Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**16*

Come il giorno e la notte – parte 16 –

Il ritorno

 

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Vin 1

 

 

Il viaggio di ritorno fu piuttosto silenzioso, in assenza della musica dalla radio e della compagnia di Vin. Mentre guidava, rifletteva se fosse meglio parlargli o fare come se niente fosse. Non era bravo in queste cose. Preferiva sempre lasciar andare tutto come doveva andare, senza fare sforzi, senza pesare troppo le parole. Poteva essere così facile ferire gli altri.

Inoltre continuava a pensare alla frase di Lory: “Non accontentarti, Tom” gli aveva detto, prima di congedarsi.

Mentre facevano colazione al bar, gli aveva fatto qualche domanda sulla sua vita, e lui le aveva risposto, dicendo quasi sempre la verità. Anche se la conosceva appena, sentiva di potersi fidare. Gli dava sicurezza, forse per l’età, l’esperienza e lo sguardo quasi materno. Avevano parlato anche di musica.

Visto che avrebbero dovuto aspettare che il meccanico finisse il lavoro con la macchina, lei gli aveva proposto di accompagnarla a fare compere per il viaggio. La sera sarebbe dovuta partire per Londra, per restarci alcuni mesi, con un contratto in un locale italiano. Così avevano fatto acquisti in un centro commerciale, e in un negozio una commessa li aveva presi per madre e figlio. Loro erano stati al gioco e avevano continuato la finzione anche nel negozio successivo, per poi ridere di nascosto dentro i camerini.

Quindi Lory l’aveva riaccompagnato a ritirare l’auto, e dopo aver pagato il meccanico, aveva preso una bustina bianca dalla borsa. Erano i soldi che gli aveva promesso, disse, e qualcosa in più. Tom era rimasto un po’ smarrito di fronte a tanta generosità, a cui non era affatto abituato. Lei l’aveva guardato da dietro le lenti scure degli occhiali.

“Te li meriti, Tom, sei stato gentile con me. E poi chissà quando ci rivedremo…a meno che non mi vorrai raggiungere a Londra. Penso che ti piacerebbe lì, sai… Suonano musica molto alternativa.”

Lui abbozzò un sorriso, immaginandosi per un attimo in quella grande città con i pullman a due piani. Poi Lory disse quella frase.

“Non accontentarti, Tom. Tu potresti avere molto di più…una vita diversa… non credi? Hai soltanto vent’anni…”

A quel punto lui abbassò lo sguardo per nascondere il lieve imbarazzo.

“Beh…non ancora.”

“Sì lo so, tra dieci giorni.”

“Sì tra dieci giorni, è vero, ma… ne compio diciotto.”

Lory era rimasta a bocca aperta, totalmente incredula e spiazzata dalla sua ammissione. Tom aveva distolto lo sguardo, in attesa di un rimprovero; sapeva di averla presa in giro nascondendole di essere minorenne. Ma una volta accusato il colpo, la donna aveva sorriso, pensando che ormai il danno era stato fatto.

“Mi hai fregato.” ammise con rassegnazione. E Tom non poteva non riconoscerlo. “Beh…vorrà dire che sarai il più giovane della mia lista. D’altronde, io sono sicuramente la più vecchia della tua…quindi siamo pari, no?”

“Siamo pari.” Confermò il ragazzo.

***

Dalla stazione Vin aveva fatto tutta la strada a piedi fino al casolare. A quell’ora del mattino c’erano diversi viaggiatori ma nessuno che conosceva era in giro.

Attraversando il piazzale delle roulotte l’aveva sfiorato l’idea di fermarsi da Nina, ma poi proseguì dritto. Avrebbe voluto tanto confidarsi, parlare con qualcuno della sua immensa tristezza, del cuore a pezzi e della telefonata alla madre. Gli sarebbe piaciuto abbracciare Nina, forse baciarla. Ma non si fermò nemmeno per un secondo. Per una volta voleva essere coraggioso. Voleva aspettare Tom al casolare, affrontarlo se necessario, non nascondergli niente. Non era più un bambino che aveva paura di dire come stavano le cose. Si sarebbe fatto valere, anzi l’avrebbe rimproverato perché aveva aperto il suo quaderno senza permesso. Tom doveva capire che non poteva avere sempre ragione lui, ecco.

Al casolare trovò Fausto e Taco ancora addormentati sui loro letti. Fece silenzio per non svegliarli e scese al piano di sotto. Sin dalle scale si sentiva odore di pulito, di prodotti al gusto di limone e varecchina. Le finestre in alto erano aperte e tutto era in ordine, la disposizione della stanza leggermente diversa per l’aggiunta del letto di Vin accanto a una delle pareti. Anche il letto di Tom era sistemato, con la chitarra poggiata alla sponda di ferro. Ecco che sembrava tutto pronto per ospitarlo. Proprio ora che invece sarebbe dovuto andare via. Valutava anche quella possibilità… che Tom gli dicesse di andare via.

Poggiò lo zaino e il giubbotto sul divano, si avvicinò alla chitarra e sfiorò le corde con le dita producendo un debole suono, la accarezzò in modo da toccare con le sue mani ciò che le mani di Tom avevano toccato. Poi accarezzò anche i letti per sentire la freschezza delle lenzuola, e si mise sdraiato per provare il materasso. Era talmente comodo che restò lì, socchiudendo gli occhi e abbracciando il cuscino.

Si svegliò dopo qualche ora, sentendo dal piano di sopra i rumori e le voci di Fausto e Taco che si erano alzati e dopo circa mezz’ora erano usciti sbattendo la porta. Non erano passati nemmeno dieci minuti, che si udì la macchina entrare nel cortile e fermarsi con una stridente frenata – tipico di Tom, aveva pensato. Si era alzato in fretta e furia, aveva preso il quaderno dallo zaino e uno dei dischi a caso, così Tom scendendo le scale l’aveva trovato mentre ricopiava una canzone sul quaderno.

“Vin, sei qui?” aveva urlato ancora dal piano di sopra. Poi era comparso sulle scale, con diverse buste dei negozi in mano. “Non sai quanto caldo fa adesso.”

Vin distolse solo per un attimo lo sguardo dal quaderno. Tom si tolse il giubbotto e gli occhiali gettandoli sul suo letto, poi poggiò tutte le buste da una parte.

“Wow” esclamò, osservando la stanza. “È venuta Rosa a sistemare? Si sente, eh, questo odore è terribile. Hai visto, ha messo anche il tuo letto.”

Vin continuò a scrivere senza dargli retta. Era deciso a non dargli alcuna soddisfazione. Tom si mise a svuotare una delle buste dei negozi, disponendo degli abiti sul letto. Continuava a parlare con entusiasmo nella voce. Dava l’impressione di voler evitare di fermarsi.

“Siamo andati in un centro commerciale…non hai idea di quanti negozi ci sono lì dentro. Ci stavamo per perdere. Ah, sai cosa c’è qui?” Dalla borsa del negozio Tom aveva tirato fuori la bustina bianca che gli aveva dato Lory. “Anche più soldi di quelli che devo dare ad André, quindi…ne possiamo tenere per noi.”

Posò la bustina sul tavolino. Poi andò a sedersi stancamente sul suo letto e prese la chitarra, controllando le corde. Vin continuava a scrivere tenendo lo sguardo sul quaderno, deciso a non dire una parola se non interpellato.

“Che fai?” gli chiese Tom senza guardarlo. Il tono della voce era cambiato e Vin capì che era il momento di parlare.

“Copio le canzoni così me le porto via.”

“Cosa vuol dire che le porti via?”

“Che torno a casa mia.”

Tom fermò le dita sulle corde e smise di occuparsi della chitarra. Restò pensieroso, osservando Vin che continuava a scrivere.

“Forse è meglio così.” affermò. “Per te, dico. Per curarti.”

“Sì, mi devo curare.” Convenne Vin. “Ho anche perso le mie gocce…non so dove. E poi hai ragione tu, non ti serve un ragazzino che ti rompe le scatole.”

Tom poggiò la chitarra da una parte. Si grattò la fronte passandosi poi la mano tra i capelli, in cerca di parole che non fossero sbagliate.

“Vin… è che io…devo già badare a me stesso. Non posso essere il tuo fratello maggiore o…non lo so, quello che tu vorresti.”

Vin sollevò lo sguardo dal quaderno. Doveva essere coraggioso, dire quello che doveva dire, così aveva deciso.

“Io non voglio niente da te…solo essere amici.”

“Anche io, Vin…”

“Allora non dovevi aprire il quaderno.”

“Lo so, Vin, è stato il vento… non l’ho fatto apposta. Si è aperto e… volevo solo guardare i tuoi disegni.”

“Ma c’è scritto segretissimo…ci sarà un motivo.”

“Lo so, Vin, ma ormai l’ho visto e dunque…”

“Dunque me ne vado.”

“Non dico che te ne devi andare, non sono arrabbiato. Ascolta, sei soltanto confuso, hai ancora quindici anni…”

“Sedici.”

“Sì sedici, ma sei confuso, Vin…tu…vivi in una specie di mondo delle favole…”

“Non sono confuso.”

“Senti, se tu strappi quelle pagine e facciamo finta di niente? Farò finta di non averlo letto e basta, okay? Però non devi più scrivere il mio nome con…i disegnini eccetera. Questo no.”

Tom si alzò dal letto sospirando. Con gesti nervosi iniziò a cercare le sigarette prima nelle tasche poi nelle varie buste. Vin rimase un attimo sovrappensiero, poi continuò a scrivere.

“Ormai me ne vado, ho già chiamato mia madre. L’ho chiamata dalla cabina.”

“L’hai chiamata? Sul serio?”

“Sì.”

“Beh, fai come vuoi allora. Io ti ho fatto restare solo perché l’ha detto André.”

Quella frase sortì l’effetto di un macigno caduto dal soffitto all’improvviso. Uno schianto che uno non avrebbe voluto procurare e l’altro non avrebbe voluto sentire.

Tom si fermò in piedi di fronte al divano dove era seduto Vin, il pacchetto delle sigarette in mano. Solo un breve sguardo, e Vin riprese a scrivere sul quaderno.

“Ormai parti domani, no? I treni da qui saranno almeno ogni ora.” Suggerì Tom, nel tentativo di rimediare.

“ Sì…parto domani perché devo finire di copiare le canzoni.”

“Allora…io vado a riportare la macchina ad André e i soldi…e poi faccio un giro in stazione.”

“Prendili tu i soldi, a me non servono.” Disse Vin indicando la busta sul tavolo. “Tienili per André…così ti lascia in pace per un po’”.

Tom ebbe un attimo di esitazione, poi prese la busta dal tavolino e si voltò per andare.

“Comunque avevo comprato delle cose anche per te.” Disse quando era già sulle scale per uscire.

Appena sentì il motore e la macchina che ripartiva, Vin posò tristemente la penna e il quaderno sul tavolino. Ripose il disco dove l’aveva trovato, non gli importava più niente di copiare le canzoni. Iniziò a pensare che sarebbe stato molto meglio andarsene subito. Cosa avrebbe fatto un’altra notte lì, sapendo che il giorno dopo l’avrebbe salutato per sempre? – Se potevi rovinare tutto, l’hai fatto. – si ripeteva, dandosi dello stupido. E pensare che gli sarebbe bastato parlare, ridere insieme, ascoltare musica, come fanno i veri amici. Avrebbe dovuto farne a meno.

Con quello stato d’animo si mise a curiosare dentro le buste del centro commerciale. Provò grande stupore nel trovare un album da disegno e un set di matite di vario tipo, molto belle e di marca. E l’album era proprio come lo avrebbe voluto lui. Lo aprì e accarezzò i fogli lisci, quasi commosso al pensiero che Tom si fosse ricordato che gli piaceva disegnare. Lo sistemò sul tavolino con l’idea di usarlo più tardi.

Diede un’occhiata alle altre buste, c’erano diverse magliette e anche un cappello da cowboy. Vin sorrise tra sé, pensando che ora gli sarebbe mancato soltanto il cinturone con la pistola per essere un vero cowboy. Lo provò per gioco, gli stava un pochino grande; per continuare il gioco, indossò anche il giubbotto e gli occhiali che Tom aveva lasciato lì. Si guardò allo specchio, divertendosi a fingere di essere Tom. Mise le mani nelle tasche come faceva spesso lui. Tolse vari oggetti dalle tasche, monete, un accendino, un coltellino, il biglietto da visita dell’hotel – che mise in mezzo alle pagine del quaderno – poi un pezzo di carta stagnola. La aprì incuriosito, trovando una pasticca biancastra all’interno. Lo attirava, e pur non sapendo minimamente cosa fosse, gli venne in mente che in quel momento gli potesse tirare su il morale. Se poi fosse stato qualcosa per sballarsi, tanto meglio. Per sicurezza però ne voleva prendere solo un pezzetto.

La sistemò sul tavolino sopra il foglio candido dell’album da disegno, si tolse la roba di Tom riponendo tutto sul suo letto. Poi tornò a sedersi sul divano e con cura tagliò la pasticca a metà con il coltellino di Tom, poi metà della metà, in modo da averne quattro piccole parti. L’unica cosa da bere in giro era la bottiglia di birra aperta, prese quella e mandò giù il pezzettino che aveva tagliato. Dopo qualche minuto non sentiva quasi niente se non molto caldo, così si decise a prendere anche un altro pezzetto.

La sensazione di caldo aumentò notevolmente, iniziò a sudare abbondantemente soprattutto in fronte. Gli venne una nausea tanto forte da dover correre in bagno con l’impressione di dover vomitare. Ma non riusciva, gli aumentava la nausea e basta. Sudava talmente tanto che a un certo punto si tolse la maglietta restando a torso nudo, e la usò per tentare di asciugarsi, tamponando il sudore mentre iniziava anche a tremare. Cercò di arrivare al lavandino per aprire l’acqua ma una fitta al torace gli impedì di muoversi – quel dolore che conosceva bene. Appoggiò la schiena alle fredde piastrelle cercando di reggersi in piedi, ma non sentiva più le gambe e scivolava lentamente a terra. Come se non bastasse, un grandissimo drago bianco e rosso si era piazzato sulla porta del bagno bloccando ogni via d’uscita. Il suo potente verso gli rimbombò nella testa talmente forte da fargli perdere i sensi.

***

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratto gentilmente realizzato da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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