I Racconti di Tara *(2) Il villaggio di Tara

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

Tara 1

 

Quel giorno c’era la festa del villaggio. Tutte le ragazze della sua età erano state vestite di bianco e avrebbero partecipato a una cerimonia condotta dalla nonna di Tara, considerata la più saggia ed esperta del villaggio. Sarebbero entrate nella cosiddetta “Tenda Rossa” dove avrebbero compiuto un rito. Era una sorta di iniziazione di passaggio, ma ancora non le era chiaro che cosa avrebbero dovuto fare lei e le sue compagne.

Mentre molti danzavano in cerchio in attesa della cerimonia, una donna del villaggio era corsa verso di loro urlando e piangendo, perché non trovava più il figlio più piccolo, Kylia. Tutti si allarmarono, gli uomini si organizzarono subito per cercare nel bosco. Questo allarme sarebbe sembrato eccessivo in altri tempi, ma soltanto il mese prima un bambino del villaggio vicino al loro era stato trovato ucciso vicino al fiume. Ed erano girate voci su qualche sacrificio di bambini da parte di stranieri di altri villaggi del nord. Per questo l’allarme venne preso subito sul serio.

La nonna chiamò le ragazze per entrare nella Tenda Rossa, perché comunque si portasse a termine la cerimonia. Ma Tara si era nascosta. Conosceva bene il piccolo Kylia, e non avrebbe mai rinunciato ad andare a cercarlo prima che gli potesse accadere qualcosa. Ci giocava spesso, e sapeva che gli piaceva particolarmente la grotta vicino al fiume. Così andò verso quella zona, senza che nessuno si accorgesse di lei nella confusione. La nonna iniziò in ogni caso la sua cerimonia per non perdere altro tempo. D’altronde non si era stupita, dato che considerava Tara “strana” fin da tenera età. E anche il fatto che a un certo punto la ragazza avesse smesso all’improvviso di parlare, non era parso insolito né a lei né agli altri del villaggio.

Di corsa, Tara raggiunse il punto del bosco dove Kylia andava spesso a giocare, e si inoltrò tra gli alberi seguendo il fiume fino alla grotta. Non fu facile evitare gli sterpi, con il vestito che andava ad impigliarsi di tanto in tanto, finendo per strapparsi in qualche punto. Ma lei continuò a camminare. E fu così che vide Kylia. O meglio, il suo corpo senza vita. Era riverso accanto al fiume, quasi completamente nudo, ferito e insanguinato. Disperata e tremante, Tara si era avvicinata, nella speranza di poter fare ancora qualcosa. Ma niente era più possibile. Accanto a lui c’era un coltello insanguinato, Tara lo prese.

Fu in quel momento che arrivarono gli altri. Il primo era proprio il capo villaggio, seguito da alcuni uomini, e mentre cercavano nel bosco erano arrivati fin lì. La videro con il coltello in mano, accanto al bambino. Tara non fece in tempo a dire niente, o meglio ad esprimersi in gesti, come faceva lei che a malapena parlava.

“Ha ucciso lei il bambino!” aveva urlato il capo villaggio.

“È una strega!” aveva detto un altro.

La afferrarono per i capelli lunghi e per la braccia, mentre altri due recuperavano il corpo del bambino. La portarono fino al villaggio dove erano di nuovo radunati tutti, nel cortile dove fino a poco prima tutti danzavano. Deposero il corpo del bambino e la dichiararono colpevole. Le tirarono delle pietre con tale forza che per poco rischiava di morire. La nonna uscì dalla capanna della cerimonia e la maledisse.

“Vattene! Vai via di qui! Che tu non possa mai avere figli! Mai!”

Arrivò di corsa suo fratello maggiore a cavallo. Tutti si zittirono e smisero di colpirla. Suo fratello per fortuna era un’autorità nel villaggio. Senza dire niente, la aiutò a salire sul cavallo e corse via al galoppo.

Dopo diversi chilometri, la lasciò in una radura desolata, con solo qualche albero e pianta. Le disse di non farsi vedere mai più, e corse via per ritornare al villaggio.

Restò lì da sola a piangere, era il tramonto. Camminò seguendo un sentiero, finché si trovò in un’altra radura più ampia, verde, con alberi e fiori. Vide una capanna che sembrava abbandonata, i resti di un fuoco, ed entrò. (1)

***

(1) Tara si trova ora nella pianura dov’è attualmente situato il Nuraghe Piscu di Suelli. Il suo villaggio era situato nella zona che adesso corrisponde a Senorbì, Suelli e dintorni. (Questa scena è un flashback rispetto all’episodio 1)

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Maiden with a laurel, Henry Ryland)

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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