Recensione *Il bosco di faggi* di Salvina Alba

Recensione per Il bosco di faggi di Salvina Alba

Dopo aver letto “Nell’abisso”, con questo romanzo si conferma la dote dell’autrice nella scrittura dettagliata e precisa, che nulla lascia al caso, nonché la sua capacità di analizzare l’animo umano di fronte a fatti imprevisti e spesso tragici.

È quello che accade ad Alain, il giovane protagonista del romanzo “Il bosco di faggi” (edizioni Convalle), operaio torinese che, soffocato da una vita familiare molto difficile (soprattutto in seguito alla morte della madre), si rifugia nella musica suonando nella band composta dagli amici Manuel, Ginko e Silvia. Alain – dal nome volutamente evocativo – è un musicista con l’anima del poeta e farebbe di tutto per realizzare il suo sogno e dedicare la sua vita alla musica. Ma quando finalmente decide di partire con la band, accade un incidente che rappresenta un turning-point decisivo, portandoci in situazioni sempre più assurde e terribili.

Da questo punto in poi la situazione precipita: Alain e gli amici entrano in un incubo che ci fa dubitare della realtà stessa, scene dai toni kafkiani rimangono in sospeso in attesa di una soluzione, l’autrice riesce a creare una suspense che porta il lettore a voler sapere sempre di più e a seguire Alain nel suo viaggio nel bosco.

Il bosco di faggi sembra essere un luogo-non luogo, la “selva oscura” dove perdersi e ritrovarsi. “Si può dar luce a un cielo torbido e nero?”, scriveva Alain.

Molto interessanti i rimandi cinematografici, i personaggi ben delineati, la scrittura scorrevole. Il cambio di registro tra la prima e la seconda parte lascia però spaesati. La risoluzione finale (non dirò molto altro per non rovinare la lettura) può lasciare un certo sconcerto. Forse la sensazione è di essere anche noi, come Alain, prigionieri di un mostro o di noi stessi.

f.e.

Intervista all’autrice Salvina Alba:

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