Come il giorno e la notte **Romanzo in progress*33

Come il giorno e la notte – parte 33 –

Ritorno in Hotel (Vin e Max)

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

narciso-e-boccadoro

 

 Si era seduto su un muretto proprio fuori dall’albergo. Era arrivato in anticipo, così si era piazzato in modo da poter vedere parte della Reception dalle vetrate, e da lì aveva osservato Max mentre rispondeva al telefono e rideva con due clienti in pelliccia. L’idea di andarsene gli era passata più volte per la mente, prima che Max si infilasse una felpa per uscire, in procinto di dare il cambio a un collega più grande di età. Probabilmente quello che gli aveva risposto al telefono.

Ogni tanto Vin guardava verso il mare, e pensava a quella giornata con Tom come se fosse un ricordo molto lontano. Il mare lo incantava, tanto che quasi non si accorse del momento in cui Max uscì dalla Reception. Il ragazzo si fermò vicino alla porta ad allacciarsi la felpa e lo vide dall’altra parte della strada. Fu lui ad avvicinarsi, mentre Vin balzava giù dal muretto.

“Allora sei tu che hai chiamato?” gli chiese. Sorrideva, e questo sollevò subito Vin dal dubbio che fosse contrariato per la sua visita. “Il signor Luigi aveva capito Jim…quando gli hai detto il nome.”

“Jim?” rise Vin.

“Sì ma è un po’ sordo.” Rise Max.

I lampioni si accendevano sulle loro teste. Iniziava a piovigginare, ed entrambi si coprirono con il cappuccio delle felpe. Max prese un pacchetto di sigarette dalle tasche e ne accese una. Solo dopo averle già riposte ci pensò su e chiese a Vin se voleva fumare. Lui rispose di no, pentendosi però subito dopo, al pensiero che avere una sigaretta tra le dita l’avrebbe magari aiutato a mostrare meno imbarazzo.

“Eri di passaggio?” gli chiese a quel punto Max.

Vin avrebbe voluto dire di sì, sarebbe stato più semplice far sembrare quella visita più o meno casuale. Ma come spesso accadeva, si sentiva in colpa quando stava per dire una bugia.

“Veramente no.” Ammise quindi, come un ladro di fronte a una giuria. Max lo guardò senza dire niente, e gli sfiorò un braccio.

“Senti, devo dare da mangiare al cane.. Abito qui vicino.”

E si incamminò, quasi dando per scontato che Vin dovesse seguirlo e andare con lui. La pioggia diventava più forte.

“Ecco, se hai da fare…” accennò Vin, giusto per accertarsi che davvero non fosse una seccatura per lui.

“No, no, vieni con me.”

Giunsero ad un cortile dove si affacciavano alti palazzi tutti uguali tra loro, con l’unica sfumatura del colore della facciata che variava dal grigio chiaro al grigio scuro. Qualche ragazzino che giocava al riparo nei parcheggi salutò Max al suo passaggio e lui rispose a distanza. Quando la pioggia ormai batteva forte, imboccarono finalmente uno dei portoncini aperti con una miriade di campanelli affianco. Vin si chiese quante famiglie ci potessero mai abitare.

Riprendendosi dalla piccola corsa, abbassarono i cappucci delle felpe e iniziarono a salire le scale. Ancora prima che raggiungessero il quarto piano, dove abitava Max, si udì abbaiare dall’appartamento.

“Ecco, appena sente i passi abbaia.” Gli disse Max, fingendo di lamentarsi ma in realtà divertito.

Vin sorrise e gli chiese il nome del cane.

“Max anche lui. Lo so, fa ridere. Infatti quando mia madre ci chiama è un casino.”

“E tu rispondi abbaiando?”

Risero insieme.

“Sì, ma lei mi riconosce.”

Ridevano ancora mentre entravano in casa, dopo che Max aveva aperto la porta con vari giri di chiave. Il cane non aveva smesso di abbaiare, e appena entrarono corse incontro ad entrambi. A Vin ricordava il cane Bullo, anche se Bullo era più cucciolo ed un bastardino, mentre quello gli sembrava un vero Golden Retriever ed era più grande. Max gli mise subito da mangiare nelle sue ciotole, mentre il cane correva da una parte all’altra del piccolo appartamento e saltava sulle gambe; il ragazzo lo rimproverava, perché indossava i pantaloni della divisa dell’albergo.

Finalmente il cane si mise a mangiare nel suo angolo e Vin gli andò vicino per accarezzarlo mentre era tranquillo. Max si era spostato nella sua stanza e con la coda dell’occhio, vide che si toglieva la felpa per cambiarsi la maglietta rapidamente. Faceva caldo nella casa. Era un appartamento poco arredato, l’ingresso col divano e la cucina tutto nello stesso spazio, e una sola camera. Vin si chiese se dormiva nella stanza con la madre, oppure uno dei due usava il divano. Ma poi si rispose che non aveva senso porsi quelle domande.

Tornato dalla stanza, Max si avviò subito verso l’angolo cucina chiedendogli se voleva un caffè. Passando, sistemò delle magliette messe in disordine sopra un asse da stiro al centro della stanza e Vin notò anche dei camici da infermiera.

Max iniziò a guardare nei mobili alla ricerca del caffè, aprendo e richiudendo le ante, e spostando lo zucchero e altri barattoli.

“Mia madre non si sa mai dove mette le cose” si lamentava ad alta voce, mentre agiva con un leggero nervosismo. “Anche la tua è così?”

“No, la mia è molto ordinata.”

“Beato te. Probabilmente non fa i turni in ospedale.” Commentò Max, continuando a cercare.

“Non importa.” Disse allora Vin, per fargli capire che poteva anche rinunciare al suo caffè. Lasciò il cane e si avvicinò al tavolo. Vide che sul piano cucina c’era una moderna macchina da caffè con i pulsanti.

“È come quella dell’albergo?” gli chiese tanto per chiedere qualcosa.

“Sì, me l’hanno regalata. Lo fa in tutti i modi, come al bar. Espresso, ristretto…tu come lo vuoi?”

“Stretto va bene.”

“Stretto? Non ho mai sentito un caffè stretto.” Rise Max.

Anche Vin rise per nascondere l’imbarazzo. Finalmente Max aveva trovato una bustina con del caffè e si apprestava a prepararlo, ma nel frattempo il cane aveva deciso di andare verso di lui e toccandogli la gamba con la zampa, seppur con buone intenzioni, aveva inevitabilmente causato la caduta del caffè per terra. Max si trattenne dall’andare su tutte le furie e allontanò il cane per poter rimediare al disastro.

“Addio caffè.” disse Max quando Vin si avvicinò per aiutarlo “Mi sa che era l’ultima bustina.”

Il ragazzo si accinse ad aprire di nuovo i mobili per controllare, ma Vin gli sfiorò il braccio per fermarlo.

“Max, non importa.” Disse timidamente, ma lui insisteva nella ricerca. Allora Vin gli toccò il braccio con più fermezza.

“Non me ne importa del caffè.”

Senza quasi rendersene conto gli stava accarezzando il braccio e poi la mano. Max si era finalmente fermato. Indietreggiando leggermente, era finito appoggiato contro il frigo e lo guardava.

“Non posso, Vin.” Disse dopo un po’ che si guardavano. Ma anche lui gli accarezzava la mano.

A Vin sembrò che tremasse, e lo trovò assurdo perché era convinto che sarebbe stato lui a tremare.

“Non puoi…o non vuoi?” gli chiese, e non sapeva da dove gli arrivasse quella sicurezza. Non aveva più paura di sbagliare qualcosa, di agire in maniera impulsiva, era come se la timidezza fosse scomparsa salendo quelle scale e incrociando i suoi occhi chiari e sorridenti.

“Non posso.” Mormorò Max.

In quell’istante squillò il telefono. Lo guardarono, quell’oggetto grigio sopra un mobiletto vicino al divano. Vin gli strinse di più il braccio sperando che non andasse a rispondere, ma Max lasciò la stretta e andò.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Immagine: Narciso e Boccadoro

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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