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Se provai dolore nella nostra crescente distanza non mi sembrò strano: perderlo era parte del patto,
e in nome di quel patto io lo curai come si curano le cose prestate,
sapendo che alla fine c’è per tutto una resa.

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*Come l’alba e il tramonto*

Si tratta di quattro racconti noir che virano verso il distopico e tratti horror. Sono tutti accomunati da una sottesa ansia da catastrofe, dall’incertezza del futuro, da personaggi come intrappolati nel loro destino. Le storie sono tutte ambientate negli Usa, l’autore dimostra conoscenza di ciò che scrive, non sempre risulta semplice seguire gli eventi ma la scrittura ti trasporta in quei luoghi dark e c’è poesia anche nel macabro:
“La spalla è stata la seconda cosa che è spuntata fuori sotto lo scatto di un lampo. Il viso riposava tra le zolle e una ciocca di capelli le rammendava le labbra. Un bavaglio di fango. A me però sembrava sterco. La ragazza era terra, fanghiglia e fogliame, la fronte pezzata dai sospiri fradici del terreno. Pioggia.”
Brano tratta dal primo racconto Il buio di notte in cui un uomo riceve l’incarico di disseppellire e spostare il cadavere di una ragazza assassinata. L’agitazione sale nel buio grazie a dialoghi concitati tra i due protagonisti.
Nel secondo racconto, Sangue dal bosco, il giovane Danny si rivolge al padre per analizzare i cambiamenti avvenuti nel mondo a seguito di una brutta epidemia. Nel frattempo, si odono delle urla provenire dal bosco.
In La stella a propulsione Una cittadina americana si spopola per sfuggire a una catastrofe in arrivo. Il giovane Wayne Gunner e la sua famiglia restano, convinti che sia tutto frutto di una psicosi collettiva.
La natura diventa una minaccia, gli animali impazziscono, uccelli migratori piombano dal cielo e si schiantano contro i vetri. Gli esseri umani cercano rifugio e in quella situazione – come accade nei disaster movies – la violenza più profonda viene fuori e la paura degli altri prende il sopravvento:
“Ora il varco è stato violato. Sono tra noi. Vestono come noi. Sorridono, come noi.” La donna si fece il segno della croce. “Parlo dei divoratori di anime, Wayne. Demoni scesi in terra con lo scopo di demolire il regno di Dio. Strappano lingue dalla bocca dei nascituri per impedire il futuro della parola. Sono qui per sopraffarci e renderci schiavi della depravazione.”
Le scene tra i ragazzini ricordano i racconti di Stephen King, verso il finale tra padre e figlio gli scenari richiamano “La strada” di McCarthy.
L’ultimo racconto Il ponte dell’arcobaleno (tratto dal romanzo “Il gusto amaro della neve”), chiude con malinconia ma con un messaggio di pace e serenità.
Un uomo accompagna il nipote a dare l’ultimo saluto a un amico scomparso. Cessato il temporale, cavalcheranno verso l’arcobaleno.
Dice il nonno, a proposito delle tribù Creek:
“La storia della nostra contea celebra il destino funesto del popolo delle terre umide e paludose. Perché la fine di un popolo può segnare il parto illegittimo di una civiltà intera. La nostra venuta al mondo è un colpo di tosse del destino. Morire, fa parte del destino. Procedere a un genocidio significa caricare a pallettoni un pessimo destino. Ma Dio ci lascia in sorte di manovrarlo, il destino.”
Un libro che non lascia indifferenti, da leggere soprattutto se amate il genere ma comunque per riflettere sul destino dell’uomo. Complimenti all’autore per la scrittura che trasporta in un mondo apocalittico in maniera molto efficace – cosa non comune per un autore emergente.
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Recensione di: Francesca Erriu Di Tucci
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*Come l’alba e il tramonto*
“Autori del Futuro” è uno spazio dedicato ad autori e autrici emergenti che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare nell’ultimo anno. Si chiama “Autori del Futuro” perché vuole credere in questi validi artisti della parola e dare speranza a chi ha scelto di esprimersi attraverso la magica via della Scrittura.
L’intervista di agosto per la rubrica “Autori del futuro” vede protagonista Fabio Tipa, autore di quattro romanzi che definirei “gialli atipici” di cui ho letto “La capsula del tempo” e “Il prezzo dell’anima”.
Le sue storie sono ironiche e leggere da una parte, riflessive dall’altra. Il protagonista si trova di solito a indagare su qualche mistero che verrà svelato man mano.

Non ho seguito schemi, ma ho cercato di scrivere tutto ciò che reputavo essenziale ai fini della trama. Sono nati dei personaggi che mi somigliano e che vivono solo in un romanzo, mentre altri si muovono sullo sfondo in tutti i romanzi e vivono di vita propria. Il genere mi piace e non credo sarei capace di cimentarmi in altri generi. L’unica variazione che mi sono concesso è stato scrivere l’ultimo romanzo in prima persona presente, una innovazione rispetto ai precedenti scritti in terza persona al passato, ma che mi ha permesso una maggiore introspezione a discapito della libertà di azione.
Inizialmente si è trattato di una scelta casuale. Il primo romanzo doveva giacere su una mensola della mia libreria e cercando su internet mi sono imbattuto sull’autopubblicazione che permette di stampare anche una sola copia. Poi mi sono fatto prendere dall’euforia e dalla possibilità di aiutare un’associazione di volontariato, destinando loro l’intero ricavato della vendita dei libri. La scelta è diventata obbligata per i romanzi successivi, in quanto le tempistiche delle case editrici nell’esaminare i manoscritti non collima con i miei scopi di solidarietà.
Secondo me, per realizzare un prodotto di qualità è necessario collaborare con altre figure indispensabili. Io ho curato da solo la grafica perché avevo il desiderio di realizzare tutto secondo i miei gusti, e scoprendo alcuni strumenti di intelligenza artificiale mi sono fatto prendere la mano. Di contro, ho sempre l’impressione che i libri degli altri autori siano più accattivanti dei miei. L’editing, invece, è arrivato soltanto dopo, quando ho capito che si tratta di passaggio fondamentale spesso sottovalutato.
Non ho un pubblico particolare, i romanzi piacciono perché sono scritti in modo semplice con un linguaggio alla portata di tutti. La presenza di alcune tematiche esistenziali attira alcuni tipi di lettori che cercano qualcosa di più di una semplice storia. Il mio scopo principale, del resto, è lasciare al lettore più di una domanda su cui riflettere oppure una frase sottolineata da rileggere successivamente. Del resto, io sono il primo lettore di me stesso: mi emoziono quando rileggo alcuni passaggi o rido di gusto quando ne leggo altri e spero di trasmettere le stesse emozioni che ho provato in fase di scrittura.
La mia scrittura è nata per caso, dalla voglia di imprimere su carta alcuni miei pensieri, riflessioni, sul rapporto tra scienza e fede. La mia professione è servita ad ambientare i romanzi nei luoghi a me familiari, mentre i miei studi sono serviti a caratterizzare alcuni personaggi fondamentali. Alla fine credo sia impossibile distinguere lo scrittore dal geologo o dall’impiegato comunale, e questo si ripercuote sulla scelta delle vittime in ogni romanzo. Mai casuale!
Vivo alla giornata e negli ultimi tempi la voglia di scrivere si è persa a discapito di altre attività. Non ho mai avuto una passione vera e propria per la scrittura, avrei voluto imparare a suonare qualche strumento musicale. Prima di appendere la penna al chiodo, però, vorrei scrivere un ultimo romanzo che racconta, in modo ironico, l’autismo di mio figlio. Ho già titolo e copertina e credo sia di una potenza dirompente, sempre che riesca a terminarlo. Tornando al futuro, l’unico desiderio è avere, un giorno, una via a mio nome: “F.V. Tipa, scrittore”. Non chiedo troppo…
L’ironia è la forza motrice della mia vita. Senza di essa sarei già stato travolto dagli eventi che capitano a ognuno di noi e che irrompono con prepotenza a scompigliare le carte della nostra esistenza. Detto questo, credo abbia già lo spazio che merita.
Biografia
Sono nato a Caltanissetta, al centro della Sicilia, una terra ricca di cultura, tradizioni e umanità. Mi sono laureato in Scienze Geologiche a Palermo e dopo una breve esperienza come insegnante di Matematica e Scienze ho esercitato la libera professione come geologo. La geologia mi ha portato a conoscere il territorio nella sua vera essenza, a capire come la natura abbia plasmato l’ambiente e soprattutto comprendere come l’uomo ne distrugga buona parte per i propri interessi. Sono appassionato di informatica fin dall’infanzia e mi diletto nella programmazione di applicazioni per computer e smartphone allo scopo di semplificare il lavoro. Il destino mi ha portato nel basso Piave, sulle rive del fiume Sacro alla Patria che solca il Veneto Orientale, e al momento lavoro nella pubblica amministrazione, nel campo dell’edilizia.
LINK AMAZON
L’Algoritmo: https://www.amazon.it/dp/B089QR5NJG
La Capsula del tempo: https://www.amazon.it/dp/B08SLBYHZF
Il Prezzo dell’Anima: https://www.amazon.it/dp/B09H5SHJQN
L’Orizzonte degli eventi: https://www.amazon.it/dp/B0BPR69623/
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Intervista di: Francesca Erriu Di Tucci
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*Come l’alba e il tramonto*
Oggi diamo il benvenuto a Demetrio Salvi, ringraziandolo per aver accettato l’invito del blog Dalla Stella alla Terra. Napoletano, classe 1961, insegna sceneggiatura in tutta Italia e racconta storie utilizzando il cinema, la televisione e naturalmente la carta stampata. Ho avuto il piacere e l’onore di essere sua allieva durante un corso di sceneggiatura a Roma e di essere ricontatta da lui di recente in occasione della rivista “Malpelo”, di cui è Direttore editoriale. Ma partiamo con la prima domanda:

1.Come nasce l’idea di questa rivista letteraria e chi sono i fondatori e collaboratori? La redazione sembra essere composta da un bel team di professionisti.
È un’idea che viene da lontano, un desiderio che ho covato dai tempi dell’Università e che, naturalmente, si è concretizzato nel momento in cui certe innovazioni tecnologiche hanno permesso di penetrare un mondo, quello dell’editoria, piuttosto complicato da raggiungere. Oddio, complicato soprattutto per me che, evidentemente, non ho gli strumenti adatti per “bucare” una scorza tanto dura, una buccia che presuppone strategie che non mi appartengono. A partire da quella della capacità di stare lì a bussare continuamente fino a che qualcuno non ti apra.
Quando Amazon ha dato la possibilità di realizzare testi qualitativamente professionali e ha messo a disposizione una distribuzione reale, be’, allora sono tornati a galla tutti quei desideri che mettevano assieme scrittura, creatività, voglia di raccontare ma anche di lavorare con amici con i quali è bello intraprendere viaggi come questo… Io sono stato avvantaggiato dal fatto che, tenendo da oltre vent’anni corsi di sceneggiatura a Roma e un po’ in tutta Italia, mi potevo permettere di attingere tra gli scrittori più talentuosi che ho avuto la fortuna di conoscere e, talvolta, di avere come allievi.
2.Lei si occupa di corsi di Scrittura e di Editoria (pubblicando con “L’Undicesima copia”). Dove sta andando secondo lei l’editoria in Italia, in un’epoca in cui prende sempre più piede il self-publishing tra i giovani autori?
Il self-publishing, grazie a Dio, è sempre esistito e sono pregevoli le opere che ha permesso di realizzare e le possibilità che ha dato a certi autori di venir fuori. Poi, certo, c’è sempre il rovescio della medaglia ed è anche vero che, oggi più che mai, la tecnologia che ha così facilitato l’autopubblicazione, ha dato la stura a una miriade di opere che potevano anche rimanere nei cassetti. Però, a dirla tutta, va bene così: mi indispettiscono molto, molto di più certi libracci che alcune case editrici, case editrici che ho profondamente amato e che vengono considerate importanti in Italia, pure mettono in giro e quello è proprio un insulto all’intelligenza dei lettori e le strategie pubblicitarie e di vendita, che lì vengono messe in gioco, rendono un pessimo servizio alla letteratura.
Certo, il self-publishing permette a tutti di veder pubblicato il proprio libro pacifica l’anima di chi ha qualcosa da dire, fermo restando che venir fuori e farsi notare in un mondo così intasato com’è quello dell’editoria è veramente difficilissimo. Rimane la saggezza di Troisi che diceva: «Loro sono tanti a scrivere e io sono uno a leggere…»
3.Il titolo della rivista è un chiaro omaggio a Giovanni Verga. Che importanza hanno gli autori del passato e quali dovrebbero essere imprescindibili per gli aspiranti scrittori, a suo avviso?
Verga, il Verismo, la letteratura che è capace di parlare ai sentimenti e che, contemporaneamente, si “sporca le mani”, quello è un mondo che mi è sempre sembrato essenziale, un riferimento imprescindibile. Ecco: una letteratura d’impegno civile, una scrittura desiderosa di penetrare la realtà (qualunque cosa questa parola voglia dire) e, contemporaneamente, attenta al pubblico: Verga è questo per me e ne adoro anche i romanzi e i racconti meno veristi, quelli più di genere. La sua è proprio una scrittura totalizzante, un riferimento necessario per tutti coloro che vogliono partecipare al progetto Malpelo, ecco. Anche se poi, a dirla tutta, il titolo lo ha scelto Rosa, la mia compagna di viaggio, l’artista imprescindibile, per me, capace di disegnare e di rendere vive le parole che scrivo e che scrivono gli autori che collaborano alla rivista e all’anomala casa editrice, alla realtà editoriale “indicibile e intraducibile” che è L’undicesima copia. È Rosa D’Avino che cura la grafica di tutte le pubblicazioni che realizziamo assieme.
4.A che tipo di pubblico si rivolge questa rivista? Può spiegare la scelta di curare in maniera molto precisa l’aspetto grafico e quella di pubblicare esclusivamente in formato cartaceo?
Malpelo è una rivista che, il pubblico, lo cerca. Ogni numero mette in gioco temi, argomenti, generi che, senza venir meno all’idea di libertà creativa, pure tentano di attrarre, sedurre, fare appello alla curiosità di chi approccia libri ma anche di chi, dai libri, se ne tiene a distanza. È vero che abbiamo preferito il formato cartaceo ma l’idea è anche quella di tentare l’eventualità digitale che certo non ci spaventa. Resta il fatto che la sensualità della carta, la possibilità di mettere in gioco il tatto, l’odorato, la vista durante la lettura, quella è una cosa che nessun kindle ti può dare. Poi, certo, c’è il discorso grafico che nelle nostre edizioni è proprio centrale: L’undicesima copia nasce dall’incontro con Rosa D’Avino: la sua attenzione e la sua sensibilità pittorica e grafica si sono coniugate ai miei interessi letterari e cinematografici, alle mie passioni…
5.Ci può anticipare qualche progetto per il futuro?
Malpelo è un’esperienza adorabile che cercheremo in tutti i modi di portare avanti, di potenziare, di cambiare: è un’avventura che non teme le mutazioni anche radicali. Ma cosa diventerà esattamente è difficile dirlo: la soluzione, probabilmente, è riposta anche nell’anima di coloro che, a questo progetto, collaborano con passione, dedizione, creatività infinita.

***
Demetrio Salvi nasce a Napoli nel 1961. Laureato in Lettere moderne, alterna la sua attività d’insegnante con esperienze di scrittura, di critica e di regia. Dirige documentari, cortometraggi e mediometraggi, premiati in festival nazionali e internazionali.
Scrive alcuni manuali sul cinema, saggi, romanzi. Del 2015 è il documentario Cibodamare, presentato all’Expo di Milano, e il lungometraggio Casting. A_mozzarella_n_i_g_g_a (2017) è un docufilm musicale presentato in diversi festival internazionali.
Assieme a Federico Chiacchiari fonda la rivista e la Scuola di Cinema Sentieri selvaggi. Nel 2020 fonda la casa editrice L’undicesima copia. Tiene in tutta Italia corsi di sceneggiatura e regia.
LINK AMAZON “MALPELO” N.9
Intervista di: Francesca Erriu Di Tucci
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*Come l’alba e il tramonto*
*La Masca* di Laura Rizzoglio
NPS Edizioni
I Tre Pini, uno scorcio di Langa piemontese del Dopoguerra, una borgata in cui tutti si conoscono tra di loro e dove ancora aleggia il ricordo dei racconti popolari su masche (streghe) e maledizioni. Il ritrovamento del cadavere di una ragazzina getta un senso d’impotente terrore su tutta la comunità e mentre gli adulti cercano di fare luce su una cattiveria fin troppo umana, Lorenzo, Laura e la loro banda di amici decidono invece di affrontare la masca, l’anziana tacciata come strega, nel tentativo di avere giustizia per la loro sfortunata compagna di classe, portando alla luce verità scomode e impensabili.

Con una scrittura delicata e forte allo stesso tempo, Laura Rizzoglio ci trasporta in un luogo e un tempo antico che appare avulso dal mondo circostante. Una povera realtà del dopoguerra, dove bambini e bambine già cresciuti si muovono in un mondo misterioso, in una campagna assolata che mi ha ricordato gli scenari e le dinamiche del bellissimo “Io non ho paura”. Il primo capitolo efficace, ci fa entrare subito nel quadro, ci fa simpatizzare per il manipolo di scolaretti e la loro maestra Margherita. La banda di Lorenzo, il protagonista, e la sorella gemella Laura, è sempre pronta a nuove avventure, che inevitabilmente fanno pensare ai fratellini Hansel e Gretel soli nel bosco. Il regno della fiaba è costantemente presente, tanti i riferimenti letterari, per esempio al Mago di Oz. Dice la piccola Angiolina, ancora ignara del suo destino:
“Per questo motivo leggo e studio, per fuggire da questo luogo e dalla maggior parte di queste persone. Sono molto vicina a trovare la mia strada lastricata di mattoni d’oro per il castello di Oz e a indossare le mie scarpette rosse».
Una citazione che ci fa capire l’amore della bambina per la fantasia e il sogno che ogni bambino dovrebbe poter realizzare. Ma la sua “anormalità” fisica e l’essere stata adottata la rendono “maledetta” e bisognosa di essere difesa; è il compito che si assume il piccolo Lorenzo, una sorta di Heathcliff dal cuore d’oro che vaga nella brughiera del mistero.
Non dirò altro sull’evolversi del giallo – la cui trama forse diventa un po’ frettolosa da un certo punto in poi – ma di sicuro non è questa la parte più importante. In questa storia conta il messaggio positivo e incoraggiante della forza della bontà dei bambini e dei puri di fronte al male della vita. Complimenti all’autrice, classificatasi seconda alla prima edizione del concorso letterario “Misteri d’Italia” (2019), promosso dall’associazione “Nati per scrivere”.
f.e.
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Recensione di Francesca Erriu Di Tucci
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*Come l’alba e il tramonto*
“Autori del Futuro” è uno spazio dedicato ad autori e autrici emergenti che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare nell’ultimo anno. Si chiama “Autori del Futuro” perché vuole credere in questi validi artisti della parola e dare speranza a chi ha scelto di esprimersi attraverso la magica via della Scrittura.
La terza intervista della rubrica vede protagonista Jessica Marchionne, autrice di romanzi di genere fantasy per Words Edizioni. Il suo ultimo libro si intitola “Eclissi perpetua” ed è il primo di una trilogia, ma io l’ho conosciuta con il suo romanzo d’esordio: “Le campane di San Pietroburgo”, un fantasy storico che mi ha molto colpita.
Il pregio di questo libro – tra i tanti – è quello di essere riuscito a farsi apprezzare anche da chi, come me, non legge solitamente il genere storico/fantastico. Ma questo romanzo di Jessica Marchionne, frutto di uno studio accuratissimo, unisce realismo storico e realismo magico in maniera davvero efficace, impreziosito poi dallo stile narrativo che cattura sin dalla prima pagina.
Ambientato nella Russia di Lenin e Stalin, ha per protagonista Viktor che, ancora bambino, riceve in dono dal fratello Ivan un diario, a suo dire, capace di realizzare tutto quello che vi viene scritto: è così che esprime il desiderio di diventare Zar. Una bella scrittura e affascinante l’ambientazione, con descrizioni accurate e quasi da fiaba d’altri tempi.

Intervista
Innanzitutto grazie a te per avermi pensata per questa rubrica! Ne sono molto onorata! L’ispirazione per ‘Le campane di San Pietroburgo’ è arrivata tramite sogno. Ho sognato proprio due scene che ho riportato nel romanzo con qualche aggiustamento. Ma non avrei trasformato questo sogno in un libro se non fossi stata appassionata di storia, e in particolare del periodo della rivoluzione russa con conseguente caduta dello Zar. Ho adorato ricercare anche i più piccoli dettagli tramite dei documentari e articoli di giornale (perlopiù in inglese); mi hanno permesso non solo di perfezionare il background del romanzo ma hanno ampliato anche il mio bagaglio culturale. Non nego infatti che mi piacerebbe avventurarmi nella stesura di un altro libro storico. Trovare delle particolarità, che siano specialmente legate alle persone che vivevano quel periodo più che la storia è in sé, è un qualcosa che mi attira tantissimo. Però posso essere ispirata davvero da qualsiasi cosa; a volte mi basta un’immagine o una canzone particolare per farmi venire in mente un’idea. Trovo però che le idee migliori mi siano capitate leggendo degli stralci di giornale o delle curiosità, appunto, storiche.
Secondo me la riuscita del fantasy è forse anche dovuta a una particolare moda del momento, che può essere dettata da una serie tv o un film. Se invece andiamo a ricercare perché proprio questo genere colpisce ne do una mia interpretazione. Adoro discostarmi dalla realtà, amo immaginare scenari che non accadrebbero mai, come potrebbe un evento fantastico migliorare una situazione o dare quel movimento che serve a un attimo di monotonia. Io sono anche attratta dalle diverse razze presenti in un fantasy e mi piace immaginare un posto diverso o un potere particolare che non tutti hanno. Sono elementi che stimolano molto la mia curiosità sia come lettrice che come scrittrice. Per questo sono improntata a seguire con estremo interesse questo genere e forse è lo stesso anche per gli altri. Un autentico evadere dalla realtà.
Scalette, scalette e ancora scalette! E non solo, ho tantissimi quadernini dove appunto qualsiasi cosa. Per me è impensabile scrivere a braccio un’intera trilogia. Forse un approccio del genere può andare per uno stand alone ma se bisogna creare una trama molto più lunga che va quindi a ricoprire diversi libri, per me la programmazione è fondamentale. A volte impiego anche un anno intero prima di cominciare a scrivere e per quell’anno delineo in tutti i dettagli la trama, i personaggi, addirittura delle frasi clou. I miei quaderni sono strutturati a sezioni: si va dalle classiche schede dei personaggi, alla scaletta degli eventi, ai dialoghi, alle ricerche storiche e al brainstorming. Quest’ultima sezione la trovo molto utile quando non so come uscire da un blocco. Scrivo le domande che mi pongo con una penna di colore rosso e mi do man mano delle risposte cambiando colore della penna quando so che mi sto avvicinando all’idea giusta. Mi aiuta a riordinare i pensieri e a capire che tipo di ragionamento faccio e quali sono le problematiche maggiori che si presentano.
Ammetto che ho imparato molto di più dai corsi e dal master che ho svolto dopo gli studi universitari perché la mia facoltà era troppo teorica. Avevo bisogno di passare alla pratica, giustamente, e quindi ho iniziato con corsi e tirocini in alcune case editrici. Questo mi ha permesso di capire come funziona realmente una casa editrice, come si approcciano con gli autori, quali sono le vere mansioni da svolgere. Per questo ho da dare qualche consiglio a chi si vuole approcciare a una casa editrice: la lettera di presentazione è fondamentale! Ho visto editori cestinare alcune mail senza neanche aprire il libro in allegato. Niente auto-elogi ma presentazioni brevi e concise. Sinossi di al massimo una cartella con i vostri dati, anche in un file a parte. Seguite con assoluta precisione le linee guida della casa editrice, ognuna ne ha diverse. Non fate quindi un copia-incolla uguale per tutte. C’è chi vuole tutto il manoscritto, chi soltanto l’inizio, chi alcuni capitoli, chi solo la sinossi, chi vuole anche una vostra biografia. Se seguite tutto ciò che chiedono e la mail è chiara e concisa, allora verrete sicuramente letti. Un altro suggerimento: cercate di conoscere prima la casa editrice che avete scelto. Comprate almeno un loro libro; vi farete un’idea di come lavorano.
Com’è che si dice, ‘squadra che vince non si cambia’. La motivazione è semplice: mi sono trovata bene con la pubblicazione di ‘Le campane di San Pietroburgo’, ho avuto promozione, interviste, spazi dedicati sui social, card, blogtour, insomma, elementi che mi hanno permesso di crearmi un piccolo pubblico che da sola non avrei mai raggiunto. Sapevo che con ‘Eclissi Perpetua’ sarebbe stato lo stesso e ormai conosco le persone che ci lavorano. Nell’immediato non pubblicherò altri romanzi, perché non ho nessun’altra trama pronta, secondo e terzo libro della trilogia a parte, ma sicuramente se dovesse accadere proverei a mandare di nuovo a loro.
Bella domanda! Spero quantomeno con un nuovo libro! Come dicevo prima, mi piacerebbe davvero tantissimo scrivere uno storico vero e proprio senza contenuti fantastici, quindi sarei felice se riuscissi a farmi venire in mente una buona idea con la dovuta ricerca. Naturalmente mi piacerebbe anche riuscire a raggiungere un pubblico più vasto!
In questo momento, a tempo pieno. Sto collaborando con una casa editrice della mia zona come editor/curatrice. In passato però ho svolto attività diverse, quindi mi adatto a tutto. Mi piacerebbe riuscire a ottenere qualche altro ingaggio, mi renderebbe felicissima! Per quanto riguarda il conciliare il tutto in effetti dipende dal periodo; se sono in fase di consegna editing i ritmi sono così serrati che fatico anche a ritagliarmi uno spazio per leggere. Quando però non mi ritrovo in queste fasi finali le condizioni sono certamente più tranquille e riesco quindi a leggere e a scrivere la sera senza problemi.
Grazie Jessica!
Biografia
Jessica Marchionne nasce a Sezze nel 1991. È laureata in Editoria e Scrittura e ha continuato a frequentare corsi e tirocini anche dopo gli studi, nella speranza di trasformare la sua passione in lavoro. Legge da sempre qualsiasi genere, anche se predilige il fantasy e lo storico. Ha un blog, Luce sui Libri, dove recensisce libri di autori emergenti e dispensa, di tanto in tanto, qualche consiglio. Ama i videogiochi, gli animali e pensa che l’autunno sia la stagione che meglio le si addica. “Le Campane di San Pietroburgo” (Words Edizioni, 2021) è il suo romanzo d’esordio.
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Intervista di: Francesca Erriu Di Tucci
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*Come l’alba e il tramonto*
Lettura dell’incipit di *Come l’alba e il tramonto* a cura di J.C. Casalini del gruppo Inchiostri In-visibili
Grazie!
Stamattina sono stata intervistata dal bravissimo Francesco Abate, conduttore di “Caffè Corretto” – partendo da “Il vampiro e i suoi simboli”, una piacevole chiacchierata su vampiri, creature e non solo… Per chi volesse ascoltare, ecco il podcast di Radiolina:

Radiolina – 29.6.23
Il primo incontro con André, il “villain” della storia, amante (tra le altre cose) dei libri:
André si diresse verso la libreria in cerca dei libri da mostrare a Vin. Trovato subito “Il ritratto di Dorian Gray”, si rivolse al ragazzo.
«Ecco, per questo è ancora presto forse, ma è una storia incredibile. Un bellissimo giovane che in un certo senso… vende la sua anima al diavolo. Che ne dici, Tom, tu venderesti la tua anima al diavolo?»
Tom era troppo occupato a mangiare il dolce per seguire il discorso. Non fece altro che mostrarsi annoiato per la domanda.
«Non lo so. In caso vengo a chiederti consiglio.»
«Sei sempre il benvenuto. Dovresti pensarci, visto che tra non molto sarai maggiorenne.»
Da una lunga fila di libri, André scelse poi la “Ballata del carcere di Reading” e lo portò al tavolo.
«Io dico che Tom potrebbe fare l’attore. Tu che ne pensi, Vin? Ha la capacità di girare intorno alle cose fino a farti perdere la pazienza.»
*Come l’alba e il tramonto* Brè edizioni

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ELT writer, presenter, teacher & trainer
Vivo e scrivo sulla splendida isola d'Ischia