Forse non bastano parole per quello che ci sarebbe da dire; servono fiumi, foreste, poi cieli, per avvicinarsi al tuo sentire. Ti chiederei cosa vorresti fare, se a questo mondo hai dovuto rinunciare, se ora sei aria, fuoco, o luminosa. Le ore passano e ti posso percepire.
Io scriverei a quel fiume che ti ha preso un giorno, chiederei se scorrendo, porterà un tuo ritorno. Scriverei a quell’albero che hai guardato a lungo, mentre pensavi nel giaciglio caldo.
Poi come Orlando mi risveglierei dal sonno, e osserverei te e le tue donne parlare. Verso il faro riprenderebbero a viaggiare. La tua penna dolce mi limiterei a scrutare, soltanto per trovare ispirazione. Tu in una stanza tutta per te, dove hai cercato a lungo la tua ombra. Domanderei a Leonard del suo amore, che cercò di salvarti dal dolore. Ma se l’amore può salvare, di certo per amore tu hai scelto di andare.
Il tuo nome mi ha fatto sempre pensare a un conflitto interiore, qualcosa di ancestrale: la vergine (Virginia) e il lupo (wo-o-lf), la bella e la bestia, che dentro di te abitavano. Si mordevano, si ferivano, eppur si amavano. Tu maschile e femminile, non avevi confine, non vedevi che spazi dove gli altri mettevano blocchi.
Tante volte ho viaggiato fino ai tuoi tempi e ai tuoi luoghi, leggendoti o pensandoti. Chissà se oggi a te piacerebbero questi tempi, questi luoghi. Il tuo pensiero progressista si scontrerebbe forse con una apparente libertà che nasconde vincoli e false verità.
La tua campagna non sarebbe più la stessa, il mondo non è più lo stesso. Non esistono più quei circoli che frequentavi tu, quell’ansia di incontro e di scambio, l’essere artisti a tutto tondo.
Tanti cercano di vendere di tutto, persino se stessi. Si proclamano artisti, coloro che spacciano nel web le proprie frasi spaiate. Puoi farti un giro virtuale e lo vedrai. Troverai anche te stessa, amata e menzionata, ma chissà da quanti veramente letta. La tua anima è lì, nei tuoi scritti e in ciò che ci hai lasciato. Perciò cosa conta veramente adesso? Cosa è rimasto da salvare ora? Se non i libri, l’anima di chi li ha scritti. Tu sai cosa significa non essere capiti. Sapevi che l’amore ti avrebbe potuto salvare, ma se non c’è amore non c’è salvezza. E così non c’è salvezza per me ora.
Sai, non eri solo tu a sentire delle voci. Le sento anch’io, spesso. Ora più che mai, mi arriva anche la tua voce: mi dice di fermarmi. A cosa serve un volo nel vuoto se non a scappare? È la fine, o forse inizio, che non posso immaginare. Sento che ce la devo fare. Posso ancora rimandare. Non lasciare, non lasciare.
Mia cara, non lascerò, non è il momento. Continuo il tuo nome a pronunciare, per far sentire la forza dell’amore.
Non vorrei mai
saperti sola nella tua ultima ora
Non vorrei mai
contare il tempo
fino alla prossima aurora
Vorrei soltanto
guadare il fiume, insieme ai sassi
seguendo il lume.
f.e.
Letter to Virginia
