**Dalla Stella alla Terra** From Star to Earth*

star couple

 

Dalla Stella alla Terra

(from Star to Earth we are missing parts)

 

Rivedendo me in morbida luce

Ti scordavi di te e non avevi pace

Tu che invece anelavi

A tutto ciò che è sacro e non celebrato

E senza veli danzavi

per il sommo suo capo.

 

Ti chinavi al cospetto del tuo dio

Senza sapere che ero soltanto io

Quello a cui credevi

e che veneravi.

 

Così noi siamo i viaggiatori

Dalla Stella alla Terra e poi ritorno

Nella nostra sintonia di cuori

Che sentiremo battere ogni giorno.

(F.E.)

 

*From Star to Earth*

Seeing me again in the soft light

You forgot yourself

And peace could not find.

And you simply craved

All that’s sacred and not displayed

You danced with no veils

For the highest of heads.

 

You bowed in front of your god

But didn’t know that I was

The one you believed in

And that you much esteemed.

 

Then we are the travellers

From Star to Earth and return

In the syntony of our hearts

And each day we’ll hear them

Beat and start.

(F.E.)

 

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Remember me *Ricordati di me*

remember me

 

Remember me

When far away I’ll be

From you and from life indeed

Just to set free

Like a bird near the reeds

Sees so much sadness in the world

Let’s bring your light smile within my soul.

Remember me

I’ll fly beside the trees

And you’ll see me in such reel and reel

Some kind of disbelief

Is goin’ to take my heart

Like a trembling leaf.

***

Ricordati di me

Quando sarò lontano

Da te e dalla vita

Solo per essere libero

Come un uccello tra le canne

Tanta tristezza c’è nel mondo

Allora porta il tuo dolce sorriso nella mia anima.

Ricordati di me

Volerò tra gli alberi

Mi vedrai volteggiare e volteggiare

Tutta questa incredulità

Prenderà il mio cuore

Come una foglia che trema.

(F.E.)

 

*my songs*

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A Star can cry * Una Stella può piangere

Beautiful Painting Goddess Woman and  Color space background with stars.

 

Stars are alone

When all is gone

They’re weak and they’re strong

Can’t give it all

 

The sky is torn

So brilliant I was born

Such light to be undergone

The Star is so alone.

And you don’t know why

But a star for you can even cry.

***

Le stelle sono sole

Quando tutto finisce

Sono deboli e sono forti

Non possono dare tutto.

 

Il cielo è a pezzi

E io sono nata così brillante

Tanta luce da sopportare

E la stella è tanto sola.

E anche se non sai perché

Una stella può persino piangere per te.

(F.E.)

*My songs* A star can cry

 

(Immagine dal Web)

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I Racconti di Tara * Le canzoni di Tara e Orios

 

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*Tara*

Oggi non ce la faccio ad esser me.

È un inutile bagliore – che dico

Semplice splendore

Dei tuoi occhi

Cosa vuoi che sian quei tocchi

Leggeri ma decisi sui tuoi fianchi

Le mani hanno reciso

Senza pianti

Le foglie poi cadranno sul tuo viso

Non ti sarà d’aiuto il suo sorriso.

Bacia la rima, incatenata incanta.

È così, è deciso.

(F.E.)

*Orios*

Quando il sole scende

Ti incontro per caso

Da un vecchio paese

Hai segni sulle mani

Sei pronto a rubare parole

“Non scordare qui le tue ali”.

Al punto di non-ritorno, hai cominciato a vivere.

 

Conosci il contrario di me

In uno specchio vedrò

Tutta l’avidità spirituale

Che non mi appartiene.

 

Poi abbiamo cercato di essere uguali e uniti

Non volevamo farci dire

Cosa fare, dove stare

Abbiamo imparato ad andare

E cavalcare.

 

E quindi siamo partiti

Nel trambusto di Berlino

Quei giorni così strani

Non ci sembravano tanto duri

Abbiamo solo perso di vista

E scordato il nostro destino.

Nostra sola sfortuna.

 

Questo io non volevo

Questo io non cercavo

Ma è troppo alto per spiegarlo.

Stavamo scrivendo lo spleen

Per quello che doveva essere il futuro.

 

Mi piace quella parte di me

Che un po’ ignoro

Che tengo all’oscuro

Per mostrare altri lati di me.

Ma tu invece sì che la vedi…

Ed è un colpo alla testa.

(F.E.)

 

(Immagine dal Web)

 

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The Male Soul *Anima Maschile*

young god

 

*Anima Maschile*

Perdonami, Donna

Se non sono come te

Non sono aggraziato

Non sono delicato

E tanto meno forte

Come te

Ma ti amo

Ti amo così tanto

Che a volte il cuore non regge

E gli occhi non vedono

 

Prendi da me ciò che vuoi

Che ti possa rendere

Ancor più bella e preziosa

Di quello che sei

 

Perdonami perché

Se mai ho violato una donna

Allora ho violato me stesso

Per sempre

Abusato

Di me.

 

Perdona Donna se puoi

Questa tua Anima maschile.

(F.E.)

 

*Male Soul*

Forgive me, Woman

If I’m not like you

I’m not graceful

I’m not delicate

And I’m not strong

Like you

But I love you

I love you so much

That sometimes my heart can’t stand it

And my eyes can’t see.

 

Take what you want from me

Something to make you more beautiful and precious

Than you are

 

Forgive me because

If I violated some woman

Then I violated myself

Forever

Abused myself.

 

Forgive Woman if you can

This Male Soul of yours.

(F.E.)

 

(Immagine dal Web)

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I Racconti di Tara* (14) La morte di Tara

 

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Tharros, Sardegna

Tara si inginocchiò e svolse per terra il sacco che aveva portato per tutto il viaggio sul cavallo. Prese le erbe e i suoi recipienti di legno, gli oli preparati prima di partire, insieme a Senor e Myara. Sistemò gli impacchi sulla fronte e all’altezza dello stomaco. Distribuì l’olio in diversi punti e tracciò dei simboli.

Per tutta la notte non si spostò dalla sala. Sar sudava e si lamentava per i dolori, ma Tara poteva vedere sulla sua pelle qualcosa di viscido e nero che come un serpente era uscito dal suo corpo e infine andava a bruciare nelle fiamme del fuoco.

All’alba, Sar era come rinato. Il colorito era cambiato, i suoi occhi erano vividi, e riusciva lentamente a sedersi. Il servitore si era addormentato, nessun rumore tra loro, tranne i primi uccelli che volavano sopra il Nuur.

Sar la guardava incredulo. Tara sorrise soddisfatta sotto il velo che le copriva il volto.

“So che avete promesso di esaudire qualunque richiesta di chi vi avrebbe guarito.” Disse. E dato che Sar ancora non riusciva a dire niente, proseguì: “Chiedo che le sciamane non siano più bandite e possano essere libere da qualunque persecuzione.”

Sar sobbalzò.

“Perché chiedi proprio questo?”

“Perché sì.”

Tara si abbassò il velo scoprendo la testa e il volto. Sar riconobbe in lei una donna e trasalì.

“Mi hai ingannato.” La accusò.

“Sì. Ma se non l’avessi fatto, non vi avrei potuto guarire.”

Ci fu silenzio. Sar abbassò lo sguardo, come sconfitto.

“Non potrò mai dire a nessuno di essere stato guarito da una donna. Perciò vai via subito, lontano da qui! Porterò la tua richiesta a chi di dovere.”

“Io andrò via,” disse Tara “ma fate in modo che la vostra richiesta sia accolta. O le sciamane non saranno disposte ad aspettare ancora.”

Tara si alzò e uscì dalla sala. Riprese il cavallo e Kylia la seguì. Dopo essersi allontanata senza dare nell’occhio, salì sul cavallo e corse il più distante possibile, verso la costa. Decise di non tornare per un po’ nella zona di Senor. La sera si fermò in un piccolo bosco e si addormentò, appesantita da tutto il lavoro svolto. Sentì su di lei una sorta di carezza, che le sembrava il vento, e un bagliore di colore blu e argento che la avvolgeva.

La mattina ebbe la sensazione di essere osservata, e vide delle ombre tra gli alberi. Pensò che Sar potesse aver svelato la sua identità e che la stessero cercando. Ebbe paura, e si incamminò a piedi per uscire dal bosco. Non trovava più Kylia e iniziò a chiamarlo.

Camminò tanto, finché da lontano sentì il rumore del mare. Il vento era aumentato, e le onde si alzavano alte. Scese fino alla spiaggia, ormai esausta. Notò il piccolo Kylia che con l’idea di bere – come spesso faceva – si era avvicinato troppo all’acqua e ora rischiava di essere travolto dalle onde. Tara cercò di afferrarlo, ma anche lei era molto provata dal viaggio. Si bagnò i vestiti e il turbante cadde in mare. A un tratto, come una tempesta improvvisa, il vento divenne talmente forte da non potersi reggere in piedi; la sabbia volava, e le onde diventavano altissime, come non si erano mai viste prima da quelle parti.

Tara era riuscita a mettere in salvo Kylia, ma lei fu travolta prima che se ne potesse rendere conto, in un punto reso profondo da un dislivello del fondale. Un turbine di acqua e fanghiglia scuoteva tutto il suo corpo e fu trasportata in fondo al mare, per poi risalire in superficie quasi priva di sensi. Il mare in quel punto era improvvisamente più calmo, ma lei sentiva di non farcela.

Le sembrò di vedere intorno a lei dei pesci molto grandi che giravano in cerchio, ma erano i Maar, i Saar del mare. Fluidi, trasparenti come l’acqua, le parlavano con la mente.

“La vita in questo tempo è finita. Verrai con noi nel Maar fino a quando sarà il momento di tornare.”

Il Maar… casa. Pensò Tara. E poi il suo corpo restò lì in mezzo alle onde, mentre lei se andava.

***

Dopo diverso tempo, Xyara scese nel Maar per avere notizie delle altre due parti della sua essenza, Tara e Orios. Le rispose subito Orian:

“Tale era il loro amore che hanno deciso di unirsi in un’unica creatura Maar, né uomo né donna come tutti i Maar, e che ha preso nome di Taros. Molti potranno sentire la loro energia nel luogo di nome Tharros sulla Terra.”

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Tharros, Sardegna)

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The Mistery of Myself * Il Mistero di Me stesso

galaxy stars

 

I’m the mistery of myself

I send arrows as I can

Time for love you never have

‘Cause you’ve wasted it instead

In a temple or a den

Thinking you would die in vain

In the future nothing but hell

Even if I give you my hands

I’m the mistery of your faith itself.

(F.E.)

***

(Traduzione)

 

Sono il mistero di me stesso

Lancio frecce a piacimento

Ma voi per l’amore non avete tempo

Perché l’avete consumato

In un tempio o su un divano

Pensando tanto morirò invano

E nel futuro non vedete niente

Nemmeno se vi tendo la mia mano…

Sono il mistero della vostra fede.

(F.E.)

*my songs*

 

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Crucify and Sanctify * Crocifiggete e santificate

 

martyr

 

Crucify and sanctify

You can kill me with a smile

Take your time for sacrifice

I can die,if you decide

But I don’t need to be your saint

For my silly mistakes.

If you can’t carry your own cross

Crucify me and you’ll be okay.

But I don’t want any nails

Only spiky thorns of roses

Which still spread their scent in space

The scent of love

I feel for you all.

***

(Traduzione)

Crocifiggete e santificate

Potete uccidermi con un sorriso

Prendetevi tempo per il sacrificio

Posso morire, se siete voi a deciderlo.

Ma non voglio essere il vostro santo

Per i miei banali errori

Se non riuscite a portare la vostra croce

Crocifiggete me e sarete in pace.

Ma chiodi non voglio

Solo spine di rose appuntite

Che ancora spargano profumo nell’aria

Il profumo dell’amore

Che ho per voi.

(F.E.)

 

*my songs*

(Image – no credit)

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I Racconti di Tara* (13) La cura di Sar

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

tara 2

 

Dietro suggerimento di Senor, Tara si tagliò i capelli fino al collo, indossò abiti del fratello e si coprì sempre il volto quando usciva e quando arrivavano visitatori. In questo modo, chiunque la poteva scambiare per un uomo, ed era così totalmente al sicuro dagli uomini del Saar grigio che ogni tanto giravano per i villaggi controllando che non fosse più presente alcuna donna sciamana.

Subito tutti le portarono rispetto, dato che Senor la presentò come il fratello ritrovato Tar. Soltanto Senor e la vedova Myara conoscevano la sua vera identità, anche se man mano, col passaparola, le sciamane che per tempo erano rimaste nascoste nelle campagne, si avvicinarono a quella casa sapendo di poter trovare protezione. E lì ripresero insieme le loro pratiche, grazie agli insegnamenti del saggio di Senor e a quelli di Tara, che aveva ancora qualche memoria di tutto ciò che aveva imparato nella sua gioventù di guaritrice e guerriera.

Un giorno, una sciamana proveniente da un villaggio lontano, che aveva fatto molta strada per arrivare lì, raccontò di essere stata nei pressi del Nuur grigio, e di aver sentito dire che Sar, il braccio destro del Saar grigio, era molto malato dopo essere stato avvelenato a tradimento, probabilmente da un suo stesso discepolo che era poi fuggito. Il veleno scorreva nel suo corpo, ma con diverse cure, alcuni uomini medicina riuscivano a tenerlo ancora in vita tra mille sofferenze. A quanto aveva sentito la sciamana, Sar era così disperato da aver promesso di esaudire qualunque richiesta di chi fosse riuscito a guarirlo liberandolo da quel veleno.

“Forse uno esperto come voi, Senor, o come voi, Tar, potrebbe riuscire a guarirlo.” Osservò la sciamana, speranzosa.

“E potrebbe chiedere in cambio, di non bandire più le sciamane e di lasciarle in pace.” Commentò un’altra, incontrando l’approvazione di tutte le presenti.

Tara si alzò, prima ancora che il fratello dicesse qualcosa.

“Questo spetta a me, fratello.” disse. “Voi dovete restare qui per il bene del villaggio.”

Senor sapeva che era giusto così. Solo Tara avrebbe potuto liberare le altre sciamane.

“Fai molta attenzione. E proteggiti come tu sai.”

Le disse prima che partisse con il cavallo e Kylia al seguito. Tara annuì: in quei mesi insieme, grazie a Senor aveva riattivato in lei la protezione Sir e Haar, e il lavoro fatto nel Maar che la rendeva impermeabile alle energie dei rettili e altre creature.

Dopo qualche giorno, giunse dinanzi al grande Nuur grigio. Già a qualche chilometro di distanza, le energie provenienti da quel luogo le avevano dato una forte sensazione di pesantezza. Più volte si era seduta ai piedi degli alberi, per riprendere le forze e chiedendo la protezione su di sé. Al posto di guardia la fecero passare subito, quando si presentò come Tar il guaritore e dichiarò lo scopo della sua visita. Il cavallo e Kylia restarono nel cortile.

La accompagnò un servitore, che restò poi fermo in un angolo per tutto il tempo, osservando ciò che accadeva e con il compito di intervenire in caso di movimenti sospetti. In una sala scura, illuminata da torce rosse, era sdraiato Sar. La sofferenza era visibile sul suo volto. Il corpo livido e quasi tumefatto, gli occhi quasi assenti sembravano non avere più vista. Invece la guardò e cercò di dirle qualcosa con le labbra secche.

Tara provò subito ad avvicinargli dell’acqua posata lì affianco, ma lui la respinse maldestramente.

“Guariscimi o vai via.” Le disse.

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Tara nel periodo del ritorno)

 

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The world is crying

earth

 

The world is crying
Like a child he needs a rhyme
Or a little lullaby
Can’t you hear his sighs?
Dear,the world is crying
I can’t help feeling aside
Baby please don’t be so shy
You can be brave just for tonight.

*my songs*

(F.E.)

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I Racconti di Tara* (12) Il saggio di Senor

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

tara 2

 

Diverso tempo trascorse Tara a custodia del Nuur blu (1) e tutti i territori dei dintorni dove si muoveva ormai con grande conoscenza dei luoghi e dei suoi abitanti naturali. Il capretto, che aveva chiamato Kylia, la accompagnava sempre nei suoi spostamenti e anzi alcune volte sembrava indicarle lui stesso dove posizionare le sue pietre per ripulire e ricaricare le grotte e le capanne dove entravano. Man mano che procedeva nel lavoro, i punti dove passavano apparivano come illuminati e brillanti, le rocce riprendevano i loro poteri originari e su di essi Tara vedeva simboli che poi conservava nella sua mente.

Un giorno, scendendo fino a un fiume dove Kylia si era avvicinato a bere, vide alcune donne intente a prendere dell’acqua per portarla al loro villaggio. Si nascose dietro un albero per non farsi vedere, e le sentì parlare di alcune donne che si nascondevano nei boschi e nelle capanne perché erano sciamane e rischiavano di essere perseguitate dal Saar Grigio.

“L’ha detto il saggio di Senor.” Disse una anziana. (2)

“Chi è il saggio di Senor?” chiese la più giovane.

“Il saggio di Senor sa tutto. È in grado di conoscere il tuo passato e il tuo futuro. Non si sa chi sia veramente, ha sempre un turbante che copre metà del suo viso. L’unica ad averlo visto forse è Myara, la vedova che lo ospita nella sua vecchia casa.”

Le donne si spostarono con le loro brocche d’acqua. Kylia tornò da Tara e insieme scesero verso il villaggio. Lei si coprì con il suo velo in modo che si vedessero soltanto gli occhi e cercò la casa di Myara.

Era un po’ fuori dal villaggio, appena prima che iniziasse l’aperta campagna. Un luogo isolato e silenzioso, dove alcuni viandanti si fermavano a ristorarsi e anche poi a meditare – attività che non si poteva svolgere apertamente. Quando Tara e Kylia entrarono nel portico, vi era appunto un piccolo gruppo di uomini e donne in cerchio, con gli occhi chiusi. Un solo uomo aveva gli occhi aperti, e doveva essere colui che conduceva quella meditazione. Aveva una tunica e un velo che copriva la testa e metà viso. Alzò lo sguardo su lei e Kylia, che si erano fermati per non disturbare.

“Andate, per favore.” Disse subito l’uomo. “Proseguiremo dopo.”

Immediatamente tutti si alzarono e andarono dentro il caseggiato di canne. Tara restò stupita, sia dalle parole sia dall’immediata obbedienza a quell’uomo. Le aveva fatto cenno di avvicinarsi, restando seduto con le gambe incrociate e avvicinando di fronte a sé un catino con dell’acqua.

“Sei tu il saggio di Senor?” chiese timidamente Tara.

Si avvicinò, inginocchiandosi di fronte a lui. Vide meglio da vicino le sue mani rugose e gli occhi di anziano, unico punto scoperto dal turbante.

“Cosa vuoi sapere?” le chiese lui.

“Non ricordo quasi nulla…”

Il saggio osservò l’acqua nel catino e iniziò a parlare:

“Hai vissuto una frammentazione del tuo corpo fisico, mentale, emozionale. In punto di morte sei uscita dalla tua coscienza e hai fluttuato in vari luoghi dove ti sei potuta salvare immagazzinando in te le energie Sir e le energie Haar e il loro grande amore. Ma per poter tornare qui con nuova forza, e con i poteri sciamanici che ti appartengono, necessario è stato assimilare in te le Energie Maestre.

Hai accolto in te il Maestro della Notte, e ora sei Maestra della Notte.

Hai accolto in te il Maestro della Luce, e ora sei Maestra della Luce.

Hai accolto in te il Maestro della Galassia, e ora sei Maestra della Galassia.

Ognuno è in triplice forma e si muove in tre livelli di coscienza. Al momento molti sciamani si trovano in forma di coscienza su Alpha Centauri perché convocati dai Maestri Alpha, i primi sciamani andati sul pianeta. Né tu né io siamo stati ancora convocati, sorella.”

Tara era quasi commossa. Era rimasta senza parole tanto quel discorso l’aveva colpita. L’uomo muoveva l’acqua con la mano come per vedere altre immagini in essa.

“Perché mi chiami sorella?” chiese Tara.

“Tempo fa sei stata accusata ingiustamente e ti cacciarono dal tuo villaggio. Solo tuo fratello maggiore ebbe il coraggio di soccorrerti portandoti in salvo.”

“Questa sembra la mia storia” tremò Tara.

Allora l’uomo abbassò il copricapo scoprendo anche il suo volto e la guardò.

“Se questa è la tua storia” disse “allora tu sei mia sorella Tara e io il fratello che ti ha portata in salvo.”

Anche Tara abbassò il suo velo, scoprendo la testa e il volto. Si guardarono con occhi lucidi. L’uomo la abbracciò.

“Tu non ricordi il mio nome ma puoi chiamarmi Senor.”

Restarono abbracciati. Il capretto si avvicinò felice e Senor subito lo chiamò Kylia. Tara non si chiese come mai conoscesse il suo nome.

(1) Con il termine Nuur si indicavano i nuraghi. Il Nuur blu si riferisce al Nuraghe Piscu di Suelli, luogo di origine di Tara.

(2) Con il nome Senor si indicava l’attuale Senorbì.

 

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Tara nel periodo del ritorno)

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