Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**23*

Come il giorno e la notte – parte 23 –

Il ricatto

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

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André aveva guardato la banconota senza battere ciglio. Era rimasto qualche secondo in silenzio, come aspettando il resto. Ma Tom non accennò minimamente a cercare qualcosa nelle tasche. Anzi, una volta prese le bustine da vendere quella sera, si diresse verso la porta. Allora bastò uno sguardo di André perché si fermasse.

“Solo questi?”

Oltre al rimprovero, Tom percepì nella sua voce una punta di soddisfazione. Non avere l’intera somma infatti lo rendeva ricattabile, e questo non doveva dispiacergli affatto.

“Me li hanno presi.” rispose il ragazzo. E si sistemò i capelli sollevando la mano fasciata, in modo che André la vedesse. L’uomo la notò, ma prima di credere alla sua versione dei fatti doveva interrogarlo.

“E chi erano?” gli chiese.

Senza spostarsi dalla scrivania, prese una sigaretta sottile dal suo prezioso portasigari. Tom fece un passo verso la finestra socchiusa. Le tende si muovevano morbidamente, accarezzate dal vento fresco.

“Uno si chiama Cesare. Fa il buttafuori della discoteca.”

“Quella vicino al Mad? Ho capito. Ci manderò Marzi.”

Tom fece per andare di nuovo verso la porta, sperando che le domande fossero finite. Quando André era così serio, intimoriva persino lui. Ma le domande non erano affatto finite.

“Come mai gli altri non ti hanno avvisato?”

André si era acceso la sigaretta e si accarezzava nervosamente un sopracciglio. Tom sentiva che l’avrebbe messo alle strette.

“Non lo so…Ero nel sottopassaggio e…”

“E cosa ci facevi lì?”

Tom si era morso la lingua subito dopo aver parlato. Sapeva che era una mossa falsa andare in punti poco sicuri come il sottopassaggio. Soprattutto perché gli altri non avrebbero potuto avvisarlo di un pericolo.

“Niente…stavo parlando con una e poi…”

“Parlando?” lo interruppe André. E lo guardò in un modo eloquente, che non ammetteva scuse. Si alzò dalla poltrona dietro la scrivania, dopo aver poggiato la sigaretta iniziata. Non capendo che intenzioni avesse, Tom non trovò di meglio da fare che scappare.

“Tanto non mi credi.” disse, e posò una mano sulla maniglia della porta per andar via.

André lo raggiunse e gli bloccò la mano. Gli fece male, premendo inavvertitamente proprio sulla ferita non ancora rimarginata. Accorgendosene, allentò la presa e gli accarezzò la fasciatura. Stretto contro la porta, Tom sentiva il suo respiro addosso. Cercò di stare calmo, mentre André lo guardava smarrito, tanto da dargli l’impressione di essere brillo o forse drogato. Non era in ordine, contrariamente al suo solito. I capelli un po’ spettinati, la vestaglia da camera aperta sul petto.

“Anche quando dici balle non posso fare a meno di crederti. E sai perché?”

“Ti ho detto la verità.”

“Perché mi ubriachi con la tua voce.”

Capì che André non lo ascoltava, seguiva soltanto il filo dei suoi  pensieri. E nel frattempo la sua mano era salita ad accarezzargli il braccio, per arrivare al collo. Tom si mostrò più deciso, non voleva altro che troncare quella situazione.

“Lasciami andare o ti denuncio.”

A quelle parole l’uomo si mise a ridere come per scherno. Lo lasciò e riprese la sigaretta sulla scrivania.

“Denunciarmi? E perché dovrebbero crederti? Non ti hanno già creduto una volta…”

Lo guardò con aria di sfida, e questo non fece che far salire la rabbia che Tom aveva trattenuto fino a quel momento.

“Non ne sai niente.” si difese il ragazzo.

“Certo che lo so. Quello che c’era scritto nei giornali, almeno. Carriera politica stroncata se non ricordo male…per le accuse mosse dal figlio.”

“Non lo sai.” ripeté Tom, e stringeva i pugni nonostante il dolore provocato dalla ferita.

“Ma risultarono infondate.” continuò André, come in un delirio di onnipotenza che in qualche modo gli faceva tenere in scacco il ragazzo. “Già. Probabilmente quel bambino era un bugiardo. Il piccolo Tom.”

“Odio più te di lui.” sbottò Tom.

Restarono in silenzio. Tom si riavvicinò alla finestra per respirare aria fresca. Non voleva piangere di fronte a lui. L’avrebbe picchiato in quel momento, per quanto gli ricordava suo padre.

André si era appoggiato al bordo della scrivania ritrovando la calma e guardando verso di lui.

“Sono onorato.” fu il suo pacato commento “Nessuno odia qualcuno più del padre.”

“Ti sto solo chiedendo di lasciarmi in pace.” disse Tom quando si fu ripreso.

“E io ti sto chiedendo una cosa sola, una notte sola. E in cambio non dovrai più lavorare in quello schifo di posto. Andrai nelle case di persone per bene, ricche, avvocati, politici…Una bella differenza. E anche più guadagno, capisci?”

“Questo è un ricatto.”

“Voglio mandare te perché ci sai fare.”

“La risposta è no.”

Tom si rivolse verso la finestra, evitando il suo sguardo. André spense nervosamente la sigaretta.

“Non c’è una risposta no.” disse risoluto. “Non costringermi a usare la forza perché lo detesto.”

“Tanto non sei più forte di me.”

Si guardarono. Per quanto André fosse alto e prestante, Tom era comunque più giovane e muscoloso.

“La mia pazienza è finita, Tom.”

Il ragazzo interpretò le sue parole come la decisione definitiva di mandarlo via dal Casolare se non avesse accettato. Si diresse quindi verso la porta, stavolta sicuro di uscire.

“Non ti ho detto di andare.” lo fermò André. “Ho deciso di darti un’alternativa. Puoi mandare il tuo amico al tuo posto.”

Tom sentì come un colpo alla schiena mentre si accingeva ad aprire la porta. Si soffermò a pensare se avesse sentito bene, e come per dargli la certezza, André lo ripeté.

“Mi va bene anche Vin.”

Tom cercava la forza di dire qualcosa. La sola idea di quella proposta gli procurava un senso di nausea e fastidio intollerabile.

“Lui… è ancora piccolo…” protestò debolmente.

“Perché tu, non eri piccolo?”

Quella cattiveria lo colpì ancora più in profondità.

“O tu o lui, decidi. Domani, diciamo verso le sei.” fece una pausa attendendo una sua reazione, che non arrivò. “Sono stato chiaro, Tom?”

“Mi fai schifo.” fu la risposta di Tom.

E finalmente uscì dalla stanza senza che André tentasse ancora di fermarlo.

***

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratti gentilmente realizzati da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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