Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**26*

Come il giorno e la notte – parte 26 –

Sulla barca

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

crystal_ship

 

Era completamente buio. No, non era buio. Qualcosa gli copriva gli occhi, per questo non riusciva nemmeno ad aprirli. Sentiva dolori dappertutto, e per un attimo fu convinto di essersi risvegliato dopo un incidente. Fu quello il suo primo pensiero, che una macchina gli fosse passata sopra tutto il corpo. Anche se non gli era mai capitato, doveva essere quella la sensazione.

Con un certo sforzo riuscì a sollevare le braccia e a togliersi la benda legata dietro la testa; solo quando la gettò per terra riconobbe la cravatta di André. Fu allora che si accorse di essere sdraiato su un letto grande, in una stanza della barca, e per un istante desiderò di ricoprirsi con la benda per non vedere e non capire ciò che era successo. Richiuse gli occhi sperando di sognare, di ritrovarsi al casolare riaprendoli. Ma così non fu.

Non ricordava quella stanza, ma riconosceva i mobili della barca, la porta aperta sul bagno dove si era sentito male poche ore prima. O il giorno prima? Non aveva idea. Soprattutto di come fosse finito lì. La testa era così pesante che riordinare i pensieri era l’ultima cosa possibile. Provò a muoversi e nonostante il corpo sembrasse non volergli obbedire, riuscì almeno a mettersi seduto. La testa gli girava, e ogni tanto la barca si muoveva con lo sciabordio dell’acqua. Si rese anche conto di essere completamente nudo, semicoperto solo da un lenzuolo bianco.

L’unica cosa di cui era certo era di essersi sentito male in bagno. E a un certo punto non aveva visto quasi più nulla, tutto era diventato offuscato. Sentiva delle voci. Qualcuno l’aveva aiutato a sollevarsi dal pavimento e poi l’aveva trasportato fino al letto. A giudicare dalla forza delle braccia potevano essere stati soltanto André e Fausto. “Adesso fai andare via tutti.” aveva detto André. Nessuna risposta. C’era stato silenzio per un po’, lo muovevano per sistemarlo sul letto, lui tentava di protestare ma non aveva forze, nemmeno per dire parole compiute. La vista diventava sempre più annebbiata. Non ricordava altro, solo porte che sbattevano, poi una musica. Mani che gli tenevano le braccia. Forse era meglio così, pensò, non ricordarsi altro.

Provò a scendere dal letto lentamente, lo stordimento diminuiva man mano che si riabituava a muovere braccia e gambe. Notò di avere un livido violaceo sul braccio e un segno rosso vicino ai polsi, indizi di un tentativo di resistenza. Vide i suoi vestiti buttati da una parte, e andò a recuperarli. E mentre si rivestiva, gli saliva la rabbia. Una rabbia che gli faceva venire voglia di spaccare tutto, ma sentiva di non avere abbastanza forze per farlo. Non riusciva né a piangere né a urlare. Continuava a ripetere solo “stronzo, stronzo”. Dapprima rivolgendosi mentalmente ad André ma poi rivolgendo l’insulto a se stesso, per essersi fatto fregare. Perché era successo proprio ciò che aveva fatto di tutto per evitare, e lo considerava un vero smacco. E mai avrebbe voluto riprovare quel dolore che già diversi anni prima gli aveva fatto pensare di essere segnato a vita.

Una volta vestito andò in bagno, nella speranza che bagnandosi il viso e la testa avrebbe riacquistato un po’ di forze. Non vedeva l’ora di togliersi di dosso un odore che non era il suo. Cercando del sapone in uno scaffale, fece cadere una boccetta che per fortuna non si ruppe. La rimise a posto, notando che sullo scaffale ce n’erano di diversi tipi, una gli sembrò uguale alle gocce che usava Vin. C’era scritto sopra lo stesso nome con lo stesso disegno sull’etichetta. Afferrò un asciugamano e si tamponò la fronte diverse volte, come se potesse servire a rinfrescarsi le idee. Adesso che era in piedi sentiva anche una forte nausea. Probabilmente per quello che aveva bevuto, pensò. Anche se non si capacitava di essersi sentito male solo per l’alcool, non era da lui.

La porta scorrevole era aperta. Riconobbe la sala dove avevano festeggiato il suo compleanno. Dalla vetrata vide che stava appena iniziando a fare giorno. André era addormentato sul divano, la testa reclinata sulla spalliera, indossava solo la vestaglia da camera che arrivava fin sopra le ginocchia. Tom si avvicinò silenziosamente, controllando nel frattempo nelle tasche del giubbino jeans. Ma erano vuote, a parte le chiavi della Vespa. Non aveva preso il suo coltello la sera prima, dato che stava andando soltanto a festeggiare il suo compleanno. Arrivò fino al tavolino, dove erano poggiati alcuni bicchieri vuoti della sera prima. C’era anche quello rosso, quello del suo primo cocktail, e notò che vi era rimasto un fondo di liquido con depositata della polverina bianca. Altra polverina bianca era sparsa sul tavolino, non poteva essere altro che droga.

Prese il bicchiere e annusò, l’odore dell’alcool quasi evaporato non aiutava a capire il contenuto. Stranamente la rabbia gli era quasi passata, provava in realtà una sorta di tristezza. Non sapeva se più per sé o per l’uomo che dormiva sul divano. E che aveva segnato la sua condanna. Tom sputò dentro il bicchiere, e poi ne svuotò tutto il contenuto sul volto di André, in un unico getto. L’uomo si svegliò di soprassalto, urlando per il bruciore agli occhi. Li tamponò con la manica della vestaglia, tentando di asciugarli, e vide il ragazzo. I due si guardarono per qualche secondo, e Tom fu tentato di tirargli il bicchiere in faccia e vedere i pezzi di vetro scheggiargli gli occhi e la testa. Invece poggiò il bicchiere sul tavolino e se ne andò. Uscendo dalla barca non si voltò, ma sentì il rumore del bicchiere che andava a infrangersi contro il muro.

Fuori era fresco. Gabbiani e altri uccelli gridavano sopra il mare leggermente mosso. Camminando lungo il molo vide alcuni pescatori che preparavano le barche. Tutto sembrava normale, nessuno badava a lui, nessun poteva sapere il suo stato d’animo. Forse, a nessuno interessava.

Quando stava per raggiungere la Vespa, notò la macchina nera di André, quella che usava di solito Marzi per accompagnarlo e andare a prenderlo. L’uomo infatti era lì, poggiato alla portiera, e ascoltava il primo giornale radio. Vide il ragazzo da lontano, Tom rallentò e si scambiarono uno sguardo. Non serviva dire niente. Così andò alla Vespa e partì verso il Casolare.

***

Vin sentì la Vespa frenare. Era tornato al Casolare già da qualche ora, ed era rimasto in allerta sul divano, chiudendo ogni tanto gli occhi per la stanchezza. Gli altri non erano ancora rientrati, sicuramente dovevano essere talmente ubriachi da essere crollati in discoteca o nella roulotte di Nina. Lui invece non faceva che pensare a Tom nella barca e preoccuparsi sempre più non vedendolo tornare. Cercò di gestire quell’ansia ascoltando qualche disco, ma poi spense tutto, anche le luci. Lasciò soltanto una candela per fargli compagnia.

Quando sentì la Vespa sobbalzò, ma decise di non muoversi. Non voleva incrociarlo subito, non voleva farlo sentire in imbarazzo, o peggio, scoprire che era arrabbiato con lui e gli altri che erano andati via lasciandolo sulla barca. E secondo lui ne avrebbe avuto tutte le ragioni. Perciò non si alzò dal divano e restò in ascolto dei movimenti di Tom al piano di sopra. Lo udì aprire e richiudere il frigorifero – sicuramente voleva bere qualcosa – poi far scorrere l’acqua in bagno.

A un certo punto i rumori cessarono. Dai finestroni del seminterrato Vin vedeva una sorta di luce, ma non capiva. Si alzò dal divano, in silenzio salì le scale e andò al piano di sopra, avvicinandosi poi alla finestra. Si accostò per non farsi vedere. Tom era in cortile, avvolto nell’asciugamano grande, messo a mo’ di mantello, i capelli ancora umidi. Stava appoggiato al muro e guardava il fuoco che aveva appena acceso. Tutti i suoi vestiti bruciavano tra le fiamme, e lui le fissava, senza alcuna espressione.

*****

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Ritratti gentilmente realizzati da Agnese Perra.

*Immagine Web – the Crystal Ship *

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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