Mi chiamano Penelope per un altro motivo. Per il suo antico mito, lo conoscete? Risale alla sua infanzia: quando nacque fu gettata in mare per ordine del padre e fu salvata da alcune anatre che, tenendola a galla, la portarono verso la spiaggia più vicina. Dopo questo fatto, i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope, che appunto significa anatra. È una dea protettrice. Senza dubbio, lo posso dire, sono stata protetta. Sono stata salvata in mare tra centinaia di persone che naufragavano con me. Qualcuno mi ha afferrata e mi sono ritrovata a riva, salva. Dovrei esserne felice, penserete voi. Ma non è così. Il mio bambino non ce l’ha fatta. E lo vedo sempre nei miei sogni: galleggia, ma è vivo.
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“Da lì vedeva la stanza sottosopra, il soffitto e le pareti di colore rosa antico, grandi tende bianche alle finestre, due abat-jour dalla luce rilassante, e la riproduzione di un dipinto con scritto in piccolo Magritte. «Guarda questi omini che piovono dal cielo» indicò a Vin, che alzò a sua volta lo sguardo verso il quadro. «Già . Strano questo posto» osservò «ma almeno non dobbiamo dormire in macchina…”
*Come l’alba e il tramonto* di Francesca Erriu Di Tucci (Brè edizioni)
Se si riflette su quale possa essere l’esperienza più dolorosa per un essere umano, comunemente si pensa alla morte di un figlio; ma è ancora più doloroso – e tragico – essere la causa (seppur non volontaria) di quella morte. Sembra quasi inaccettabile, innaturale, che proprio un genitore, un padre, possa diventare egli stesso fonte di tanta pena, non solo per se stesso ma per tutti coloro legati al piccolo. È questa la storia narrata in questo libro dell’autrice Salvina Alba: una storia forte, che non lascia spazio alla leggerezza, che affronta l’argomento a viso aperto e fa immergere il lettore nell’animo del protagonista, nel suo abisso (come da titolo).
Andremo così a scoprire il suo passato, dove troviamo la moglie Luisa e poi un bambino, fino al tremendo evento che gli sconvolgerà la vita, e alla sua vicenda traumatica in carcere, impotente di fronte alla morte di un figlio piccolo e della madre anziana, con un senso di colpa che come un macigno non lo abbandonerà mai. Ciò che accade nel suo presente sembra creare un parallelo col suo passato e farlo riflettere sulla sua coscienza. Potrà Lorenzo dare una svolta alla sua vita, o la sua fragilità non glielo consentirà ?
Un romanzo davvero forte, potente, con diversi passaggi che mi hanno veramente colpita e una tecnica narrativa notevole. Salvina Alba porta un messaggio impossibile da non cogliere, un monito che in qualche modo riguarda tutta la società , partendo da una storia individuale che però riguarda tante persone, come accade nei grandi romanzi (ricordando per certi versi Dostoevskij).
Dalle prime pagine del libro:
“Si dice che la sofferenza ci renda più maturi e consapevoli, soprattutto più equilibrati. Non sempre è così, purtroppo. In me si annida una rabbia profonda che mi rende suscettibile e irritabile. Chi mi sta attorno evita di provocarmi, sa che le mie reazioni possono essere imprevedibili, sa che in talune circostanze è preferibile lasciarmi stare. La vasca è piena d’acqua tiepida. Non è la temperatura che prediligo, ma decido di infischiarmene e, senza esitare, mi immergo in essa rabbrividendo. Lascio che l’acqua mi ricopra interamente come se fossi morto e sepolto. È una bella sensazione. Trattengo a lungo il respiro, poi sono costretto a tornare alla vita per procurarmi l’aria. Devo sbrigarmi, Giulia mi aspetta, i suoi amici ci aspettano. Ci hanno invitato a cena. È sabato sera e non si può restare soli in casa il sabato sera, non è forse così?”