Attratta dal titolo e dalla curiosità per un autore sardo di cui avevo sentito parlare, mi sono avvicinata a questo romanzo con un approccio critico ma poi col disincanto di chi leggendo si perde nelle parole magiche e nell’atmosfera creata dallo scrittore. Veniamo subito trasportati – o trascinati – nel mondo quasi incantato di Isili, paese della Sardegna tra i più caratteristici, noto soprattutto per il museo del rame e del tessuto. Chi lo conosce o ci ha vissuto (come la sottoscritta) non potrà non riconoscere i luoghi e gli eventi descritti nel testo con dovizia di particolari, nonché i personaggi che rendono viva questa storia di passione che oscilla tra leggerezza e dramma.
Le figure femminili sono le più rilevanti, ognuna con le sue peculiarità, che tramandano le loro passioni e la loro forza di generazione in generazione. Meno forti le figure maschili che, a mio avviso, vivono più nell’ombra del patriarcato che nella luce dell’amore. I flashback e le memorie rimandano in qualche modo a storie già note, facendo pensare ai Buendìa di Macondo o alle famiglie della Casa degli Spiriti. Un altro autore sardo che certamente si distingue per il suo stile.

Con questa motivazione, il romanzo ha vinto la 28ma edizione del Premio Calvino, uno dei riconoscimenti più prestigiosi per scrittori esordienti:
“Maria di Ísili si colloca con timbro originale nel solco della sempre viva e fruttuosa tradizione sarda: testo denso e compiuto, dal sorprendente respiro metrico, fatto di una polifonia di voci, tra le quali si staglia quella della protagonista, una donna che, nel tragico inanellarsi degli avvenimenti, incurante degli interdetti sociali, segue la legge del desiderio.”

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