*Un tipo elettrosensibile* Demetrio Salvi (Oltre Edizioni)
“Piano. Piano. Inspira. Con calma. Lascia lavorare il diaframma. Il dolore è al centro del petto. Il cuore batte solo più forte. Espira. Perché ho risposto al cellulare? Se solo avesse funzionato il cordless. Il cellulare è cattivo, il cordless è buono. Il cordless non fa male. Almeno non fa molto male.”

Questo passaggio rende l’idea delle contrastanti sensazioni vissute dal protagonista e di come anche il lettore venga catapultato nella vita stravolta di chi all’improvviso scopre di essere “elettrosensibile”. È un viaggio autobiografico in cui Demetrio Salvi descrive la disperazione di una patologia inizialmente sconosciuta e senza nome che con difficoltà verrà riconosciuta anche da chi gli sta attorno. L’elemento più frustrante è forse quello di essere ritenuto pazzo, come spesso accade in casi di malesseri non visibili all’occhio o poco catalogabili. Il suo lavoro di professore viene irrimediabilmente compromesso, le sue relazioni e amicizie vacillano, il protagonista cerca di ridimensionare il mondo attorno a sé e trovare un suo nuovo spazio. Impresa non facile, data la poca collaborazione di medici ed esperti che lo liquidano in poco tempo, nonché la poca comprensione di colleghi e amici. La famiglia – altro elemento fondamentale del racconto – è l’unica che lo comprende, anche se con la madre ci saranno non poche incomprensioni.
I punti fermi della vita vacillano e devono essere prontamente sostituiti; scrive infatti l’autore in balia degli eventi: “Vuoi cambiare veramente qualcosa nella tua vita? Bene: ammalati.”
Demetrio Salvi ci mette soprattutto in guardia da quello che stiamo diventando, da ciò che la società attuale ormai da anni ci impone di essere; dall’uso smodato della tecnologia, amica e nemica di tutti i giorni. Quanti ammetterebbero che i cellulari e le radiazioni sono nocive, nonostante i risultati delle ricerche e il tasso di malattie collegate alle radiazioni non siano indifferenti? Quanto ci siamo ormai abituati ad avere il cellulare sempre con noi e persino, in molti casi, attaccato al nostro corpo?
È un libro colmo di riflessioni, sulla vita, sulla morte, sulla malattia e la vecchiaia; interessante il contrasto tra pensiero occidentale e orientale quando il protagonista viene in contatto con pratiche mai provate prima.
“Il dolore è solo un’informazione, un messaggio. È questo che mi dico. Un messaggio che a volte afferma qualcosa, a volte mente.”
Consiglio questo libro non solo per l’importanza del contenuto – trattandosi di una storia vera – ma anche perché è una conferma: conferma che la penna di Demetrio Salvi riesce a far viaggiare tra le pagine con leggerezza e stupore.
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L’AUTORE: Demetrio Salvi è nato a Napoli nel 1961. Ha coniugato la sua attività di docente con quella di regista, sceneggiatore, scrittore, critico per il cinema e la televisione: ha realizzato documentari (tra gli altri: Il Matrimonio degli Alberi di Accettura; La festa dei Morti a San Demetrio Corone; Nel Regno di Pulcinella; A Mozzarella Nigga) e sceneggiature per il cinema (Mai per sempre, per la regia di Fabio Massa). È stato direttore ai programmi per una nota emittente televisiva super regionale (Canale21). Ha fondato, nel 1999, assieme a Federico Chiacchiari, la Scuola di Cinema Sentieri selvaggi e ha diretto i corsi di Regia e Sceneggiatura. Ha scritto testi per l’Enciclopedia del Cinema Treccani, per riviste specializzate (Cineforum) e per una collana su autori del cinema contemporaneo edita da Sorbini. Ha tenuto corsi per l’IRRE Campania. È autore di alcuni manuali (Scrivere e girare un cortometraggio, Sul dialogo, Prontuario di sceneggiatura) e ha pubblicato il suo primo romanzo, I giornaletti sporchi, per le edizioni Città del Sole, nel 2006
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