I Racconti di Tara* (13) La cura di Sar

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

tara 2

 

Dietro suggerimento di Senor, Tara si tagliò i capelli fino al collo, indossò abiti del fratello e si coprì sempre il volto quando usciva e quando arrivavano visitatori. In questo modo, chiunque la poteva scambiare per un uomo, ed era così totalmente al sicuro dagli uomini del Saar grigio che ogni tanto giravano per i villaggi controllando che non fosse più presente alcuna donna sciamana.

Subito tutti le portarono rispetto, dato che Senor la presentò come il fratello ritrovato Tar. Soltanto Senor e la vedova Myara conoscevano la sua vera identità, anche se man mano, col passaparola, le sciamane che per tempo erano rimaste nascoste nelle campagne, si avvicinarono a quella casa sapendo di poter trovare protezione. E lì ripresero insieme le loro pratiche, grazie agli insegnamenti del saggio di Senor e a quelli di Tara, che aveva ancora qualche memoria di tutto ciò che aveva imparato nella sua gioventù di guaritrice e guerriera.

Un giorno, una sciamana proveniente da un villaggio lontano, che aveva fatto molta strada per arrivare lì, raccontò di essere stata nei pressi del Nuur grigio, e di aver sentito dire che Sar, il braccio destro del Saar grigio, era molto malato dopo essere stato avvelenato a tradimento, probabilmente da un suo stesso discepolo che era poi fuggito. Il veleno scorreva nel suo corpo, ma con diverse cure, alcuni uomini medicina riuscivano a tenerlo ancora in vita tra mille sofferenze. A quanto aveva sentito la sciamana, Sar era così disperato da aver promesso di esaudire qualunque richiesta di chi fosse riuscito a guarirlo liberandolo da quel veleno.

“Forse uno esperto come voi, Senor, o come voi, Tar, potrebbe riuscire a guarirlo.” Osservò la sciamana, speranzosa.

“E potrebbe chiedere in cambio, di non bandire più le sciamane e di lasciarle in pace.” Commentò un’altra, incontrando l’approvazione di tutte le presenti.

Tara si alzò, prima ancora che il fratello dicesse qualcosa.

“Questo spetta a me, fratello.” disse. “Voi dovete restare qui per il bene del villaggio.”

Senor sapeva che era giusto così. Solo Tara avrebbe potuto liberare le altre sciamane.

“Fai molta attenzione. E proteggiti come tu sai.”

Le disse prima che partisse con il cavallo e Kylia al seguito. Tara annuì: in quei mesi insieme, grazie a Senor aveva riattivato in lei la protezione Sir e Haar, e il lavoro fatto nel Maar che la rendeva impermeabile alle energie dei rettili e altre creature.

Dopo qualche giorno, giunse dinanzi al grande Nuur grigio. Già a qualche chilometro di distanza, le energie provenienti da quel luogo le avevano dato una forte sensazione di pesantezza. Più volte si era seduta ai piedi degli alberi, per riprendere le forze e chiedendo la protezione su di sé. Al posto di guardia la fecero passare subito, quando si presentò come Tar il guaritore e dichiarò lo scopo della sua visita. Il cavallo e Kylia restarono nel cortile.

La accompagnò un servitore, che restò poi fermo in un angolo per tutto il tempo, osservando ciò che accadeva e con il compito di intervenire in caso di movimenti sospetti. In una sala scura, illuminata da torce rosse, era sdraiato Sar. La sofferenza era visibile sul suo volto. Il corpo livido e quasi tumefatto, gli occhi quasi assenti sembravano non avere più vista. Invece la guardò e cercò di dirle qualcosa con le labbra secche.

Tara provò subito ad avvicinargli dell’acqua posata lì affianco, ma lui la respinse maldestramente.

“Guariscimi o vai via.” Le disse.

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Tara nel periodo del ritorno)

 

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The world is crying

earth

 

The world is crying
Like a child he needs a rhyme
Or a little lullaby
Can’t you hear his sighs?
Dear,the world is crying
I can’t help feeling aside
Baby please don’t be so shy
You can be brave just for tonight.

*my songs*

(F.E.)

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I Racconti di Tara* (12) Il saggio di Senor

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

tara 2

 

Diverso tempo trascorse Tara a custodia del Nuur blu (1) e tutti i territori dei dintorni dove si muoveva ormai con grande conoscenza dei luoghi e dei suoi abitanti naturali. Il capretto, che aveva chiamato Kylia, la accompagnava sempre nei suoi spostamenti e anzi alcune volte sembrava indicarle lui stesso dove posizionare le sue pietre per ripulire e ricaricare le grotte e le capanne dove entravano. Man mano che procedeva nel lavoro, i punti dove passavano apparivano come illuminati e brillanti, le rocce riprendevano i loro poteri originari e su di essi Tara vedeva simboli che poi conservava nella sua mente.

Un giorno, scendendo fino a un fiume dove Kylia si era avvicinato a bere, vide alcune donne intente a prendere dell’acqua per portarla al loro villaggio. Si nascose dietro un albero per non farsi vedere, e le sentì parlare di alcune donne che si nascondevano nei boschi e nelle capanne perché erano sciamane e rischiavano di essere perseguitate dal Saar Grigio.

“L’ha detto il saggio di Senor.” Disse una anziana. (2)

“Chi è il saggio di Senor?” chiese la più giovane.

“Il saggio di Senor sa tutto. È in grado di conoscere il tuo passato e il tuo futuro. Non si sa chi sia veramente, ha sempre un turbante che copre metà del suo viso. L’unica ad averlo visto forse è Myara, la vedova che lo ospita nella sua vecchia casa.”

Le donne si spostarono con le loro brocche d’acqua. Kylia tornò da Tara e insieme scesero verso il villaggio. Lei si coprì con il suo velo in modo che si vedessero soltanto gli occhi e cercò la casa di Myara.

Era un po’ fuori dal villaggio, appena prima che iniziasse l’aperta campagna. Un luogo isolato e silenzioso, dove alcuni viandanti si fermavano a ristorarsi e anche poi a meditare – attività che non si poteva svolgere apertamente. Quando Tara e Kylia entrarono nel portico, vi era appunto un piccolo gruppo di uomini e donne in cerchio, con gli occhi chiusi. Un solo uomo aveva gli occhi aperti, e doveva essere colui che conduceva quella meditazione. Aveva una tunica e un velo che copriva la testa e metà viso. Alzò lo sguardo su lei e Kylia, che si erano fermati per non disturbare.

“Andate, per favore.” Disse subito l’uomo. “Proseguiremo dopo.”

Immediatamente tutti si alzarono e andarono dentro il caseggiato di canne. Tara restò stupita, sia dalle parole sia dall’immediata obbedienza a quell’uomo. Le aveva fatto cenno di avvicinarsi, restando seduto con le gambe incrociate e avvicinando di fronte a sé un catino con dell’acqua.

“Sei tu il saggio di Senor?” chiese timidamente Tara.

Si avvicinò, inginocchiandosi di fronte a lui. Vide meglio da vicino le sue mani rugose e gli occhi di anziano, unico punto scoperto dal turbante.

“Cosa vuoi sapere?” le chiese lui.

“Non ricordo quasi nulla…”

Il saggio osservò l’acqua nel catino e iniziò a parlare:

“Hai vissuto una frammentazione del tuo corpo fisico, mentale, emozionale. In punto di morte sei uscita dalla tua coscienza e hai fluttuato in vari luoghi dove ti sei potuta salvare immagazzinando in te le energie Sir e le energie Haar e il loro grande amore. Ma per poter tornare qui con nuova forza, e con i poteri sciamanici che ti appartengono, necessario è stato assimilare in te le Energie Maestre.

Hai accolto in te il Maestro della Notte, e ora sei Maestra della Notte.

Hai accolto in te il Maestro della Luce, e ora sei Maestra della Luce.

Hai accolto in te il Maestro della Galassia, e ora sei Maestra della Galassia.

Ognuno è in triplice forma e si muove in tre livelli di coscienza. Al momento molti sciamani si trovano in forma di coscienza su Alpha Centauri perché convocati dai Maestri Alpha, i primi sciamani andati sul pianeta. Né tu né io siamo stati ancora convocati, sorella.”

Tara era quasi commossa. Era rimasta senza parole tanto quel discorso l’aveva colpita. L’uomo muoveva l’acqua con la mano come per vedere altre immagini in essa.

“Perché mi chiami sorella?” chiese Tara.

“Tempo fa sei stata accusata ingiustamente e ti cacciarono dal tuo villaggio. Solo tuo fratello maggiore ebbe il coraggio di soccorrerti portandoti in salvo.”

“Questa sembra la mia storia” tremò Tara.

Allora l’uomo abbassò il copricapo scoprendo anche il suo volto e la guardò.

“Se questa è la tua storia” disse “allora tu sei mia sorella Tara e io il fratello che ti ha portata in salvo.”

Anche Tara abbassò il suo velo, scoprendo la testa e il volto. Si guardarono con occhi lucidi. L’uomo la abbracciò.

“Tu non ricordi il mio nome ma puoi chiamarmi Senor.”

Restarono abbracciati. Il capretto si avvicinò felice e Senor subito lo chiamò Kylia. Tara non si chiese come mai conoscesse il suo nome.

(1) Con il termine Nuur si indicavano i nuraghi. Il Nuur blu si riferisce al Nuraghe Piscu di Suelli, luogo di origine di Tara.

(2) Con il nome Senor si indicava l’attuale Senorbì.

 

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Tara nel periodo del ritorno)

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I Racconti di Tara* (11) Il Nuur blu

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

tara 1

 

Un tempo indefinito trascorse nel Maar. Un tempo indefinito servì a Tara per vedere la propria notte. E ogni giorno fondersi e scambiare le energie col Maestro della Notte, nel fluire di luce e oscurità insieme. Altri esseri giunsero per lavorare con loro: i Maar, Anthymos dei Sir, Orian a guardia della grotta, e Al-sha figlia delle Pleiadi.

Finché furono di nuovo soli, e il Maestro apparve dentro le fiamme del fuoco blu, la sua tunica brillava e sulla fronte era comparso uno stemma dorato. Egli era il Maestro della Luce. Aveva gli occhi chiusi e non parlava, ma come una musica si sentiva intorno a lui.

Tara indietreggiò e cadde in ginocchio per la potenza e l’amore che la sua figura emanava. E abbassò lo sguardo, perché era giunto il momento di tornare, come le aveva detto Orian tempo prima.

“Ora sarà come reincarnarsi” le spiegò Orian che intanto si era affacciata nella grotta “ma avrai quasi settant’anni. Porterai con te questa memoria: il Saar, il Taar e il Maar sono Pace, Amore e Guarigione. Tutto è fatto di tre parti: Corpo, Mente, Spirito.”

Tara si rannicchiò in un angolo, un vortice d’acqua di grande potenza la avvolse sollevandola fino in superficie, ripercorrendo il viaggio che aveva fatto con Xyara. E perse i sensi, sapendo che non avrebbe ricordato nulla. Nel Maar tutto era stato resettato. Sarebbe tornata ai tempi del degrado come se il tempo fosse trascorso normalmente, senza più gli effetti del fluido di Orios.

Si risvegliò nella sua capanna e subito raccolse i rami per fare il fuoco. Aveva le mani raggrinzite e camminava lentamente, ma questo le sembrava normale, la giovinezza era soltanto un ricordo lontano. Indossava una tunica scura – simile a quella del Maestro della notte – e un velo sulla testa. Cominciò a sistemare tutto ciò che trovava fuori posto nel Nuur blu, devastato dalle intemperie e dall’incuria. Sapeva di doversi prendere cura di quel luogo sacro. Lo percorse tutto, toccando le pietre e baciandole, come riconoscendo la loro energia. E ringraziava per essere ancora viva, perché ricordava di essere stata molto male la notte prima.

Diversi animali cominciarono a comparire intorno al Nuur notando la sua presenza, sperando forse in un po’ di cibo. In particolare un capretto si avvicinò coraggiosamente più degli altri e catturò la sua attenzione, tanto da indurla a seguirlo sulla pianura. Si fermò accanto a un bellissimo albero con grandi radici, e vicino si potevano vedere, seppur nascoste dalla vegetazione, pietre di forme particolari e con aperture simili a porte. Tara istintivamente si affacciò ad una di queste, ed entrò in una piccola sala scura, dove chiuse gli occhi.

Comparve una donna dentro la sala. Aveva capelli lunghi e una lunga veste bianca. Disponeva dei fiori sulle pietre e le sorrideva.

“Benvenuta sorella,” le disse “ti aspettavamo.”

“Sei una sacerdotessa?” le chiese Tara nella sua mente.

“Sì, sono la sacerdotessa di Lemuria. Lemuria è stata la prima civiltà umana creata sulla Terra dagli Stellari. È stata una civiltà di grande armonia e amore, ma poi distrutta a causa dei conflitti tra i clan familiari. Ma questo non è ancora avvenuto.”

“Quindi tu sei me stessa nel passato?”

“Io sono nel mio presente, che però è per te anche il tuo passato. Mentre il tuo tempo è il mio futuro. Ma tutto avviene contemporaneamente, Maestra Tara.”

“Nessuno mi ha mai chiamato Maestra.”

“Per noi lo sei. E anche per il Maestro dei Cristalli.”

Quando la sacerdotessa disse questo, comparve accanto a lei una figura maschile con tunica bianca e dorata. Egli disponeva dei cristalli della terra per tutta la sala di pietre.

“Stiamo caricando questa terra dopo la distruzione. Tu farai altrettanto con le nostre indicazioni.”

Tara voleva rispondere, ma la voce del giovane la lasciò senza parole. Semplicemente sorrise mentre lui la guardava, e sentiva un grande amore che non sapeva spiegare. Non poteva ricordare di averlo già conosciuto. E non avrebbe potuto riconoscerlo per via di quelle ferite inferte proprio dal suo pugnale. Tanti tempi dovevano passare prima di ricongiungersi ad Orios.

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Maiden with a laurel, Henry Ryland)

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I Racconti di Tara* (10) Il Maestro della Notte

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

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Il Maestro della Notte/The Night Master

 

Quando riaprì gli occhi, si stupì nel trovare Orian ancora accanto a lei. Capì che le ferite erano rimarginate, ma si sentiva molto debole. Chiese come mai era ancora lì nel Maar, se ancora non fosse guarita, e Orian sorrise.

“Questo lavoro con il Maar e i Maar” le spiegò “ti renderà impermeabile all’energia dei rettili, almeno nella maggior parte dei casi, quelli in cui li riconoscerai. L’importante è mantenere forte la tua capacità di riconoscere quell’energia, e questo riconoscimento porta istantaneamente su di te la protezione Sir-Haar – ovvero ricongiungendoti all’energia originaria dell’unione con Orios e Xyara. E porta i rettili stessi ad allontanarsi o indebolirsi o a volte anche volere il tuo aiuto. Cosa che tu sarai chiamata a fare in alcuni casi.

Perché questo avvenga – questa “ricarica” diciamo – dovrai stare qui nel Maar ancora un po’ e lavorare con il Maestro della Notte.”

“Non posso andare ad aiutare i Sar’d?” si preoccupò Tara.

Orian con le mani disegnò dei cerchi intorno a lei e l’acqua che le circondava divenne limpida e si aprì in una sorta di specchio che mostrava loro delle immagini. Tara vide la devastazione dei Nuur e le uccisioni da parte dei rettili. Il suo Nuur blu era completamente abbandonato.

“Restando qui tu li aiuterai anche di più,” disse Orian “perché qui è l’unico luogo dove può fluire il tempo. Inoltre nel tempo del degrado dove sei chiamata, i poteri vengono inevitabilmente indeboliti, per questo ci dovrai andare quando sarai al massimo della tua potenza.”

Orian si congedò, per lasciarla al suo lavoro. Sarebbe comunque sempre stata a guardia della grotta per qualsiasi evenienza, ma era necessario che si spostasse anche nel Maar.

Divenne quasi completamente buio. Tara sentiva solamente il fruscio dell’acqua che si muoveva al passaggio dei Maar. A un tratto un angolo della grotta si illuminò di blu e una figura maschile apparve, seduta a gambe incrociate, le mani sulle ginocchia. Poteva distinguere un turbante sul suo capo, una sorta di tunica che avvolgeva il suo corpo, tutto di colore blu scuro, quasi nero. Si avvicinò, e vide il volto dipinto sugli occhi chiusi e sulle labbra dello stesso colore blu scuro come la notte. Capì di trovarsi davanti al Maestro della Notte e rabbrividì. Non per paura, ma per la potente energia che emanava in particolare dalle mani e dagli occhi seppur chiusi. Non disse niente, e attese che fosse lui a parlare. La sua voce era profonda come gli abissi, ma allo stesso tempo dolce come il canto di una sirena.

“Il Maestro della Notte insegna a vedere la propria notte, a entrare nella notte come in un tunnel, un pozzo profondo scavato da noi stessi, e restare lì per giorni, se necessario. Dapprima nel tormento, poi nel dubbio, fino ad abbandonare la mente, tutto, e raggiungere la pace. Allora una ad una si accendono le stelle.

Ciò che deve fare ognuno dopo aver sperimentato la notte, è farsi aiutare a trovare la luce. Per questo il Maestro della Notte è anche il Maestro della Luce.”

In quel momento si accese un fuoco blu tra loro. Il Maestro aprì gli occhi e Tara avvertì quasi uno spostamento del suo corpo, come colpito da una sferzata di vento. Il Maestro toccò il fuoco, mostrandole che non bruciava. Poi continuò a parlare.

“La vera trasmutazione può avvenire in un unico modo: con l’amore. E dato che tu mi ami così tanto, so che lo puoi fare. Io te ne sarò grato per sempre, e regalerò ricordi di questa gratitudine a te e a tutti gli esseri umani nel tempo. Tra tantissimi tempi, le nostre energie risuoneranno ancora. Ma in tempi di degrado, non ricorderemo questo amore puro, e se vorremo averci ad ogni costo, sarà per via di questa distorsione dell’amore. Ma se mai farò qualcosa di disumano, ti chiedo fin da ora di perdonarmi.”

Ancora i brividi scorrevano nel corpo di Tara. E a quelle parole sobbalzò, come prevedendo eventi futuri che ancora non conosceva.

“Tu sei perdonato. Perché ti amo ora e ti amerò quando le nostre energie ritorneranno.” Disse con voce tremante.

Il Maestro allora le prese le mani. Non serviva fare altro, perché solo guardandosi e unendo le mani, i due esseri entravano l’uno nell’altro, diventavano fluidi come Maar purificandosi a vicenda con quell’energia d’amore che diventava luce.

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

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I Racconti di Tara* (9) Orian nel Maar

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

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Orian (sorella di Orios)

I Maar nuotavano insieme a loro come grandi pesci, quello che aveva comunicato era davanti a tutti, facendo strada. Poi finalmente, una grotta illuminata di azzurro apparve di fronte a loro e Xyara nuotò più veloce trascinando anche la debole Tara.

All’ingresso della grotta trovarono subito Orian, la sorella di Orios, che immediatamente fece stendere Tara e pose le sue mani sulle ferite, curandole con un fluido di energia blu dei Sir. Riprendendosi, Tara notò solo allora che nella grotta si trovava anche il pugnale di Orios, evidentemente portato da Xyara. Orian lo prese tra le mani e si rivolse a Xyara, lasciando Tara a riposarsi in un angolo.

“Cara sorella,” disse Orian a Xyara “ho resettato il pugnale di mio fratello Orios in modo che la ferita di Tara sia sanata. Ma passeranno ancora molte vite prima che potranno rincontrarsi e riconoscersi in questa terra. Sarà quando dovranno incontrare il Maestro della Notte (The night master).”

“Ne ho già sentito parlare.” Commentò Xyara “Sarà l’essere con gli occhi diversi?”

“Sì.” Rispose Orian, e posò il pugnale su una roccia della grotta che in quel momento si accese di blu elettrico. Poi continuò a spiegare: “L’effetto del fluido di Orios è ora indebolito. Esso la manteneva giovane perché potesse proseguire nel suo compito con la forza dei suoi vent’anni. Come se il tempo si fosse fermato, ma in realtà il tempo stava procedendo. E così Tara è andata avanti fino al momento in cui doveva conoscere te, Xyara, come terza parte della vostra essenza. Ma pur andando molto avanti, ha mantenuto sempre lo stesso aspetto di quando ha incontrato Orios. Ora invece, inizierà ad invecchiare, e tornerà al punto del periodo del degrado in cui è necessario il suo aiuto.”

“Ho capito,” disse Xyara, con un velo di tristezza “io invece vorrei aiutare i miei fratelli Haar.”

“Sì, tu tornerai al tempo da cui siete venute. Il tuo aiuto è stato prezioso.”

Le due donne si abbracciarono per salutarsi. Infine Xyara si chinò su Tara baciandola sulla fronte e poi sulle labbra. Ma Tara lasciò gli occhi chiusi, fingendo di dormire ancora, perché grande sarebbe stata la sua tristezza nel doverla salutare.

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

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BowieNext Day – 8 gennaio a Roma *

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*BowieNext Day* 8 gennaio 2019 a Roma

Metti una sera di pioggia a Roma, ma non troppo, di quelle dove non rischi che i sanpietrini ti facciano scivolare in maniera plateale, ma di certo un ombrellino ti devi ricordare, sempre se l’hai messo in valigia invece no certo che non pioverà proprio quel giorno che a Roma devo andare.

Entri in un cinema, la scelta ideale, per poterti riparare. Ma quella è davvero una data speciale.

Otto gennaio, non si dimentica, noi che ancora nel cuore lo abbiamo, la sua nascita non scordiamo. E così lo celebriamo, anche nei giorni successivi, tra quando è arrivato e quando se n’è andato, anche se tutto l’anno l’abbiamo pensato.

Ci guardiamo negli occhi perché sappiamo chi siamo, che nel profondo lo amiamo. Questo amore in comune abbiamo, la musica nelle nostre orecchie, nei cuori nei pensieri. Un artista che unisce, palpita e vive con parole note emozioni.

E così ascoltiamo quei racconti, chi parla di lui perché l’ha conosciuto, quel “dolce ragazzo” forse anche timido un po’ pazzo. Chi parla di lui perché l’ha studiato, certo la nostra musica ha cambiato. Chi parla di lui perché l’ha vissuto, in una stanza, in un disco, in un bacio rubato.

Sullo schermo i disegni che scorrono, The Shadow Man è proprio lui, ma non solo lui: tutti gli uomini che è stato, tutti i personaggi che la sua vita hanno affollato. E anche la nostra estasiato. Quando culla se stesso come un bambino abbandonato ed il sogno nell’armadio è rientrato. E sentiamo come un cuore spezzato.

E ancora il documentario BowieNext, unico nel suo genere, pieno di creatività e amore, artisti da ogni dove. La sua legacy è nel nostro cuore. E questo diventa anche un libro, una storia tutta da leggere e da vedere, dalla nascita alla non-morte, la rinascita è la sua sorte. E così il pubblico si saluta, e ti senti diversa da quando eri arrivata. La pioggia c’è ancora ma la mente ora vola.

***

Grazie Cinema Trevi.

Grazie agli ideatori e relatori:

Rita Rocca

Francesco Donadio

Adriano Ercolani

Sydne Rome (special guest)

Jerry T. Jones

***

 

 

The Shadow Man (di Rita Rocca – disegni di Alice Rovai)

https://vimeo.com/239062554

BowieNext – Nascita di una Galassia (di Rita Rocca)

su Rai Play

https://www.raiplay.it/programmi/bowienext-nascitadiunagalassia/index.html?fbclid=IwAR1ct61IUdDOud3fhLSxfacoE3uG6inDOBzIqbnKNiA-Bwv7giVprejTy5w

BowieNext il libro (sito Arcana)

http://www.arcanaedizioni.com/prodotto/rita-rocca-francesco-donadio-bowienext-interviste-ricordi-testimonianze-sulluomo-delle-stelle/

 

(testo di Francesca Enrew Erriu)

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Come il giorno e la notte **Romanzo in progress*36

Come il giorno e la notte – parte 36 –

La lunga notte

(Trama e personaggi – episodi precedenti:
https://dallastellaallaterra.com/come-il-giorno-e-la-notte/ )

 

Nina ok

Ancora gli batteva forte il cuore. Si era seduto sul sedile posteriore, quasi lanciandosi dentro l’auto prima che i cani da guardia lo raggiungessero. La villetta aveva un sistema di chiusura centralizzato per cui quando aveva tentato di uscire dalla porta principale, l’allarme aveva iniziato a suonare destando l’attenzione dei cani in giardino. L’unica cosa che era riuscito a fare era stata forzare una porta finestra, e precipitarsi fuori, dove Marzi lo attendeva alla guida.

Era ripartito subito velocemente, senza dargli nemmeno il tempo di parlare, di spiegargli che la signora Silvia stava male, anzi no non stava male, forse era proprio morta, ecco. Pur notando la sua agitazione, l’uomo aveva continuato a guidare, accelerando per uscire dal cancello della villa, fortunatamente ancora aperto. Finalmente a un semaforo si erano fermati.

“Marzi, deve essere morta.” Ripeté Tom allora, sperando che gli desse ascolto.

Marzi l’aveva guardato dallo specchietto. Uno sguardo che non aveva bisogno di aggiungere parole.

“Lo so, Tom.” aveva detto, senza scomporsi più di tanto.

Il ragazzo si appoggiò allo schienale, arrendendosi all’evidenza. Sarebbe stato troppo pericoloso farsi trovare in quella casa, già. Con un possibile cadavere in bagno, poi. Con la droga portata da lui. Certo. La droga procurata da André, pensò. Volutamente, da André.

Non immaginava che sarebbe arrivato a tanto. Far morire una donna innocente. E non solo questo pensiero lo stordiva, ma tanti altri che gli portavano le lacrime agli occhi. Tra cui l’immagine di sua madre. Non aveva avuto il tempo di soffermarsi, ma ora sì, ci pensava. Era la stessa posizione in cui aveva trovato sua madre, distesa in quel modo, le pillole sparse per terra, i fogli di musica vicino alla porta. Non voleva più saperne niente. Chiese a Marzi di andare subito da André, voleva dirgli che non avrebbe più lavorato per lui, mai più. Ma non era possibile: André quella notte non era alla villa, aveva deciso di dormire in barca perché aveva una riunione con dei soci in affari, e non doveva essere disturbato. Marzi infatti doveva andare a prenderlo la mattina dopo.

Tom si fece lasciare vicino al Mad. Scese dall’auto, scambiando solo un ultimo sguardo con l’uomo che stringeva il volante, come per non uscire dal ruolo che gli era stato assegnato da anni.

Tom guardò l’orologio, era già tardi per l’appuntamento con Nina fuori dal locale. Affrettò il passo più che poteva, ma appena incontrò lo sguardo di Marta capì com’erano andate le cose: Nina non l’aveva aspettato, e se n’era tornata alla roulotte.

“Non ti conviene andarci, Tom.” Sottolineò Marta, approfittando per gettare su di lui uno sguardo di rimprovero che gli doveva anche per comportamenti precedenti.

Glielo ripeté due volte, che era meglio non andarci, ma Tom era già diretto verso l’uscita del locale, deciso come sempre a non dare retta ai consigli altrui. Si avviò a passo rapido verso il piazzale delle roulotte, sollevando il colletto della giacca in pelle per proteggersi dal vento che gli sferzava le guance. A quell’ora della sera faceva ancora fresco, per quanto ormai si respirasse un’aria decisamente primaverile durante il giorno.

Mentre arrivava, notò da lontano la figura di Nina che fumava nella piccola verandina. Camminava su e giù, e le mancava solo un fucile perché potesse ricordare la furia di Calamity Jane. Gli bastò il suo sguardo per capire quanto fosse agguerrita. Si avvicinò comunque e si appoggiò alla ringhiera, assumendo la posa più colpevole che conoscesse.

“Lo so, hai ragione tu.” Disse subito. Era inutile aspettare l’attacco quando sapeva di avere torto. “C’è stato un imprevisto, te lo giuro.”

Nina non diceva niente e fumava. Aveva un bel vestito corto che non gli sembrava di averle mai visto, e sulle spalle stringeva uno scialle recuperato nella roulotte. Un cappellino di lana le copriva la testa e i capelli le cadevano sciolti sulle spalle. Tom la trovava molto bella, anche con quell’espressione imbronciata e gli occhi lucidi probabilmente per il pianto, o per il vento.

“Mi dispiace.” Mormorò, e non sapeva come era riuscito a dire una frase che non diceva mai.

“Un appuntamento. Ti ho chiesto un solo appuntamento, dopo secoli dei secoli.” Lo rimproverò lei, ma la voce non era arrabbiata come lui si sarebbe aspettato.

“Lo so.”

Si avvicinò a lei e con le dita le sfiorò i capelli, ma Nina gli prese la mano e la allontanò.

“Lasciami, Tom. Torna dalla tua signora.”

Tom si scostò, mentre lei si voltava per aprire la porta della roulotte. Ma non si voleva ancora arrendere.

“Ti ho chiesto scusa…”

“No, Tom. Basta, lo dico sul serio.”

Tom cercò di dire ancora qualcosa ma Nina ripeteva “basta” e cose simili.

“Non sei pronto, Tom.” gli disse lei quando furono di nuovo molto vicini, e lui le stringeva il braccio.

A questo non seppe cosa rispondere. Non era pronto, per cosa? Ma pensò che forse aveva ragione lei.

Nina aprì la porta della roulotte. C’era la lampada accesa, e da dove si trovava, Tom poteva vedere il letto disfatto di Nina. Gli sembrò di notare una figura nella penombra, qualcuno seduto sul letto, di spalle. Guardò meglio, e riconobbe Cesare chino ad allacciarsi le scarpe. Lo vedeva anche riflesso nello specchio. Il ragazzo si voltò solo un attimo, il tempo di lanciare uno sguardo a Tom, e poi si girò di nuovo. Tom indietreggiò di un passo. Non aveva parole, né la forza di arrabbiarsi. Guardò Nina che tratteneva le lacrime.

“Lui è pronto quindi?” le chiese soltanto. Avrebbe potuto dire tanto altro, infuriarsi e inveire contro Cesare che andava in giro a picchiare la gente e così via. Ma stranamente, non gli andava.

“ È cambiato, Tom.”

“Immagino.” Disse lui, e così si voltò per andarsene, deciso a non voltarsi indietro.

“Aspetta…” lo trattenne lei, come se fosse lui ad abbandonarla.

Tom non rallentò, dirigendosi a quel punto verso la stazione. Ma dopo pochi secondi, sentì i passi di Nina alle sue spalle, che correva fino a raggiungerlo. Lo chiamò ancora afferrandogli il braccio e stavolta fu lui a chiederle di lasciarlo stare.

“Ti devo dire una cosa importante, ascoltami.” continuò Nina, cercando di trattenere l’agitazione. “La notte nella barca di André…”

“Non me ne importa.” La interruppe lui, e scosse il braccio per liberarsi di lei. Nina continuò a seguirlo mentre lui riprendeva a camminare. Parlava col fiatone.

“Te lo devo dire, ti prego. Il giorno prima, André è venuto qui…alla roulotte. Mi ha minacciato, Tom. Voleva bruciare tutto. Ha detto che ti dovevamo lasciare da solo con lui…o avrebbe bruciato la roulotte.”

A quel punto Tom si fermò. Si appoggiò al muretto che costeggiava la ferrovia, poco prima di arrivare allo stradone. La rabbia che provava era tale che avrebbe voluto prendere a pugni qualcuno. In particolare André, se solo se lo fosse trovato sotto tiro.

“L’avrebbe fatto, Tom. Ha detto che aveva due taniche di benzina pronte nel portabagagli, se non ci credevo potevo chiedere a Marzi. Poi è andato anche da Fausto, minacciandolo di mandare via lui e Taco dal Casolare. Dovevamo andarcene tutti a una certa ora, e ovviamente ci dovevamo occupare anche di Vin. Sapeva che lui non ti avrebbe lasciato solo.”

“Vado da lui.” Scattò Tom, voltandosi, ma solo perché non voleva sentire più quella storia. Nina gli prese il braccio.

“Aspetta, Vin non c’è. È andato dal suo amico…quello dell’hotel.”

Tom si calmò un poco, preso alla sprovvista. Diede un calcio a uno scatolone trascinato dal vento. Non sapeva per cosa provare più odio in quella giornata storta.

“Mi perdoni?” disse a un certo punto Nina. Continuava a stare lì, infreddolita, stringendo il suo scialle, e il vento la spettinava. Tom guardò da un’altra parte perché non capiva per cosa avrebbe dovuto perdonarla, e a un tratto lei lo strinse così forte che lui non se ne volle liberare.

***

(testo di proprietà dell’autrice Francesca Enrew Erriu)

Immagine: Jacqueline Bisset (as Nina)

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I Racconti di Tara* (8) Nel Maar

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

Tara 1

 

Una notte, mentre si avviava per raggiungere la capanna della donna medicina, Tara sentì dei passi alle sue spalle e percepì sguardi su di lei. A lungo andare, la donna anziana – quella che aveva fatto da portavoce al suo arrivo – si era insospettita, e l’aveva seguita facendosi accompagnare da due delle giovani, per ascoltare i loro discorsi dalla finestra semiaperta.

Dal buio erano spuntati due cani molto grandi e scuri, che le donne avevano aizzato per inseguirla. Tara iniziò a correre, costretta ad andare verso la buia campagna.

Le due giovani la inseguivano, urlando ai cani di fermarla. E infatti, giunta nel mezzo di una radura brulla, i cani la assalirono bloccandola per terra, e facendole anche cadere il pugnale che teneva in mano. I cani restavano fermi, respirandole in volto, lei ansimava per la corsa e la paura. Quando la raggiunsero, le donne fecero spostare i cani e una di loro andò addosso a Tara.

“Sappiamo tutto!” esclamò “Non solo ti sei unita a loro, ma anche a uno stellare!”

Nel frattempo l’altra donna, vedendo la lama luccicare nel buio, aveva raccolto il pugnale da terra, e in un impeto di rabbia, senza pensare, colpì il fianco di Tara e il ventre con violenza. Tara iniziò a sanguinare e si spaventarono.

“No, cosa hai fatto? Andiamo via!”

Si voltarono e corsero di nuovo verso il villaggio. Tara sentiva mancarle le forze, e piangeva per il dolore. Ma la sua preoccupazione principale non era legata all’idea di morire.

“Il tuo pugnale mi ha ferita” pensava “Proprio il tuo pugnale mi ha ferita, perciò è come se tu mi avessi ferita. Questo significa che non ci incontreremo più, mai più. E se ci incontreremo, non ci riconosceremo.”

Prima di perdere i sensi, sentì la voce e i passi di Xyara che correva, poi le sue braccia che la afferravano e trascinavano per portarla via. Infine il buio.

***

Si erano rifugiate nella capanna di Xyara, con la porta sbarrata perché le altre donne non entrassero. Le ferite di Tara erano state coperte con degli impacchi di erbe, ma toccandosi con la mano sentiva ancora sanguinare. Xyara le tenne la mano appena riprese conoscenza.

“Ci dobbiamo trasferire nel mare interno.” Disse “Non hai molte forze, ma è necessario portarti da Orian. Ti aiuterò io.”

Un’energia fortissima attraversò il corpo di Tara mentre la Haar le stringeva la mano. Chiuse gli occhi per affrontare il viaggio. Sprofondarono dal pavimento della capanna fino a sottoterra, attraversando un portale nero, come risucchiate da un vortice di acqua e aria. Improvvisamente furono sott’acqua e Tara aprì gli occhi, senza mai lasciare la mano di Xyara. Dapprima l’acqua era limpida e chiara, poi divenne blu scura e infine quasi nera mentre scendevano più in profondità. Quasi trattenevano il respiro in quel vasto silenzio. Comparvero degli esseri fluidi come l’acqua, silenziosi come pesci, dalla pelle quasi trasparente.

“Siamo i Maar,” disse uno, ma tutti lì comunicavano solo col pensiero “i Saar del mare.”

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Maiden with a laurel, Henry Ryland)

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I Racconti di Tara* (7) L’unione sacra

 

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

pan

Orios

L’unione sacra

La notte, quando il villaggio era immerso nel silenzio, a parte il latrare dei cani nella campagna vicina e il suono di tamburi in lontananza, Tara andava di nascosto fino alla capanna della donna medicina.

Xyara lasciava una piccola lanterna con la candela accesa accanto alla finestra, segno che chi aveva bisogno di cure, anche nel cuore della notte, poteva bussare alla sua porta. Le due donne conversavano molto, e Xyara insegnava a Tara le basi della medicina e delle cure con le erbe e gli oli. Le disse poi che lei aveva anche il compito di sanare la frattura tra maschile e femminile, rimettendo in equilibrio le due parti.

“L’unione con Orios ha trasmesso a te la potenza del maschile” spiegò Xyara “che tu hai unito alla forza del femminile. Per questo percepivi la sua energia con tanta potenza, per questo gli altri ti reputano strana. Io ho visto quel fluido dentro di te, quando ti ho visitata, e significa proprio questo, è il fluido dell’unione sacra, com’era in origine. Ma col tempo, quando ci si unisce con uomini che non hanno quella conoscenza sacra, torna in noi la divisione. E così saremo di nuovo separati da noi stessi.”

“Come posso mantenere questo fluido in me?” chiese Tara.

“Lavorando col mare della terra interna. Questo è uno dei nostri compiti, sorella, ci dovremo recare lì prossimamente. Ma prima, è necessario ritrovare il nostro contatto con Orios e con i Sir. Perché loro ci diranno come fare.”

Quindi socchiudevano gli occhi e respiravano, mentre l’energia dei fratelli di Sir che sapevano essere a distanza di sicurezza sopra di loro, le raggiungeva. Xyria riassumeva l’aspetto da Haar, i capelli azzurri con riflessi violetti, la pelle circondata dall’aura azzurrina, gli occhi si allungavano ed era giovane quasi come Tara. Sentivano di nuovo la forza di quell’energia che le attraeva con dolcezza l’una all’altra fino a baciarsi e abbracciarsi, e più facevano questo più percepivano l’energia di Orios come se fosse lì con loro.  Era come un vortice che le estraniava completamente dal mondo. E alla fine avevano la sensazione di tre parti di un’unica essenza che si riunivano di nuovo.

E così visualizzarono il primo Cerchio di Orios, e Xyara parlò:

“Era quel periodo dell’anno in cui le sciamane

Nel bosco si riunivano l’inverno a salutare

E fu così che un temporale

Le fece pria del tempo terminare.

Ma mentre tra gli alberi andavan

A un tratto furon come chiamate

E tutte in un punto dirette,

vedendo una luce lontana

nell’ombra delle nuvole scure

e man mano il cielo schiariva.

 

E lì era di un giovane uomo il sembiante

“So chi è dalla voce flautata” io dissi

“che canta e parla con nota intonata.”

E non solo sciamane ma fanciulle venivan a vedere

Dai villaggi di tutte le schiere.

Non poteva il suo cuore fermare

Ogni donna che lo udiva parlare.

Ognuna il suo amore gli voleva donare

I suoi capelli volea pettinare

Le mani accarezzare

Ed ogni punto baciare

Finché a un tratto un raggio di sole

Giunse la sua fronte a toccare.

E il sorriso sul volto dipinse,

Occhi neri divennero luce

Pelle chiara di un blu evanescente.

 

Ti seduce sfiorandoti appena

Seppur non toccandoti ancora

Ché le mani tiene giunte in preghiera.

Ad ognuna una dolce parola

Un pensiero profondo

Nell’abbraccio del mondo

Dentro un cerchio splendente di blu.

Sia fanciullo che uomo maturo

In ogni veste lui sapeva incantare

Quando a volte suonava un tamburo

Un richiamo sembrava ancestrale

Tanto che allontanatosi un poco

Lo pregavamo di non andare.

Perché i cuori lo volean trattenere.

 

E quando andò e il sol cavallo rimase

Ciascuna gli dedicò una frase

Che restasse impressa nel bosco

E la memoria di lui sempre accese.”

 

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

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