Teenager

christiane f zoo 2

 

*Teenager*

Cresci nel disagio – non va bene
Cresci nella bambagia – non va bene
Cresci lontano da casa – non va bene
Cresci e rimani a casa – non va bene

Cresci ma resti piccolo – non va bene
Cresci ma sembri vecchio – non va bene
Cresci e ti vuoi divertire – non va bene
Cresci e ti vuoi annoiare – non va bene

Allora come Peter Pan
Io prendo il volo
Non cresco, vi aspetto
Nell’isola che non c’è
Con più rispetto.

(F. E.)

 

(Immagine dal film Noi i ragazzi dello zoo di Berlino)

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I Racconti di Tara *(1) Orios e Tara

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

Tara 1

Ogni sera fuori dalla capanna accendeva il fuoco. Per tenere lontani gli animali durante la notte e per avere un’idea di compagnia in quella radura deserta a cui si era ormai abituata.

Quando non c’era la luna, il posto era molto scuro e solo le stelle illuminavano debolmente gli spazi aperti. Il silenzio era assoluto, se non per qualche verso di rapaci e fruscii tra gli alberi.

Da qualche notte, le era sembrato di vedere degli occhi, dietro i cespugli, proprio vicino all’albero principale posto di fronte alla sua capanna come un guardiano. Ma non erano i soliti occhi di animali che già conosceva. Sembrava un essere diverso. E quando una notte era uscito dall’oscurità, le aveva fatto fare un balzo quasi fino alla soglia della capanna.

Allora si era rannicchiata dietro il fuoco, come chiedendo protezione alle fiamme. Aveva afferrato un piccolo tronco, muovendolo verso di lui, per non farlo avvicinare. Lo faceva sempre sua nonna con gli animali selvatici, accompagnando il gesto ad un sibilo simile a soffio. Si ripeté questa scena per qualche sera, ma l’essere non faceva che avvicinarsi ancora. Man mano le fu chiaro che non si trattava di un animale. Finché lo vide meglio. Era giovane forse come lei, la pelle liscia e ambrata, sembrava alto, anche se ancora non l’aveva visto in piedi, i capelli lunghi sulle spalle, lo sguardo dritto che non si spostava da lei.

Erano occhi che non aveva mai visto prima, non tra quelli del suo villaggio e nemmeno dei villaggi vicini. La forma era leggermente allungata, il colore non poteva definirlo, fino a quel momento aveva conosciuto solamente occhi scuri come i suoi. Notò che aveva una specie di benda di stoffa legata sulla fronte, una sorta di abito di pelli che lo copriva e al fianco un pugnale.

Lei indossava soltanto l’abito bianco del giorno in cui era andata via dal villaggio, era ormai sgualcito e logoro in diversi punti. Ma non ci aveva mai badato, pensava che nessuno l’avrebbe mai trovata lì.

La settima notte si guardarono a lungo. Abbassavano solo ogni tanto lo sguardo sul fuoco che li divideva. Anche se le loro bocche erano mute, si parlavano in qualche modo con la mente e l’uno sentiva i pensieri dell’altra.

La paura iniziale di Tara era diventata curiosità; si chiedeva chi fosse e cosa volesse da lei. Gli aveva lanciato del cibo, per mostrarsi gentile, ma lui l’aveva a malapena guardato. Allora aveva afferrato un tronco accendendolo come una torcia, ma stavolta non l’aveva usato per farlo allontanare. L’aveva tenuto in mano per farsi luce fino alla capanna. Si era fermata sulla soglia, volgendosi verso di lui, poi era entrata. Aveva intravisto la sua ombra sollevarsi da terra, poi aveva sentito i suoi passi avvicinarsi.

Era entrato e si era guardato intorno, toccando con una mano le pareti della capanna e le pietre. Tara aveva poggiato la torcia in un sostegno tra due pietre, ed era andata quasi a nascondersi vicino al suo giaciglio di pelli, in attesa di una sua mossa. E così l’aveva lasciato avvicinare. La prima cosa che toccò di lei furono i lunghi capelli scuri, che le spostò dietro le spalle. Quando la baciò sulla fronte, sentì che finalmente qualcuno era arrivato a darle conforto.

Con delicatezza, quasi la potesse rompere, le tolse il vestito, e qualche tempo trascorse prima che si muovessero ancora, quasi cercando di capire come i loro corpi potessero comunicare. Poi si sdraiarono entrambi sul giaciglio dove lei andava a dormire. Girati sul fianco, uno di fronte all’altra, così da vedersi negli occhi e con le mani esplorare la loro bellezza.

E quando la piccola torcia si spense, nel buio lei vide i suoi occhi farsi luminosi e di un altro colore, e una sorta di luce blu sulla sua pelle, come un rapido bagliore. E così era sparito dal giaciglio, lasciando al suo posto quella scia di luce per qualche minuto.

***

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Maiden with a laurel, Henry Ryland)

 

 

 

 

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Winter **

winter
Pensi che me ne andrò così? 
Che smetterò di luccicare
Nei tuoi occhi
Quando piangi 
O nei tuoi denti 

Se sorridi.

Pensi che sparirò 

Solo perché lo vorrai? 

No questo non basta, 

A cancellare la mia luce in te. 

 

(F. E.)


*Winter*
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Song- After – Death ** (my song)

Avatar di Ofelia72Dalla Stella alla Terra

spirit

SONG –AFTER-DEATH

No space for hell, dear

Just after-death tears

No place of joy

No time for pain

I’m going to sway

In my little reign

Flowers in my room

Wallpapers out of blue

Dreaming of the moon

Got a chance to love too?

Tell me it’s true.

You’ve got a fancy dress

What’s your mind trying to guess?

Think to come back

Without any sense

My future is here

So terribly real

Future self of myself

Come back with no fear

I’ll love you the same

If you swear to remain.

(F.E.)

TRADUZIONE

Non c’è spazio per l’inferno, cari
Solo per le lacrime post mortem
Non è un luogo di gioia
Non c’è tempo per il dolore
Resterò ad oscillare
Nel mio piccolo regno

Fiori nella mia stanza
Carta da parati dal nulla
Sognando la luna
Sarà possibile amare anche per me?
Dimmi che è così.

Indossi un bell’abito

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Death by Water * L’acqua e lo stato di trance

drowining painting

 

(sul romanzo Dracula di Stoker)

Il tema della morte legato all’acqua ricorre nel romanzo soprattutto nelle parole con cui Lucy Westenra, prima reale vittima di Dracula, descrive le sensazioni vissute dopo gli attacchi del vampiro. Nel diario in cui riporta il resoconto delle sue notti insonni, la giovane amica di Mina, ormai prossima alla fine, si paragona ad “Ophelia in the play, with ‘virgin crants and maiden strewments’”[1], riportandoci alla mente un’altra giovane che, confusa dalla follia dell’amato Amleto, precipitata anch’ella nel baratro della pazzia, si lascerà cadere nel fiume ed annegare, giacendo sull’acqua “like a creature native and indued unto that element”[2], come una creatura che facesse parte di quell’elemento. Non a caso le parole riportate da Stoker nel diario di Lucy sono quelle pronunciate dal Prete al funerale di Ophelia (atto V, sc.I) in riferimento al fatto che, essendosi la giovane procurata la morte, non è consentito celebrare per lei il solito rituale. Per la sua anima non c’è dunque salvezza, così come non ce n’è per quella di Lucy dopo questa ‘prima’ morte che determina il suo passaggio a vampira, non alla morte vera e propria che le verrà invece assicurata solo dopo l’intervento degli uomini che l’hanno amata.

In altri punti ancora Lucy riferisce sensazioni molto vicine a quelle dell’annegamento, sempre in relazione alle sue esperienze di sonnambulismo durante le quali verrà attaccata da Dracula. Dopo la terribile notte di tempesta che la giovane, sensibile agli eventi naturali, passerà insonne, ella racconta all’amica di essersi sentita come “sinking into deep green water, and there was a singing in my ears as I have heard there is to drowning men”[3]. La sensazione dell’affondare, dell’ essere immersi nell’acqua sino a perdere coscienza di se stessi e del mondo, è pertanto molto vicina a quella del sonnambulismo: un fluttuare in uno stato di semincoscienza o di trance, un galleggiare in una dimensione onirico-surreale in cui non ci si rende conto se si sogna o meno, se noi stessi viviamo quelle emozioni o un altro da noi. Riferendosi a quella stessa notte, Lucy racconta anche di aver percepito la propria anima uscire dal corpo e “float about the air”[4], come uno sdoppiamento di personalità con la propria anima sospesa e indipendente da noi. Anche il Vecchio Marinaio della ballata di Coleridge, vedendo incredulo alzarsi dai corpi dei compagni le loro anime per poi agire come dotate di vita propria, non saprà più se è vivo o morto.

Più tardi, quando Lucy si sentirà meglio grazie alle trasfusioni di sangue, descriverà quella sensazione di sollievo come “the rising back to life as a diver coming up through a great press of water”[5], il riemergere quindi dallo stato di semincoscienza, in cui si vive qualcosa con la consapevolezza di dover restare e di voler andare, provando paura e attrazione insieme. Questa la sensazione che riesce a provocare il vampiro sulle vittime; esse non riusciranno più a fare a meno di sentirsi legate, spellbound, non tanto a lui come persona, quanto a questa percezione di stordimento misto ad un immenso, sconosciuto piacere.

Come osserva Punter, “ogni volta che Dracula colpisce diventa più difficile per la sua vittima ritornare alla normalità”[6].

[1] B.Stoker, 1994, p.161

[2] W.Shakespeare, Amleto, BUR, 1993, p.238 (Atto IV, sc. VII)

[3] Stoker, 1994, p.121. Per l’analisi dell’avventura notturna di Lucy si veda anche il paragrafo sul personaggio nel capitolo Le Creature di Dracula.

[4] Stoker, 1994, p.121

[5] Stoker, 1994, p.164

[6] David Punter, Storia della letteratura del terrore, Roma, Editori Riuniti,1997, p.234

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu

Studio “The road through death”)

*Painting.Drowning woman)

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Paranoid

paranoid park (2)

 

Paranoid

E adesso cosa fai?
Ti asciughi i capelli, hai scelto un colore
È così che speri di cambiare
E invece rischi di restare
Quella che eri prima di andare.
E se fosse uno sbaglio
Un appiglio a ciò a cui assomiglio
Per non barricarsi nel dolore.

Non c’è fine né inizio al mio supplizio
Solo un sali e scendi in ascensore
Sono la preda e il cacciatore
Volevo togliermi di dosso i rami secchi
Chi la fa l’aspetti
Ma non ero io che volevo un dio
Semmai eri tu che guardavi giù
Dal cavalcavia
Era una mania
Dire agli altri cosa pensare
Come farsi male
Ma io mi voglio bene
E non metterò quelle catene
Lasciatemi pensare.
(F.E.)

(Immagine: Paranoid Park)

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The grey-white wild*Il selvaggio grigio-bianco

 

half wolf

 

The grey-white wild

 

I’m the grey white wild

Looking at you inside

At the door you need to hide

From my gazing eye

But I can be a butterfly

If you help me to come back

From the start I can convert

To my true and only self.

 

I’m the grey white wild

I’m never tired

And like a new Dorian Gray

My portrait should remain

And that will be my ruin

And my reason is to stay

Looking at your face.

(F.E.)

***

Il selvaggio grigio-bianco

 

Sono il selvaggio grigio-bianco

Che guarda dentro di te

E alla tua porta ambisce

Se al mio occhio non la vorrai celare

Io una farfalla posso diventare

Se solo mi vorrai aiutare a ritornare

Indietro, fin dall’inizio

All’unico me stesso che conosco.

 

Sono il selvaggio grigio-bianco

Non sono mai stanco

E come un novello Dorian Gray

Il mio ritratto mutare non vorrei.

Questa sarà la mia rovina

Ma anche il motivo per restare

E il tuo volto osservare.

(F.E.)

 

*my songs*

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*BowieNext* Il libro

cover

 

Da dicembre 2018 disponibile online e nelle librerie  BowieNext (Arcana Editore), libro unico in quanto raccoglie interviste, testimonianze e ricordi di esperti e fan italiani. Tra i testi, presente anche il mio contributo: “All you can Bowie”, accompagnato dal ritratto realizzato da Agnese Perra.

Questo libro è la continuazione del progetto artistico che ha visto nascere il docu-film BowieNext (disponibile su RaiPlay), ideato e realizzato da Rita Rocca.

Dalla prefazione:

Ma ci ha davvero lasciati David Bowie? Non si direbbe, dando un’occhiata a tutte le iniziative sorte intorno al suo nome e alla sua opera dal 10 gennaio 2016. Anche l’Italia ha dato il suo contributo con il film “Bowienext” di Rita Rocca andato in onda il 13 giugno 2018 su Rai 5, e in versione streaming sul sito di Rai Play. Si è trattato di un labour of love della regista, che usando il web e i social network ha chiesto ai fan di tutto il mondo di mandare dei contributi video (cortometraggi, animazioni, testimonianze di vita, spettacoli teatrali, performance, brani originali dedicati all’artista). Nato come progetto indipendente dal respiro internazionale, nel corso di due anni di lavorazione “Bowienext” si è arricchito anche di interviste a musicisti/artisti che hanno lavorato o che hanno conosciuto David Bowie, e critici musicali che ne hanno approfondito l’opera. Questo volume, oltre a essere un “companion piece” di “Bowienext”, mira a presentare un panorama più completo, includendo spezzoni di interviste, immagini, testi di canzoni, poesie e racconti che per ragioni di tempo e di opportunità non è stato possibile inserire all’interno del film. Il libro è anch’esso, come il suo “compagno”, una sorta di cutup e ci si augura che sia ugualmente – sebbene diversamente godibile.

Gli autori:

Rita Rocca
Giornalista Rai, regista/film-maker. Inviata dei talk show politici Porta a Porta di Bruno Vespa e Ballarò di Giovanni Floris e del quotidiano Vita in diretta con Michele Cucuzza. Autrice di serie di documentari per Rai Educational Pianeta Energia. Documentarista per i programmi Rai 3 C’era una volta e Scala Mercalli. Come film-maker ha realizzato il corto su Chiesa e pedofilia La Valigetta (Premio 60 secondi) e la fiction future Eu-daymonia (Science Fiction Festival di Trieste). Nel 2016 ha vinto il Premio Letterario Alfredino Rampi con il racconto Io posso volare. È attualmente conduttrice radiofonica e giornalista del GRRai.

Francesco Donadio
Ricercatore e scrittore, già autore di testi radiofonici per ADN Kronos e Rai Isoradio, collabora stabilmente da diversi anni con le testate musicali Classic Rock Italia e Vinile ed è caporedattore della testata «Extra! Music Magazine» (www.xtm.it), da lui stesso ideata. Ha pubblicato diversi libri su tematiche musicali, tra cui i saggi Teddy-boys Rockettari e Cyberpunk (Editori Riuniti, 1996), Edoardo Bennato. Venderò la mia rabbia (Arcana, 2011), David Bowie. Fantastic Voyage. Testi commentati (Arcana, 2013) e David Bowie. L’arte di scomparire (Arcana, 2017).

Link sito Arcana:

http://www.arcanaedizioni.com/prodotto/rita-rocca-francesco-donadio-bowienext-interviste-ricordi-testimonianze-sulluomo-delle-stelle/

 

You like a Star

(Di Francesca Erriu Enrew)

 

You, like a Star

River and sun.

You, like a fire

Flames in your heart.

Everything comes back

Just from the start.

When you played guitar

With the Spiders from Mars.

And we felt like Heroes

Watching the skies

For a Starman to fall

Or a Rock’n’roll suicide.

And if you’re not alone

Boy, remember the Fame

‘cause Wild is the Wind,

For lovers no shame

If they’re lost in the Space.

And now like a Star

Very shiny Black Star. 

(F.E.)

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Piangi tra le pietre *Crying among the stones*

boy chains

 

*Piangi tra le pietre*

 

Piangi tra le pietre

E io non so come ho fatto

A prenderti in braccio

Quando tutto è crollato

E il mondo ti ha abbandonato

 

Ti toglievo le catene

E il rumore del mare

Copriva i tuoi respiri.

Ma non mi maledire

Se non ti sei voluto salvare.

 

Io finalmente ho imparato

A restare fuori dai sogni

Ma non ho dimenticato

Le cose stupide che ho fatto

Come rimettere tutto a posto

Quando non c’era niente da spostare.

 

Ho bisogno di andare

Dove nessuno può arrivare.

(F.E.)

 

Crying among the Stones

You’re crying among the stones

I don’t know how I could

Take you in my arms

When everything collapsed

And the world left you alone.

 

I untied your chains

And the sea sound

Covered your breathing

But don’t throw me a curse

If you didn’t want to get free.

 

I finally learned

To stay out of my dreams

But I cannot forget

All the stupid things I did,

Like putting all in order

When there was nothing to be moved.

 

I just need to go

Where nobody else can arrive.

(F.E.)

 

*My songs*

Immagine: Yandere Boy

 

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*Esseri senza tempo* Messaggi novembre 2018

stellare2 donna

 

Siamo tutti esseri senza tempo.

Ognuno di noi è in triplice parte (tre parti fondamentali, e altre minori e più rarefatte):

una parte densa – in corpo fisico o meno –

una parte molto rarefatta  – in galassie superiori –

una parte che è una via di mezzo, cioè presente in una dimensione da cui può essere visibile/percettibile ma non tangibile.

Ognuno di noi vive, agisce, pensa su questi tre livelli.

Per questo vi potete sentire “fuori di voi”.

Si vive perciò costantemente una deframmentazione del corpo fisico in quanto vi dividete sul livello fisico, mentale, emozionale con spostamenti a volte su uno o sull’altro e repentini da una dimensione a un’altra e in vari tempi e luoghi. E frammentate voi stessi per ripercorrere i vostri ricordi (quelli che voi pensate siano passato).

È come se il corpo venisse disintegrato e dissolto. Ognuno di voi deve quindi ristabilizzarsi e riportare questi frammenti, come un mosaico che si ricompone.

Carissimi, vi ricordiamo che i nostri messaggi giungono solo con Amore. Anche quando esprimiamo la più dura verità – perché siete pronti a sentirla – non c’è nelle nostre parole giudizio o risentimento, in quanto questi non fanno parte della nostra vibrazione.

A questo fraintendimento  può portare la modalità di ricezione, come viene da voi codificato il nostro messaggio, soprattutto quando chi riceve è nel piano mentale.

Per questo più che le parole, conta il sentire.

Noi vi sentiamo.

 

(canalizzazione di F.E con M.Z. e AK di novembre 2018 – Fratelli di Sirio)

 

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