“Dracula” di Coppola * L’Acqua e l’amore eterno *

Nel film del ’92 diretto da Francis Ford Coppola la morte per annegamento diventa importante trait d’union tra passato e presente, tra Dracula umano e Dracula vampiro, dando alla maledizione del Conte un senso più che umano. Racconta lo sceneggiatore James Hart riguardo la sua idea di partenza per il film:

“la moglie del principe Dracula si suicidò in seguito alla falsa notizia della morte del marito, ucciso dai turchi (…) i cancelli del cielo le furono sbarrati e le leggi della Chiesa la condannarono a vagare in eterno, negandole sepoltura cristiana”[1].

Hart prende quindi spunto dalla realtà storica, riportata in vari saggi da Raymond McNally e Radu Florescu – storici del Boston College tra i primi studiosi di Vlad ‘Tepes’ Dracula[2] –per sviluppare la figura di un personaggio eroico, difensore della Chiesa, il quale, impotente di fronte alla morte dell’amata Elisabetha, rinnega il suo Dio e diventa vampiro per l’eternità.

Il Prologo del film in cui genialmente vengono narrati questi antefatti è l’unico vero elemento che viene a costituire un ‘tradimento’ rispetto al romanzo di Stoker, in cui è invece del tutto assente la figura di una donna amata dal vampiro; ma a ben guardare non tradisce del tutto il pensiero dello scrittore irlandese[3]. La moglie del principe Vlad, la principessa Elisabetha, avendo saputo di aver perso lo sposo, si getta dalle torri del castello nel fiume sottostante. Nel salto verso la morte, le sue vesti bianche si gonfiano nell’aria come a sostenerla nella caduta, immagine che non può non richiamare alla mente quella di Ophelia e dei suoi abiti che, nell’acqua dove ella annega, “gonfi e distesi, per un po’ l’hanno sostenuta, come fosse una sirena”[4]. Compiendo un gesto tragico e disperato che ci riporta alla mente la follia di due eroine shakespeariane che giungeranno a darsi la morte – Lady Macbeth, il cui sonnambulismo insieme alla fissazione per il sangue ci portano facilmente ad associarla a Lucy e alle sue persecuzioni notturne, e appunto Ophelia – Elisabetha non solo non avrà diritto ad una sepoltura cristiana ma, cosa ben più grave, “Her soul cannot be saved. She is damned. It’s God’s law”: (COPPOLA) sono le parole del Vescovo di fronte al dolore di Vlad Dracula. Secondo la tradizione infatti chi si toglie la vita muore “in a state of despair and confusion, and may vibrate too close to the material world, which will not allow him to find rest”[5]. Come il prete nel dramma negava ogni speranza per l’anima di Ophelia, anche qui è un membro della Chiesa a sentenziare la dannazione di un’anima; anzi di due, perché per amore il principe Vlad richiamerà anche su di sé la dannazione eterna.

Nel film è quindi presente un elemento del tutto nuovo rispetto al romanzo: l’amore tra Dracula e Mina. Mina infatti altri non è che la reincarnazione della moglie suicida, che Dracula ritroverà dopo quattro secoli di lunga attesa.

E’ nel rapporto tra i due che l’acqua torna ad essere un elemento dominante, simbolo di unione e separazione tra due anime indissolubilmente legate. Per raggiungere l’amata Dracula compie infatti un lungo viaggio in mare e supera una tempesta, come abbiamo visto accadere nel romanzo. Il movimento delle onde, l’agitazione del mare, i venti che scuotono le vele, sono immagini forti che con prepotenza alludono al tormento dell’anima. Quando i presagi della tempesta si manifestano – il cielo si rabbuia e inizia a piovere violentemente – le future vittime del vampiro avvertono l’imminenza di qualcosa di sconvolgente: tra le nere nubi gli occhi rossi di Dracula guardano Lucy e Mina mentre le due ragazze, come bambine, corrono sotto la pioggia nel labirinto del loro giardino, si perdono per poi incontrarsi e baciarsi, i vestiti e i capelli fradici. L’inquadratura dall’alto del loro gioco innocente indica l’incombere dell’ignoto sulla loro inconsapevole leggerezza; è il primo indizio della perdizione.

Quando finalmente il Conte e Mina si incontrano, la giovane si sente subito legata a quell’uomo misterioso da ricordi vividi e forti. I due bevono insieme liquidi inebrianti – similmente dopo si inebrieranno a bere l’uno dall’altra – tra bollicine ed effluvi che galleggiano nell’aria come per magia, essi si parlano e capiscono di conoscersi già. E’ come se Mina rivivesse il suo passato amore, il suo dolore, il suicidio nelle acque del fiume: lei era Elisabetha. Mina rivive la sua vita precedente, lei come Dracula una revenant, una morta – non morta. “Take me away from all this death” (COPPOLA), sarà la sua implorante richiesta durante l’atto di seduzione da parte del vampiro. Quando insieme rivivono quel tragico ricordo e il Conte racconta di come la moglie si gettò in quel fiume che nella sua lingua “is called Arges, River Princess” (COPPOLA), dagli occhi di Mina scende una lacrima, acqua che Dracula raccoglie nella sua mano cristallizzandola in forma di diamante. Gesto che sembra unirli nella loro sofferenza.

“The princess is the river filled with tears” (COPPOLA) dice infatti Mina, identificando così il fiume con la principessa che vi cercò la morte, come se il suo spirito aleggiasse ancora nelle sue acque. Sempre Florescu e McNally riferiscono infatti una leggenda secondo cui dal fiume si sentirebbe a volte levarsi un lamento di donna, da qui la denominazione di Fiume della Principessa.

Più tardi, quando Mina prenderà la sofferta decisione di sposare il fidanzato Jonathan Harker, allora sarà Dracula, abbandonato, a versare lacrime di rabbia e dolore e a scatenare venti di tempesta che anticipano quella che sarà la sua vendetta. Dalla nave che la conduce dal futuro sposo, Mina, combattuta dai sensi di colpa, getta in mare lettere e pagine di diario e le osserva galleggiare sull’acqua: come ricordi che si cerca di relegare nel più profondo dell’anima, ma che poi inevitabilmente riaffiorano.

E di nuovo sarà l’acqua e il rumore delle onde del mare, a far sì che Dracula e Mina si ritrovino. Ipnotizzata da Van Helsing – quindi in uno stato di trance simile a quello di Lucy nel suo sonnambulismo – Mina sente che l’amato Conte “is travelling across icy seas to his beloved home” (COPPOLA). L’acqua li aveva separati, l’acqua sarà l’elemento che li ricongiungerà. Peraltro è bene ricordare, come fa Deidda in riferimento alla dottrina degli umori, che l’acqua è un elemento prettamente femminile e che “il flegma, freddo e umido, il quale imita l’acqua, era l’umore femminile per eccellenza”[6].

Come nel romanzo, la giovane sente il rollio delle onde, il suono delle vele sospinte dal vento, il vociare degli uomini a bordo; sa che Dracula è sulla nave e che presto lo rivedrà. “I have crossed oceans of time to find you” (COPPOLA), le aveva detto il Conte tempo prima, esprimendo il senso di infinità temporale che li ha divisi per secoli. E davvero, non solo figurativamente, Dracula ha attraversato mari, fiumi e tempeste per ricongiungersi all’amata, e farà lo stesso viaggio dopo, per fuggire di nuovo verso la sua terra ad oriente.

Il viaggio per acqua dà l’idea dello scorrere del tempo, del fluire delle emozioni, e se l’acqua è simbolo di salvezza, in questo caso significa salvezza dai proprio nemici[7]. D’altronde è nel fiume che anche Jonathan, prigioniero nel castello di Dracula, troverà l’unica via di fuga verso la salvezza e la libertà.

L’episodio chiave del viaggio compiuto da Dracula fino all’Inghilterra è stato riproposto più o meno frequentemente nelle varie versioni cinematografiche del romanzo; ma gli unici registi a trattarlo come un episodio di rilievo sono stati indubbiamente Frederich Murnau e Werner Herzog. Nei loro Nosferatu (rispettivamente del ’22 e del ’79) i due registi tedeschi hanno infatti dedicato spazio al parallelo tra l’arrivo di Dracula e il diffondersi di epidemia e morte nella cittadina portuale[8]. Coppola per ultimo ha dato una possente raffigurazione alle scene ambientate sulla nave a bordo della quale Dracula sparge il terrore, alla forza delle onde che la travolgono, espressione della rabbia, dell’energia e della passione che determinano nel vampiro la decisione di compiere quel viaggio. La tempesta che porta Dracula fino a Whitby simboleggia e anticipa la distruzione che il vampiro porterà in Inghilterra; con i suoi poteri sulla natura, egli si dimostra già in grado di smuovere le fondamenta su cui si ergono le esistenze dei personaggi che si prepara ad attaccare.

Come osserva il critico Dunbar, la tempesta è foriera di quella libertà sessuale da cui le donne si sentiranno attratte; sensibili all’imminente arrivo del vampiro, esse cominceranno a cedere al richiamo degli istinti che egli rende fortemente più chiaro con il suo potere erotico. Gli effetti dell’avvicinarsi di Dracula investono non solo Lucy e Mina, ma anche tutta la natura, gli animali dello zoo, i ricoverati dell’ospedale psichiatrico. L’acqua sommerge tutto e tutti, anche il manicomio sembra una barca che galleggia. Se è vero d’altronde che, a quanto osserva la Lörinczi, “l’idea di morte e distruzione è legata strettamente a quella del mare”[9], ecco allora che col naufragio la normalità comincia a vacillare, come la nave in balia delle onde: il timone oscilla abbandonato, e la tempesta diviene metafora di “uncontrolled lust”[10].

MinaStoker

[1] Fred Saberhagen, James Hart, Dracula di Bram Stoker, Milano, Sperling & Kupfer,1993, p.vii

[2] Sul personaggio storico Vlad Dracula si veda il paragrafo Il Prologo: Dracula come Cristo del capitolo The Outsider

[3] Per una analisi del Prologo del film si rimanda al paragrafo Il Prologo: Dracula come Cristo.

[4] W.Shakespeare, 1993, p.238, (atto IV, scena VII): ‘Her clothes spread wide,/and mermaid-like a while they bore her up’.

[5] Rowan Wilson, Vampires. Blood Suckers from Beyond the Grave, New York, Sterling Publishing company, 1997, p.39

[6] Angelo Deidda, ‘The Devil’s Part’. Lo straniero nei drammi shakespeariani, in M.Domenichelli e P.Fasano (a cura di), Lo Straniero, Roma, Bulzoni editore, 1997, vol.II, p.510

[7] In senso junghiano l’Acqua può essere considerata un archetipo. Gli archetipi sono immagini originarie che costituiscono la memoria dell’umanità o, come dice Jung, l’inconscio collettivo. In tale visione, gli archetipi sono delle componenti strutturali dell’inconscio collettivo, nel senso che risultano essere delle forme vuote (Gestalt) che partecipano dell’istinto, del sentimento e del pensiero, contribuendo alla formazione di una matrice comune a tutti i popoli. Dal punto di vista funzionale, essi agiscono come impulsi naturali, istintuali, come idee generali che ‘pre-formano’ l’esperienza. Cfr. le opere in cui Jung propone la teoria degli archetipi: Psicologia dell’inconscio (1917-43), Archetipi dell’inconscio collettivo (1934-54) e Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche (1947-54). [La seconda data indica l’edizione definitiva rivista dall’Autore].

[8] Per un’analisi della associazione tra vampirismo ed epidemia si veda il capitolo Le Creature di Dracula – il contagio del vampiro.

[9] M.Lörinczi, Paesaggio marino con dame vittoriane. Tre saggi su Dracula, Cagliari, Cuec, 1995, p.38

[10] Brian Dunbar, ‘Dracula’: Director Tod Browning and ‘Bram Stoker’s Dracula’: Director Francis Ford Coppola, London, York Film Notes, p.26

Informazioni su beatrix72

Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Nata a Cagliari, dopo gli studi si trasferisce a Roma per iniziare il suo percorso di “ricerca interiore”. Qui approda a varie esperienze, frequentando gruppi di pratica Sciamanica e di Neo-paganesimo. Fino all’incontro con il Reiki, che apre le porte al suo futuro come insegnante e formatrice in percorsi olistici. Frequentando i corsi presso l’Università Popolare Olistica Natural-Mente di Roma (diretta dalla Trainer e Master Reiki Lucia Panniglia), acquisisce il titolo di Master Reiki e inizia ad insegnare la disciplina. Tiene inoltre gruppi di meditazione e di serate esperienziali volte alla conoscenza del sé per un percorso di consapevolezza e di guarigione. Nel contempo, inizia il suo percorso con un nuovo tipo di guarigione, il Quantum Healing – o Guarigione Quantica – basato sulle scoperte di studiosi russi (come Grabovoi e Petrov). Dopo il corso suddiviso in tre livelli, arricchita dalle varie esperienze acquisite, diventa Trainer in Quantum Healing. L’interesse dalla Sardegna rispetto questa nuova guarigione è forte, tanto da convincerla – insieme ad altri fattori – a tornare nella sua terra per proseguire il suo percorso di ricerca e insegnamento. Il suo percorso comprende: Master Reiki metodo Usui Trainer in Quantum Healing Percorsi di neo-paganesimo e sciamanesimo Lettura dei Registri Akashici Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com
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