I Racconti di Tara * A Berlino (Lara e Nikolas)

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BERLINO

A un tratto il vento era rinforzato, le tende bianche ondeggiavano sulla stanza come gonfie vele, e la candela era caduta dal tavolino. Lui si era apprestato a chiudere le finestre e raccogliere da terra la candela ormai spenta e consumata dalla notte. Poi si era fermato dietro i vetri, ad osservare fuori, badando bene di restare nascosto dalle tende. Lara si era messa a sedere sul letto, ancora assonnata e coperta dal lenzuolo. Dal pianoterra la musica non cessava dall’alba, come un cantilena, la voce di Marlene Dietrich che cantava “Wenn ich mir was wunschen durfte” – se potessi desiderare qualcosa.

Dalla strada si sentivano voci urlare, in tedesco, come per dare dei comandi. Alcune automobili avevano frenato proprio sotto il portone. Lara aveva stretto il lenzuolo, impaurita, in attesa che lui dicesse qualcosa. Sapevano che prima o poi li avrebbero trovati. Anche se in quella stanza della pensione erano stati al sicuro per alcuni mesi. Pagando il silenzio della proprietaria, quando quella aveva scoperto l’identità di Nikolas, ormai ricercato dai suoi superiori come collaborazionista.

Nikolas si era seduto sul letto dandole le spalle, a torso nudo, il berretto e la giacca militare erano appesi alla testiera di ferro battuto.

“Presto, vestiti, andiamo via.” Aveva detto in inglese, senza scomporsi. E si era passato una mano fra i capelli.

Lara in tutta fretta era scesa dal letto per correre in bagno. Indossava solo una sottoveste bianca, voleva almeno sistemarsi i capelli. Ma appena aveva aperto l’acqua del lavandino, un rumore sordo l’aveva immobilizzata. Tremava talmente tanto che non era stato facile muoversi e riaffacciarsi nella stanza. Soltanto per accertarsi di aver sentito un colpo di pistola. Soltanto per vedere Nikolas l’ultima volta, riverso sul letto e il sangue che usciva dalla testa.

Non c’era il tempo di andargli accanto, non c’era il tempo nemmeno di piangere. I passi sulle scale erano sempre più vicini. Poi le urla della proprietaria, interrotte da uno sparo. Lara si era chiusa in bagno nella speranza di non essere vista, né cercata. Ma inutilmente. Avevano sfondato le porte. Si erano messi a rompere anche le ante degli armadi, alla ricerca di qualcosa. Infastiditi, avevano sparato un altro colpo sul corpo di Nikolas già senza vita. Erano in quattro.

Uno dei quattro, che chiamavano Comandante, l’aveva afferrata per un braccio e spinta contro il muro chiedendole dove fosse nascosto qualcosa, ma in tedesco lei non capiva la parola. Un documento, quel documento, aveva detto il più giovane in inglese. Non lo so, aveva risposto lei, non so niente.

Non le avevano creduto. Il comandante, calmandosi, le si era avvicinato di più stringendole ancora il braccio, e ripeteva sei molto bella, molto bella. Si erano guardati negli occhi, e in quel momento le era sembrato persino che i suoi occhi fossero di colore diverso l’uno dall’altro. Ma aveva pensato ad un’allucinazione, dovuta alla sua disperazione.

Fu lui a dire agli altri di smettere di cercare. Fu lui a gettarla sul letto e legarla al ferro battuto. Fu lui per primo e poi tutti gli altri a fare scempio di lei.

Quando uscirono dalla stanza, a malapena riusciva ad aprire gli occhi per il dolore. Tutto era annebbiato. Ma poteva vedere che le lenzuola chiare erano tinte di rosso. Che la sua sottoveste non era più bianca ma rossa del suo sangue. E non aveva paura di morire, ma aveva un unico pensiero: non voglio più essere così bella, non voglio più essere così bella.

Nikolas era sdraiato accanto a lei, addirittura sembrava che dormisse. Ecco, si poteva semplicemente addormentare anche lei. Così si era girata su un fianco, in modo da poterlo vedere di profilo. E aveva chiuso gli occhi, sentendo la voce di Marlene Dietrich che ricominciava a cantare.

“Wenn ich mir was wunschen durfte”.

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

 

Immagine: film Just a gigolo

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
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