Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**18*

Come il giorno e la notte – parte 18 –

Il sogno

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

 

Trovarono Fausto e Taco seduti a tavola, avevano già iniziato a mangiare le loro pizze. Non appena vide Vin, Fausto poggiò il bicchiere da cui stava bevendo e gli lanciò un’occhiata per niente tranquillizzante. Vin andò a sedersi, fingendo di non averlo notato, pur sapendo che il suo occhio ancora pesto non poteva essere nascosto più di tanto.

“Che cos’ha?” chiese infatti il ragazzo, rivolgendosi però a Tom che intanto si era seduto dall’altra parte del tavolo.

“Niente.” Rispose Tom, e aveva iniziato a tagliare a spicchi la sua pizza.

“Come niente? Che hai fatto all’occhio, Vin?”

Vin ricambiò lo sguardo senza timore, e si sistemo’ i ciuffi di capelli vicino all’occhio per darsi un tono. Bevve anche un sorso di birra, come se questa avesse potuto infondergli il coraggio che di solito gli mancava di fronte a tipi tosti come Fausto.

“Ho sbattuto in macchina mentre Tom frenava.”

“Già, è vero, la frenata…” Si affrettò a confermare Tom, ma Fausto non gli diede neanche il tempo di parlare.

“Non è che hai preso qualcosa? Lo sai che André non vuole, vero?”

“Sì, lo so.”

Tom intervenne, stavolta alzando il tono della voce.

“Non ha preso niente, Fausto, nessuno si sta drogando qui. E poi chi se ne frega di André. Quello si droga più di noi.”

“Non te ne frega se si incazza, eh? Perché tu sai dove andare se ci manda via, vero? Noi invece no.”

“Senti, si è solo sentito male.” Tagliò corto Tom, iniziando a mangiare.

Fausto si sforzava di restare calmo, ma non intendeva darsi per vinto. Ogni volta Tom voleva avere ragione su tutto. Vin li osservava preoccupato che la discussione potesse degenerare. Anche Taco osservava la scena ma senza smettere di mangiare.

“Se deve prendere medicine o altro bisogna dirglielo, Tom, lo sai.” Riprese Fausto. “E se poi si sente male sul serio, che cazzo facciamo?”

“E allora perché non vai a dirglielo tu, se ci tieni tanto? Eh? Perché non ti dà retta?”

“Smettila, Tom.”

“Perché non ti dà retta.” Ripeté Tom per irritarlo ancora di più. E le sue parole sortirono effetto immediato, scatenando la cattiveria di Fausto.

“No, infatti, dà retta solo a te, perché gli fai i pompini meglio di tutti.”

A quel punto la situazione poteva solo peggiorare. Tom si alzò dalla sedia, impugnando il coltello che stava usando per tagliare la pizza, gli occhi accesi di collera.

“Cos’hai detto?”

Con uno scatto puntò il coltello alla gola di Fausto e rimase fermo così per qualche secondo, solo per fargli sentire il freddo dell’acciaio. Il ragazzo non si mosse di un millimetro, poi afferrò il polso di Tom con mano salda e allontanò il coltello dalla gola.

“E calmati, Tom.” disse con un tono così pacato da apparire quasi inadatto alla situazione.

Gli altri due, che erano rimasti a guardare con gli occhi sbarrati, ripresero fiato. Tom abbassò il braccio. Ma era solo una tregua.

“Io non faccio pompini a nessuno. E se qualcuno ripete questa parola, si troverà il coltello dove dico io.”

E con fare deciso, prese la sua pizza e la sua birra e sparì giù per le scale. Fausto si risistemò il colletto della maglietta, senza scomporsi tanto, mentre scuoteva la testa in segno di disapprovazione e sconcerto.

“Non ce l’ho con te, Vin.” Gli disse con tono sincero.

Vin stava per rispondergli, quando inaspettatamente era intervenuto Taco. Raramente faceva sentire la sua voce, soprattutto quando era il momento di mangiare.

“Ce l’ha con Tom.”

“Perché?” gli chiese Vin.

“Per Nina. Perché da quando è arrivato Tom, lei non lo fa più entrare nella roulotte.”

Tutti e due guardarono Fausto e poi continuarono a mangiare come se non fosse successo niente. Fausto incassò il colpo e sospirò, decidendo di lasciar perdere.

“Mangia e stai zitto.” Disse al cugino, nel tentativo di un rimprovero da adulto.

E la stanza cadde nel più assoluto silenzio. Finché dal piano di sotto giunsero le note del disco dei Doors a tutto volume, e a Vin venne da sorridere.

***

Passata qualche ora, Vin scese al piano di sotto. Dopo aver mangiato, Fausto era uscito di nuovo, e lui si era trattenuto a giocare a freccette con Taco. Alla fine aveva pensato che anche se era un ragazzino molto introverso, si trovava a suo agio con lui e non erano poi così diversi. Parlavano poco tutti e due. Poi a un certo punto, Taco era crollato all’improvviso vinto dal sonno, come gli accadeva spesso.

Per tutto il tempo in cui aveva giocato a freccette, Vin non aveva distolto il pensiero dalla stanza al piano di sotto e da Tom. Ne sentiva la mancanza anche quando era lì vicino. Dopo l’episodio del quaderno, aveva deciso di mettere a tacere il suo cuore. Pur di restare suo amico, era disposto a rinunciare alle sue assurde fantasie. Gli bastava avere un piccolo spazio accanto a lui. E immaginava di essere suo fratello, in modo da riuscire a guardarlo soltanto con ammirazione.

Dalle finestre del seminterrato entrava la fioca luce giallastra dei lampioncini. Scendendo le scale, scorse la sua sagoma sdraiata sul divano, con il cappello da cowboy che gli copriva parte del viso. Sul tavolino c’era ancora l’album da disegno aperto sul foglio bianco, ma il resto della pasticca che aveva preso nel pomeriggio era sparito. C’era il cartone aperto della pizza di Tom e la bottiglia di birra vuota.

Tom era immobile e respirava pesantemente, una mano penzolava dal divano fino a sfiorare il pavimento. Vin si avvicinò e, pensando che stesse dormendo, prese il cappello con mano leggera per scoprirgli il volto e poi soffiargli sulla fronte. Era una cosa che aveva letto in un libro da bambino, ma non si ricordava che libro. Qualcosa che si faceva per scacciare i brutti sogni mentre uno dormiva.

“Grazie per avermi salvato dal drago.” Bisbigliò.

Al suo soffio, Tom aveva reagito con un piccolo movimento infastidito, spostando la testa. Poi aveva parlato, con gli occhi chiusi, come nel sonno o in uno stato di dormiveglia.

“Di niente.”

Vin si mise in ginocchio, rannicchiandosi ai piedi del divano, con l’idea di ascoltarlo parlare nel sonno.

“Stai sognando?” gli chiese.

Tom non rispose subito. Respirò profondamente, strinse le braccia, apparentemente infreddolito.

“È un sogno che poi non mi fa più dormire.”

“Capita anche a me.” Disse Vin.

“Ho nove anni…c’è mio padre… viene a dirmi che devo andare a scuola. Bussa alla porta del bagno…Devi andare a scuola, Tom…Ma io chiudo a chiave. Chiudo la porta a chiave.”

Girò la faccia, dando l’idea di non voler continuare. Sembrava pentito di aver parlato del sogno, e di sentirsi quasi costretto a proseguire. Poi fece un respiro profondo e continuò, sempre con la voce di chi si trova tra sonno e veglia.

“Prendo il suo rasoio per la barba…e mi faccio quei tagli.”

Non disse altro. Tirò su col naso e Vin ebbe l’impressione che stesse piangendo; si avvicinò al suo viso, ma non scorse nessuna lacrima sulle guance. Le ciglia dei suoi occhi chiusi avevano tremato però per un attimo.

“Eri un bambino.” Gli mormorò Vin.

“Non lo so…non so se sono mai stato davvero un bambino.”

Tom strinse ancora di più le braccia sul petto.

“E tua madre? Non c’era?”

“Non lo so. L’ultima volta, mi aveva accarezzato i capelli prima di dormire”.

Vin abbassò lo sguardo. Era la stessa sensazione di tristezza che aveva provato alla casa famiglia, quando Tom si era seduto accanto a lui nella saletta e avevano guardato insieme il film in bianco e nero. Solo che stavolta era più palpabile, resa più viva dalle parole di Tom.

Distese la mano sulla sua testa, fermandosi quando le dita quasi sfioravano la fronte. Avrebbe voluto accarezzargli anche lui i capelli, come sua madre. Ma non lo fece, e gli risistemò il cappello fino a coprirgli metà viso, come i veri cowboy quando vogliono riposare.

 

***

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratti gentilmente realizzati da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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