Come il giorno e la notte **Romanzo in progress*36

Come il giorno e la notte – parte 36 –

La lunga notte

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Nina ok

Ancora gli batteva forte il cuore. Si era seduto sul sedile posteriore, quasi lanciandosi dentro l’auto prima che i cani da guardia lo raggiungessero. La villetta aveva un sistema di chiusura centralizzato per cui quando aveva tentato di uscire dalla porta principale, l’allarme aveva iniziato a suonare destando l’attenzione dei cani in giardino. L’unica cosa che era riuscito a fare era stata forzare una porta finestra, e precipitarsi fuori, dove Marzi lo attendeva alla guida.

Era ripartito subito velocemente, senza dargli nemmeno il tempo di parlare, di spiegargli che la signora Silvia stava male, anzi no non stava male, forse era proprio morta, ecco. Pur notando la sua agitazione, l’uomo aveva continuato a guidare, accelerando per uscire dal cancello della villa, fortunatamente ancora aperto. Finalmente a un semaforo si erano fermati.

“Marzi, deve essere morta.” Ripeté Tom allora, sperando che gli desse ascolto.

Marzi l’aveva guardato dallo specchietto. Uno sguardo che non aveva bisogno di aggiungere parole.

“Lo so, Tom.” aveva detto, senza scomporsi più di tanto.

Il ragazzo si appoggiò allo schienale, arrendendosi all’evidenza. Sarebbe stato troppo pericoloso farsi trovare in quella casa, già. Con un possibile cadavere in bagno, poi. Con la droga portata da lui. Certo. La droga procurata da André, pensò. Volutamente, da André.

Non immaginava che sarebbe arrivato a tanto. Far morire una donna innocente. E non solo questo pensiero lo stordiva, ma tanti altri che gli portavano le lacrime agli occhi. Tra cui l’immagine di sua madre. Non aveva avuto il tempo di soffermarsi, ma ora sì, ci pensava. Era la stessa posizione in cui aveva trovato sua madre, distesa in quel modo, le pillole sparse per terra, i fogli di musica vicino alla porta. Non voleva più saperne niente. Chiese a Marzi di andare subito da André, voleva dirgli che non avrebbe più lavorato per lui, mai più. Ma non era possibile: André quella notte non era alla villa, aveva deciso di dormire in barca perché aveva una riunione con dei soci in affari, e non doveva essere disturbato. Marzi infatti doveva andare a prenderlo la mattina dopo.

Tom si fece lasciare vicino al Mad. Scese dall’auto, scambiando solo un ultimo sguardo con l’uomo che stringeva il volante, come per non uscire dal ruolo che gli era stato assegnato da anni.

Tom guardò l’orologio, era già tardi per l’appuntamento con Nina fuori dal locale. Affrettò il passo più che poteva, ma appena incontrò lo sguardo di Marta capì com’erano andate le cose: Nina non l’aveva aspettato, e se n’era tornata alla roulotte.

“Non ti conviene andarci, Tom.” Sottolineò Marta, approfittando per gettare su di lui uno sguardo di rimprovero che gli doveva anche per comportamenti precedenti.

Glielo ripeté due volte, che era meglio non andarci, ma Tom era già diretto verso l’uscita del locale, deciso come sempre a non dare retta ai consigli altrui. Si avviò a passo rapido verso il piazzale delle roulotte, sollevando il colletto della giacca in pelle per proteggersi dal vento che gli sferzava le guance. A quell’ora della sera faceva ancora fresco, per quanto ormai si respirasse un’aria decisamente primaverile durante il giorno.

Mentre arrivava, notò da lontano la figura di Nina che fumava nella piccola verandina. Camminava su e giù, e le mancava solo un fucile perché potesse ricordare la furia di Calamity Jane. Gli bastò il suo sguardo per capire quanto fosse agguerrita. Si avvicinò comunque e si appoggiò alla ringhiera, assumendo la posa più colpevole che conoscesse.

“Lo so, hai ragione tu.” Disse subito. Era inutile aspettare l’attacco quando sapeva di avere torto. “C’è stato un imprevisto, te lo giuro.”

Nina non diceva niente e fumava. Aveva un bel vestito corto che non gli sembrava di averle mai visto, e sulle spalle stringeva uno scialle recuperato nella roulotte. Un cappellino di lana le copriva la testa e i capelli le cadevano sciolti sulle spalle. Tom la trovava molto bella, anche con quell’espressione imbronciata e gli occhi lucidi probabilmente per il pianto, o per il vento.

“Mi dispiace.” Mormorò, e non sapeva come era riuscito a dire una frase che non diceva mai.

“Un appuntamento. Ti ho chiesto un solo appuntamento, dopo secoli dei secoli.” Lo rimproverò lei, ma la voce non era arrabbiata come lui si sarebbe aspettato.

“Lo so.”

Si avvicinò a lei e con le dita le sfiorò i capelli, ma Nina gli prese la mano e la allontanò.

“Lasciami, Tom. Torna dalla tua signora.”

Tom si scostò, mentre lei si voltava per aprire la porta della roulotte. Ma non si voleva ancora arrendere.

“Ti ho chiesto scusa…”

“No, Tom. Basta, lo dico sul serio.”

Tom cercò di dire ancora qualcosa ma Nina ripeteva “basta” e cose simili.

“Non sei pronto, Tom.” gli disse lei quando furono di nuovo molto vicini, e lui le stringeva il braccio.

A questo non seppe cosa rispondere. Non era pronto, per cosa? Ma pensò che forse aveva ragione lei.

Nina aprì la porta della roulotte. C’era la lampada accesa, e da dove si trovava, Tom poteva vedere il letto disfatto di Nina. Gli sembrò di notare una figura nella penombra, qualcuno seduto sul letto, di spalle. Guardò meglio, e riconobbe Cesare chino ad allacciarsi le scarpe. Lo vedeva anche riflesso nello specchio. Il ragazzo si voltò solo un attimo, il tempo di lanciare uno sguardo a Tom, e poi si girò di nuovo. Tom indietreggiò di un passo. Non aveva parole, né la forza di arrabbiarsi. Guardò Nina che tratteneva le lacrime.

“Lui è pronto quindi?” le chiese soltanto. Avrebbe potuto dire tanto altro, infuriarsi e inveire contro Cesare che andava in giro a picchiare la gente e così via. Ma stranamente, non gli andava.

“ È cambiato, Tom.”

“Immagino.” Disse lui, e così si voltò per andarsene, deciso a non voltarsi indietro.

“Aspetta…” lo trattenne lei, come se fosse lui ad abbandonarla.

Tom non rallentò, dirigendosi a quel punto verso la stazione. Ma dopo pochi secondi, sentì i passi di Nina alle sue spalle, che correva fino a raggiungerlo. Lo chiamò ancora afferrandogli il braccio e stavolta fu lui a chiederle di lasciarlo stare.

“Ti devo dire una cosa importante, ascoltami.” continuò Nina, cercando di trattenere l’agitazione. “La notte nella barca di André…”

“Non me ne importa.” La interruppe lui, e scosse il braccio per liberarsi di lei. Nina continuò a seguirlo mentre lui riprendeva a camminare. Parlava col fiatone.

“Te lo devo dire, ti prego. Il giorno prima, André è venuto qui…alla roulotte. Mi ha minacciato, Tom. Voleva bruciare tutto. Ha detto che ti dovevamo lasciare da solo con lui…o avrebbe bruciato la roulotte.”

A quel punto Tom si fermò. Si appoggiò al muretto che costeggiava la ferrovia, poco prima di arrivare allo stradone. La rabbia che provava era tale che avrebbe voluto prendere a pugni qualcuno. In particolare André, se solo se lo fosse trovato sotto tiro.

“L’avrebbe fatto, Tom. Ha detto che aveva due taniche di benzina pronte nel portabagagli, se non ci credevo potevo chiedere a Marzi. Poi è andato anche da Fausto, minacciandolo di mandare via lui e Taco dal Casolare. Dovevamo andarcene tutti a una certa ora, e ovviamente ci dovevamo occupare anche di Vin. Sapeva che lui non ti avrebbe lasciato solo.”

“Vado da lui.” Scattò Tom, voltandosi, ma solo perché non voleva sentire più quella storia. Nina gli prese il braccio.

“Aspetta, Vin non c’è. È andato dal suo amico…quello dell’hotel.”

Tom si calmò un poco, preso alla sprovvista. Diede un calcio a uno scatolone trascinato dal vento. Non sapeva per cosa provare più odio in quella giornata storta.

“Mi perdoni?” disse a un certo punto Nina. Continuava a stare lì, infreddolita, stringendo il suo scialle, e il vento la spettinava. Tom guardò da un’altra parte perché non capiva per cosa avrebbe dovuto perdonarla, e a un tratto lei lo strinse così forte che lui non se ne volle liberare.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Immagine: Jacqueline Bisset (as Nina)

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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