcuno che gli avrebbe offerto dell’erba, o con cui suonare qualche canzone. In quel momento invece avrebbe preferito passare inosservato. Era consapevole della seduzione del suo sguardo, a cui era difficile dire di no, e a volte ne sentiva il peso. Non temeva il buio delle strade, perché vi era ben altro buio nel suo cuore.

Quando stava per arrivare alla macchina, notò in una strada laterale un gruppo di ragazzi fermi a bivaccare. Alcuni chiacchieravano e fumavano, altri camminavano avanti e indietro; c’era un piccolo fuoco acceso in fondo alla via. Di tanto in tanto una macchina rallentava e svoltava proprio in quella traversa. Sapeva che anche alla stazione dove andava a spacciare, c’erano dei ragazzi che si facevano rimorchiare la notte, ma non si era mai addentrato nelle loro zone.

Stava passando proprio lì vicino, quando un’auto aveva rallentato e il guidatore aveva abbassato il finestrino per sporgersi leggermente e guardarlo con interesse. Era un uomo distinto, con gli occhiali. Gli aveva chiesto se era libero. Lui rispose di no e affrettò il passo. “Peccato” disse quello, e proseguì imboccando la stradina.

Raggiunse il piccolo bar ancora chiuso e poi la macchina. Era tutto a posto, per fortuna si trovava in un punto appartato ma raggiunto dalla luce di un paio di lampioni sulla strada. Nei pressi c’era qualche altra auto, ne notò una di traverso, in direzione del mare con le luci di posizione accese, e immaginò che ci fosse qualcuno dentro.

Per scrupolo voleva riprovare a mettere in moto. Ma niente, lo stesso rumore di prima. Mentre faceva l’ultimo tentativo, vide movimento dentro la macchina di traverso e la luce interna accendersi. Subito dopo, era scesa una persona che aveva richiuso la portiera. Nella penombra, poteva distinguere una ragazza che finiva di sistemarsi i vestiti con rapidi gesti, e infine sollevava la cerniera della giacca in pelle. Il guidatore della macchina intanto aveva messo in moto ed era partito accelerando sullo stradone.

La ragazza si era quindi incamminata verso il marciapiede e voltandosi aveva notato Tom che fumava dentro l’auto, con la portiera aperta mentre tentava di mettere in moto per poi rinunciare. Si avvicinò chiedendogli una sigaretta. Da vicino, Tom si accorse che era poco più di una ragazzina, anche se il trucco sugli occhi poteva farla sembrare più grande. Aveva i capelli lunghi raccolti in una coda e una fascetta bianca per tenerli all’indietro, gli occhi grandi e le labbra carnose. I tacchi la facevano apparire più alta ma guardandola bene non le avrebbe dato più di quattordici anni. Ogni tanto stringeva le braccia come se sentisse freddo, ma Tom pensò che fosse un gesto nervoso e che non stesse tanto bene perché spesso rabbrividiva. Le diede una sigaretta e lei la accese da quella di Tom.

“Non ti parte la macchina?” gli chiese. Anche la voce era quasi da bambina.

“No. Domani la porto dal meccanico.”

“Ah. Se vuoi chiamo mio fratello che è bravo…tanto sta là.” Disse lei indicando la stradina con i ragazzi.

“No, lascia stare.” Tom scese dalla macchina e richiuse finestrini e portiera. “Senti, conosci qualcuno che ha erba o fumo qui?”

“Erba no…altra roba se vuoi.”

“No, non mi interessa.”

La ragazza lo guardò meglio ora che era sceso dalla macchina.

“Aspetta. Ma tu non sei quello di stazione M.? Quello che spaccia.”

“Sì.” Tom non si stupì più di tanto, dato che in quella zona lo conoscevano tutti i tossici, anche quelli di passaggio. Lui però non ricordava di averla vista.

“Ah ho capito chi sei. Tom, giusto? Sono venuta una volta con una mia amica e c’erano delle ragazze che parlavano di te…infatti ho pensato, oh lo voglio conoscere pure io questo Tom.”

La ragazza gli sorrise con malizia mentre gli occhi tradivano imbarazzo.

“Adesso mi conosci.” Disse lui abbozzando un sorriso.

Lei rimase a guardarlo come aspettandosi che lui facesse qualcosa. Si avvicinò alla portiera della macchina.

“Ma…perché non entriamo in macchina che fa freddo?”

La ragazzina allungò la mano verso la maniglia, ma Tom le strinse il braccio per fermarla, senza farle male.

“No, no.” Disse gentilmente. “Un’altra volta, eh?”

“Perché?”

“Ne riparliamo quando sei più grande. E smetti di drogarti.”

“E perché?” ripeté lei. Si appoggiò alla macchina con le braccia conserte, manifestando nell’espressione del viso la sua delusione.

“Perché non mi piacciono le tossiche. Stanno sempre lì a pensare alla droga.”

“E allora Marika?”

“E qual è Marika?”

“Quella coi capelli un po’ mossi…sul biondo…ha sempre la fascetta come me.”

“Ah ho capito…La conosco di vista.”

“Come di vista? Allora non è vero che siete rimasti un’ora dentro i bagni? E che una signora vi voleva denunciare?”

“No, non è vero. Fidati.”

“Brutta troia.”

“Dille di non andare in giro a sparare stronzate su di me.” Si seccò Tom.

Avevano finito di fumare la seconda sigaretta. Tom stava per dirle che doveva andare, quando all’improvviso la ragazzina gli afferrò un lembo del giubbotto aperto tirandolo verso di sé.

“Mio padre, merda!” esclamò spaventata. “Stai fermo, per favore.”

Lo teneva stretto in modo che Tom, dando le spalle al marciapiede, potesse coprire lei che era molto minuta. In effetti un’auto stava percorrendo la strada a bassa velocità, come per controllare le macchine in sosta. Poi aveva proseguito nel lungomare. Erano talmente vicini che Tom poteva sentire il battito accelerato del suo cuore.

“Calmati. È passato.” Sussurrò per tranquillizzarla e liberarsi dalla sua stretta.

“Meno male.” Sospirò lei, calmandosi.

Tom andò ad aprire il portabagagli per prendere lo zaino di Vin e tornare in albergo. La ragazzina frugò nelle tasche della giacca e tirò fuori un pezzettino di stagnola mostrandogli una pasticca.

“Tieni, te la regalo, visto che mi hai aiutato. È anfetamina, è buona.”

Tom la mise in tasca, pensando di guadagnarci qualcosa appena tornato in stazione. Dalla strada si avvicinò un ragazzo urlando nella loro direzione.

“Sara! Sara, dove cazzo eri? Dai andiamo.”

“Arrivo!” rispose lei. Mentre si incamminava si rivolse ancora a Tom. “Allora ti cerco se vengo alla stazione.”

“Okay.”

I due si allontanarono, il ragazzo che continuava a dirle qualcosa con toni accesi. Tom afferrò lo zaino di Vin dal bagagliaio. Non si accorse che non era chiuso bene, così alcune cose caddero per terra. Sentì anche rumore di vetro, e temette che potessero essere le gocce di Vin. Ma non vide alcuna boccetta per terra, così pensò che l’avrebbe cercata alla luce del giorno.

Sfruttando la debole luce del lampione, riuscì a recuperare il walkman e una matita. Poco più in là c’era il quaderno, si era aperto cadendo e il vento soffiava sui fogli. Raccogliendolo, vide una pagina con disegni di Vin, delle barche e stelle sul mare. Sorrise ricordandosi della sua fissa per le barche e la storia di quel marinaio, provando quasi tenerezza perché gli sembrava di avere tra le mani il quaderno di un bambino delle elementari. Per curiosità sfogliò altre pagine, e ne trovò una dove Vin aveva scritto l’elenco di quello che non doveva fare, per esempio “non nominare la casa famiglia”, “non restare solo con André” e altre cose che gli aveva raccomandato Tom in quei giorni. Scuoteva la testa pensando a quanto fosse strano quel ragazzino.

Poi andando indietro, si fermò su una pagina diversa dalle altre, perché era riempita solamente dal suo nome scritto in vari modi e diversi cuori e cuoricini intorno, e c’era sempre il suo nome anche in altre pagine: Tom, Tom, e cuori o fiori o altri disegni. Almeno tre o quattro pagine. Dalle date si capiva che risalivano al periodo della casa famiglia, una a Natale. In altre pagine non c’erano più date. Lo colse una strana sensazione. Da una parte gli veniva da sorridere per l’incredulità, dall’altra provava rabbia. Non sapeva se per il fatto in sé o per non essersi accorto di nulla. Trovava la cosa assurda. Sospirando, si appoggiò alla macchina rivolgendosi verso il mare, il bianco delle onde luccicava nel buio. Chiuse il quaderno, e vide che sulla copertina c’era scritto in grande: “segretissimo”.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Immagine:  Natja Brunckhorst (as Sara)

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
Questa voce è stata pubblicata in Romanzo e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...