Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**22*

Come il giorno e la notte – parte 22 –

La banda di Cesare

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Tom black

 

Il giorno successivo aveva ripreso a piovere ma una pioggia leggera che dopo il tramonto lasciò soltanto l’odore della terra bagnata, così Tom decise di fare comunque un giro in stazione per conto suo, senza nemmeno avvisare gli altri. Scorse Vin e Taco andare verso le giostre ma non gli rivolse la parola. Dopo la partita a poker non voleva parlare con nessuno di loro, in particolare con Fausto che non gli aveva voluto restituire nemmeno un soldo. Per colpa sua quella sera doveva per forza guadagnare qualcosa, se non voleva essere in debito con André. Malediceva se stesso per essersi giocato i soldi e gli altri per averlo fregato. In quanto a Vin, immaginava che ci fosse rimasto male ma non sapeva che farci. Quella stupida scommessa non era stata un’idea sua. Gli sarebbe passata.

Il giro gli era andato bene. A fine serata aveva venduto quasi tutto quello che aveva con sé, così fece un ultimo giro vicino alla piazzetta dove di solito a quell’ora si incontravano le ragazze che compravano da lui, ma non trovò nessuno. Dovevano essere tutte a quelle cavolo di giostre, pensò. Svoltando l’angolo però sentì una voce che lo chiamava alle sue spalle, e una ragazza si dirigeva verso di lui a passo svelto. Quando riuscì a vederla meglio, riconobbe la ragazzina che aveva conosciuto la notte al parcheggio del mare, non ricordava il nome.

“Sara.” disse lei appena gli fu vicina, immaginando che fosse il caso di rinfrescargli la memoria. “Te l’avevo detto che venivo a trovarti.”

“Già.” disse Tom. Lei sorrise e questa volta gli sembrò meno piccola di quando l’aveva vista al parcheggio. Come quella notte, era molto truccata e portava la fascetta sui capelli lunghi. Gli occhi erano molto vivaci e lo scrutavano a volte con pudore a volte con sfrontatezza. Una delle due cose doveva essere finta, si disse Tom.

“Stavo per andare via.” mentì, e si accostò al muro accendendosi una sigaretta.

“Okay. Ti è rimasto qualcosa?” gli chiese lei avendo cura di non alzare la voce.

Lui rispose di sì, che era stata fortunata perché era l’ultima, e mise una mano in tasca. Ma Sara lo fermò.

“No, non qui, magari mi vedono le mie amiche. Vieni.”

Lui protestò che non si poteva spostare e Sara lo tirò per la manica insistendo perché la seguisse. Scesero delle scale, si ritrovarono nel sottopassaggio deserto, dove bisognava camminare piano per evitare le bottiglie e le siringhe per terra. L’odore era poco sopportabile. Tom le porse la bustina pensando soltanto di andarsene subito da lì, ma quando Sara aprì la borsetta a tracolla invece dei soldi tirò fuori una piccola siringa. Le tremava la mano ed era nervosa.

“Mi aiuti?” gli chiese. Tom aveva già messo una mano sulla sua per farle rimettere a posto la siringa.

“No. Io ti do questa e basta, poi tu fai quello che ti pare. Dammi i soldi piuttosto.”

Sara mise la bustina nella borsetta e mentre cercava i soldi sentirono qualcuno scendere nel sottopassaggio; Tom la guardò e le fece cenno di muoversi, ma due ragazzi intanto erano spuntati all’altro lato del sottopassaggio. I loro passi erano accompagnati dal suono delle catene che avevano legate agli stivali. Sara e Tom si voltarono allora verso le scale da dove erano scesi, ma da quel lato ne spuntò un altro, uno molto robusto, vestito di scuro, che ordinò subito a Sara di andarsene. Dopo che la ragazzina corse su per le scale guadagnando l’uscita, il ragazzo si piazzò sul primo scalino bloccando il passaggio. Trovandoselo di fronte, Tom riconobbe Cesare, con i capelli rasati ai lati e il tatuaggio sul braccio. Allora fece un passo indietro e si accorse di avere gli altri due quasi attaccati alle spalle. Erano tutti e tre vestiti di nero e con i capelli simili, potevano sembrare fratelli.

Approfittando di quel momento, uno dei due gli afferrò le braccia da dietro per poi girarci intorno una catena di ferro, stringendogli le mani dietro la schiena fino a fargli male. Un punto tagliente del ferro si conficcava sul palmo della mano destra e Tom si lamento’ inutilmente del dolore.

“Ciao Tom. Non ci vediamo da molto tempo.” fece Cesare con aria strafottente. Lo spinse fino a farlo sbattere al muro e premendogli la mano in pieno volto. “Ti vorrei rovinare la faccia ma stavolta lascio perdere.”

“Cosa vuoi?” chiese Tom appena Cesare lasciò la presa.

“Ti ricordi il debito? Dovete pagare per lavorare in questa zona.”

“No.” A questa risposta, quello che lo teneva legato strinse ancora di più la catena facendogli sanguinare il palmo della mano. Tom urlò e il secondo tipo gli fece “Adesso te lo ricordi?”.

A un cenno di Cesare, il secondo ragazzo si avvicinò a Tom frugandogli nelle tasche della giacca in pelle e dei jeans.

“Lo sappiamo che hai soldi. Ti abbiamo visto.” disse Cesare. E intanto l’altro gli prendeva tutto quello che trovava: i soldi, il coltellino, le sigarette. Tom tentava di divincolarsi, ma il primo lo teneva fermo e premeva più forte la catena sulle mani.

Stringendo i denti per non urlare, Tom chiese di restituirgli il coltellino. Era proprio uno di quelli a cui teneva di più. Per tutta risposta, Cesare lo lanciò tra le grate di un tombino vicino, e il coltello precipitò con un tonfo sordo.

“Andiamo?” disse quello che stringeva la catena, allentando la presa.

Si sentivano delle voci animate fuori dal sottopassaggio, qualcuno stava per scendere le scale. Dai discorsi sembravano essere i tossici che di solito si nascondevano lì per iniettarsi la droga. Non ancora soddisfatto, Cesare si avvicinò di nuovo a Tom afferrandolo per il colletto, e spingendolo di nuovo al muro con più forza di prima.

“Secondo voi cosa ci troverà Nina in uno come lui?” chiese agli altri.

Gli amici non risposero, rimasero a guardare mentre Cesare sferrava un pugno a Tom in pieno stomaco e poi un altro più in basso. Se ne andarono tutti velocemente, sparendo dal sottopassaggio. Tom si era piegato in due e teneva le braccia serrate dove era stato colpito. Per non pensare al dolore fissava il graffito di un mostro gigante sul muro che aveva di fronte. I tossici nel frattempo erano scesi e si erano fermati poco distanti da lui, iniziando le loro operazioni nonostante l’avessero visto.

Tom si fece forza e andò verso le scale per uscire. Solo quando cercò di appoggiarsi per salire, notò di avere un taglio profondo sul palmo della mano ricoperta di sangue.

***

Tornato in strada, diede un’occhiata nella zona dove lavorava Fausto ma non riuscì a trovarlo. Immaginò che fosse già andato al locale così si avviò verso il Mad, dove a quell’ora Nina e Marta dovevano avere già iniziato il loro turno. D’altronde era il posto più vicino dove andare. Dal punto in cui si trovava, prese una stradina vicina al retro del locale, dove altre volte si era incontrato con Nina.

Da lontano vide Marta che sistemava alcune casse vuote vicino a un bidone e la chiamò. La ragazza notò subito la mano insanguinata che Tom teneva stretta nella stoffa della maglietta nel tentativo di avvolgere la ferita. Lo guardò sbarrando gli occhi.

“Mi serve una benda.” disse subito lui. “Puoi chiamare Nina?”

Tom la seguì mentre rientrava nel magazzino alla ricerca della benda, ma lei lo fermò sulla porta.

“Non puoi entrare, Tom.”

Il ragazzo  attese fuori. Passando dal magazzino Marta rientrò nella sala bar, dove l’amica stava servendo ai tavoli. Le fece cenno di avvicinarsi e Nina si affrettò a terminare un’ordinazione per spostarsi.

“Dov’è la cassetta del pronto soccorso?” le chiese con urgenza.

Tornarono insieme nel magazzino; Nina sapeva che doveva essere in uno degli scaffali e infatti la trovò subito.

“C’è Tom, si è fatto male a una mano.” le disse Marta. Aprì la cassetta cercando la benda, con una certa agitazione.

“Cosa? E dov’è?” si allarmò Nina.

“Sta aspettando fuori. Certo che si mette sempre nei guai.”

“Non sarà stata colpa sua. Dai chiamalo, fallo entrare.”

“Sei matta? Oggi deve passare il capo. Non hai sentito?”

“Non importa, fallo entrare.”

Marta si fermò e la guardò negli occhi.

“Io non c’entro niente però…se poi vi vede non ci voglio passare.”

“Se arriva, tu digli che non sto bene e che sto qui dietro cinque minuti.”

“Sei proprio cotta stavolta.”

Nina abbassò lo sguardo. Era quasi impossibile fingere con una che la conosceva bene come Marta.

“Non ci posso fare niente.” ammise.

Marta scosse la testa, ma allo stesso tempo sorrise all’amica per mostrarle la sua comprensione. Fece entrare Tom e chiuse la porta che dava all’esterno.

“Grazie Marta.” le disse Tom prima che lei li lasciasse soli. Quella parola gentile da parte sua la stupì, ma preferì non darlo a vedere.

Si erano messi seduti su una pedana di legno, vicino ai carrelli da trasporto in fondo al magazzino, dove erano impilate casse di bibite e bottiglie d’acqua. Tom si era appoggiato stancamente, ogni tanto sentiva bruciare lo stomaco e aveva nausea. Restarono in silenzio per qualche secondo, lì dietro la musica del locale rimbombava con un suono indistinto in sottofondo.

Tom prese una bottiglia e Nina lo aiutò a versarsi dell’acqua sulla ferita per ripulirla prima di bendare la mano. Quando vide bene il taglio la ragazza strinse i denti con un brivido. Una goccia di sangue cadde sul suo grembiule da cameriera e Tom passandoci il dito sopra peggiorò la situazione. Nina ci versò sopra la polverina bianca della valigetta del pronto soccorso ottenendo così una vistosa macchia bianca sul grembiule e sulla gonna. Iniziarono a ridere per tornare subito seri. Lei si tolse il grembiule dicendo che per fortuna ne aveva uno di ricambio.

Allora sparse la polverina bianca sopra la ferita e poi si mise a fasciare con cura la mano di Tom.

“Non sarà meglio andare al pronto soccorso?” gli disse preoccupata. “Con questi tagli si possono prendere infezioni…”

“Diglielo tu al tuo amico. Facile aggredire in tre con catene di ferro.”

Nina sospirò. Strinse la benda facendo un piccolo nodo, usando troppa forza nella rabbia del momento.

“Ora è incazzato perché gli ho detto di no.”

“Cosa?”

“No, niente.”

Nina chiuse la valigetta e andò a riporla negli scaffali.

“Gli hai detto di no per cosa?” ripeté Tom.

“Niente. Mi aveva chiesto di tornare insieme.”

Anche se aveva già messo a posto la valigetta, Nina restò voltata verso gli scaffali come se dovesse fare altro. Tom vide del sangue ricomparire sotto la benda e premette con il pollice.

“Beh, questo non lo sapevo.”

“Non te l’ho detto perché non era importante.”

La ragazza si voltò e rimase ferma con le braccia conserte.

“Sei arrabbiato?”

“No.” rispose lui, continuando a premere sulla mano. “Sto pensando a domani, che devo portare i soldi ad André. È meglio se vado.”

Fece per alzarsi, ma si fermò vedendo che Nina stava prendendo la sua borsetta da uno degli scaffali. Si avvicinò a lui e la aprì per cercare il borsellino.

“Quanto ti serve? Fausto ci ha dato cinquanta…il resto se l’è tenuto lui. Dice che aveva un debito con uno.”

“Sì figurati.”

Nina tirò fuori la banconota e mise la borsetta da una parte.

Tom la guardò scoraggiato.

“Non bastano. Non puoi prenderne dalla cassa?”

“Mi vuoi fare licenziare?”

“E le mance?”

Nina scosse la testa.

“Scusa ma non gli puoi dire che ti hanno picchiato? Cosa vuole da te quel pervertito?”

“Non lo so. Dipende come gli gira.”

“E tu mordiglielo.”

“Cosa? Bel consiglio.”

Gli veniva da ridere ma lo sforzo gli procurò nuove fitte all’addome. Con un gemito si appoggiò alla pila di casse sulla pedana. Nina andò a sedersi accanto a lui, guardandolo preoccupata.

“Forse è meglio se resti un po’ qui a riposarti.” suggerì.

“No, non voglio metterti nei casini.”

Lentamente si mise di nuovo dritto sulla schiena per farle vedere che stava meglio. Nina gli accarezzò la fronte spostandogli i capelli.

“Meno male che non ti ha ferito in faccia.”

Tom le sorrise, e come sempre accadeva quando erano così vicini, nessuno dei due poteva resistere all’altro. Si baciarono, poi Nina lo guardò tristemente.

“È da un po’ che non vieni a trovarmi.”

“Lo so…ho avuto da fare.”

“Non è che vai con qualcuna di quelle tossiche?”

“No. Te l’ho già detto che non mi interessano quelle.”

“È un brutto giro. Molti finiscono per bucarsi e manco se ne accorgono.”

Tom la guardò e le prese il viso con la mano sana.

“Mi fanno schifo le braccia piene di buchi. Capito? Basta con questa storia.”

La baciò ancora una volta. Qualcuno colpì tre volte sulla porta che dava al locale; doveva essere il segnale di Marta per rientrare, disse Nina.

“Meglio se vai.” Suggerì Tom. Ma lei non si decideva a lasciarlo andare.

Quando Tom fece per prendere i soldi che Nina teneva stretti in pugno, lei ridendo ritrasse la mano e con un rapido gesto infilò la banconota nel reggiseno. Si sbottonò la camicetta per rendergli più facile l’accesso.

“E se arriva qualcuno?” si preoccupò Tom, mentre le sfiorava la bretella del reggiseno.

“Ci nascondiamo.” Suggerì lei.

E sollevò uno dei teli che ricoprivano le casse di bottiglie, creando una sorta di tenda da usare come temporaneo rifugio. Poi lo fece appoggiare alle casse perché non facesse troppi sforzi, e andò sopra di lui sollevandosi la gonna. Come spesso accadeva quando erano insieme, lasciavano che fossero i loro corpi a parlare. Dovevano rispondere al richiamo come animali che si destano al solo fruscio delle foglie. Sensibili al minimo movimento, al più leggero respiro. Chimica di fame e sete tra chi prendeva e chi dava. Era quasi un gioco. Dove nessuno usciva vincitore.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratti gentilmente realizzati da Agnese Perra.

 

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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