“Autori del Futuro” è uno spazio dedicato ad autori e autrici emergenti che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare nell’ultimo anno. Si chiama “Autori del Futuro” perché vuole credere in questi validi artisti della parola e dare speranza a chi ha scelto di esprimersi attraverso la magica via della Scrittura.
L’intervista di agosto per la rubrica “Autori del futuro” vede protagonista Fabio Tipa, autore di quattro romanzi che definirei “gialli atipici” di cui ho letto “La capsula del tempo” e “Il prezzo dell’anima”.
Le sue storie sono ironiche e leggere da una parte, riflessive dall’altra. Il protagonista si trova di solito a indagare su qualche mistero che verrà svelato man mano.

- Ben trovato e grazie per aver accettato l’invito nel blog “Dalla Stella alla Terra”. Ecco la prima domanda per te: I tuoi romanzi si potrebbero definire “gialli atipici” costruiti con suspense e ironia. I protagonisti sono persone comuni che si ritrovano coinvolte in qualche mistero. È uno schema su cui hai studiato oppure è arrivato in maniera naturale? Pensi di dedicarti sempre a questo genere?
Non ho seguito schemi, ma ho cercato di scrivere tutto ciò che reputavo essenziale ai fini della trama. Sono nati dei personaggi che mi somigliano e che vivono solo in un romanzo, mentre altri si muovono sullo sfondo in tutti i romanzi e vivono di vita propria. Il genere mi piace e non credo sarei capace di cimentarmi in altri generi. L’unica variazione che mi sono concesso è stato scrivere l’ultimo romanzo in prima persona presente, una innovazione rispetto ai precedenti scritti in terza persona al passato, ma che mi ha permesso una maggiore introspezione a discapito della libertà di azione.
- I tuoi libri sono tutti autopubblicati. Si tratta di una scelta ponderata o casuale? La reputi la scelta migliore o vedi possibilità di contatti con case editrici all’orizzonte?
Inizialmente si è trattato di una scelta casuale. Il primo romanzo doveva giacere su una mensola della mia libreria e cercando su internet mi sono imbattuto sull’autopubblicazione che permette di stampare anche una sola copia. Poi mi sono fatto prendere dall’euforia e dalla possibilità di aiutare un’associazione di volontariato, destinando loro l’intero ricavato della vendita dei libri. La scelta è diventata obbligata per i romanzi successivi, in quanto le tempistiche delle case editrici nell’esaminare i manoscritti non collima con i miei scopi di solidarietà.
- Pensando agli autori emergenti, a tuo avviso è possibile fare tutto da soli – dalla grafica all’editing – oppure è necessaria qualche collaborazione? Tu come ti sei regolato finora?
Secondo me, per realizzare un prodotto di qualità è necessario collaborare con altre figure indispensabili. Io ho curato da solo la grafica perché avevo il desiderio di realizzare tutto secondo i miei gusti, e scoprendo alcuni strumenti di intelligenza artificiale mi sono fatto prendere la mano. Di contro, ho sempre l’impressione che i libri degli altri autori siano più accattivanti dei miei. L’editing, invece, è arrivato soltanto dopo, quando ho capito che si tratta di passaggio fondamentale spesso sottovalutato.
- Scrivendo i tuoi romanzi hai intenzione di rivolgerti a un pubblico in particolare? Per esempio affrontando temi filosofici ed esistenziali più o meno nascosti nella trama thriller.
Non ho un pubblico particolare, i romanzi piacciono perché sono scritti in modo semplice con un linguaggio alla portata di tutti. La presenza di alcune tematiche esistenziali attira alcuni tipi di lettori che cercano qualcosa di più di una semplice storia. Il mio scopo principale, del resto, è lasciare al lettore più di una domanda su cui riflettere oppure una frase sottolineata da rileggere successivamente. Del resto, io sono il primo lettore di me stesso: mi emoziono quando rileggo alcuni passaggi o rido di gusto quando ne leggo altri e spero di trasmettere le stesse emozioni che ho provato in fase di scrittura.
- Dalla tua biografia si evince che ti occupi di geologia e informatica. Quanto hanno influito la tua professione e i tuoi studi sulla passione per la scrittura: le vivi come due sfere totalmente distinte oppure no?
La mia scrittura è nata per caso, dalla voglia di imprimere su carta alcuni miei pensieri, riflessioni, sul rapporto tra scienza e fede. La mia professione è servita ad ambientare i romanzi nei luoghi a me familiari, mentre i miei studi sono serviti a caratterizzare alcuni personaggi fondamentali. Alla fine credo sia impossibile distinguere lo scrittore dal geologo o dall’impiegato comunale, e questo si ripercuote sulla scelta delle vittime in ogni romanzo. Mai casuale!
- Ho chiamato questa nuova rubrica “Autori del Futuro” come incoraggiamento per gli autori emergenti. Come ti vedi come autore nel tuo futuro?
Vivo alla giornata e negli ultimi tempi la voglia di scrivere si è persa a discapito di altre attività. Non ho mai avuto una passione vera e propria per la scrittura, avrei voluto imparare a suonare qualche strumento musicale. Prima di appendere la penna al chiodo, però, vorrei scrivere un ultimo romanzo che racconta, in modo ironico, l’autismo di mio figlio. Ho già titolo e copertina e credo sia di una potenza dirompente, sempre che riesca a terminarlo. Tornando al futuro, l’unico desiderio è avere, un giorno, una via a mio nome: “F.V. Tipa, scrittore”. Non chiedo troppo…
- Il tuo spirito ironico e fantasioso emerge dai tuoi libri e anche dalla tua attività social. Pensi di sfruttare maggiormente questa tua caratteristica dandole magari più spazio?
L’ironia è la forza motrice della mia vita. Senza di essa sarei già stato travolto dagli eventi che capitano a ognuno di noi e che irrompono con prepotenza a scompigliare le carte della nostra esistenza. Detto questo, credo abbia già lo spazio che merita.
Biografia
Sono nato a Caltanissetta, al centro della Sicilia, una terra ricca di cultura, tradizioni e umanità. Mi sono laureato in Scienze Geologiche a Palermo e dopo una breve esperienza come insegnante di Matematica e Scienze ho esercitato la libera professione come geologo. La geologia mi ha portato a conoscere il territorio nella sua vera essenza, a capire come la natura abbia plasmato l’ambiente e soprattutto comprendere come l’uomo ne distrugga buona parte per i propri interessi. Sono appassionato di informatica fin dall’infanzia e mi diletto nella programmazione di applicazioni per computer e smartphone allo scopo di semplificare il lavoro. Il destino mi ha portato nel basso Piave, sulle rive del fiume Sacro alla Patria che solca il Veneto Orientale, e al momento lavoro nella pubblica amministrazione, nel campo dell’edilizia.
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Intervista di: Francesca Erriu Di Tucci
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*Come l’alba e il tramonto*