Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**28*

Come il giorno e la notte – parte 28 –

Il male minore

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

sara ok

 

I giorni dopo sembrava che Tom non esistesse. La maggior parte del tempo restava chiuso nel seminterrato a tentare di suonare la chitarra, salvo scoraggiarsi e abbandonarla per terra al minimo accordo non riuscito. Aveva portato giù qualche birra e sigarette sufficienti per la sua sopravvivenza. Non saliva nemmeno per mangiare, pur di evitare di incontrare Fausto e Taco. L’unico a cui rivolgeva la parola era Vin, ma anche lui quando lo vedeva così silenzioso, con gli occhiali da sole persino dentro casa, riusciva a malapena a salutarlo. Si capiva che non voleva nessuno in mezzo ai piedi. Sembrava di rivedere il ragazzo di qualche mese prima, quello che in casa famiglia se ne stava in disparte senza toccare cibo e parlare con nessuno. Fino a che l’educatore non lo faceva rientrare in camera sua. E quel ricordo lo riempiva di tristezza, perché sapeva quanta vitalità sapesse mostrare Tom quando reagiva e non si dichiarava sconfitto. Ma nessuno poteva biasimarlo. E tutti loro in qualche modo si sentivano responsabili.

Dopo diversi giorni, inaspettatamente, Tom era comparso in cucina. Era salito verso l’ora di cena, e si era fermato in cima alle scale, catturando subito l’attenzione degli altri. Per un attimo, l’avevano fissato con stupore, notando fra l’altro che aveva abbandonato l’aspetto trasandato di quei giorni. Si era anche rasato il filo di barba che gli era cresciuto nell’ultima settimana, e il suo viso appariva più rilassato anche se privo di sorriso. I ragazzi avevano cercato di comportarsi normalmente: Fausto aveva continuato a cucinare, indaffarato con una padella, Taco stava sistemando i piatti e Vin tirava le freccette contro il bersaglio sul muro.

“Cosa c’è da mangiare?” chiese Tom.

Andò a sedersi al tavolo, come se l’avesse fatto fino al giorno prima, e prese un bicchiere per versarsi da bere. Gli altri, stupiti, erano rimasti per qualche secondo in imbarazzato silenzio.

“Hamburger.” Aveva risposto Fausto. “Ne vuoi uno?”

“Anche due.”

Taco allora aveva subito portato un piatto anche per lui, mentre Fausto si voltava di nuovo verso i fornelli.

Poi era uscito poco prima del tramonto, e Vin l’aveva visto dirigersi a piedi verso la stazione. Prima aveva provato a mettere in moto la Vespa, ma evidentemente era finita la benzina. Appena Tom si era allontanato, Vin era sceso per mettere in ordine la stanza in subbuglio. Sul letto di Tom aveva trovato i fogli con gli accordi di Wish you were here, l’ultima canzone che Vin aveva trascritto sul quaderno. Con vari appunti e sottolineature in penna. Sul tavolino, aveva lasciato tutti i suoi coltellini in mostra, sopra il fazzoletto di stoffa. Come se li avesse puliti e passati in rassegna. A Vin sembrava un buon segno, che prendendo uno dei suoi coltellini volesse tornare in stazione o comunque uscire come faceva sempre la sera. Si chiese se sarebbe tornato tutto come prima o se Tom avesse intenzione di andarsene. Forse sarebbe stato il male minore.

***

Tom era arrivato in stazione verso il tramonto, percorrendo una strada meno frequentata. Non voleva che pensassero che fosse lì a spacciare e lo cercassero per la dose. Gli andava solo di fare un giro e avvisare i tossici che non lo avrebbero più trovato lì, e che sarebbero dovuti andare da Fausto. In un certo senso voleva salutare la stazione, anche se certamente non avrebbe smesso di vederla; era quasi inevitabile passarci. In particolare voleva affacciarsi oltre le reti e guardare i binari al tramonto. Quel proposito però non fece che aumentare la sua malinconia. Pensò che doveva soltanto chiudere con quel posto, e iniziare un nuovo capitolo. Lavorare ancora per André finché non avrebbe trovato altro. Ora non aveva scelta, non avrebbe saputo dove andare. Ma prima o poi sarebbe cambiato tutto, lo sapeva. E di una cosa era certo, che non voleva più fidarsi di nessuno, se non di se stesso.

In compagnia di quei pensieri, era arrivato fino alla piazzetta dove si riunivano di solito le ragazze. Le giostre erano state appena smantellate e dunque c’era meno viavai rispetto alla settimana prima. Come si aspettava, le ragazze lo notarono e qualcuna lo riconobbe subito; lui si fermò soltanto per avvisarle che avrebbe cambiato zona e rispose in maniera vaga alle loro domande.

Da una panchina più in là, vide alzarsi una ragazza all’ombra del lampione e andare verso di lui, chiamandolo. Riconobbe Sara dai capelli sciolti e il trucco pesante sulla faccia da bambina. Si limitò a salutarla riprendendo subito a camminare, per farle capire che non voleva compagnia. Non si erano ancora rivisti dopo lo scontro con Cesare, e ripensandoci aveva capito che era stata proprio lei a tendergli la trappola. Nonostante il suo passo veloce, la ragazzina lo seguì per un vicolo, finché riuscì a raggiungerlo quando lui dovette rallentare al semaforo pedonale. Sentendo il rumore dei suoi tacchi alti avvicinarsi al marciapiede, si scostò e mise le mani in tasca.

“Tom!” lo chiamò, col fiatone. “Sei arrabbiato?”

“E me lo chiedi?”

“Guarda che io nemmeno li conoscevo quelli. Mi hanno solo detto di farti andare nel sottopassaggio che in cambio mi avrebbero dato la dose gratis.”

A quella conferma dei suoi sospetti, Tom non si trattenne dal mandarla a quel paese, e proseguì a camminare con l’intenzione di andare al Mad. Sara lo prese per il braccio, tentando di farlo rallentare. Aveva ancora il respiro affannato.

“Aspetta, voglio farmi perdonare. Conosco il barista della discoteca, se ci vieni con me ti offro da bere, eh?”

Tom rallentò e alla fine si fermarono vicino al muro del cavalcavia, lei continuava a tenergli stretto il braccio come col timore che scappasse. Erano in un punto in penombra, solo i fari delle macchine di passaggio consentivano di vedersi in faccia ogni tanto. Lei prese le gomme da masticare dalla borsetta e gliene offrì una. Lo guardava con gli occhi grandi appesantiti dall’ombretto blu, supplicando attenzione.

“E come l’hai conosciuto il barista? Nei tuoi giri notturni?” le chiese Tom per provocarla. Lei abbassò lo sguardo ma solo per un momento.

“No, è un amico di Marika. Stasera suona un gruppo di Londra, se andiamo entro le undici non si paga. Fanno musica alternativa.”

“L’ho già sentita questa cosa.”

Sara non smetteva di guardarlo, mordendosi nervosamente le labbra ogni tanto, in attesa di una sua decisione. A un tratto il piccolo foulard che aveva al collo si era slacciato, e il vento glielo stava per portare via. Tom lo afferrò al volo e la aiutò a risistemarlo com’era. Lo annodarono insieme, in un incontro di dita. Nel frattempo il ragazzo iniziò a pensare che tutto sommato andare a ballare sarebbe stato un buon modo per distrarsi.

“Non è che vuoi andare lì per cercare droga, vero?” le chiese.

“No. Davvero.”

“Allora andiamo.”

Si avviarono insieme fino ad attraversare lo stradone. A metà strada presero due birre e ricominciarono a camminare mentre bevevano.

Per fare prima, Sara suggerì di passare dalla stradina dietro il Mad, zona che a quel punto Tom avrebbe voluto evitare. Mentre si avvicinavano, calcolò che ci fosse una probabilità su mille che Nina fosse lì fuori esattamente in quell’istante. E invece si trovava proprio lì, a bersi un caffè durante la pausa dal lavoro. E inevitabilmente vide Tom e la ragazza, seppur dall’altra parte della strada. Lui si fermò soltanto un attimo, e si guardarono, per la prima volta dopo la notte in barca.

“Che c’è?” lo distolse Sara, tirandolo per la giacca.

Tom si voltò e riprese a camminare, mentre Sara rideva per qualcosa che aveva raccontato. Nina li seguì con lo sguardo finché non scomparvero in fondo al vicolo.

***

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Immagine:  Natja Brunckhorst (as Sara)

 

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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