Flowers **

river flowers

 

Flowers

Del profumo dei fiori 
Non ne voglio sapere
Se li hai portati
Per un funerale

Ti posso soltanto il cuore lasciare
Ma non lacerare 
L’anima, gli occhi
Se solo li tocchi
La scossa è più forte
Ma non è ancora la morte. 

Posa quei fiori
Se proprio vuoi dire
Parole che no, 
Non pensavi di avere. 

(F.E.)

 

(Ph. River Phoenix in My own private Idaho)

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Antidoto Acca *Testo teatrale*

Antidoto Acca *Testo teatrale*
Antidoto Acca è un mio testo teatrale nato da un soggetto del 2008 e scritto nel marzo 2018, disponibile ora online sul sito del Premio Carlo Annoni:

http://premiocarloannoni.eu/testi/

Pubblico qui di seguito una sinossi con personaggi come anteprima.

 

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Antidoto Acca
Sinossi e personaggi

In un prossimo futuro, di fronte all’emergenza mondiale del calo delle nascite, in ogni nazione vengono creati dei Centri di Recupero per Omosessuali (CRO) allo scopo di far “guarire” gli omosessuali rendendoli eterosessuali con una cura basata sull’Antidoto Acca (creata dal medico italiano Dottor Acca). Con l’appoggio di diversi premi Nobel, le autorità scientifiche in collaborazione con i governi dei vari Paesi principali, riescono a diffondere la convinzione che l’omosessualità sia una malattia curabile e che la soluzione per il calo delle nascite sia la guarigione appunto degli omosessuali. Contemporaneamente, fare figli in provetta o con altri metodi prima consentiti, viene vietato dalla legge tanto da dare origine a un vero e proprio contrabbando.

Di conseguenza, i locali sospettati di frequentazioni gay vengono banditi, e tutti gli uomini sospettati di essere omosessuali, rinchiusi nei Centri di recupero come pazienti. Ogni paziente è contrassegnato da un numero.

In particolare, sotto le cure del DOTTOR ACCA e delle sue ASSISTENTI, si trovano:

GEORDIE – PAZIENTE 301

Ragazzo di 23 anni – fisico magro e lineamenti delicati

DENNIS – PAZIENTE 302

Uomo sui 30 anni – prestante

MICHAEL/STELLA – PAZIENTE 303

Uomo sui 35 anni – alto, fisico asciutto

****

Brani dal testo:

MICHAEL

Chi può dire davvero chi deve guarire da cosa?

ASSISTENTE 1

(riflette un attimo) Seguirete il programma di recupero. Anche fuori di qui. Vi diranno dove andare, cosa fare, cosa mangiare. Tutto. Non dovrete pensare a niente.

MICHAEL

È uguale a morire. Io non voglio vivere senza amare e scoprire di non poter rimediare più.

ASSISTENTE 1

(cambia tono, diventando quasi affettuosa) Supererai quell’attimo di smarrimento. Come quando fuori la temperatura è così bassa che non avresti voglia di uscire, ti è mai successo? Ma una volta fuori, dopo pochi minuti inizi a sentire meno freddo. Anzi, stai quasi bene. Perché ci si abitua. Ci si abitua a tutto.

****

DOTTOR ACCA

Nell’incontrastata bellezza del mare, noi siederemo ancora vicini, come in un’epoca senza tempo. Come la prima volta, quando le mani si sfioravano e le ginocchia si avvicinavano, simili a magneti che inevitabilmente si attraggono. Soltanto allora rivedremo noi stessi in uno specchio dorato, che non manderà alcun riflesso, se non quello dei nostri occhi. Abbandonati, illusi, estraniati. Ma comunque, innamorati.

***

(Testo di proprietà di Francesca Erriu Enrew)

Immagine: Pina Bausch

 

Se operate nel settore teatrale e siete interessati, potete scrivermi via mail: zetazeta72@gmail.com

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*Lestat* Dolce di giorno

lestat lips

 

*Lestat*

Sei dolce di giorno
ma ti vorrei come contorno
Aspra al mattino
con un bicchiere di vino
Non parlarmi d’amore
se non mi verso un liquore

Liquido o liquirizia
ogni gusto ti vizia
Lo sponsor che delizia
la dieta che strizza
No è uno strazio
Dammi uno schiaffo
ma che sia un bel piatto
o non mi lecco il baffo

Il palato è fine

la vita è grossa

chi più ne ha più ne metta
L’asteroide non ha fretta.
(F.E.)

 

Immagine: Lestat

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**Dalla Stella alla Terra** From Star to Earth*

star couple

 

Dalla Stella alla Terra

(from Star to Earth we are missing parts)

 

Rivedendo me in morbida luce

Ti scordavi di te e non avevi pace

Tu che invece anelavi

A tutto ciò che è sacro e non celebrato

E senza veli danzavi

per il sommo suo capo.

 

Ti chinavi al cospetto del tuo dio

Senza sapere che ero soltanto io

Quello a cui credevi

e che veneravi.

 

Così noi siamo i viaggiatori

Dalla Stella alla Terra e poi ritorno

Nella nostra sintonia di cuori

Che sentiremo battere ogni giorno.

(F.E.)

 

*From Star to Earth*

Seeing me again in the soft light

You forgot yourself

And peace could not find.

And you simply craved

All that’s sacred and not displayed

You danced with no veils

For the highest of heads.

 

You bowed in front of your god

But didn’t know that I was

The one you believed in

And that you much esteemed.

 

Then we are the travellers

From Star to Earth and return

In the syntony of our hearts

And each day we’ll hear them

Beat and start.

(F.E.)

 

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Art Bombing

Pollock

Art Bombing

Farò bombardamenti d’arte

Versi e pennelli da parte a parte

Tremerete per la vostra sorte

Non siete abituati a questa morte

Il cuore batterà più forte

Il verso è ridondante

La musica assordante

La vostra mente non avrà più scampo

Cercando di spiegare il contraccolpo

Finché soltanto il cuore seguirete

E sì vi arrenderete.

(F.E.)

 

Ph. Pollock (film)

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Come il giorno e la notte **Romanzo in progress*32

Come il giorno e la notte – parte 32 –

Al buio

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

boy street

 

Vin era sul treno che l’avrebbe portato fino all’hotel dove lavorava Max. Si era deciso a chiamare soltanto il giorno prima, tenendo nervosamente tra le dita il bigliettino con l’immagine della spiaggia e la scritta Hotel del mare. Aveva risposto un uomo dalla voce roca, dicendo che Max non era in turno ma che l’avrebbe potuto trovare dal giorno dopo fino alle diciotto, per tutta la settimana. “Grazie, passerò domani”, aveva detto Vin, e aveva chiuso la cornetta ripetendo tra sé “alle diciotto”, quasi temendo di dimenticarsene.

Così aveva preso il treno in orario per poter arrivare lì intorno alle diciotto e aspettarlo fuori. Che coraggio, si ripeteva una volta salito sul treno, che faccia tosta. E se non si ricorda nemmeno? Meno di un mese prima aveva percorso quel tragitto al contrario, tornando da solo con il pullman fino alla stazione. Meno di un mese prima aveva fatto il viaggio in macchina con Tom. Gli sembrava che fossero amici allora. Ma evidentemente si sbagliava. Con tutta probabilità, Tom se ne sarebbe andato, pur di liberarsi di André, e lui sarebbe rimasto solo.

Prima di andare in stazione aveva bussato alla roulotte, Nina era libera e si stava preparando. Gli disse che quella sera sarebbe uscita con Tom, glielo aveva promesso, e quell’idea la rendeva allegra. Lui le aveva raccontato di Max e lei si era mostrata contenta per lui. Ma Vin aveva tralasciato di dire che forse Max non si sarebbe nemmeno ricordato del loro incontro.

Man mano che il treno avanzava rumorosamente, aumentava il suo desiderio di rivederlo. Se lo immaginava come un appuntamento al buio. Si era anche figurato tutta la scena, magari a casa sua, o qualunque altra parte, non importavano i dettagli, ma era certo che sarebbe accaduto perché era la cosa che voleva di più. Non che non avrebbe preferito vivere quella scena con Tom – e quante volte l’aveva immaginato – ma ormai si era messo l’anima in pace, come dicevano gli adulti. Allora tanto valeva andare con Max, con qualcuno che lo trovasse almeno carino, attraente. Se anche fosse stato solo qualcosa di fisico non gli importava, avrebbe comunque provato a immaginare di essere amato.

***

Tom arrivò puntuale all’ora di cena. Lo accolse di nuovo la giovane cameriera, ma stavolta non ci fu tempo per le chiacchiere perché fu richiamata ad aiutare in cucina. La villa dell’avvocato era arredata con grande cura nei dettagli, e per quanto ne poteva capire, Tom si rese conto che era colma di oggetti costosi, a partire dai quadri alle pareti, forse più costosi persino di quelli nella villa di André. Silvia era particolarmente elegante, con un abito azzurro che la fasciava nei fianchi cadendo poi morbido fino a sotto il ginocchio.

A tavola c’erano anche altri due ospiti, che poi si rivelarono essere soci dell’avvocato e che avevano anche loro a che fare con l’attività di cui gli dovevano parlare. Quando iniziarono la cena, l’avvocato cominciò a spiegargli che si trattava di una società di scommesse e che lui avrebbe dovuto procurare i primi clienti. Ma prima che arrivasse la seconda portata, squillò il telefono e la cameriera chiamò l’avvocato per una chiamata importante. Così l’uomo e anche gli altri due ospiti dovettero spostarsi per incontrare una persona che, a quanto aveva capito Tom, doveva finanziare il progetto.

“Finirà di spiegarti mia moglie.” Disse l’avvocato, mettendosi la giacca. “Ovviamente ti lasceremo il tempo per pensarci, ma solo qualche giorno perché vogliamo iniziare al più presto. Sai, questo è il momento giusto nel mercato e non vogliamo farcelo scappare.”

“Va bene.” Aveva risposto cortesemente Tom. “Credo che ne parlerò con André…” aggiunse, ma solo per darsi un tono e per giustificare il fatto di non dare una risposta immediata.

L’avvocato rise. Era un uomo molto alto e quella risata parve particolarmente beffarda a Tom che invece era seduto al tavolo e lo vedeva in prospettiva.

“André sarebbe in carcere se non fosse per me. Quindi credo che tu possa decidere liberamente. A meno che tu…non ci sia particolarmente affezionato.”

“No. Affatto.” Reagì Tom con decisione. Si sentì quasi offeso da quella insinuazione.

“Meglio così.” commentò infine l’uomo. E uscì con gli altri due.

Rimasti soli, Silvia gli versò del vino e lo guardò.

“Io spero che accetterai, Tom. Lo dico per te.” gli disse. La sua voce era calda ma il suo sguardo no, arrivava a Tom come difficile da sostenere, mai dolce, sebbene la donna avesse a volte un atteggiamento quasi materno.

“Qui abbiamo anche una dependance libera…” aggiunse la donna, posandogli una mano sulla sua “Magari potresti venire a stare qui, liberarti di André…Quando vorrai, ovviamente.”

Tom abbassò lo sguardo. Si sentiva lusingato da una parte, dall’altra adulato. La donna gli poteva forse offrire una parvenza di famiglia, un porto sicuro dove far approdare la sua vita sbandata e dare stabilità alle sue paure nascoste. Ma il tutto privo di gioia.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

(Immagine Web)

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La Ballata del tuo Dio *The Ballad of your God* (my song)

 

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*The Ballad of your God*

 

And you always felt cold

So you showered in insults and words

Knowing that warmth

Cannot come from words

But coldness from lips may be blown.

If hands spare on love

You come in pain to the sales

Too much discount you have made

On the percentage.

If your soul is under the rate

You owe it to the clearance sales.

 

You’ll be your own only God

Before you

You can’t see anything but “me”

And you’ll say your name

But in vain.

Nothing remains.

 

World is falling apart

But immortals we are

And won’t give a fuck.

Ashes will be scattered

But your life is in your art.

 

I’ll give you cigarettes of gold

They won’t hurt you at all

You see you can count on me

But don’t count too much

If you don’t want

In a sleep to fall…

Shhh.

(F.E.)

 

(traduzione)

La Ballata del tuo Dio

E sentivi sempre freddo

Così ti coprivi di insulti

Sapendo che il calore

Non arriva dalle parole

Ma il gelo sì, dalle labbra può soffiare.

Se le mani risparmiano sull’amore

Ai saldi poi ci arrivi con dolore

Hai fatto troppi sconti in percentuale.

Se la tua anima è al ribasso,

lo devi alla svendita totale.

 

Sarai tu il tuo unico Dio

all’infuori di te

Non vedi altro che Io

E pronuncerai il tuo nome, ma invano:

l’oblio.

 

Il mondo va in frantumi

Ma noi siamo immortali

Per questo non ci importa.

Le ceneri si spargeranno

Ma tutte le tue vite

nella tua Arte resteranno.

 

Ti offrirò sigarette d’oro

Che non ti fanno male

Vedi che su di me tu puoi contare.

Ma non contare troppo,

se non ti vuoi addormentare…

Shhh.

(F.E.)

my song

 

Immagine: Diana League of Legends

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*Samhain* Al di là dei sogni

 

sogni

 

*Samhain* 

Non sarei mai dovuta venire

Al tuo capezzale all’imbrunire

Senza nemmeno avvisare

E segnare l’ora solare

Il tempo per me non ha niente da dire

Ma capisco che tu, sei vicino alla fine

E avresti voluto almeno parlare

Beh, non c’è tempo

Che possa lenire

Questo incessante cupo malore

E così passano le ore

Ma non passa l’amore.

(F.E.)

 

Immagine: Film Al di là dei sogni

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Come il giorno e la notte **Romanzo in progress*31

Come il giorno e la notte – parte 31 –

Al più presto

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Nina ok

 

La sera seguente al bar fu difficile celare agli altri l’entusiasmo per il nuovo lavoro. Raccontò alcuni dettagli delle case – esagerando un po’, come faceva lui – ma senza fare mai nomi, cosa che gli era stata raccomandata. Gli amici lo avevano ascoltato interessati, ma il loro sguardo era cambiato quando Tom aveva accennato alla possibilità di iniziare un altro lavoro e magari spostarsi. L’errore principale era stato quello di parlarne proprio quando Nina era arrivata al loro tavolo per portare da bere. Così l’aveva dovuta raggiungere fuori nel retro del locale durante la sua pausa dal lavoro, per spiegarle che era solo un’ipotesi, che doveva capirlo se lui prima o poi sarebbe andato via da lì per una vita migliore.

“Non voglio più lavorare per André. Lo capisci?” concluse il ragazzo.

“Perché me lo dici, Tom?” rispose Nina, inquieta, bevendo il suo caffè seduta su una pila di cassette di legno. “Tanto non ci parliamo nemmeno più dal giorno della barca. Non usciamo mai nemmeno insieme.”

“Dovrei essere io quello arrabbiato.” Protestò lui.

“Lo so, Tom, quella notte noi…”

“Non lo voglio sapere.”

Restarono zitti. Lei si voltò a fissare la luce di un lampione e Tom le sfiorò con le dita il grembiule da lavoro che le arrivava poco sopra il ginocchio.

“Quand’è il tuo prossimo giorno libero?” le chiese, cambiando tono di voce.

“Tra una settimana ormai.”

“Usciamo insieme. Promesso.”

Nina si alzò per rientrare a lavorare. In quel momento Vin si scostò per non farsi vedere. Li aveva ascoltati nascosto per tutto il tempo, ma senza volerlo, perché era uscito anche lui per parlare con Nina, per consolarsi a vicenda.

Tornò al Casolare senza aspettare gli altri, pensando ancora una volta che avrebbe dovuto fare a meno di Tom. Si doveva abituare, sarebbe stato sempre così. Una volta sembravano amici, la volta dopo pensava soltanto a se stesso.

Con tristezza aveva aperto il suo quaderno con l’intenzione di disegnare, o scegliere una canzone da trascrivere. E così aveva visto il bigliettino dell’hotel del mare, che tempo prima aveva lasciato in mezzo alle pagine. Era passato del tempo, certo, ma magari quel ragazzo si ricordava di lui. Lui si ricordava tutto del ragazzo dell’albergo, e ogni tanto aveva anche pensato ai suoi occhi e alle sue parole.

Andò a letto deciso a chiamarlo il giorno dopo da una cabina telefonica. E si immaginò che Max sarebbe stato felice di sentirlo.

***

André era agitato. Non faceva che girare il cucchiaino nella tazza del tè, facendo innervosire anche Tom. Cercava di evitare lo sguardo del ragazzo, mentre gli consegnava un nuovo elenco di nomi da dietro la scrivania.

“Perché mi hai fatto venire? Non potevi darli a Marzi?” si lamentò Tom. Ormai non riusciva più a comunicare con l’uomo senza esprimere il suo disprezzo.

“Volevo solo parlarti di Silvia…Conosco quella donna, Tom. Pensi davvero che lei ti possa dare un buon lavoro?”

“Qualsiasi lavoro è meglio di questo. Noi facciamo morire la gente, ecco cosa facciamo.”

“Non è colpa nostra.”

“Certo che no. A te cosa te ne importa. Hai la tua villa, le tue macchine, ti scopi chi ti pare mettendo la droga nel bicchiere.”

“Questo no.”

“Questo sì, invece.” Tom gli rivolse uno sguardo di sfida. “Ce l’hai il coraggio di guadarmi in faccia?”

L’uomo sollevò impercettibilmente lo sguardo.

“E tu? Che coraggio hai?”

“Io vorrei soltanto il coraggio di ammazzarti. Ma non ce l’ho.”

André sorrise suo malgrado.

“Te lo ripeto, come attore drammatico saresti fantastico.”

“Non sarei bravo quanto te.”

L’uomo accusò il colpo e finì di bere il tè. Lasciò cadere il cucchiaino nel piatto.

“Peccato, perché io qui avrei proprio bisogno di un erede. Tutte queste cose…vorrei che andassero a qualcuno di molto fidato, capisci?”

“Non voglio essere il tuo erede.”

“Vorrei che andassero a qualcuno che amo.”

Tom si voltò per andarsene, contrariato dalle sue parole. André lo richiamò quando era già di spalle.

“Tom, ascolta, la tua ferita è anche la mia.”

Il ragazzo non volle più sentire. Uscì dalla stanza e attraversò velocemente il corridoio, prendendo subito una boccata d’aria appena uscì dalla casa. Al più presto, pensò, al più presto voglio andare via di qui.

Come per abitudine, André si era avvicinato alla finestra per guardarlo andar via. Stavolta sentiva di averlo perso. Si era sbagliato: aveva creduto di compiere un atto non di violenza ma d’amore, anzi un atto sacro, in qualche modo. Ora che Tom l’aveva guardato, aveva invece compreso che ferendo il suo corpo aveva per sempre condannato la sua anima, e se stesso. E nessun quadro dipinto da artista avrebbe mai restituito al ragazzo la bellezza dei suoi diciott’anni.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Immagine: Jacqueline Bisset (as Nina)

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Outside Parts * (my song)

bansky change

 

Outside Parts (my song)

 

I know you feel outside

Parts of yourself

Are just going outside

Like coming back to some place

So don’t be afraid

Remembering the pain

‘Cause it’s a beautiful part of you

 

You lived something so real

It’s once in a life

Hidden in strife

In mysterious time

Don’t be afraid

To feel outside.

(F.E.)

***

(traduzione) Parti fuori

 

So che ti senti fuori

Parti di te stanno uscendo fuori

Ritornano in qualche luogo

Quindi non aver paura

Nel ricordare il dolore

Perché è una parte bella di te

 

Hai vissuto qualcosa di reale

Succede una volta nella vita

Nascosto nella lotta

In un tempo misterioso

Non avere paura

Di sentirti fuori.

(F.E.)

 

(Immagine: Bansky)

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