Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**25*

Come il giorno e la notte – parte 25 –

Salome’

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Tom black

 

Tom era rimasto ad aspettare nei pressi della villa, dopo aver lasciato la Vespa in una stradina secondaria, e aveva visto Vin entrare. Si era appostato dietro un albero del vialetto che portava al lungofiume, da dove si aveva uno scorcio del giardino e delle finestre della casa di André. Diverse volte aveva avuto la tentazione di entrare e avvicinarsi alla finestra, per fare rumore o intervenire in caso ce ne fosse stato bisogno. Ma altrettante volte ci aveva ripensato e si era allontanato, senza perdere d’occhio la casa e il cancello principale.

Quando Vin era finalmente uscito dal cancello, era subito tornato a nascondersi dietro a un albero e aveva aspettato che si incamminasse, per poi recuperare la Vespa e seguirlo quasi a passo d’uomo per non farsi notare. Vin si era fermato un minuto, appoggiandosi al muro di cinta, e lì Tom si aspettò di vederlo piangere o qualcosa del genere. Ma si accorse che si era fermato soltanto per allacciare la scarpa che si era slegata. Poi si era voltato e aveva proseguito lungo il muro, in direzione del piazzale delle roulotte.

Poco prima di arrivare al piazzale gli era corso incontro abbaiando Bullo, come se l’avesse avvistato già in lontananza, e Vin l’aveva seguito tra gli alberi del lungofiume. Da lì Tom l’aveva visto inoltrarsi nella vegetazione e poi scendere fino alla piccola banchina. Allora aveva lasciato la Vespa appoggiata a un muretto e si era incamminato con molta cautela. Mentre si avvicinava, nel silenzio i suoi passi sulle foglie producevano un rumore quasi ritmico, piacevole, e il suono dell’acqua del fiume sembrava accompagnarlo. Intravide Vin accovacciato ai piedi di un albero, che parlava con il cagnolino come a un bambino, mostrandogli le foglie che galleggiavano sull’acqua. Prima ancora che Vin lo vedesse, Bullo avvertì la sua presenza e gli andò incontro, costringendolo quindi a venire allo scoperto tra gli alberi.

“Ehi.” disse Tom, rivolgendosi al cane che iniziava a leccargli la mano, ma salutando così anche Vin.

Vin, stupito di vederlo, provò suo malgrado una strana emozione. Lo sfiorò il pensiero che si fosse preoccupato per lui, ma decise di non alimentare troppo quell’idea. Lo salutò restando accovacciato ai piedi dell’albero.

“Che ci fai qui?” gli chiese, considerando che sarebbe dovuto essere in stazione a quell’ora. La domanda sembrava buttata lì per caso, ma implicava il desiderio di sentirsi rispondere qualcosa di simile a un “volevo vederti”.

“Niente…” rispose Tom, cercando di sminuire il proprio imbarazzo. Lo osservava come per capire dai suoi gesti se fosse successo qualcosa con André o se fosse tutto normale. Non voleva fargli nessuna domanda diretta. Poi mise una mano in tasca del giubbino e tirò fuori due biglietti un po’ stropicciati.

“Ti stavo cercando per darti questi. Me li hanno regalati…ma tanto io non ho tempo. Prendili tu. Ci volevi andare.”

Vin prese i biglietti e lesse Tunnel della morte – ingresso unico.

“Sei sicuro?” chiese, sorpreso di quel dono inatteso. Tom annuì.

“Vai con Taco…o con chi vuoi tu.”

Vin li mise con cura in mezzo al libro che aveva appoggiato per terra. Tom ne approfittò per tirare in ballo André.

“Non gliel’hai restituito?”

“No, mi ha detto di tenerlo. Ah, ha scritto una cosa per te.”

Così dicendo prese il segnalibro e lo passò a Tom, che gli diede un’occhiata veloce.

“Sabato andiamo in barca per il mio compleanno.” annunciò dopo aver letto. Si sistemò il ciuffo di capelli che il vento improvviso gli stava scompigliando, e quasi gli sfuggì il segnalibro dalle mani.

“Nella barca di André? E tu ci vuoi andare?”

Tom non rispose subito. Si rigirava tra le mani il segnalibro, mentre Bullo tentava di afferrarlo con i denti, come in cerca di qualcosa da rosicchiare.

“Perché no? Lo sai, non festeggio il mio compleanno da…” restò sovrappensiero, giocando a sottrarre il segnalibro al cane. “Beh, non me lo ricordo nemmeno.”

Vin sorrise. Gli avrebbe voluto dire che era molto felice di festeggiare insieme i suoi diciotto anni. Tom gli restituì il segnalibro e si voltò per andare via.

“Tom.” lo richiamò Vin prima che sparisse tra gli alberi. “Scusa, se l’altro giorno non ti ho avvisato di Cesare.”

Tom si fermò solo un attimo, per poi riprendere a camminare sulle foglie.

“No, scusa tu.”

Ma quando lo disse si era già voltato, e a voce talmente bassa che Vin non l’avrebbe potuto sentire. Appena arrivato sulla strada, si sentì in qualche modo più leggero, e fece un respiro profondo prima di salire sulla Vespa e correre verso la stazione.

Vin si alzò per andare anche lui in quella direzione, ma Bullo si era impossessato del segnalibro e dovette lottare un pochino per salvarlo dalla sua presa e dalle sue leccate. Quando ci riuscì era ormai in buona parte compromesso, e prima di decidere di buttarlo lesse il messaggio di André:

Sabato tutti sulla mia barca per il tuo compleanno. P.S. Non finisce qui.

Seppellì il segnalibro sotto le foglie, forse con la vana speranza di far scomparire in quel modo anche il messaggio che vi era scritto.

Passando davanti al piazzale delle roulotte, il ragazzo vide Nina che stendeva il bucato su alcuni fili sistemati di lato alle finestrelle. Si avvicinò con i biglietti in mano, per chiederle se per caso voleva andare con lui al Tunnel della morte. Lei ne sembrò entusiasta.

“Andiamo subito, però. Perché poi devo lavorare.”

Appena fu pronta, camminarono a passo veloce fino ad attraversare lo stradone.

“Io sono molto paurosa, Vin. Se ho paura mi abbracci?” lo avvisò la ragazza.

“Sì, certo.” fece lui. “Anche io sono molto pauroso.”

***

La barca di André si trovava in uno dei porticcioli dall’altra parte della città, poco prima di prendere la strada del mare che Vin e Tom avevano percorso in macchina tempo prima. Arrivarci a piedi avrebbe richiesto quindi almeno mezz’ora senza fermarsi. Per questo motivo André aveva messo a disposizione l’automobile – la stessa 127 che aveva guidato Tom – e Marzi l’aveva lasciata nel cortile del casolare appena finito di lavorare alla villa. Poi con un’altra auto, una di quelle nere eleganti, aveva accompagnato André alla barca, dove avrebbe aspettato i ragazzi.

Quella sera, Fausto si era messo alla guida della macchina portando con sé Taco e andando a prendere Marta e Nina al locale. Fortunatamente per loro, erano riuscite ad accattivarsi le simpatie della proprietaria – un po’ meno quelle di suo marito, che però difficilmente si intrometteva negli affari del locale. Maddalena aveva chiamato il pub proprio per il suo nome, senza sapere all’epoca che Mad in inglese indicasse le persone un po’ fuori di testa. Per quel motivo ormai era conosciuta anche come la matta, oltre che la donna del pub. Comunque, grazie a questa simpatia reciproca, la proprietaria aveva dato il consenso alle ragazze per smontare prima dal lavoro, a patto di garantirle gli straordinari il sabato successivo.

Tom invece aveva preferito prendere la Vespa. In quelle sere di marzo ancora fresche ma dal sapore primaverile, gli piaceva correre più leggero e con il vento tra i capelli. Aveva chiesto a Vin di andare insieme a lui, e l’altro gli aveva risposto subito di sì, senza che nemmeno terminasse la frase. Se avesse proseguito dicendo che sarebbero andati “con un camion della nettezza urbana” per lui sarebbe stato lo stesso.

Si incontrarono tutti sulla banchina dopo aver parcheggiato, e Vin notò che Nina, un po’ imbronciata, si era avvicinata subito a Tom dicendogli: “Lo sai che hanno licenziato Cesare dal locale?”, e Tom aveva risposto soltanto No e si era incamminato.

La barca era proprio l’ultima lungo il molo di legno, le altre erano tutte più piccole e sembrava non esserci nessuno a bordo. Riconobbero la scritta Swan sul fianco, che come aveva indicato Marzi, era la marca scandinava della barca ma voleva dire anche cigno. Entrare nella barca di André era come entrare in un tendone di attrazioni. Diversamente dalla villa, le tende erano color crema, a scomparsa, e i mobili di legno chiaro. C’era anche un angolo bar fornito e accessoriato, porte scorrevoli da dove si accedeva al bagno e a una stanza da letto. Il mare era abbastanza calmo, salvo ogni tanto qualche spinta del vento che faceva ondeggiare la barca.

Su un tavolo erano sistemati dei piatti con stuzzichini vari, e birre e bevande per tutti i gusti. C’erano anche dei cocktail già pronti in bicchieri colorati e col ghiaccio vicino. Ma prima, André voleva che si sedessero sui divani e assistessero allo spettacolo che aveva preparato per loro. Aveva sistemato in vari punti delle luci soffuse, che mettevano in risalto anche la sua figura vestita completamente di bianco. Da un piccolo stereo proveniva della musica di sottofondo, tutto sembrava allestito nei minimi particolari. L’uomo scomparve dietro una tenda, per ricomparire dopo qualche secondo, con lo sguardo e i gesti colmi di teatralità. Teneva in mano un vassoio e lo fissava come se su quel vassoio fosse adagiata la testa di Iokanaan, andando intanto a sedersi su un grande cuscino sistemato per terra dicendo più volte la battuta di Salomè: “Tu non hai voluto baciare la mia bocca, Iokanaan”.

Ai ragazzi veniva da ridere di fronte a quella messinscena per loro così stravagante; Tom invece, restando serio, fece cenno agli altri di stare in silenzio e così ascoltarono il monologo che André iniziava a recitare con intensità, guardando ora l’uno ora l’altro dei suoi spettatori oppure il vassoio con l’immaginaria testa.

Iokanaan, sei stato lunico uomo chio abbia amato. Tutti gli altri uomini mi nauseano. Ma tu, tu eri bello. Il tuo corpo era una colonna d’avorio su un piedistallo d’argento. Era un giardino pieno di colombe e di gigli d’argento. Era una torre d’argento ornata di scudi d’avorio. Non c’era nulla al mondo bianco come il tuo corpo. Non c’era nulla al mondo nero come i tuoi capelli. Nel mondo intero nulla era rosso come la tua bocca. La tua voce era un incensiere che spandeva strani profumi, e quando io ti guardavo udivo una musica strana!”

Il monologo terminò dopo circa dieci minuti, proprio nel momento in cui la musica cessava, e André chinò infine la testa come per baciare il vassoio. I ragazzi applaudirono; Taco e Marta che si erano trattenuti dal ridere si sentirono finalmente liberi di sfogarsi. Taco si mise in piedi sul divano battendo chiassosamente le mani. Vin restò in silenzio, affascinato dall’interpretazione e dal testo. Per tutto il tempo aveva pensato che non ci potessero essere parole più belle da dire a qualcuno. Si era voltato verso Tom e aveva notato che anche lui era rimasto serio, seduto sulla poltrona, mentre André si avvicinava a lui con due cocktail presi dal tavolo.

“Questo è per il festeggiato.” proclamò André ad alta voce per ottenere l’attenzione di tutti. E porse a Tom il bicchiere di colore rosso, tenendo l’altro per sé. Poi annunciò: “Che dalla settimana prossima non lavorerà più in stazione ma avrà un lavoro più importante. Auguri, Tom.”

Il bicchiere di André sfiorò quello di Tom per il brindisi e l’uomo bevve un sorso, mentre il ragazzo rimase fermo, visibilmente stupito. La scena era stata talmente solenne che ci fu silenzio per qualche secondo. Un momento di incertezza generale in cui non si sapeva se esultare o meno. Guardando gli altri, Vin notò che in particolare Fausto e Nina sembravano molto freddi rispetto al solito. Pensò che Nina dovesse essere ancora arrabbiata per quella frase che aveva detto sulla banchina, e non diede peso alla cosa. Alla fine fu Fausto a rompere l’imbarazzo pronunciando un “complimenti, Tom” abbozzando un sorriso velatamente forzato. Gli altri complimenti seguirono a ruota, e finalmente andarono tutti a prendere da bere e da mangiare.

Anche Tom, ripresosi dallo stupore, iniziò a bere il suo cocktail e si alzò per farsi dare gli auguri dagli amici. Andrè annunciò che si potevano aprire le danze e che avrebbe fatto scegliere la musica a loro. Fausto si fece avanti con una cassetta rivendicando il diritto di ascoltare musica hard rock, almeno per una volta, subito appoggiato da Marta e Taco. Dall’altra parte Tom aveva portato una cassetta di musica Disco e ottenne i voti di Nina e Vin. Per risolvere la disputa dovette intervenire André che decretò fosse più giusto sentire la musica del festeggiato. Poi, annunciando che Salomè andava a riposare un poco, scomparve dietro una porta scorrevole lasciandoli soli a festeggiare.

Ballarono sulle canzoni dei Boney M. e quando iniziò Rasputin Tom, già su di giri, salì su un tavolino senza scarpe e a torso nudo mentre gli altri ballavano intorno a lui. A un certo punto, quando avevano appena iniziato un giro di shottini, Tom disse di non sentirsi bene ma la musica era alta e gli altri non se ne accorsero. Vin lo vide andare oltre la porta scorrevole alla ricerca del bagno e decise di non seguirlo per non sembrare il solito apprensivo o rompiscatole.  Dopo una decina di minuti, qualcuno continuava a ballare, mentre Taco era già esausto sul divano. Non vedendolo tornare, Vin, meno ubriaco degli altri, avvisò che Tom era andato in bagno e doveva sentirsi male.

“Strano, ha bevuto solo tre cocktail.” osservò Fausto, andando a sedersi accanto a Marta, col respiro affannato per il ballo.

“Però non ha mangiato niente.” disse Nina.

“Ma lui regge più di noi messi insieme.” precisò Marta poggiando la testa sulla spalla di Fausto. E rideva qualunque cosa dicesse.

Vin abbassò il volume della musica e in quel momento André si affacciò dalla porta scorrevole. Si rivolse a Fausto facendogli cenno di avvicinarsi, e il ragazzo lo raggiunse subito. Lo sguardo serio di André fece preoccupare Vin; aveva notato che si era cambiato e indossava una delle sue vestaglie. Fece per avvicinarsi ma André richiuse subito la porta scorrevole con uno scatto. Rimasero ad aspettare senza sapere cosa fare. Nina disse più volte: “Sarà meglio andare”, sembrava nervosa. Vin tolse il nastro di Tom dallo stereo e lo poggiò sul tavolo.

Quando Fausto ricomparve, disse subito che dovevano andare via.

“Sta troppo male per muoversi. L’abbiamo fatto sdraiare e gli lasciamo la Vespa così quando sta meglio può andarsene.”

Fausto svegliò Taco e presero le loro cose. Vin provò a chiedergli qualche informazione in più ma il ragazzo non gli rispondeva.

“Lo lasciamo qui?” si preoccupò Vin.

“Finché non si riprende…Stai tranquillo, Vin.” gli rispose Nina.

“Andiamo a ballare allora?” propose Marta. “So che c’è una bella serata rock.”

Raccolsero i giubbotti e le borsette e uscirono in fretta dalla barca, seguendo Fausto che li aiutò uno ad uno ad attraversare la passarella dalla barca alla banchina. A parte Vin erano tutti sbronzi ma Fausto era l’unico che camminava dritto. Nina prese la mano di Vin e andarono verso il parcheggio. Più si allontanavano dalla barca, più Vin provava una sensazione di tristezza e impotenza. Poco prima di arrivare alla macchina si fermò e lasciò la mano di Nina, voltandosi di scatto ed esclamando “Io non lo lascio solo!”

Non aveva fatto nemmeno due passi che Fausto l’aveva afferrato per il braccio, stringendo tanto da fargli male. Poi l’aveva guardato in maniera molto eloquente, quasi minacciosa, senza ammissione di repliche.

“Tu vieni con noi.”

Lo tenne per il braccio finché non furono alla macchina, dove entrarono stringendosi tutti e cinque. Fausto non mise subito in moto, restò fermo con le mani sul volante. Era calato un silenzio così pesante che a Vin stava per venire da piangere. Marta guardò Fausto stranita.

“Allora andiamo a ballare?” disse, come incitandolo a mettere in moto. Era l’unica che non sembrava particolarmente colpita, o forse era solo la più ubriaca.

Fausto allora partì e anche Nina disse sì, andiamo a ballare, ma con un tono che non si addiceva affatto alla spensieratezza di un simile evento.

Vin restò in silenzio in macchina e anche in discoteca, premeditando soltanto di tornarsene da solo al casolare non appena gli altri non avrebbero più badato a lui.

***

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratti gentilmente realizzati da Agnese Perra.

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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