Come il giorno e la notte **Romanzo in progress*30

Come il giorno e la notte – parte 30 –

Silvia

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

2018-03-13 20.00.18

 

.Guardava dal finestrino quasi che nel paesaggio circostante potesse trovare delle risposte. No, nemmeno lui sapeva cosa stesse facendo. Quella era l’unica certezza che aveva. Sempre in qualche modo deragliato dalla vita, trasportato a compiere gesti e azioni di cui poi si ritrovava a chiedersi un senso. Prima, questo non accadeva che di rado, invece negli ultimi mesi era quasi un pensiero fisso. La tormentata ricerca di una via di fuga che per ora non c’era.

Aveva ascoltato con attenzione le indicazioni di Marzi che guidava, mentre lui era seduto nel sedile posteriore. Gli aveva spiegato che durante la serata sarebbe dovuto andare da due famiglie, André non voleva dargli troppo lavoro all’inizio. Ad ognuna avrebbe portato la merce che era stata accuratamente preparata prima e custodita da Marzi stesso. La cosa a cui teneva di più, e che gli aveva ripetuto più volte, era l’importanza del cercapersone. Per qualunque cosa, qualsiasi emergenza o imprevisto fosse capitato, da un telefono fisso in casa poteva fare uno squillo sull’apparecchietto che Marzi teneva con sé in auto. E lui si sarebbe avvicinato subito.

Poi l’uomo l’aveva guardato dallo specchietto retrovisore, e se n’era uscito con un commento del tutto inaspettato.

“Ti stanno bene. Hai la stessa taglia di Marco.” Si riferiva ai vestiti nuovi che indossava. Non era solito fare esternazioni di quel genere, almeno non con i ragazzi.

“Chi è Marco?” aveva chiesto Tom, pensando potesse essere persino l’inizio di una conversazione.

“Mio figlio.” Aveva mormorato Marzi. E aveva distolto subito lo sguardo, ripartendo al semaforo verde.

Davanti alla villa dell’avvocato si era subito sentito in soggezione. Soltanto il giardino era il doppio di quello di André. Aveva avuto la tentazione di andarsene, dopo che Marzi si era allontanato con l’auto, dicendogli che l’avrebbe aspettato nel viottolo adiacente al muro della villa. Dopo essersi guardato intorno, aveva quindi trovato il coraggio di avanzare verso il portone, pensando che sarebbe andato via una volta fatta la sua consegna.

Una giovane cameriera dall’aria smarrita aprì la porta e lo accompagnò in una piccola anticamera. Lo guardava incuriosita, con gli occhi chiari quasi trasparenti, dicendogli che avrebbe avvisato la signora, che al momento si stava preparando per la cena.

“Di chi devo dire?” gli chiese la ragazza.

Tom non rispose, finse di osservare i quadri appesi alla parete, trovandoli per altro terribili.

“Dovrebbe saperlo.” Disse lui. E si mise a far oscillare una specie di pendolo, che produsse però un suono più forte di quello che si sarebbe aspettato. La ragazza si trattenne dal ridere, notando che il ragazzo, imbarazzato, si sarebbe voluto nascondere da qualche parte per non ricevere rimproveri dai padroni di casa. Ma il suono cessò dopo pochi rintocchi, e la cameriera tornò seria.

“Ah, ho capito. Sei quello che le porta le medicine…?”

Tom si limitò a un leggero movimento del capo, e si appoggiò al bracciolo di uno dei divani dal colore indefinito. La ragazza non si era ancora mossa dalla porta.

“E come si chiama?” le chiese.

“La signora? Silvia.”

Tom guardò l’orologio, per farle capire che il tempo passava e lei non aveva ancora avvisato la signora Silvia. Ma la ragazza restava come in attesa di altre domande, e infatti parlò nuovamente dopo pochi secondi.

“Vuoi sapere anche il mio nome?”

Tom annuì, ma solo per mostrare interesse.

“Clara.” continuò la cameriera. “Cioè, sarebbe Claretta ma preferisco Clara.”

“Claretta.” Ripeté Tom, e pronunciandolo pensava a un nome da bambina.

“È un nome orribile, lo so.”

“No, è bello.”

“Beh, sai chi era Claretta? Claretta Petacci, l’amante del Duce. I miei si erano ispirati a lei…per quello non mi piace.”

“Ah, ecco. Io invece mi chiamo Tomas. Ma preferisco Tom.”

La ragazza rise, come se avesse fatto una battuta. Tom si fece quasi contagiare dalla sua risata, finché dalle scale si udirono dei passi e subito dopo la voce austera della signora Silvia che chiamava la cameriera.

“Clara! Non mi avvisi che è arrivato qualcuno?”

“Sì signora Silvia, stavo giusto per…” si giustificò la ragazza, ricomponendosi. Anche Tom balzò dal bracciolo del divano e cercò di assumere un tono.

“Giusto cosa? Stavi straparlando come tuo solito.”

Così dicendo, la donna si fermò sulla porta, accorgendosi di Tom. Evidentemente colta alla sprovvista, si sistemò la stola che teneva al collo in maniera disordinata, nel tentativo di coprire la scollatura dell’elegante vestito.

“Scusami,” disse allora, con improvviso cambio del tono di voce “pensavo fossero gli ospiti per la cena.”

“Mi dispiace…” cercò di scusarsi Tom.

“No, figurati, non è colpa tua.”

Bastò uno sguardo della donna perché Clara uscisse svelta dalla stanza, per andare a svolgere qualche altro compito.

“Devi essere Tom.” proseguì, avvicinandosi al ragazzo. Lo guardò compiaciuta, al pari di chi osserva un quadro di cui gli è stata decantata la bellezza e non ne rimane deluso.

Con disinvoltura gli porse la mano ma non per stringere la sua, come lui avrebbe pensato, ma perché la aiutasse ad agganciare un braccialetto che aspettava solo di essere indossato.

“Non è il mio forte.” Commentò Tom, per mettere le mani avanti. Ma si impegnò comunque ad aiutarla, per non mostrarsi scortese, mentre lei gli ripeteva le scuse per la cameriera chiacchierona, dandogli l’impressione di essere più chiacchierona lei della ragazza.

La donna si sistemò un’ultima volta i capelli e gli orecchini guardandosi in un vecchio specchio appeso nella stanza, e il ragazzo notò le rughe intorno agli occhi molto truccati, uno sguardo fiero che sembrava riuscire a celare molto bene ciò che non voleva far trasparire – ma non con tutti.

Tom approfittò di quel momento per tirare fuori dalla tasca della giacca ciò che aveva portato per lei, e Silvia lo nascose per bene in un cassetto del comò. Sempre da quel cassetto prese i soldi per lui, e lo scambio avvenne rapidamente. Quando lui fece per salutare e andarsene, la donna lo trattenne poco prima che uscisse dalla stanza.

“La prossima volta…” disse, facendo una pausa come riflettendo. “Che ne pensi di restare a cena? Io e mio marito volevamo parlarti di una cosa.”

Tom si era fermato sulla porta e quella proposta gli suonava più che mai inaspettata.

“Stiamo giusto cercando una persona, per un’attività.” Aveva proseguito Silvia, notando la sua perplessità.

“Io non credo che…” aveva risposto Tom. Sapeva che in quel momento loro erano solo clienti di André, e lui non doveva fare altro che le sue consegne. La donna sembrò percepire i suoi dubbi senza che lui parlasse, infatti sorrise e andò verso un telefono in un angolo della stanza.

“Ah, capisco, non ti devi preoccupare per André. Lo avviso io.”

Con grande sicurezza, la donna andò a sedersi sul divano e sollevò la cornetta, componendo subito un numero. Tom non poté fare a meno di notare che sapeva il numero a memoria. Restò ad ascoltare mentre salutava André all’altro capo del telefono e scambiava dei convenevoli con lui.

“Sì, è appena passato.” Disse a un certo punto. “L’ho invitato a cena la prossima volta, ti avviso così lo sai e non gli fai problemi.”

Mentre parlava, Silvia gli lanciava ogni tanto qualche occhiata per rassicurarlo.

“Volevamo parlargli della nuova attività, mi sembra sveglio.”

La donna rimase in silenzio per qualche secondo, lasciando parlare André e commentando solo con qualche mh-mh. Infine prese fiato, per interromperlo e pronunciare l’ultima frase prima terminare la telefonata.

“Ma no che non te lo rubo. E poi ricordati che hai un debito con noi, mon cher.”

Quando chiuse la cornetta con decisione, anche a Tom venne da sorridere per la soddisfazione. Una che poteva parlare così ad André doveva essere importante, pensò.

Uscì dalla villa con mille domande in testa, ma in un certo senso più allegro di quando era arrivato. Non vedeva l’ora di sapere quale fosse la loro proposta. Durante il viaggio in macchina, si ritrovò a fantasticare su una sua nuova vita. E di quel fantasticare faceva parte anche Vin.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Immagine: Silvana Mangano (as Silvia)

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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