Come il giorno e la notte **Romanzo in progress**34*

Come il giorno e la notte – parte 34 –

Nella pioggia

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Vin black

 

Parlava al telefono mal dissimulando un certo imbarazzo e pronunciando poco più che monosillabi, “Sì, certo” – “Va bene, va bene” – “Tra un po’ arrivo” – Vin nel frattempo si era di nuovo avvicinato al cane per farlo tacere dopo che si era messo ad abbaiare allo squillo del telefono. Ma mentre lo accarezzava, con la coda dell’occhio guardava Max, seduto sul divano, che si passava una mano sui capelli. Infine aveva chiuso il telefono, visibilmente infastidito.

“Devo proprio andare, Vin.” Disse, dopo un attimo di esitazione. “Mi dispiace.”

Si alzò dal divano e andò a recuperare la sua felpa.

“Era mia madre, devo andare in ospedale.”

Vin lasciò il cane nel suo angolo. Max gli sembrava improvvisamente preoccupato.

“Okay.” Mormorò. “È successo qualcosa?”

“No, è che…devo prendere la mia ragazza. Oggi non è stata bene.”

Vin era rimasto quasi senza fiato.

“È incinta.” Aggiunse Max. “Sì, ecco, te lo volevo dire appunto.”

Max si spostava per la stanza in cerca di qualcosa, le chiavi della macchina. Vin si teneva alla spalliera del divano perché si sentiva barcollare. Poi respirò profondamente.

“Io…avevo capito male io, scusa.”

“No, non avevi capito male. È che… Ecco le chiavi.”

Max afferrò il mazzo di chiavi trovato sull’asse da stiro e si fermò di fronte a lui.

“Ti accompagno in stazione, va bene? È di passaggio. Così fai in tempo a prendere il treno…”

Lasciarono il cane in casa e Max chiuse a chiave la porta. Scesero velocemente le scale a piedi, ma l’euforia dell’andata aveva lasciato il posto a una sorta di malinconia silenziosa.

Arrivati ai parcheggi, salirono sulla piccola utilitaria di Max. Pioveva ancora e il rumore dei vecchi tergicristalli sembrava produrre una musica adatta al loro umore.

“Non ti devi preoccupare, Max. Davvero.” Disse Vin per primo, non appena si fermarono a un semaforo. Max non distoglieva lo sguardo dalla strada, sembrava davvero mortificato.

“In estate ci sposiamo.” Annunciò, con un tono così neutro che sembrava stesse parlando di qualcun altro. Vin si voltò verso di lui, mentre ripartiva al semaforo verde.

“E tu, sei contento? Eh?” gli chiese, pur sapendo che si trattava di una domanda inutile. Max sorrise amaramente.

“Non pensavo di sposarmi a vent’anni, Vin. E di avere un figlio.”

“Già. E non puoi…non so…”

“No, non posso fare niente. Lei è la figlia del direttore dell’albergo, capisci? E anche di altri alberghi della zona.”

Vin capì che non poteva esserci altro da dire. Max scuoteva la testa mentre guidava e diceva “Colpa mia, colpa mia.”

Fermò la macchina nel piazzale della stazione, non proprio in mezzo ma in un punto più distante, vicino ad alcuni alberi. Ora pioveva così tanto che si vedeva a malapena dai vetri. La gente con gli ombrelli correva, diverse auto si fermavano a prendere qualche passeggero, ma erano solo ombre indistinte.

Max aveva preso una sigaretta dalla tasca e cercava di far funzionare l’accendisigari dell’auto. Vin tentò di aiutarlo e di nuovo le loro mani si stavano toccando. A quel punto si scostò e pose la mano sulla maniglia della portiera, per accennare che era giunto il momento di scendere.

“Mancano dieci minuti.” Disse Max, controllando l’orologio.

Vin lasciò la maniglia e istintivamente sorrise, ricordandosi che anche quella volta dell’incontro alla reception dell’hotel, avevano avuto dieci minuti prima che arrivassero i clienti. E anche quella volta, lui stava per ripartire.

Quelle parole dette così – “mancano dieci minuti” – in qualche modo sancirono la decisione di sfruttare almeno in parte quel tempo rimasto, senza più tenere conto di tutto il resto, perché nessuna scusa ormai poteva valere a frenare il loro desiderio di baciarsi. E in un attimo l’uno stringeva i capelli dell’altro, con un filo di rabbia come volendo in qualche modo vendicarsi di ciò che non gli era concesso di avere. Il rumore dei tergicristalli e della pioggia copriva i loro respiri, i vetri erano così appannati che nessun passante poteva notarli, complice anche l’albero che nascondeva parte della macchina. Max afferrò la maglietta di Vin sollevandola il tanto da poterlo toccare, accarezzandogli il petto e poi scendendo con la mano fino a incontrare la ruvidezza della cicatrice sulla sua pelle su cui si soffermò incuriosito, finché Vin stesso gli prese la mano per non farla indugiare in quel punto e la spinse più in basso.

E dopo un attimo di esitazione, accertandosi con lo sguardo che nessuno potesse vederli – desiderando che la pioggia li avvolgesse in una nuvola di invisibilità o li trasportasse in una stanza immaginaria – la mano di Max arrivò proprio dove Vin voleva e si mosse come lui voleva, e per la prima volta provava un piacere procurato da una mano diversa dalla sua e questo quasi lo commuoveva.

Lo commuoveva soprattutto il pensiero che quel piacere non poteva essere assoluto, perché sapeva di conforto, di consolazione, un ricordo che sarebbe riemerso solo nei momenti di tristezza. Come quando si dice “no, grazie” ma con la fame negli occhi.

Era il dispiacere nel piacere, la gioia nel dolore, la morte nella vita. Nel sapere che tutto sarebbe finito lì, in quella macchina, in quella strada, in quella pioggia.

Poi al rallentare dei respiri, stancamente appoggiando la fronte contro la fronte, per un ultimo contatto, per qualcosa da portarsi per sempre nella vita. E lentamente staccarsi, allontanarsi di nuovo, ognuno tornando a sé come da un sogno, rientrando nel destino che gli spettava, ripulendo e cancellando ogni cosa.

Nemmeno un ultimo sguardo, solo un rapidissimo saluto – ciao, ciao – che sapevano essere un addio, e Vin scese in fretta dalla macchina e corse fino ai binari, e quando salì sul treno aveva il viso bagnato ma si disse che doveva essere stata la pioggia.

***

 

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Disegno realizzato da Agnese Perra (Vin)

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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