Io son sempre la stessa
In solitudine ammessa
E non concessa
Tu non sei più lo stesso
Come un ritratto diverso
Servirebbe un sogno astrale
Per le mie parole
Che le tue paure
Lasci andare.
F.E.
L’icona della nave dei folli, che dominò l’immaginario del Rinascimento, risale alla raffigurazione del 1494 di Sebastian Brandt, autore del poema Narrenschiff in cui, come ci ricorda Foucault, numerosi capitoli sono dedicati a fare il ritratto dei passeggeri insensati della nave: sono “degli avari, dei delatori, degli ubriaconi; sono coloro che si abbandonano al disordine e alla dissolutezza; coloro che interpretano male la Scrittura, coloro che praticano l’adulterio” ; in poche parole il significato dell’opera è quello di punire “tutto ciò che l’uomo stesso ha potuto inventare di irregolare nella sua condotta” . Verso la fine del poema, ecco che la nave dei folli viene trascinata verso la fine del mondo, in una immensa tempesta che getterà tutto e tutti nella catastrofe dell’Apocalisse.
Il potere di questa immagine – anche essa secondo Gilman “uno strumento standard per separare il diverso dal mondo dell’osservatore ‘sano’” – si basa appunto sul mito del pazzo come viaggiatore, mito che aveva contribuito non poco all’identificazione del matto con la figura degli esploratori come Colombo, condannati perché infrangevano l’immagine stabile della società. Non a caso, quasi paradossalmente, ci ricorda Foucault che nel XVIII secolo il viaggio divenne uno dei rimedi più consigliati ai malinconici, in modo che essi occupassero la mente tanto da “dimenticare l’idea fissa”
F.E.

Segnalo: La prigione delle favole sole
Di Carmen Trigiante
Vi consiglio di conoscere questa Scrittrice.
Perché se è vero – come lei stessa dice (e condivido) – che uno scrittore scrive con l’anima, ecco che lei fa di più, e la sua anima ce la regala. Insieme a quella dei suoi personaggi. Donne sopraffatte che devono lottare per ottenere un posto nel mondo, che cercano di avere la pace, di essere soltanto amate per ciò che sono e non per il loro splendido corpo. Il giallo c’è, e si vede: un giallo che funziona, una struttura ben studiata, assolutamente da sceneggiatura e che per questo ho apprezzato molto. Ma c’è di più. C’è una storia nella storia, c’è una donna che indaga su un atroce omicidio e trova il diario di un’altra donna, ed ecco che tutto si intreccia fino a scivolare verso il finale inaspettato.
Molta violenza, sessualità forte, atrocità e sofferenze psichiche. Eppure niente infastidisce, lo stile ti trasporta – molto ricercato, è vero, ma ad avercene così. C’è molta psicologia, grafologia, indagini dell’animo umano, niente lasciato al caso o buttato lì solo per esibizione (come spesso ahimè accade).
L’amore per la scrittura si vede subito, trasuda sin dall’incipit di grande effetto con l’uso di molti aggettivi e descrizioni, ed ecco che nella Prigione ci finiamo anche noi da subito, con i nostri fantasmi personali, con il passato che riaffiora nella vita di ogni donna che sa di essere stata perseguitata come “strega”.
Leggetelo se non amate la banalità imperante.

Se già prima vivevate il presente in un certo modo e vi occupavate di situazioni del presente per aiutare l’umanità e così via come avete fatto finora, adesso il distacco dal presente diventa sempre più forte perché è l’unico modo per lasciar andare tutte ma proprio tutte quelle zavorre, quelle pesantezze, quegli ultimi residui delle vostre personalità terrestri meramente umane che non vi consentono altrimenti di connettervi con altre galassie. È chiaro che questo non significa non continuare ad essere degli esseri umani, ognuno di voi continua ad esserlo, ma come detto prima e ora lo chiariamo: non è più necessario occuparsi in maniera troppo profonda di alcune problematiche appunto esclusivamente umane o che comunque sembrano molto umane ma che poi riportano anche ai livelli energetici di cui sappiamo. Sappiamo bene che anche il virus riguarda gli esseri umani ma riguarda tutta la Galassia e tutti gli esseri Stellari. Ecco, questo significa che stiamo entrando in un’altra dimensione, in un altro livello anche per quanto riguarda appunto le problematiche attuali sul pianeta. Quindi dovete semplicemente discernere quello che è più giusto per voi, ma quello che è più giusto per voi non dev’essere per forza giusto per tutti.
Ognuno ha ovviamente il suo livello, il suo percorso e la sua consapevolezza. Diciamo che non importa capire esattamente cosa sta accadendo, in quanto vi sono al momento le forze di esseri Stellari e le forze di altri esseri che continuano a contendersi buona parte dell’umanità e lo fanno attraverso il potere. Questo significa che o cadono totalmente determinati governi come sta accadendo in determinate parti del mondo (in cui comunque ci sono delle oscillazioni) oppure si resta nello stato delle cose finché le persone saranno pronte a dei forti cambiamenti. Spesso quello che accade a livello pratico, serve a distrarre da quello che è realmente il compito degli esseri di luce, il compito di quelli che come voi devono andare avanti e che invece si fermano a queste discussioni, si fermano a questi dibattiti che però non portano nessun arricchimento dal punto di vista della evoluzione frequenziale.
Per quanto riguarda la Sardegna, spetta ai cittadini, agli abitanti della Sardegna credere, credere davvero che questa isola possa diventare un luogo diverso da tutti gli altri ed essere esclusivamente nella luce degli esseri Stellari. Questo avviene quando la maggior parte degli esseri Stellari incarnati e la maggior parte degli Operatori di luce capiscono appunto che devono uscire dalle dinamiche dei dibattiti, delle discussioni e delle posizioni. Sappiamo bene che non è facile ma appunto (come detto altre volte e lo confermiamo) si tratta di una prova ancora in corso.
Nella nostra luce vi abbracciamo.
(Messaggi Interstellar del 14.9.2021)
Beatrix e Anthymos

Alessandro Gnani conferma la sua abilità di scrittore che già avevo avuto modo di constatare nel precedente romanzo “La vita semplice”. Sempre originale la trama, particolari le scelte stilistiche tanto da poter risultare rischiose, personaggi borderline e spigolosi con cui non sempre è semplice empatizzare. Eppure il risultato è notevole.
“Il mare di Wuh” è un romanzo che si potrebbe definire distopico ma fino a un certo punto, risultando per tanti aspetti molto vicino alla nostra realtà o a tratti surreale. L’autore gioca sul contraccolpo, perché la placida calma iniziale non sembra far presagire la bomba che dovrà esplodere nel tranquillo mandamento di Hayal. I dialoghi sono da subito pregnanti:
“il benessere cui siamo abituati e che tanto la indispone altro non è che il tranquillo procedere della democrazia lungo i binari del tempo”.
Si passa da una scena all’altra come lo scorrere di un film, conosciamo i vari personaggi che poi verranno ad intrecciarsi, e conosciamo la società perfetta di Hayal: nel mandamento si professa il “maklamismo” ed esistono leggi e precetti molto rigorosi ma democratici; scopriamo che esiste una ronda (termine che riecheggia anche ai nostri giorni) gestita dalla Marescialla e che le prostitute possono esercitare solamente in un determinato luogo, pena la detenzione in una casa di recupero – incuriosisce il fatto che i personaggi femminili (eccezion fatta per la moglie di Mr Wuh) siano abbastanza negativi, o “prostitute” e aspiranti tali o profondamente perfide. (Farà eccezione anche la giovane Herta, ma non svelo perché).
Ecco che a un certo punto, nel mezzo della pace e tranquillità, il “morbo del sesso” sembra impossessarsi di quasi tutti gli abitanti di Hayal, coinvolti in relazioni torbide, sospetti stupri e prostituzione. Mr Wuh, già anziano, si trova a indagare su questi fatti e la confusione regna:
“L’idea dell’unione sessuale come somma di tanti atti distinti, ciascuno bisognoso di consenso, puzza di burocratico. Indietro, uno, due. Pensa ai cultori del sesso estremo. Ogni volta cosa fanno, chiedono al partner ti va bene il bondage, posso un fisting light? Uno, due… al diavolo.”
In questa situazione e con la scusa di doversi difendere dai criminali, la cattiveria aumenta facendo cedere le basi democratiche del mandamento finché tutto rischia di crollare lentamente o quasi… come lo scoprirà il lettore.
Un ritratto assai spietato della nostra società, attenuato però dall’amore vero seppur raro e dalla leggerezza dell’ironia: molto efficaci le scelte dei nomi e i gruppi “Fusbuk” esilaranti.
Il contesto della società apparentemente perfetta mi ha fatto pensare a “The Village” di Shyamalan, ma qui le scene sono meno cupe anche se un certo nichilismo incombe. Insomma alla fine resta la domanda: esisterà mai l’uomo senza la violenza? Al lettore la (non) risposta.
F.E.

ELT writer, presenter, teacher & trainer
Vivo e scrivo sulla splendida isola d'Ischia
Il mio mondo..tra parole e sogni..