Presentazione Libro *Il vampiro e i suoi simboli*

Appuntamento alla “Social Gallery” di Quartu Sant’Elena all’interno del progetto V-Art Festival Internazionale Immagine d’Autore – Quartu Expostition –


Sabato 16 settembre ore 18.30 Presentazione del libro “Il vampiro e i suoi simboli” di Francesca Erriu Di Tucci – Lupi editore


La presentazione è a cura del Critico Cinematografico Elisabetta Randaccio.
Vi aspettiamo ❤
Ingresso gratuito – posti limitati
per info: cultura.ac.labor@gmail.com

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*Come l’alba e il tramonto*

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*Il vampiro e i suoi simboli* Edizione Copertina rigida

Anche la copertina rigida ha un suo perché… 🥰

Edizione speciale *Il vampiro e i suoi simboli*

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*Autori del Futuro* SALVINA ALBA

“Autori del Futuro” è uno spazio dedicato ad autori e autrici emergenti che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare nell’ultimo anno. Si chiama “Autori del Futuro” perché vuole credere in questi validi artisti della parola e dare speranza a chi ha scelto di esprimersi attraverso la magica via della Scrittura.
L’intervista di settembre per la rubrica “Autori del futuro” vede protagonista Salvina Alba, autrice siciliana con all’attivo cinque romanzi molto diversi tra loro ma tutti di natura intima ed esistenziale.  Il suo ultimo libro si intitola “Il bosco di faggi”, ma di recente ho letto il suo terzo romanzo (“Nell’abisso”) e l’ho trovato davvero forte, potente, con diversi personaggi che mi hanno veramente colpita e una tecnica narrativa notevole.

  1. Ben trovata e grazie per aver accettato l’invito nel blog “Dalla Stella alla Terra”. Ecco la prima domanda per te: dalle trame dei tuoi cinque romanzi pubblicati, si evince una sorta di filo rosso che predilige i viaggi, le relazioni tra persone e l’importanza delle svolte, spesso dovute alla casualità della vita. Sono quindi tematiche che ti stanno particolarmente a cuore?

Prima di tutto voglio ringraziare il blog e te per avermi invitata. Per quanto riguarda le tematiche dei miei romanzi, devo dire che sono molto varie. Il filo che li collega tutti è l’esplorazione dell’interiorità dei personaggi. Come dico spesso, più della descrizione dell’esteriorità mi attrae l’introspezione psicologica, il monologo interiore, l’analisi dei moti dell’animo che determinano le nostre azioni, anche le più complesse o negative. Scrivo dal duemila e ho scritto più romanzi di quelli che finora ho pubblicato. Ho scritto di terrorismo, di diritti umani, di un destino crudele che ci manovra tutti come un burattinaio, della condizione umana, di drammi personali, ma al centro della narrazione ritroviamo sempre il protagonista con la sua interiorità. Fa eccezione “Pole pole”, ambientato in Kenya, che ha una genesi molto particolare poiché nasce come un libro di viaggio da regalare a una carissima amica molto malata e desiderosa di andare in Africa.

  1. Dal punto di vista editoriale, il tuo percorso finora sembra molto variegato: “Nell’abisso” e “Più grandi illusioni” sono stati pubblicati con la casa editrice Kimerik, il romanzo per ragazzi “I segreti di Floriania” con la casa editrice Città aperta, “Pole Pole” è in self publishing mentre l’ultimo con Edizioni Convalle. Queste scelte sono state casuali, oppure hai riflettuto su come procedere in base anche al tipo di libro o al periodo in cui è uscito?

Ho cominciato a pubblicare diversi anni fa, nel 2006, quando pubblicare non era facile come lo è oggi. Allora il mio unico desiderio era vedere le mie opere sotto forma di libro. La Kimerik mi ha offerto questa possibilità ma non ha soddisfatto tutte le mie aspettative. Fra i due romanzi pubblicati con la Kimerik, troviamo “I segreti di Floriania” che è un romanzo per ragazzi e che è stato pubblicato da una casa editrice che purtroppo è fallita pochi mesi dopo. Per molti anni poi non ho più voluto pubblicare, pur avendo diversi romanzi quasi pronti, fino a quando, una decina di anni dopo, ho deciso di utilizzare la nuova opportunità del self publishing che mi attirava molto sia perché mi dava una certa sensazione di libertà sia perché eravamo nel bel mezzo della pandemia di covid. In quel contesto mi è sembrata la scelta migliore. Poi il caso mi ha fatto conoscere Edizioni Convalle, una casa editrice molto seria che cura la pubblicazione delle sue opere fin nei minimi dettagli.

  1. Pensando agli autori emergenti, a tuo avviso è possibile fare tutto da soli – dalla grafica all’editing – oppure è necessaria qualche collaborazione? Tu come ti sei regolata finora?

Tutto è possibile, ma è molto molto difficile occuparsi di tutto personalmente. Bisognerebbe possedere svariate competenze o avere numerose amicizie. In caso contrario, diventa tutto complicato e molto costoso. Un libro pubblicato deve essere un libro curato e ben fatto perché i lettori meritano un prodotto di qualità, perciò ritengo che la strada migliore per pubblicare sia quella di affidarsi ad una casa editrice seria che creda in noi e nella nostra opera. Per quanto mi riguarda, quando ho pubblicato “Pole pole” in self publishing, ho avuto la fortuna di poter contare sull’aiuto gratuito di un amico competente per quel che riguarda la parte grafica, mentre ho curato personalmente l’editing e la correzione dei refusi.

  1. Scrivendo i tuoi romanzi hai intenzione di rivolgerti a un pubblico in particolare? Per esempio affrontando temi esistenziali, il disagio dei giovani, l’importanza dell’amicizia e delle relazioni.

Io ho cominciato a scrivere 23 anni fa per dar voce e spazio ad una mia esigenza personale e non avrei mai pensato che le mie opere un giorno avrebbero visto la luce per un pubblico più o meno preciso. Come ho già detto, il mio unico desiderio era di vederle stampate. Se ci fossero state allora le stesse opportunità di oggi, probabilmente non avrei mai pubblicato niente. Ancora oggi, quando scrivo, non penso mai a chi leggerà il mio libro. Non si tratta di mancanza di rispetto verso i miei lettori, al contrario. Scrivere un romanzo seguendo il gusto dei lettori e non la mia ispirazione, mi sembrerebbe come tentare di scrivere una canzone di successo a tavolino. Non mi sembrerebbe né eticamente né deontologicamente corretto. Fanno eccezione i due romanzi che ho scritto su richiesta: “I segreti di Floriania” per mia figlia dodicenne e “Pole pole” per la mia amica malata. In generale invece credo che si possa dire che i miei romanzi si rivolgono a un pubblico che ama leggere la narrativa contemporanea e riflettere su temi sociali e esistenziali importanti.

  1. Dalla tua biografia si evince che ti occupi di insegnamento e che hai studiato Lingue e letterature straniere. Quanto hanno influito la tua professione e i tuoi studi sulla passione per la scrittura: le vivi come due sfere totalmente distinte oppure no?

Ho insegnato francese per oltre quarant’anni e sono appena andata in pensione. Finora la scrittura ha rappresentato per me solo un piacevole hobby, ma ora avrò più tempo per dedicarmi alla mia passione e di questo ne sono felice. La mia professione non ha influito molto sulla scrittura, semmai le ha tolto tempo, ma i miei studi e la mia formazione sì. Moltissimo. Intanto ho letto fin da bambina autori e romanzi di ogni genere. E poi la mia formazione letteraria ha avuto grandi ripercussioni nella mia scrittura, soprattutto grazie ai grandi romanzieri francesi dell’ottocento e del novecento come Flaubert e Camus. Il mio autore preferito però rimane Stendhal per il suo realismo e per la sua modernissima analisi delle passioni e dei comportamenti sociali.

  1. Ho chiamato questa nuova rubrica “Autori del Futuro” come incoraggiamento per gli autori emergenti. Come ti vedi come autrice nel tuo futuro?

Io non ho mai inseguito né fama né ricchezze e non riesco a immaginarmi come un’autrice del futuro. Continuerò a fare quello che ho sempre fatto: scrivere e pubblicare senza pormi problemi o coltivare particolari ambizioni. Ho ancora tanto da dire, ho romanzi già finiti da pubblicare e tanti progetti da portare avanti.

  1. Per finire, una curiosità: nei tuoi romanzi racconti le tue storie in maniera ugualmente efficace sia quando scegli un punto di vista maschile sia quello femminile. Pensi che questa capacità sia una ricchezza per uno scrittore/scrittrice?

Certo, potrebbe essere una ricchezza se lo scrittore riesce a calarsi efficacemente sia nella psicologia femminile che in quella maschile, cosa estremamente difficile. Non è un caso che di solito gli scrittori preferiscono utilizzare protagonisti maschili e le scrittrici protagoniste femminili, proprio perché ognuno conosce meglio il proprio genere. Io non so se riesco ad essere efficace con entrambi, ma di sicuro sono molto più attratta dai personaggi maschili, anche se non saprei dirti perché. La maggior parte dei miei protagonisti sono uomini, tranne in “Più grandi illusioni” in cui la stessa storia viene narrata parallelamente dal protagonista maschile e da quello femminile e in “Pole pole” in cui le protagoniste sono due donne. Anche nel romanzo che ho appena finito di scrivere però c’è una donna protagonista. Credo che sia la storia stessa a guidarmi nella scelta del punto di vista.

Biografia

Salvina Alba è un’insegnante ennese in pensione che scrive dal 2000. Ha pubblicato nel 2006 il romanzo “Più grandi illusioni” (Kimerik), nel 2007 il romanzo per ragazzi “I segreti di Floriania” (Città aperta) che ha vinto il primo premio in due concorsi nazionali, nel 2010 il romanzo “Nell’abisso” (Kimerik), nel 2021 “Pole pole”, un romanzo ambientato in Kenya, e nel 2022 “Il bosco di faggi” (Edizioni Convalle). È sposata, ha due figli e un nipotino di 14 mesi che è la gioia della sua vita.

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Intervista di: Francesca Erriu Di Tucci

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*Come l’alba e il tramonto*

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Oppenheimer *il silenzio della distruzione*

Oppenheimer di Christopher Nolan

Quando si parla tanto di un film o di un libro, ognuno deve dire la sua quasi fosse un obbligo o una moda. Ma a volte no, a volte condividere diventa un’esigenza, il desiderio di “spargere” bellezza più che si può, ed è questo il caso.

Da tempo non vedevo una sala piena con un pubblico muto, anche adolescenti in religioso silenzio, attoniti di fronte alla distruzione messa di fronte a noi – come se già non la conoscessimo – commossi all’idea ingenua che un’invenzione simile potesse in qualche modo fungere da ‘deterrente’ e fermare tutte le guerre…

Questo ci riguarda tutti, per cui non si può restare insensibili o dire che è un film freddo senza emozioni, non è questione di gusti. È che essere posti di fronte ai nostri spettri (dell’umanità) è una prova difficile per tutti.

f.e.

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Rebèlde. Poesie ribelli, d’amore, vita e lotta – Catartica Edizioni

Rebèlde. Poesie ribelli, d’amore, vita e lotta

🗣️Le poesie di questa raccolta che vi apprestate a leggere sono quelle selezionate nella prima edizione del premio “Rebèlde. Poesie ribelli, d’amore, vita e lotta” indetto da Catartica Edizioni in collaborazione con l’associazione Indie Libri. Il nome del concorso, Rebèlde (Ribelle), rimanda al suo tema ovvero la ribellione sia nell’ambito personale ed individuale sia in quello politico e collettivo.

L’argomento scelto mira a fornire spazio per riflessioni che abbiano origine da momenti salutari di cambiamento, da lotte personali o sociali, da tensioni verso una libertà il cui vero significato spesso non viene analizzato a fondo, a differenza delle persone che la rivendicano attraverso le proprie rivolte.

🌟troverete anche la mia poesia selezionata “La corrente del tuo mare” 🌟

LINK ORDINE:

https://www.catarticaedizioni.com/2023/08/rebelde-poesie-ribelli-amore-vita-lotta.html?fbclid=IwAR30IHfVYVd_Nt8xc5NGYZvyW-PUACjHE-P2GHw20c1JZTMC-rSQ00XUuys

#CatarticaEdizioni#IndieLibri#Rebèlde#Poesie#poesiedilotta#poesiesociali#poesiecontrocorrente

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Promo Card *Scrittori & co.*

Promo Card gentilmente realizzate dallo staff di Scrittori & co.

Ecco il loro sito che offre servizi e iniziative per autori:

https://sites.google.com/view/scrittoriecompany/home?fbclid=IwAR0QFpF8NWlwimLSXyyBwKTJmgLmepZBS6PGiz30fS6KB9gUay5HQQNx4RE

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Chirù *Consigli di lettura*

Se provai dolore nella nostra crescente distanza non mi sembrò strano: perderlo era parte del patto,

e in nome di quel patto io lo curai come si curano le cose prestate,

sapendo che alla fine c’è per tutto una resa.

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*Come l’alba e il tramonto*

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*Quattro passi al buio di Ilario Schina* Recensione

Si tratta di quattro racconti noir che virano verso il distopico e tratti horror. Sono tutti accomunati da una sottesa ansia da catastrofe, dall’incertezza del futuro, da personaggi come intrappolati nel loro destino. Le storie sono tutte ambientate negli Usa, l’autore dimostra conoscenza di ciò che scrive, non sempre risulta semplice seguire gli eventi ma la scrittura ti trasporta in quei luoghi dark e c’è poesia anche nel macabro:

“La spalla è stata la seconda cosa che è spuntata fuori sotto lo scatto di un lampo. Il viso riposava tra le zolle e una ciocca di capelli  le rammendava le labbra. Un bavaglio di fango. A me però sembrava sterco. La ragazza era terra, fanghiglia e fogliame, la fronte pezzata dai sospiri fradici del terreno. Pioggia.”

Brano tratta dal primo racconto Il buio di notte in cui un uomo riceve l’incarico di disseppellire e spostare il cadavere di una ragazza assassinata. L’agitazione sale nel buio grazie a dialoghi concitati tra i due protagonisti.

Nel secondo racconto, Sangue dal bosco, il giovane Danny si rivolge al padre per analizzare i cambiamenti avvenuti nel mondo a seguito di una brutta epidemia. Nel frattempo, si odono delle urla provenire dal bosco.

In La stella a propulsione Una cittadina americana si spopola per sfuggire a una catastrofe in arrivo. Il giovane Wayne Gunner e la sua famiglia restano, convinti che sia tutto frutto di una psicosi collettiva.

La natura diventa una minaccia, gli animali impazziscono, uccelli migratori piombano dal cielo e si schiantano contro i vetri. Gli esseri umani cercano rifugio e in quella situazione – come accade nei disaster movies – la violenza più profonda viene fuori e la paura degli altri prende il sopravvento:

“Ora il varco è stato violato. Sono tra noi. Vestono come noi. Sorridono, come noi.” La donna si fece il segno della croce. “Parlo dei divoratori di anime, Wayne. Demoni scesi in terra con lo scopo di demolire il regno di Dio. Strappano lingue dalla bocca dei nascituri per impedire il futuro della parola. Sono qui per sopraffarci e renderci schiavi della depravazione.”

Le scene tra i ragazzini ricordano i racconti di Stephen King, verso il finale tra padre e figlio gli scenari richiamano “La strada” di McCarthy.

L’ultimo racconto Il ponte dell’arcobaleno (tratto dal romanzo “Il gusto amaro della neve”), chiude con malinconia ma con un messaggio di pace e serenità.

Un uomo accompagna il nipote a dare l’ultimo saluto a un amico scomparso. Cessato il temporale, cavalcheranno verso l’arcobaleno.

Dice il nonno, a proposito delle tribù Creek:

“La storia della nostra contea celebra il destino funesto del popolo delle terre umide e paludose. Perché la fine di un popolo può segnare il parto illegittimo di una civiltà intera. La nostra venuta al mondo è un colpo di tosse del destino. Morire, fa parte del destino. Procedere a un genocidio significa caricare a pallettoni un pessimo destino. Ma Dio ci lascia in sorte di manovrarlo, il destino.”

Un libro che non lascia indifferenti, da leggere soprattutto se amate il genere ma comunque per riflettere sul destino dell’uomo. Complimenti all’autore per la scrittura che trasporta in un mondo apocalittico in maniera molto efficace – cosa non comune per un autore emergente.

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Recensione di: Francesca Erriu Di Tucci

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*Come l’alba e il tramonto*

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*Autori del Futuro* FABIO TIPA

“Autori del Futuro” è uno spazio dedicato ad autori e autrici emergenti che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare nell’ultimo anno. Si chiama “Autori del Futuro” perché vuole credere in questi validi artisti della parola e dare speranza a chi ha scelto di esprimersi attraverso la magica via della Scrittura.

L’intervista di agosto per la rubrica “Autori del futuro” vede protagonista Fabio Tipa, autore di quattro romanzi che definirei “gialli atipici” di cui ho letto “La capsula del tempo” e “Il prezzo dell’anima”.

Le sue storie sono ironiche e leggere da una parte, riflessive dall’altra. Il protagonista si trova di solito a indagare su qualche mistero che verrà svelato man mano.

  1. Ben trovato e grazie per aver accettato l’invito nel blog “Dalla Stella alla Terra”. Ecco la prima domanda per te: I tuoi romanzi si potrebbero definire “gialli atipici” costruiti con suspense e ironia. I protagonisti sono persone comuni che si ritrovano coinvolte in qualche mistero. È uno schema su cui hai studiato oppure è arrivato in maniera naturale? Pensi di dedicarti sempre a questo genere?

Non ho seguito schemi, ma ho cercato di scrivere tutto ciò che reputavo essenziale ai fini della trama. Sono nati dei personaggi che mi somigliano e che vivono solo in un romanzo, mentre altri si muovono sullo sfondo in tutti i romanzi e vivono di vita propria. Il genere mi piace e non credo sarei capace di cimentarmi in altri generi. L’unica variazione che mi sono concesso è stato scrivere l’ultimo romanzo in prima persona presente, una innovazione rispetto ai precedenti scritti in terza persona al passato, ma che mi ha permesso una maggiore introspezione a discapito della libertà di azione.

  1. I tuoi libri sono tutti autopubblicati. Si tratta di una scelta ponderata o casuale? La reputi la scelta migliore o vedi possibilità di contatti con case editrici all’orizzonte?

Inizialmente si è trattato di una scelta casuale. Il primo romanzo doveva giacere su una mensola della mia libreria e cercando su internet mi sono imbattuto sull’autopubblicazione che permette di stampare anche una sola copia. Poi mi sono fatto prendere dall’euforia e dalla possibilità di aiutare un’associazione di volontariato, destinando loro l’intero ricavato della vendita dei libri. La scelta è diventata obbligata per i romanzi successivi, in quanto le tempistiche delle case editrici nell’esaminare i manoscritti non collima con i miei scopi di solidarietà.

  1. Pensando agli autori emergenti, a tuo avviso è possibile fare tutto da soli – dalla grafica all’editing – oppure è necessaria qualche collaborazione? Tu come ti sei regolato finora?

Secondo me, per realizzare un prodotto di qualità è necessario collaborare con altre figure indispensabili. Io ho curato da solo la grafica perché avevo il desiderio di realizzare tutto secondo i miei gusti, e scoprendo alcuni strumenti di intelligenza artificiale mi sono fatto prendere la mano. Di contro, ho sempre l’impressione che i libri degli altri autori siano più accattivanti dei miei. L’editing, invece, è arrivato soltanto dopo, quando ho capito che si tratta di passaggio fondamentale spesso sottovalutato.

  1. Scrivendo i tuoi romanzi hai intenzione di rivolgerti a un pubblico in particolare? Per esempio affrontando temi filosofici ed esistenziali più o meno nascosti nella trama thriller.

Non ho un pubblico particolare, i romanzi piacciono perché sono scritti in modo semplice con un linguaggio alla portata di tutti. La presenza di alcune tematiche esistenziali attira alcuni tipi di lettori che cercano qualcosa di più di una semplice storia. Il mio scopo principale, del resto, è lasciare al lettore più di una domanda su cui riflettere oppure una frase sottolineata da rileggere successivamente. Del resto, io sono il primo lettore di me stesso: mi emoziono quando rileggo alcuni passaggi o rido di gusto quando ne leggo altri e spero di trasmettere le stesse emozioni che ho provato in fase di scrittura.

  1. Dalla tua biografia si evince che ti occupi di geologia e informatica. Quanto hanno influito la tua professione e i tuoi studi sulla passione per la scrittura: le vivi come due sfere totalmente distinte oppure no?

La mia scrittura è nata per caso, dalla voglia di imprimere su carta alcuni miei pensieri, riflessioni, sul rapporto tra scienza e fede. La mia professione è servita ad ambientare i romanzi nei luoghi a me familiari, mentre i miei studi sono serviti a caratterizzare alcuni personaggi fondamentali. Alla fine credo sia impossibile distinguere lo scrittore dal geologo o dall’impiegato comunale, e questo si ripercuote sulla scelta delle vittime in ogni romanzo. Mai casuale!

  1. Ho chiamato questa nuova rubrica “Autori del Futuro” come incoraggiamento per gli autori emergenti. Come ti vedi come autore nel tuo futuro?

Vivo alla giornata e negli ultimi tempi la voglia di scrivere si è persa a discapito di altre attività. Non ho mai avuto una passione vera e propria per la scrittura, avrei voluto imparare a suonare qualche strumento musicale. Prima di appendere la penna al chiodo, però, vorrei scrivere un ultimo romanzo che racconta, in modo ironico, l’autismo di mio figlio. Ho già titolo e copertina e credo sia di una potenza dirompente, sempre che riesca a terminarlo. Tornando al futuro, l’unico desiderio è avere, un giorno, una via a mio nome: “F.V. Tipa, scrittore”. Non chiedo troppo…

  1. Il tuo spirito ironico e fantasioso emerge dai tuoi libri e anche dalla tua attività social. Pensi di sfruttare maggiormente questa tua caratteristica dandole magari più spazio?

L’ironia è la forza motrice della mia vita. Senza di essa sarei già stato travolto dagli eventi che capitano a ognuno di noi e che irrompono con prepotenza a scompigliare le carte della nostra esistenza. Detto questo, credo abbia già lo spazio che merita.

Biografia

Sono nato a Caltanissetta, al centro della Sicilia, una terra ricca di cultura, tradizioni e umanità. Mi sono laureato in Scienze Geologiche a Palermo e dopo una breve esperienza come insegnante di Matematica e Scienze ho esercitato la libera professione come geologo. La geologia mi ha portato a conoscere il territorio nella sua vera essenza, a capire come la natura abbia plasmato l’ambiente e soprattutto comprendere come l’uomo ne distrugga buona parte per i propri interessi. Sono appassionato di informatica fin dall’infanzia e mi diletto nella programmazione di applicazioni per computer e smartphone allo scopo di semplificare il lavoro. Il destino mi ha portato nel basso Piave, sulle rive del fiume Sacro alla Patria che solca il Veneto Orientale, e al momento lavoro nella pubblica amministrazione, nel campo dell’edilizia.

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L’Algoritmo: https://www.amazon.it/dp/B089QR5NJG

La Capsula del tempo: https://www.amazon.it/dp/B08SLBYHZF

Il Prezzo dell’Anima: https://www.amazon.it/dp/B09H5SHJQN

L’Orizzonte degli eventi: https://www.amazon.it/dp/B0BPR69623/

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Intervista di: Francesca Erriu Di Tucci

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*Come l’alba e il tramonto*

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Intervista a Demetrio Salvi *Rivista letteraria Malpelo* L’Undicesima copia

Oggi diamo il benvenuto a Demetrio Salvi, ringraziandolo per aver accettato l’invito del blog Dalla Stella alla Terra. Napoletano, classe 1961, insegna sceneggiatura in tutta Italia e racconta storie utilizzando il cinema, la televisione e naturalmente la carta stampata. Ho avuto il piacere e l’onore di essere sua allieva durante un corso di sceneggiatura a Roma e di essere ricontatta da lui di recente in occasione della rivista “Malpelo”, di cui è Direttore editoriale. Ma partiamo con la prima domanda:

1.Come nasce l’idea di questa rivista letteraria e chi sono i fondatori e collaboratori? La redazione sembra essere composta da un bel team di professionisti.


È un’idea che viene da lontano, un desiderio che ho covato dai tempi dell’Università e che, naturalmente, si è concretizzato nel momento in cui certe innovazioni tecnologiche hanno permesso di penetrare un mondo, quello dell’editoria, piuttosto complicato da raggiungere. Oddio, complicato soprattutto per me che, evidentemente, non ho gli strumenti adatti per “bucare” una scorza tanto dura, una buccia che presuppone strategie che non mi appartengono. A partire da quella della capacità di stare lì a bussare continuamente fino a che qualcuno non ti apra.
Quando Amazon ha dato la possibilità di realizzare testi qualitativamente professionali e ha messo a disposizione una distribuzione reale, be’, allora sono tornati a galla tutti quei desideri che mettevano assieme scrittura, creatività, voglia di raccontare ma anche di lavorare con amici con i quali è bello intraprendere viaggi come questo… Io sono stato avvantaggiato dal fatto che, tenendo da oltre vent’anni corsi di sceneggiatura a Roma e un po’ in tutta Italia, mi potevo permettere di attingere tra gli scrittori più talentuosi che ho avuto la fortuna di conoscere e, talvolta, di avere come allievi.


2.Lei si occupa di corsi di Scrittura e di Editoria (pubblicando con “L’Undicesima copia”). Dove sta andando secondo lei l’editoria in Italia, in un’epoca in cui prende sempre più piede il self-publishing tra i giovani autori?


Il self-publishing, grazie a Dio, è sempre esistito e sono pregevoli le opere che ha permesso di realizzare e le possibilità che ha dato a certi autori di venir fuori. Poi, certo, c’è sempre il rovescio della medaglia ed è anche vero che, oggi più che mai, la tecnologia che ha così facilitato l’autopubblicazione, ha dato la stura a una miriade di opere che potevano anche rimanere nei cassetti. Però, a dirla tutta, va bene così: mi indispettiscono molto, molto di più certi libracci che alcune case editrici, case editrici che ho profondamente amato e che vengono considerate importanti in Italia, pure mettono in giro e quello è proprio un insulto all’intelligenza dei lettori e le strategie pubblicitarie e di vendita, che lì vengono messe in gioco, rendono un pessimo servizio alla letteratura.
Certo, il self-publishing permette a tutti di veder pubblicato il proprio libro pacifica l’anima di chi ha qualcosa da dire, fermo restando che venir fuori e farsi notare in un mondo così intasato com’è quello dell’editoria è veramente difficilissimo. Rimane la saggezza di Troisi che diceva: «Loro sono tanti a scrivere e io sono uno a leggere…»


3.Il titolo della rivista è un chiaro omaggio a Giovanni Verga. Che importanza hanno gli autori del passato e quali dovrebbero essere imprescindibili per gli aspiranti scrittori, a suo avviso?


Verga, il Verismo, la letteratura che è capace di parlare ai sentimenti e che, contemporaneamente, si “sporca le mani”, quello è un mondo che mi è sempre sembrato essenziale, un riferimento imprescindibile. Ecco: una letteratura d’impegno civile, una scrittura desiderosa di penetrare la realtà (qualunque cosa questa parola voglia dire) e, contemporaneamente, attenta al pubblico: Verga è questo per me e ne adoro anche i romanzi e i racconti meno veristi, quelli più di genere. La sua è proprio una scrittura totalizzante, un riferimento necessario per tutti coloro che vogliono partecipare al progetto Malpelo, ecco. Anche se poi, a dirla tutta, il titolo lo ha scelto Rosa, la mia compagna di viaggio, l’artista imprescindibile, per me, capace di disegnare e di rendere vive le parole che scrivo e che scrivono gli autori che collaborano alla rivista e all’anomala casa editrice, alla realtà editoriale “indicibile e intraducibile” che è L’undicesima copia. È Rosa D’Avino che cura la grafica di tutte le pubblicazioni che realizziamo assieme.


4.A che tipo di pubblico si rivolge questa rivista? Può spiegare la scelta di curare in maniera molto precisa l’aspetto grafico e quella di pubblicare esclusivamente in formato cartaceo?


Malpelo è una rivista che, il pubblico, lo cerca. Ogni numero mette in gioco temi, argomenti, generi che, senza venir meno all’idea di libertà creativa, pure tentano di attrarre, sedurre, fare appello alla curiosità di chi approccia libri ma anche di chi, dai libri, se ne tiene a distanza. È vero che abbiamo preferito il formato cartaceo ma l’idea è anche quella di tentare l’eventualità digitale che certo non ci spaventa. Resta il fatto che la sensualità della carta, la possibilità di mettere in gioco il tatto, l’odorato, la vista durante la lettura, quella è una cosa che nessun kindle ti può dare. Poi, certo, c’è il discorso grafico che nelle nostre edizioni è proprio centrale: L’undicesima copia nasce dall’incontro con Rosa D’Avino: la sua attenzione e la sua sensibilità pittorica e grafica si sono coniugate ai miei interessi letterari e cinematografici, alle mie passioni…


5.Ci può anticipare qualche progetto per il futuro?


Malpelo è un’esperienza adorabile che cercheremo in tutti i modi di portare avanti, di potenziare, di cambiare: è un’avventura che non teme le mutazioni anche radicali. Ma cosa diventerà esattamente è difficile dirlo: la soluzione, probabilmente, è riposta anche nell’anima di coloro che, a questo progetto, collaborano con passione, dedizione, creatività infinita.

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Demetrio Salvi nasce a Napoli nel 1961. Laureato in Lettere moderne, alterna la sua attività d’insegnante con esperienze di scrittura, di critica e di regia. Dirige documentari, cortometraggi e mediometraggi, premiati in festival nazionali e internazionali.

Scrive alcuni manuali sul cinema, saggi, romanzi. Del 2015 è il documentario Cibodamare, presentato all’Expo di Milano, e il lungometraggio Casting. A_mozzarella_n_i_g_g_a (2017) è un docufilm musicale presentato in diversi festival internazionali.

Assieme a Federico Chiacchiari fonda la rivista e la Scuola di Cinema Sentieri selvaggi. Nel 2020 fonda la casa editrice L’undicesima copia. Tiene in tutta Italia corsi di sceneggiatura e regia.

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Intervista di: Francesca Erriu Di Tucci

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*Come l’alba e il tramonto*

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