*Agenda Ensemble 2023* Una poesia al giorno

Da oggi è possibile ordinare l’Agenda 2023 curata da Ensemble Edizioni 🌟 una poesia al giorno tra cui la mia selezionata al contest 🌟 Regaliamo bellezza per il nuovo anno *******
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Drowned Man

Perciò io sono

Merce di contrabbando
Materiale ignifugo
Carico speciale

  • Drowned man *
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Il Principio

La mia poesia ospitata nel sito di Serena Barsottelli per il contest filosofico a tema “Principio”.

https://serenabarsottelli.com/2022/11/03/le-parole-degli-altri-il-principio-di-francesca-erriu-ditucci/?fbclid=IwAR1o2rzhUG0EF4p2l9Nh_Tid6tc9qicHYPs6_PrDoPzTQTNYIpXxYauxus4

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Nulla da dire 2.11.2022

Nulla da dire

Sulla sorte

Nulla da dire

Sul dolore

Spietata non è la morte

Ma i suoi feroci aguzzini

f.e.

2.11.1975

2.11.2022

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Nature therapy

Questo è un luogo dove siete stati mille volte

E mille volte avete camminato

Con scarpe, bastoni, parole

*Villa Verde* Sardegna *bosco terapeutico

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Nostalgia d’autunno

Finisce sempre così, con la morte.
Prima però c’è stata la vita,
nascosta sotto i bla, bla, bla, bla, bla.
È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore:

il silenzio e il sentimento,
l’emozione e la paura,
gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza
e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.
Tutto sepolto nella coperta
dell’imbarazzo dello stare al mondo:
bla, bla, bla, bla.

Altrove c’è l’Altrove,
io non mi occupo dell’Altrove.
Dunque che questo romanzo abbia inizio.

In fondo è solo un trucco, si è solo un trucco.

*Jep Gambardella* La grande bellezza

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Woman in the Woods

Woman

in the Woods

Woman

in me

f.e.

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*Recensioni* Come il giorno e la notte

Quando arrivano parole così toccanti sai che magari non venderai migliaia di copie ma di certo arriverai al cuore di qualcuno

#comeilgiornoelanotte

La fuga di Vincenzo dalla casa famiglia diventa occasione per l’incontro con Tomas, una sua vecchia conoscenza. Siamo negli anni Ottanta, Vin e Tom sono due personalità opposte, tanto ombroso e instabile il primo quanto orgoglioso e ribelle il secondo, ma si ritrovano a vivere insieme l’inseguimento dei loro sogni. In una vita spericolata e troppo spesso segnata dall’illusione della droga.

Se parlassimo della cronaca di una partita di calcio, potremmo dire che Come il giorno e la notte è un match che concede poco o nulla allo spettacolo. Francesca Enrew (Francesca Erriu di Tucci) punta dritta al risultato, che è quello di catapultarci dentro un mondo che corre a velocità tripla, fregandosene di finte, passi doppi, colpi di tacco e rabone. Trama che, con le sue sequenze taglienti, entra in tackle scivolato sulla sensibilità del lettore. Con i protagonisti alla ricerca di un centro di gravità permanente, per sempre smarrito nelle pieghe di violenze infantili o di disturbi psichici mai risolti.

Niente effetti speciali. Il che non significa che lo stile o la definizione dei personaggi passino inosservati. Il realismo delle scene, un lessico e una sintassi che procedono per sottrazioni successive, descrivono bene la spinta centrifuga dei due ragazzi, che corrono dietro all’onda emotiva del momento, fra uno sballo e l’altro, in un’anonima stanza d’albergo o nei lividi di un vigliacco pestaggio. Quando ancora le autoradio si estraevano dal vano delle automobili e il nastro delle cassette doveva essere riavvolto con una Bic.

Il finale è sorprendente e non può non catturarci tutti quanti. Forse ci riconduce alla speranza di una vera pace, dopo tanto peregrinare. Ma il giudizio rimane aperto perché uno dei pregi che ha questo libro è di non proporre soluzioni preconfezionate o giudizi che dividono i buoni dai cattivi. C’è tanta malinconia, e quasi l’auspicio, che Vin e Tom possano un giorno incontrarsi ancora.

(Grazie a Christian Floris collega di penna)

🌻
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Sogno

Quell’incubo che torna

Solerte menzogna

Di cui non hai bisogno – 

Quel sogno che rimane

Che cosa ne vuoi fare

Trasformarlo in canzone. 

f.e.

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My Virginia

Forse non bastano parole per quello che ci sarebbe da dire; servono fiumi, foreste, poi cieli, per avvicinarsi al tuo sentire. Ti chiederei cosa vorresti fare, se a questo mondo hai dovuto rinunciare, se ora sei aria, fuoco, o luminosa. Le ore passano e ti posso percepire.

Io scriverei a quel fiume che ti ha preso un giorno, chiederei se scorrendo, porterà un tuo ritorno. Scriverei a quell’albero che hai guardato a lungo, mentre pensavi nel giaciglio caldo.

Poi come Orlando mi risveglierei dal sonno, e osserverei te e le tue donne parlare. Verso il faro riprenderebbero a viaggiare. La tua penna dolce mi limiterei a scrutare, soltanto per trovare ispirazione. Tu in una stanza tutta per te, dove hai cercato a lungo la tua ombra. Domanderei a Leonard del suo amore, che cercò di salvarti dal dolore. Ma se l’amore può salvare, di certo per amore tu hai scelto di andare.

Il tuo nome mi ha fatto sempre pensare a un conflitto interiore, qualcosa di ancestrale: la vergine (Virginia) e il lupo (wo-o-lf), la bella e la bestia, che dentro di te abitavano. Si mordevano, si ferivano, eppur si amavano. Tu maschile e femminile, non avevi confine, non vedevi che spazi dove gli altri mettevano blocchi.

Tante volte ho viaggiato fino ai tuoi tempi e ai tuoi luoghi, leggendoti o pensandoti. Chissà se oggi a te piacerebbero questi tempi, questi luoghi. Il tuo pensiero progressista si scontrerebbe forse con una apparente libertà che nasconde vincoli e false verità.

La tua campagna non sarebbe più la stessa, il mondo non è più lo stesso. Non esistono più quei circoli che frequentavi tu, quell’ansia di incontro e di scambio, l’essere artisti a tutto tondo.

Tanti cercano di vendere di tutto, persino se stessi. Si proclamano artisti, coloro che spacciano nel web le proprie frasi spaiate. Puoi farti un giro virtuale e lo vedrai. Troverai anche te stessa, amata e menzionata, ma chissà da quanti veramente letta. La tua anima è lì, nei tuoi scritti e in ciò che ci hai lasciato. Perciò cosa conta veramente adesso? Cosa è rimasto da salvare ora? Se non i libri, l’anima di chi li ha scritti. Tu sai cosa significa non essere capiti. Sapevi che l’amore ti avrebbe potuto salvare, ma se non c’è amore non c’è salvezza. E così non c’è salvezza per me ora.

Sai, non eri solo tu a sentire delle voci. Le sento anch’io, spesso. Ora più che mai, mi arriva anche la tua voce: mi dice di fermarmi. A cosa serve un volo nel vuoto se non a scappare? È la fine, o forse inizio, che non posso immaginare. Sento che ce la devo fare. Posso ancora rimandare. Non lasciare, non lasciare.

Mia cara, non lascerò, non è il momento. Continuo il tuo nome a pronunciare, per far sentire la forza dell’amore.

Non vorrei mai

saperti sola nella tua ultima ora

Non vorrei mai

contare il tempo

fino alla prossima aurora

Vorrei soltanto

guadare il fiume, insieme ai sassi

seguendo il lume.

f.e.

Letter to Virginia

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