Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**20*

Come il giorno e la notte – parte 20 –

Partita a Poker

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Vin black

 

La sera dopo si era scatenato un temporale che li aveva fatti desistere dall’idea di andare in stazione. Sarebbe stato inutile, con quella pioggia non avrebbero venduto niente – aveva detto Fausto mentre cercava qualcosa tra i cassetti e Taco gli faceva luce con una torcia. Dopo un tuono molto forte, seguito da un boato che aveva quasi fatto tremare i muri, era saltata la corrente e si erano ritrovati al buio. Era successo altre volte, per cui tenevano delle candele e una torcia da campeggio nei mobili della cucina. Fausto passò qualche candela agli altri, che le accesero sistemandole nella stanza. Nel rovistare tra i cassetti, trovò anche un mazzo di carte e lo prese.

“Giochiamo a drink poker?” propose, e si era già seduto per contare le carte e togliere quelle che non servivano.

Nel frattempo, si erano sistemati tutti intorno al tavolo, Tom e Taco, e anche Nina e Marta che quella sera non lavoravano.

“Sarebbe?” domandò Nina.

“Quando si perde si beve.” Spiegò Tom. Poggiò un posacenere sul tavolo, preparando le sue cartine.

“No, così mi ubriaco subito.” protestò Marta, e gli altri risero.

“O bevi o ti spogli.” Stabilì Fausto.

“Ci sto.” E rise mentre masticava la gomma colorata.

“Solo che non abbiamo portato molti soldi.” Disse Nina. Frugò nella borsetta e mise sul tavolo una banconota e delle monete.

“Nel caso ve li presto io.” si offrì Tom. E in men che non si dica era sceso al piano di sotto a prendere la sua busta con i contanti, al sicuro nel cassetto accanto ai suoi coltellini. Trovò Vin che leggeva alla luce di una candela, i dischi sparsi per terra con le traduzioni di André, così gli chiese se voleva giocare. Lui declinò l’invito, dicendo che aveva altro da fare, ma in realtà non gli andava che perdessero tempo a spiegare le regole a lui che non sapeva giocare a carte. Senza insistere oltre, Tom corse su e tornò al tavolo con i suoi soldi.

“Sei ricco, Tom.” osservò Marta quando vide la busta bianca.

Fausto gliela prese di mano per provocarlo.

“Mmh, sembra una di quelle buste profumate.”

“In che senso profumata?” si insospettì Nina. Afferrò a sua volta la busta per annusarla, poi Tom riuscì a riappropriarsene e Fausto iniziò a distribuire le carte come un esperto giocatore.

Dopo un paio di mani, Taco era già così brillo che dovette sedersi per terra appoggiandosi alla parete e finirono tutti seduti sul pavimento per poter continuare la partita. Durante il gioco stavano in totale silenzio, poi a tratti scoppiavano a ridere o urlavano se qualcuno doveva bere o se Marta si doveva spogliare perché aveva perso. Per togliersi la maglietta si era alzata in piedi e aveva improvvisato una sorta di striptease. Dopo un po’ le ragazze decisero che per parità anche i ragazzi dovevano spogliarsi e così Fausto e Tom restarono a torso nudo. Taco invece a metà partita era già fuori gioco e aveva perso tutto.

Dal piano di sotto Vin sentiva le loro voci a tratti, mentre cercava di trascrivere una nuova canzone che aveva trovato tra i dischi, il titolo tradotto era ‘Vorrei che tu fossi qui‘. Il suono della pioggia in sottofondo si era fatto più tenue e i tuoni si erano allontanati. Di solito aveva paura dei temporali ma ora si sentiva al sicuro, con la candela vicino e le voci degli altri al piano di sopra.

A volte li sentiva discutere, ogni tanto qualcuno diceva “piatto piange” e stavano di nuovo in silenzio. Spesso Tom esultava e si capiva che stava vincendo. A un tratto però tutti avevano alzato la voce, in particolare Fausto che accusava Tom di barare. Seguì una breve discussione ma alla fine l’accusato smise di proclamarsi innocente. Fausto decise che per punizione avrebbe perso tutti i soldi, a meno che non avesse accettato di fare una penitenza decisa da loro. Ognuno voleva dire la sua, persino Taco che si era risvegliato all’improvviso dal torpore.

“Vediamo…potrebbe andare a piedi sotto la pioggia fino alla stazione e regalare droga a tutti i tossici che trova.” Fu la proposta di Marta.

“No, troppo facile.” Disse Fausto. Tom fece un verso di disgusto e aprì un’altra birra in attesa della loro decisione. Poi intervenne Taco.

“Devi andare da André e dirgli che lo ami da morire.”

Gli altri risero, mentre Taco rafforzava la sua proposta abbracciando Tom per farlo arrabbiare. Per tutta risposta, il ragazzo lo colpì con uno schiaffetto sulla nuca intimandogli di tacere.

“No, ne ho io una migliore.” Disse infine Fausto, spegnendo la sigaretta nel posacenere per creare un momento di suspense. “Devi dare un bacio a… uno di noi.”

“Potevi dirlo prima che volevi un bacio da me!” Lo provocò Tom, avvicinandosi con fare minaccioso. Fausto lo respinse contro il muro.

“No, sto parlando di Vin.”

“Cosa? Sei matto.”

Tom guardò gli altri in cerca di collaborazione ma dopo un attimo di esitazione si mostrarono tutti favorevoli alla penitenza.

“Un bacio vero, ovviamente.” Precisò Fausto.

“Certo, un bacio vero.” Intervenne Nina rincarando la dose.

“Nina, pure tu? Dai, lo sai che si incazza.”

“Secondo me non si arrabbia.” Disse Fausto.

“Nemmeno secondo me.” Concordò Nina.

“Anzi.” Soggiunse Taco, rischiando un secondo colpo da parte di Tom.

Ogni tentativo di protesta di Tom fu vano, non avevano nessuna intenzione di cambiare la penitenza.

“O lo fai o ti prendiamo tutti i soldi.” Ribadì Fausto. “Tu scendi e noi contiamo fino a venti. Ti controlliamo dalle finestre.”

Tom si alzò da terra con l’aria sconfitta di chi non aveva scelta. Indossò di nuovo la camicia lasciandola aperta, mentre gli altri lo guardavano in silenzio, fremendo nell’attesa della penitenza.

“Questa me la pagate.” protestò, e scese le scale sostenendosi con una mano perché c’era poca luce e gli girava leggermente la testa.

Vin aveva sentito quasi tutto. A un certo punto aveva capito che parlavano di lui così si era messo ad ascoltare, sperando fino all’ultimo che Tom si rifiutasse di fare la penitenza. Stranamente non era sembrato particolarmente agitato per la cosa, finché non aveva sentito i passi arrivare alle sue spalle. Aveva continuato a scrivere la canzone facendo finta di niente, fino a quando Tom aveva pronunciato il suo nome sottovoce.

“Scordatelo.” Tagliò corto lui, senza mezzi termini.

“Hai sentito allora? Vin…perdo tutti quei soldi se…”

“Non sono affari miei. Sono quelli che dovevi tenere per André, immagino.”

Tom si era avvicinato al divano, ma lui non aveva sollevato lo sguardo dal quaderno e fissava le parole che aveva scritto in rosso: ‘pensi di poter distinguere il paradiso dall’inferno? Cieli azzurri dal dolore?’

“Sì.” Ammise Tom. “Senti, è solo per finta.”

Era andato a sedersi sul divano accanto a lui. Vin lo guardò di sbieco.

“Almeno potresti dire per favore.”

Tom sospirò, cercava di superare l’imbarazzo e pensava agli altri che contavano fino a venti.

“Per favore.” Si mosse verso di lui, tanto che Vin poté sentire il misto di odori di fumo, dell’alcool e della sua pelle. E non sapeva come, ma tutti e tre insieme erano un bellissimo odore.

Si sforzò di non guardarlo, sentiva che avrebbe potuto cedere a quel suo “per favore”, anche se sapeva che era falso, terribilmente falso. Fu risoluto.

“No. Non mi piacciono le cose per finta.”

“Neanche a me.” disse Tom. E si avvicinò ancora. Così alla luce debole della candela poteva vedere il suo torace scoperto sotto la camicia leggera.

“Per te è una cosa come un’altra.” gli disse come ultima provocazione, per vedere come se la sarebbe cavata. Era una frase che aveva detto lui stesso, non avrebbe potuto negarlo.

“No, non è vero… Senti, sai cosa facciamo?” Il suo tono era complice ora, e Vin aveva smesso di scrivere, rapito dalle sue parole, seppur continuando a non voltarsi verso di lui. “Li imbrogliamo e non lo facciamo per finta. Cioè, loro penseranno che ci baciamo per finta…invece no. Che ne dici?”

Vin non rispose. Allora Tom gli tolse la penna di mano e la poggiò sul quaderno. A quel punto Vin si voltò, ogni resistenza lo stava abbandonando. Tom pose una mano sulla sua guancia fino a premere leggermente con le dita per portarlo verso di sé e a Vin sembrò di non respirare. Il tempo era sospeso, più immobile della fiamma della candela, nessun rumore, nessuna parola, solo quella piccola luce che consentiva di guardarsi negli occhi. E forse grazie a quella complice penombra trovò il coraggio di posare la sua mano sopra quella di Tom sulla sua guancia, stringendola dolcemente. Quel tempo che sembrava infinito durò solo una manciata di secondi.

All’improvviso dalla finestra si udì il rumore di un bidone di latta che cadeva per terra e poi Nina che rideva.

“Tom! Abbiamo contato fino a venti!” urlò.

“Scordati i soldi!” aggiunse Fausto.

E poi i loro passi di corsa sul vialetto.

Tom era subito balzato in piedi, con varie esclamazioni di disappunto, per poi correre di sopra e infine andargli dietro sul vialetto, non trovando i suoi soldi sul tavolo. Vin aveva sentito le loro voci sempre più lontane.

I soldi, i soldi gli importavano più di tutto. Ripeteva tra sé, nel tentativo di farsene una ragione. Appoggiò la testa sul divano, tenendo la mano premuta sulla guancia, come una carezza da cui non si voleva staccare. Pensò che sarebbe rimasto così tutta la notte, con quella sensazione di incompiuto, in bilico tra rinuncia e attesa.

 

***

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratti gentilmente realizzati da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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