Il suono (Al aal il)

Il libro dei Saar

In principio era il suono. Non esistevano ancora le parola ma nelle nostre anime vibravano le tre sillabe dell’Origine: al – aal – il

Noi ci riuniamo in circolo nel luogo sacro. Al centro del cerchio è sistemata una pietra sacra, un Omphalos. Essa si erge misteriosa, unendo maschile e femminile e noi siamo tutti intorno aspettando che parli o che diventi luce.
Noi siamo stelle, stelle che danzano intorno all’Omphalos. Esso si illumina e parla, è un sole, è il Sole Centrale e noi siamo al centro del Mondo.
Questo è un rituale che ripetiamo spesso, ci riuniamo intorno all’Omphalos ed esso si illumina ed esso pronuncia le sillabe da dove nasce l’universo e la materia.
Noi forniamo due stelle. La prima stella è femminile, ha quattro punte come quattro elementi. Noi vediamo il fuoco rosso e arancione quando la stella femminile si irraggia nell’Omphalos.
La seconda stella è…

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Crash that door * Sfonda quella porta

 

waiting place 2

 

Will you crash that door for me

Will you cover my arms

With bandage and stripes

To hide my own strifes?

And then I didn’t know the truth

Before I met you.

Once I had the right to fight

Now it’s only a take or bite,

It’s even hard to die.

Will you help me to cry?

Brother and friend,

You simply take my hand.

***

(traduzione)

Butterai giù quella porta per me?

Ricoprirai le mie braccia

Di bende e strisce

Per nascondere le mie lotte?

E io non sapevo la verità, prima di incontrarti.

Una volta avevo diritto di lottare

Adesso è solo una stretta o un morso,

è persino difficile morire.

Mi aiuterai a piangere?

Amico e fratello, prendi soltanto la mia mano.

(F.E.)

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StarChild

child stars

 

Non sarà facile, anima mia
Tu entri in quella porta
Di cui tutti hanno paura
Tu crei stelle filanti
Mentre altri lanciano coriandoli
Tu parli col tuo cuore
Quando loro fanno rumore.

(F.E.)

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The Impatient One *L’impaziente

 

Snake Bite

I am the patient one

And never go too far

I’ll wait till tomorrow dawn

Everything to be done

You see me in the crowd

Looking all around.

 

I am the impatient one

Tomorrow is yet too far

Can’t wait until it’s done

I’m looking at you now

In silent wait I stay

With impatient eyes

It’s like a snake’s bite.

***

Io sono quello paziente

Non vado mai oltre

Attendo fino all’alba

Che le cose siano fatte

Mi vedi tra la gente

Osservo tutto e tutti.

 

Io sono quello impaziente

E domani è già oltre

Non attendo che sia fatto

Ti guardo e non dico niente

Con sguardo impaziente

È come il morso di un serpente.

(F.E.)

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Naked as I am *Nudo come sono

NYC

 

I come to you naked as I am
With nothing in my hands
With love and fear I ask another chance

I come to you naked as I was
In birth and death
Free and wild with no remorse

I come to you naked as will be
A little child
That only you has seen.
***

(traduzione)


Io vengo a te nudo come sono
Niente nelle mani
Con amore e timore chiedo un’altra chance

Io vengo a te nudo come ero
Nella nascita e nella morte
Libero e selvaggio senza rimorso

Io vengo a te nudo come sarò
Come bimbo
Che non ha visto altri che te.

(F.E.)

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I Racconti di Tara * I Fondatori (Tara incontra Aleph)

 

camp fire

 

La vallata era rischiarata dalla luna quasi piena e dai fuochi.

Intorno al fuoco principale sedevano le quattro sciamane, in cerchio, indossando vesti di colori diversi. Il fuoco era rosso, poi diventava bianco poi blu. Tara iniziava il rituale e sulla sua fronte compariva uno stemma dorato e argentato di forma sferica, e la sua energia fluiva nel suo corpo come onda di Acqua.

Allora Tara si voltava verso Anya, la cara sorella, alla sua destra, e appoggiava la fronte contro la sua, premendo leggermente. Anche sulla fronte di Anya compariva lo stesso simbolo ed esso fluiva nel suo corpo come soffio di Aria. Allora Anya si avvicinava a Delah, alla sua destra, e compiva il medesimo gesto. E quando appoggiava la fronte sulla fronte di Delah, il simbolo passava alla sciamana e attraversava il suo corpo con scintille di Fuoco.

E infine Delah si volgeva verso Orya, e compiva il medesimo gesto. Così il simbolo passava sulla fronte di Orya e attraversava il suo corpo con calore di Terra.

E si rivolgevano di nuovo verso il fuoco, ognuna con il simbolo brillante sulla fronte, e anche gli occhi e i capelli parevano inondati di energia dorata e argentata. E mentre pronunciavano suoni, la fiamma del fuoco ora blu diventava sempre più alta iniziando a connettersi con la Galassia. E stelle e pianeti apparvero sopra le loro teste.

Nella fiamma al suo massimo splendore ora appariva la figura di Aleph, che si mise a sedere al centro del cerchio di sciamane, suscitando in loro commozione per gli antichi ricordi. E poi sorrise e i suoi occhi divennero di un blu acceso.

Le altre sciamane si fusero nella fiamma e rimase soltanto Tara di fronte ad Aleph. Poiché Tara conteneva le energie delle altre sciamane e Aleph conteneva l’energia degli altri sciamani. Egli parlava con suoni primordiali ma lei poteva capirlo. Ed Aleph diceva:

“Il rettile blu è il rettile illuminato. Ovvero egli raccoglie in sé i rettili illuminati. La luminescenza del suo blu si irradia sulla valle. I seguaci del rettile blu non sanno chi egli sia. Si sentono chiamati dalla sua energia, come un mago o incantatore che sa comandare i serpenti. Si riuniscono in grandi folle per udire i suoi suoni melodiosi, che li portano in connessione con la Galassia – pur non essendone consapevoli. Il rettile blu porterà questo messaggio in molti tempi. Avrà sempre bisogno del nostro aiuto per questo difficile compito.”

Così poco lontano da Aleph, alle sue spalle, Tara poté vedere ergersi il rettile blu, in forma di grande serpente dalla pelle luminescente. E tutto intorno, alberi e fiori, si coloravano di quel blu. Vide le folle di seguaci inginocchiarsi di fronte a lui e ascoltare i suoni che uscivano vibranti senza che lui aprisse bocca. Ma egli non voleva adorazione, bensì comprensione. Così come era comparso svanì.

E Aleph diceva:

“Per gli umani sarà sempre difficile comprendere elevati messaggi senza farsi trascinare dall’adulazione. E l’adulazione spesso porta a distruggere l’oggetto della stessa. Essi creeranno sempre degli idoli che poi potrebbero non riconoscere. È un ciclo che ripetono. Il nostro aiuto serve a questo. A portare in loro comprensione.”

Così Aleph baciò la fronte di Tara per congedarsi. E Tara pose le sue mani al petto in forma di rispetto.

Gli altri fuochi lentamente si spensero. E quando più nessuno fu nella valle, solo Orios si avvicinò a Tara per far sì che il fuoco principale non si spegnesse.

 

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

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Painted Angel *Angelo dipinto*

 

angel wings

 

I’ve painted an Angel

In colors of blue hues

In order to see your own soul

I’ve got nothing to give you

Except wings to go through

I’ve got nothing to blame for

Except the time I wasted

Without love.

***

(traduzione)

Ho dipinto un angelo

In tinte di blu

Soltanto per vedere la tua anima

Non ho niente da darti

Se non ali da consumare

Non ho niente da biasimare

Se non il tempo che ho perso

Senza amare.

(F.E.)

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The Cactus Land *La terra dei Cactus

hollow men

 

It’s so mystifying

You need the greatest Guide

For your tired eyes.

The shallow men

In the Cactus Land

Who are they? The shallow men, say?

I can read them on one hand

And I see they’re in a band

Then help me reach that sky

That seems to be so high.

***

(Traduzione)

È un tale inganno

Ti serve la Guida migliore

Per i tuoi occhi stanchi

Gli uomini vuoti

Nella Terra dei Cactus

Chi sono loro? Gli uomini vuoti, per caso?

Da una parte riesco a leggerli

E vedo che sono in gruppo

Allora aiutatemi a raggiungere quel cielo

Che sembra essere così lontano.

(F.E.)

 

(Image: inspired by The Pilgrim – Magritte)

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Lost Reign * Il Regno perduto

 

king david

 

Do you know that melancholy after joy?

Do you know the sadness in a smile?

The secrets of a heart full of dismay

Do you know how far is the sky?

And how a star can be tempted to try…

 

Is my crucifixion right?

Is my love for you so blind?

And my words so vain?

People going insane

The price of the lost and missing reign.

***

(Traduzione)

Conosci la malinconia dopo la gioia?

Conosci la tristezza in un sorriso?

I segreti di un cuore in preda allo sgomento

Sai quanto è lontano il cielo?

E quanto una stella è tentata di provare…

La mia crocifissione è giusta?

Il mio amore per voi è così cieco?

E le mie parole così vane?

Tutti quanti impazziscono

È il prezzo per il regno ormai perduto.

 

(F.E.)

(Image: King David)

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I Racconti di Tara * A Berlino (Lara e Nikolas)

just-a-gigolo

BERLINO

A un tratto il vento era rinforzato, le tende bianche ondeggiavano sulla stanza come gonfie vele, e la candela era caduta dal tavolino. Lui si era apprestato a chiudere le finestre e raccogliere da terra la candela ormai spenta e consumata dalla notte. Poi si era fermato dietro i vetri, ad osservare fuori, badando bene di restare nascosto dalle tende. Lara si era messa a sedere sul letto, ancora assonnata e coperta dal lenzuolo. Dal pianoterra la musica non cessava dall’alba, come un cantilena, la voce di Marlene Dietrich che cantava “Wenn ich mir was wunschen durfte” – se potessi desiderare qualcosa.

Dalla strada si sentivano voci urlare, in tedesco, come per dare dei comandi. Alcune automobili avevano frenato proprio sotto il portone. Lara aveva stretto il lenzuolo, impaurita, in attesa che lui dicesse qualcosa. Sapevano che prima o poi li avrebbero trovati. Anche se in quella stanza della pensione erano stati al sicuro per alcuni mesi. Pagando il silenzio della proprietaria, quando quella aveva scoperto l’identità di Nikolas, ormai ricercato dai suoi superiori come collaborazionista.

Nikolas si era seduto sul letto dandole le spalle, a torso nudo, il berretto e la giacca militare erano appesi alla testiera di ferro battuto.

“Presto, vestiti, andiamo via.” Aveva detto in inglese, senza scomporsi. E si era passato una mano fra i capelli.

Lara in tutta fretta era scesa dal letto per correre in bagno. Indossava solo una sottoveste bianca, voleva almeno sistemarsi i capelli. Ma appena aveva aperto l’acqua del lavandino, un rumore sordo l’aveva immobilizzata. Tremava talmente tanto che non era stato facile muoversi e riaffacciarsi nella stanza. Soltanto per accertarsi di aver sentito un colpo di pistola. Soltanto per vedere Nikolas l’ultima volta, riverso sul letto e il sangue che usciva dalla testa.

Non c’era il tempo di andargli accanto, non c’era il tempo nemmeno di piangere. I passi sulle scale erano sempre più vicini. Poi le urla della proprietaria, interrotte da uno sparo. Lara si era chiusa in bagno nella speranza di non essere vista, né cercata. Ma inutilmente. Avevano sfondato le porte. Si erano messi a rompere anche le ante degli armadi, alla ricerca di qualcosa. Infastiditi, avevano sparato un altro colpo sul corpo di Nikolas già senza vita. Erano in quattro.

Uno dei quattro, che chiamavano Comandante, l’aveva afferrata per un braccio e spinta contro il muro chiedendole dove fosse nascosto qualcosa, ma in tedesco lei non capiva la parola. Un documento, quel documento, aveva detto il più giovane in inglese. Non lo so, aveva risposto lei, non so niente.

Non le avevano creduto. Il comandante, calmandosi, le si era avvicinato di più stringendole ancora il braccio, e ripeteva sei molto bella, molto bella. Si erano guardati negli occhi, e in quel momento le era sembrato persino che i suoi occhi fossero di colore diverso l’uno dall’altro. Ma aveva pensato ad un’allucinazione, dovuta alla sua disperazione.

Fu lui a dire agli altri di smettere di cercare. Fu lui a gettarla sul letto e legarla al ferro battuto. Fu lui per primo e poi tutti gli altri a fare scempio di lei.

Quando uscirono dalla stanza, a malapena riusciva ad aprire gli occhi per il dolore. Tutto era annebbiato. Ma poteva vedere che le lenzuola chiare erano tinte di rosso. Che la sua sottoveste non era più bianca ma rossa del suo sangue. E non aveva paura di morire, ma aveva un unico pensiero: non voglio più essere così bella, non voglio più essere così bella.

Nikolas era sdraiato accanto a lei, addirittura sembrava che dormisse. Ecco, si poteva semplicemente addormentare anche lei. Così si era girata su un fianco, in modo da poterlo vedere di profilo. E aveva chiuso gli occhi, sentendo la voce di Marlene Dietrich che ricominciava a cantare.

“Wenn ich mir was wunschen durfte”.

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

 

Immagine: film Just a gigolo

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