Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**19*

Come il giorno e la notte – parte 19 –

Le giostre

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

QUADRO

 

Vin osservava i treni passare sporgendosi dalla ringhiera del cavalcavia. Taco, poco più avanti, faceva lo stesso, e appena sentiva il rumore del treno in arrivo, urlava “bianco!” oppure “verde!”, giocando ad indovinare il colore del treno che sarebbe sbucato dalla galleria. Se azzeccava, si segnava un punto sul muro con un gessetto e Vin applaudiva. Alla stazione si sentivano nel loro regno.

Da quell’altezza, Vin riusciva a vedere Tom che si spostava da un punto a un altro della sua postazione di lavoro, dove ogni tanto si avvicinava qualcuno che voleva comprare da lui. Taco invece era in corrispondenza della postazione di Fausto, così i due facevano “la guardia”, come gli avevano indicato i ragazzi più grandi.

Erano partiti poco prima del tramonto, lasciandosi il casolare alle spalle sfrecciando sugli scooter. Fausto e Tom alla guida, lui e Taco seduti dietro si dovevano tenere molto forte al sedile se non volevano rischiare di cadere ogni volta che i due guidatori acceleravano all’improvviso per gareggiare nei tratti di strada liberi. Percorso lo sterrato che costeggiava il piazzale delle roulotte, si attraversava un tratto di provinciale per poi arrivare alla stazione nel giro di pochi minuti. All’altezza del piazzale delle roulotte, avevano sentito Bullo abbaiare e subito il cane era comparso all’inseguimento degli scooter.

“Ce l’ha con te questo cane!” aveva detto Tom, rivolgendosi a Vin seduto dietro di lui.

Rallentando la corsa, aveva raccolto al volo un rametto da terra e l’aveva lanciato in direzione di Bullo per costringerlo a tornare indietro e non seguirli fino allo stradone, dove avrebbe rischiato di essere investito. Avevano lasciato gli scooter in un punto sicuro dietro la stazione, per poterli tenere d’occhio. Vin aveva riconosciuto il muretto che aveva scavalcato la sera in cui era arrivato col treno, poco prima di perdere conoscenza sotto la pioggia.

Poi Tom gli aveva mostrato le strade in cui lavoravano lui e Fausto; “questa è la mia zona”, aveva detto indicando una via dietro le rotaie, fino a un punto in corrispondenza di un negozio di ferramenta. Vin e Taco dovevano stare in giro e semplicemente fare “la guardia”, cioè avvisarli se vedevano polizia o carabinieri avvicinarsi oppure altre persone sospette. Tom gli aveva descritto alcuni ragazzi che facevano parte di altri gruppi di spacciatori e a volte venivano a disturbare, in quel caso lo doveva avvisare subito. Ma soprattutto gli aveva parlato di Cesare, l’ex ragazzo di Nina, perché ogni volta che si incontravano rischiavano di picchiarsi. Cesare ce l’aveva con lui per partito preso, e dato che faceva il buttafuori in un locale, Tom ne usciva quasi sempre con qualche osso rotto.

In particolare, Tom gli aveva indicato alcuni angoli di strade dove lui e Taco potevano osservare la situazione indisturbati. Più avanti c’era una piazzetta dove a quell’ora alcuni ragazzi iniziavano a trafficare con le siringhe. Tom gli aveva raccomandato di non andarci, e comunque di non avventurarsi in altre zone che non conosceva.

Vin e Taco erano rimasti per un po’ di tempo nei punti indicati, ma non si era visto arrivare nessuno, c’era poco movimento. A un certo punto, Taco gli aveva fatto cenno di seguirlo sopra il cavalcavia per guardare i treni dall’alto e aveva iniziato il suo gioco. Ormai il sole era tramontato con una striscia di rosso sopra tutta la stazione per poi cedere il posto alle tinte blu dell’imbrunire. Quando stavano scendendo le scalette del cavalcavia per tornare verso la piazzetta, incontrarono alcuni gruppi di ragazzini che camminavano tutti nella stessa direzione. Uno di questi conosceva Taco di vista e gli fece un cenno di saluto, senza fermarsi.

“Venite anche voi?” disse il ragazzino “Stanno montando le giostre.”

Superarono la piazzetta e li seguirono fino ad un piazzale più ampio, dove trovarono diversi operai ad ultimare il montaggio delle giostre. Se ne andarono in giro a curiosare. La piattaforma più grande era un autoscontro dove stavano sistemando l’illuminazione. Poi videro la cosiddetta “ballerina”, il tagadà dove si scivolava uno addosso all’altro. C’era un tendone con scritto “tunnel della paura” e tutti si prenotarono per entrarci appena sarebbe stato pronto, scommettendo su chi avrebbe avuto più paura. Un ambulante vendeva zucchero filato e due dei ragazzi che avevano qualche moneta in tasca lo comprarono, usandone poi la maggior parte per fare una battaglia di palline di zucchero filato che rimasero attaccate su tutti i vestiti.

Mentre gli altri schiamazzavano per il piazzale, Vin si era avvicinato ad una piccola tenda rossa, incuriosito dal cartello con la scritta “Indovina Marina”. Sbirciando dentro, notò una donna dagli abiti molto colorati che sistemava delle scatole. Si scostò subito temendo di essere visto, ma non fece in tempo a nascondersi allo sguardo della donna, che subito gli rivolse la parola, pensando che fosse interessato alle carte.

“Puoi entrare.” Gli disse. “Apriamo domani, ma non importa. Non ti faccio pagare niente.”

Vin tentò di farle capire che stava solo curiosando, ma allo stesso tempo, attratto non sapeva nemmeno lui da cosa, entrò timidamente nella tenda.

La cartomante aveva sistemato tra le scatole un tavolino rotondo con sopra una sfera apparentemente di cristallo e due mazzi di carte. Gli sorrise rendendo ancora più evidente l’eccessivo trucco sul volto e i denti gialli in contrasto con il rossetto acceso. I capelli così impiastricciati di brillantini tanto che non si capiva di che colore fossero. Le braccia e le mani più da uomo che da donna, con unghie lunghe e colorate. Si era seduta su uno sgabello di fronte al tavolino e aveva iniziato a mischiare le carte passandole tra le mani, assorta nel suo rituale.

“Vieni, vieni.” Lo invitò. “Scommetto che hai molte domande, ragazzino. Come ti chiami?”

Vin le rispose avvicinandosi, per poi fermarsi in piedi di fronte al tavolino. Posò lo sguardo sulla sfera argentata, mentre la donna continuava a muovere le carte. E mischiando, ripeteva il suo nome “Vincenzo, Vincenzo.” Posò il mazzo e gli chiese di smezzare con la mano destra. Sistemò i due mazzi uno a destra, uno a sinistra, e prese da ognuno la prima carta, girandole una alla volta. Vin si avvicinò per guardare meglio e non riuscì a trattenere un piccolo verso di stupore: in una carta c’era disegnata una barca a vela sopra le onde del mare; sull’altra carta un disegno meno chiaro, che gli dava l’idea di una scacchiera. Due immagini che gli fecero venire subito in mente la Ballata del vecchio marinaio: la barca e la partita con la vita-in-morte, dopo la quale il marinaio sarà condannato a raccontare per sempre la sua storia.

La donna aveva sollevato un poco lo sguardo, per poi fissare la sua sfera. Sembrava non voler parlare. A Vin avevano iniziato a tremare le gambe, e nella sua mente si vedeva sulla barca in mezzo al mare, giocare la sua partita con la vita-in-morte. La voce della cartomante lo riportò alla realtà.

“Tu ti stupisci, perché conosci questa storia, ragazzino. Hai già giocato una partita con il mare, vero?”

Vin deglutì, pensando all’incidente da bambino, alle onde che lo avevano trascinato fino allo scoglio.

“Stai attento all’acqua, perché ci sarà un’altra partita per te…” continuò la donna. E non disse altro, ma prese la sfera tra le mani. Vin fissava la sfera come stregato.

“Sei innamorato?” gli chiese a bruciapelo.

Lui trasalì. Era sul punto di negare, ma qualcosa gli diceva che non era possibile mentire a una donna con la sfera di cristallo. Allora la cartomante sollevò la sfera perché lui la guardasse. Vin si perse nelle sfumature che si potevano intravedere all’interno, come piccoli cristalli che incontrandosi tra loro creavano riflessi arcobaleno.

“Se desideri tanto qualcosa…o qualcuno…” gli spiegò l’indovina “devi soltanto chiederlo intensamente alla sfera.” Ripose la sfera al suo posto, e aggiunse, a mo’ di conclusione: “Ci devi credere, però.”

“Io non ho nessuna sfera…” disse Vin timidamente.

“Basta un oggetto a forma di sfera. E tu lo userai come sfera.”

“E se non ci riesco?”

“Ci riuscirai.” Lo rassicurò lei. “Perché hai un cuore di cristallo.”

La donna gli sorrise e Vin ricambiò il sorriso, pur senza capire il senso delle sue parole. Uscendo dalla tenda, minimizzò tra sé e sé l’accaduto convincendosi che la donna fosse soltanto un po’ svitata. Ripensandoci però, si rendeva conto di aver creduto ad ogni sua parola dal momento in cui era entrato nella tenda. Aveva sentito un’atmosfera strana, la sensazione che la cartomante lo conoscesse. Forse per quello che gli aveva detto, anche se poteva essere una coincidenza.

Fatto sta, che mentre si avviava da solo verso la piazzetta, avendo perso di vista gli altri ragazzi, casualmente notò un cane giocare con una pallina vicino ad un albero. Il padrone che gliela aveva lanciata, un signore in tenuta da jogging, chiacchierava con un amico davanti a un bar, e così, prima che si voltasse, Vin raccolse la pallina di gomma mentre il cane era distratto da una lucertola che faceva muovere le foglie. Si allontanò velocemente tenendo stretta la pallina, e quando sentì il cane abbaiare era già quasi arrivato alla via di Tom. Ad una fontanella approfittò per bere dell’acqua e lavare la pallina, poi si mise a sedere su una panchina da un punto in cui poteva vedere Tom incontrare i suoi clienti. Era fermo ad un angolo, vicino a un lampione, e parlava con un ragazzo dai capelli corti colorati. Sembravano conoscersi.

Vin prese la pallina trasparente tra le mani e iniziò a fissarla come aveva fatto con la sfera della cartomante. Guardando attraverso, aveva l’impressione di osservare dall’oblò di una nave. Le immagini del lampione e di Tom con l’altro ragazzo apparivano sfocate e quasi irreali, il che aumentava la sua idea di magia associata al rito che stava compiendo. Allora iniziò a dire sottovoce “guardami, guardami”, come parlando con qualcuno dentro la sfera. E poi lo ripeté la terza volta, più intensamente. In quel preciso istante, dopo aver passato la bustina al ragazzo e aver preso i soldi, Tom si era voltato proprio in quella direzione, verso la panchina dove era seduto, come quando ci si sente chiamare all’improvviso. E aveva guardato verso di lui, riconoscendolo da lontano. Preso alla sprovvista, Vin aveva lasciato cadere la pallina ed era balzato in piedi, nemmeno fosse stato colto in flagranza di reato. Intanto Tom gli andò incontro per dirgli che sarebbero andati in un certo locale, il Mad,  dove lavorava Nina, a mangiare qualcosa, e lui nemmeno sentiva cosa stava dicendo, perché la sua mente era ancora confusa e stupita dal fatto che la magia avesse funzionato.

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Disegno gentilmente realizzato da Stefania Faedda.

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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