Il Revenant ** La nostalgia del defunto tra leggenda e tradizione **

Si tende a far risalire la credenza nei vampiri al Cristianesimo greco, ma si possono trovare tracce di superstizioni e credenze che riportano al mito del non-morto ben prima di quel periodo.

Sicuramente la tradizione cristiana fu importantissima nell’attribuire al vampiro certe caratteristiche che oggi lo contraddistinguono. Infatti nelle antichissime leggende pre-elleniche il vampiro era chiamato ‘demone meridiano’, volendo indicare una creatura che appariva a mezzogiorno, ora in cui i corpi viventi come gli spiriti eterei non riflettono ombra, dunque si possono confondere tra di loro. In seguito questo mito decadde in quanto la tradizione cristiana attribuì alla luce un significato di ‘bene’ e all’oscurità una connotazione malvagia, per cui nell’immaginario popolare paleocristiano e medievale fu la notte e non il giorno che iniziò a popolarsi di spettri e apparizioni demoniache.

 

nosferatu1

Sin dalla civiltà classica si cominciò a parlare di attività vampiriche. A quanto riferiva l’esperto francese Marigny, prima che apparisse il termine vampiro durante le epidemie tra il 1725 e il 1731, si chiamavano ‘bloodsuckers’ gli esseri che risorgevano dalla tomba per succhiare il sangue ai vivi. Marigny si rifaceva ad una delle cronache più antiche che si conoscano in proposito, la Historia rerum Anglicarum di William di Newburgh, del dodicesimo secolo. Le letterature dell’antica Grecia e Roma narrano di incontri con le cosiddette ‘lamie’, precursori dei vampiri, che succhiavano la linfa vitale dei vivi, soprattutto dei bambini. Primo prototipo della lamia è, a quanto riferisce Petoia, una delle figure al seguito di Ecate, la regina del mondo degli spettri: l’Empusa, “demone femminile, capace di assumere vari aspetti, fra i quali quello di cagna, vacca o bella fanciulla”. L’Empusa e la Lamia giacevano con i giovani e ne succhiavano il sangue mentre dormivano, anticipando in tal modo quei connotati sessuali che diverranno più marcati con due figure della tradizione medievale: i ‘Succubi’, che seducevano i giovani uomini durante il sonno e ne succhiavamo la linfa vitale come le lamie; gli ‘Incubi’, versione maschile dei succubi, che venivano associati al diavolo. Fino ad arrivare al ‘Nosferat’, il quale addirittura “not only sucks the blood of the living people (…) with young people it indulges in sexual orgies until they get ill and die of exhaustion”.

La paura del morto che ritorna ha da sempre tormentato il nostro inconscio, assumendo connotazioni ambivalenti: da una parte il desiderio di rivedere in vita la persona cara, dall’altra il terrore che il defunto potesse avere qualche conto in sospeso. Come spiega Sabine Baring-Gould in The Meaning of Mourning, trattato sul rapporto tra vivi e morti, “it is entirely reasonable that, as the dead are assumed to be alive, they will seek communion with the living”. Secondo la teoria dello studioso freudiano Ernest Jones, infatti, si crea una sorta di identificazione per cui si sente la mancanza della persona morta e di conseguenza si presume che anche il defunto abbia nostalgia. D’altronde unirsi alla persona amata nella morte è sempre stato l’apice del sentimento amoroso, forse perché “what one has in death one has forever”. La ‘nostalgia del ritorno’ era infatti considerata una delle cause del vampirismo, e colpiva soprattutto i malinconici, e i soldati morti in guerra. Per secoli infatti i vampiri sono stati chiamati ‘revenenti’, proprio a sottolineare il concetto della nostalgia del ritorno.

I morti che ritornano non sono altro che i simboli di attaccamento a quei piaceri della vita dai quali è difficile separarsi. È proprio perché questo desiderio di tornare tra i vivi non possa realizzarsi che l’umanità ha sviluppato il culto dei morti: il rito funebre accompagnato da diverse usanze – quella per esempio di lasciare una moneta nella bara come obolo a Caronte – ha lo scopo di far sì che il defunto riposi in pace e non abbia più motivo di cercare qualcosa nel mondo che ha lasciato. Probabilmente anche la consuetudine di chiudere gli occhi al defunto manifesta in realtà il desiderio di privarlo della vista, in modo che non possa ritrovare la strada di casa.

Diverse sono le cause per cui un morto è destinato a diventare ‘revenente’: il Century Dictionary di Whitney riferisce che “dead wizards, werwolves, heretics, and other outcasts become vampires, as do also the illegitimate offspring of parents themselves illegitimate, and anyone killed by a vampire”. Riporta William Hughes che, oltre a diventare tale per il morso di un altro vampiro, era probabile che il non morto fosse “an apostate or excommunicated Christian, the victim of a murder or sudden death, or a werewolf, during his lifetime”. I suicidi erano considerati tra i più probabili futuri vampiri, tanto che sui loro corpi si preferiva agire subito per prevenire la trasformazione: incrociare le braccia del corpo, deporre una croce sulla bara oppure seppellire il cadavere in un crocicchio erano ritenuti buoni antidoti. Togliersi la vita era ovviamente un grave peccato per il Cristianesimo, perché significava ribellarsi al diritto divino di darci la nascita e la morte; per questo, ci ricorda Leatherdale, i suicidi venivano puniti: “their fate would be everlasting life as a vampire. The penalty for suicide would be immortality”. Anche Barber sottolinea la diffidenza verso i morti suicidi, a cui non è concessa la sepoltura nel cimitero “in parte per il loro potenziale ritorno dalla morte e in parte perché attirano i loro cari nella tomba dopo di loro”. Infatti la mancanza di sepoltura, sempre secondo Barber, sarebbe in se stessa motivo sufficiente perché i suicidi diventino revenant; ma un’altra spiegazione comune per la loro trasformazione è che “essi non hanno vissuto fino in fondo il tempo a loro assegnato”.

Già da allora caratteristica del vampiro era succhiare il sangue dei vivi, ma ad essa si accompagnavano anche la connotazione di assassino – in casi in cui strangolava le vittime – o di veicolo di malattie contagiose. Sin dalle origini del mito, il vampiro si configura quindi come outcast, un reietto, rifiutato dalla società, che vive ai margini: anche in vita il vampiro è un diverso, un outsider.

Fu nel periodo tra il 1723 e il 1735 che la superstizione sui vampiri raggiunse il suo culmine, quando un’epidemia vampirica si diffuse nel sud-est europeo, in particolare in Ungheria. Fu quindi proprio nel pieno dell’Illuminismo che la figura del vampiro, inizialmente associata al diffondersi della peste, si impose nella superstizione popolare. A proposito osserva Cammarota: “Il vampiro non poteva che risorgere e reincarnarsi in pieno che nel diciottesimo secolo, il secolo dei lumi e della ragione, il tempo della nascita del capitale e dell’inizio della morte di Dio…”. Alcuni illuminati, tra cui Voltaire, ebbero molto da ridire sul fatto che nel diciottesimo secolo si potesse ancora credere all’esistenza dei vampiri, ma il loro sdegno non valse ad impedire il diffondersi di trattati e saggi sull’argomento. Le documentazioni sui fenomeni di vampirismo si rivelarono talmente numerose e attestabili, che lo stesso Jean-Jacques Rousseau, filosofo laico per eccellenza, dovette riconoscerne la validità.

La prima storia di vampiri di cui ci sia pervenuta documentazione, risalente al 1725, è quella di Peter Plogojowitz, del villaggio di Kisilova; il caso, riportato da Barber, è un caso completo in quanto vi si trovano le caratteristiche tipiche del vampiro: il cadavere presenta infatti sulle labbra del sangue fresco “che, secondo l’opinione generale, aveva succhiato alle persone da lui uccise”; questo elemento mette in rilievo la connessione tra vampirismo ed epidemia, con l’ovvia considerazione che “Plogojowitz, la prima persona a morire, fosse ritenuto responsabile delle morti che seguirono”. Come emergerà più avanti, questo è un tratto peculiare, attribuito al vampirismo sin dall’antichità.

Il primo importante trattato sui vampiri, intitolato Dissertazioni sopra le apparizione de’ Spiriti e sopra i Vampiri o i Redivivi d’Ungheria, di Moravia, fu pubblicato nel 1746 ad opera di Don Augustin Calmet, una delle personalità più rilevanti della cultura cattolica del settecento; il trattato si può ritenere la prima vera antologia di vampiri, dato che in esso sono contenuti articoli e resoconti delle varie epidemie di vampirismo che colpirono l’Europa e la Grecia alla fine del diciassettesimo e nel diciottesimo secolo. Nell’opera l’abate scrive:

“Una nuova scena s’apre a’nostri occhi in questo secolo da sessant’anni in circa in Ungheria, in Moravia, nella Slesia, in Polonia: vi si vedono per comun detto uomini morti da molti anni, o per lo meno da molti mesi, ritornare, parlare, camminare, inquietare i villaggi,offendere gli uomini e gli animali, succhiare il sangue dei suoi propinqui, portare ad essi malattie e farli morire (…) a costoro che ritornano dassi il nome di Oupiri o Vampiri, vale a dire sanguisughe…”.

Secondo il religioso i vampiri sarebbero quindi persone che o sono rimaste vive nel loro sepolcro o tornano alla vita come se non l’avessero mai lasciata. Ma se dunque essi sono resuscitati, si chiede Calmet, e se la resurrezione è riservata al potere divino di Dio, allora i vampiri chi sono? Sono esseri posseduti da angeli o dal demonio stesso? Difficile rispondere.

Informazioni su beatrix72

Come tutte le anime in viaggio, a un certo punto ho sentito di dover mettere insieme tutto ciò che scrivevo o percepivo da tempo. Così è nato questo blog, dove in particolare trascrivo i messaggi dei miei contatti con le Stelle (Beatrix di Sirio). Questi sono raccolti nella categoria “Esseri senza tempo“. Nelle altre categorie troverete: i miei scritti narrativi – come racconti, poesie e canzoni (“Stories“) articoli sull’arte, musica e consigli su libri o film (“Cinema e libri“) progetti in corso come ad esempio il romanzo “Come il giorno e la notte” (in “Romanzo“) articoli sulle pratiche olistiche del mio lavoro, come il Reiki e i Registri Akashici (“Guarigione/Healing“) Mi chiamo Francesca Erriu Enrew Sono Master Reiki e Trainer in percorsi olistici In questo blog uso il nome di Beatrix, uno dei miei contatti di Esseri senza tempo (di cui parlerò in un articolo). Se vuoi scrivermi fuori dal blog la mia mail è zetazeta72@gmail.com Ti invito a visitare anche la mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ALTernativa-Reiki-Quantum-1380445245610719/
Questa voce è stata pubblicata in Cinema e Libri e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...