Io non caddi

Io non caddi
Inseguendo una libellula in un prato
Io non caddi
Per seguir virtute e conoscenza
Io non caddi
Perché amor ha perdonato
Bensì io caddi
Perché tutto ho completato.


F.E.

L’insistenza segna
Il passaggio breve
L’inesistenza volge
Al presagio greve
L’inesattezza spinge
Al pensiero lieve
Che succede dunque
Alla tua certezza?
Se scivolando in me
Usi accortezza
Lungi miranza
E non è mai abbastanza.


F.E.

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Senza chiave

E ti ho vista uscire
Sotto l’unico sole
Sparivi in quel bagliore

Ti ho sentita entrare
Nello spiraglio aperto
Del mio cuore

Non l’avrei voluto lasciare
Senza chiave
Senza custode.

F.E.

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Sogno

Sogno
E se non sogno
È perché dormo
Mangio
E se non mangio
È perché piango
Devo
Dirti solo quel che voglio
Devi
Riportarmi il nostro sogno.


F.E.


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Il non detto

Difficile scordare
Quel che hai fatto
Sapere il non detto
Di quando non hai agito
Se ciò che hai sentito
È andato in fondo al petto
E questo ti ha distrutto
Se dopo sei caduto
Hai solo bisogno
Di essere raccolto.


F.E.

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Ricordi veri

Io avrò di te
Ricordi veri
Ma il mio corpo non è
Lo stesso di ieri
Nato e rinato
In continuo evolversi
Nel rompere gli argini
Barriere e simili
Impetuoso scorrere
Della mia estasi.


F.E.


*Art by Loui Jover

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Disperato

C’è un amore disperato

Non cambia come il vento

– indaffarato

Non urla come il mare

– scombinato

Non prende a calci o corre

– a perdifiato

Non teme, piange, strilla

– se abbracciato

Lui tace, tace

Amore disperato.

F.E.

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Chiederti amore

Sarebbe troppo scontato
Chiederti amore
Sarei rovinato
Sciupato per ore
Non avrei
Nient’altro da dire
Solo da urlare
E da afferrare
Tutto saprei fare
Tranne chiederti amore.

F.E.

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Le Porte

La tua voce un po’ straniante
Mi porta a chiederti Arte
Mi sembra di aprire porte
Che scrutano l’infinito
E oltre
Di chi è anima ora e per sempre
E poi torna alla sua sorte.


F.E.

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Sempre la stessa

Io son sempre la stessa
In solitudine ammessa
E non concessa
Tu non sei più lo stesso
Come un ritratto diverso
Servirebbe un sogno astrale
Per le mie parole
Che le tue paure
Lasci andare.


F.E.

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La nave dei folli *Ship of Fools*

L’icona della nave dei folli, che dominò l’immaginario del Rinascimento, risale alla raffigurazione del 1494 di Sebastian Brandt, autore del poema Narrenschiff in cui, come ci ricorda Foucault, numerosi capitoli sono dedicati a fare il ritratto dei passeggeri insensati della nave: sono “degli avari, dei delatori, degli ubriaconi; sono coloro che si abbandonano al disordine e alla dissolutezza; coloro che interpretano male la Scrittura, coloro che praticano l’adulterio” ; in poche parole il significato dell’opera è quello di punire “tutto ciò che l’uomo stesso ha potuto inventare di irregolare nella sua condotta” . Verso la fine del poema, ecco che la nave dei folli viene trascinata verso la fine del mondo, in una immensa tempesta che getterà tutto e tutti nella catastrofe dell’Apocalisse.

Il potere di questa immagine – anche essa secondo Gilman “uno strumento standard per separare il diverso dal mondo dell’osservatore ‘sano’” – si basa appunto sul mito del pazzo come viaggiatore, mito che aveva contribuito non poco all’identificazione del matto con la figura degli esploratori come Colombo, condannati perché infrangevano l’immagine stabile della società. Non a caso, quasi paradossalmente, ci ricorda Foucault che nel XVIII secolo il viaggio divenne uno dei rimedi più consigliati ai malinconici, in modo che essi occupassero la mente tanto da “dimenticare l’idea fissa”

F.E.

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