I Racconti di Tara* (6) Xyara e il villaggio delle donne

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

xyara

Xyara la Haar

Il villaggio delle donne

Il cavallo si fermò su un’ampia radura, in prossimità di un bivio. Era il tramonto, ed erano trascorse diverse lune da quando Orios era andato via con i fratelli e le sorelle Sir, lasciando il suo cavallo ad attenderla accanto all’albero guardiano.

Da allora aveva attraversato tutti i villaggi del centro sud per aiutare i superstiti a curarsi con le erbe e riprendere almeno qualche attività. Questo richiedeva molto coraggio, perché la desolazione era tanta. Man mano che lei avanzava, avanzava anche la notizia del suo arrivo, e da tutti era ormai conosciuta come la guerriera Tara. Non perché fosse una guerriera – lei si sentiva più una sciamana guaritrice – ma perché era l’unica donna della zona ad andare in giro a cavallo e con un pugnale legato al fianco.

Scelse uno dei due sentieri che scendeva verso un villaggio apparentemente abitato, da quella distanza poteva vedere del fumo vicino alle capanne. Mentre si avvicinava, notò un cerchio di donne radunate intorno a un fuoco. Erano vestite tutte in maniera simile, sembrava che stessero recitando qualche orazione come in un rituale. Erano di varie età, dalla più anziana a una giovane di circa dodici anni. Si zittirono appena udirono il rumore degli zoccoli.

Una delle più anziane si voltò subito verso di lei, squadrandola e chiedendole chi fosse. Ma prima che potesse rispondere, una delle più giovani si alzò.

“Deve essere Tara.” Disse, sapendo che il suo nome sarebbe stato riconosciuto. Un’altra si alzò e disse:

“Riconosco il vestito di sua nonna, la sciamana Ostara.”

Tara indossava il vestito della nonna, che aveva un po’ tagliato per essere più comoda per andare a cavallo – anche questo la distingueva dalle altre donne nell’aspetto. La veste era rossa e il corpetto bianco.

Le donne la guardarono, non più con sospetto ma con approvazione.

“Noi ti salutiamo, Tara.” Disse l’anziana che l’aveva guardata per prima. Sembrava essere la portavoce, dato che la più anziana di tutte aveva più di cento anni e non riusciva a vedere e parlare bene.

“Salute a voi.” Rispose Tara, scendendo dal cavallo. “Non ci sono uomini qui?” chiese poi, osservando che era l’unico villaggio dove non vedeva traccia di uomini.

“Essi ci sono, ma noi non li facciamo entrare.” Rispose la donna.

“Essi sono stati la causa di tutta questa desolazione, perciò noi non abbiamo bisogno di loro.” Ribadì un’altra donna.

“Ne siete certe?” domandò Tara. Ma sapeva che non poteva fare domande troppo impertinenti, data la sua giovane età.

“Certamente. Negli ultimi mesi, mentre loro dormivano, abbiamo pensato bene di rubare il loro seme. E così ora non abbiamo bisogno di loro, nemmeno per fare figli. La sorella Xyara sa come fare. È una donna medicina delle più abili che tu possa conoscere.”

Le donne indicarono Xyara, una donna di mezza età dai lineamenti delicati e i grandi occhi, con un velo che le copriva il capo.

“Noi ti possiamo far entrare, sorella, ma solo se sei conforme alle regole del villaggio delle donne.” Disse Xyara.

“E quali sono?”

“La nostra porta è preziosa, Tara” intervenne l’anziana “e nessun uomo deve entrare senza consenso. Capisci di che parlo?”

“Sì.”

“E in secondo luogo, questo non deve avvenire prima dei diciotto anni. Tu devi essere più giovane.”

“Di poco.”

“Allora, per restare nel villaggio, dovremo verificare che tu sia conforme.”

A Tara quella richiesta non piacque, qualcosa le diceva di andar via, così fece per salire di nuovo sul cavallo. Ma una delle donne che avevano parlato si avvicinò e la prese per un braccio.

“Noi vogliamo verificare.” Disse, sottolineando le sue parole.

Così dicendo, la condusse fino alla donna medicina.

“Pensaci tu, Xyara. Ti aspetteremo qui.”

Tara seguì la donna fino a una capanna più grande delle altre, attrezzata per le cure della donna medicina. C’era un tavolo di legno e diversi strumenti di ferro e acciaio che a Tara non diedero una bella sensazione. Dopo aver chiuso la porta, Xyara la fece spogliare e distendere, iniziando poi a fare le sue verifiche su di lei, utilizzando vari arnesi tra cui una sorta di piccolo specchio. In certi momenti, Tara doveva stringere i denti per il dolore. Ma tremava soprattutto sapendo che il risultato della verifica non sarebbe piaciuto alle donne del villaggio.

A un certo punto, Xyara non poté trattenere un’esclamazione di stupore. Poi finalmente ripose tutto e lei poté rilassare le gambe.

“Chi è stato?” le chiese la donna, avvicinandosi al lettino di legno dove era sdraiata. Tara non rispose, riprese a tremare.

“Ti potrebbero uccidere per questo, lo sai? Hai meno di diciotto anni. A meno che…io non dica niente alle altre.”

Tara si mise a sedere, e i loro volti erano vicini nella penombra. Le parve che gli occhi della donna iniziassero a cambiare colore.

“Ma solo se mi aiuterai a mettermi in contatto con gli esseri blu.”

Tara restò per un attimo senza parole.

“Ho riconosciuto il pugnale di Orios.” Disse la donna.

E in effetti il pugnale luccicava in un angolo, accanto agli abiti di Tara.

“Tu…lo conosci?” chiese Tara.

“Sì. E non lascerebbe il suo pugnale a una donna qualsiasi.”

Tara abbassò lo sguardo.

“Credo che sia andato via. Anche gli altri.”

“Lo so, ma dobbiamo riprovare a contattarli, è importante. E tu mi aiuterai.”

“Ci proverò.” Mormorò Tara. Poi vide Xyara cambiare colore degli occhi, il viso ringiovaniva notevolmente, e la sua pelle si illuminava di colore azzurrino.

“Io sono una Haar. (1)” Disse Xyara. “Ma non lo devi dire a nessuno. Ci stiamo nascondendo da tempo.”

Le prese la mano tra le sue e sorrise.

“Ti stavo aspettando.”

Con dolcezza le accarezzò i capelli e il viso. Tara si commosse per aver ritrovato una sorella stellare, e il colore della sua pelle e dei suoi occhi le ricordavano Orios. Anche lei la accarezzò e le sue mani si riempirono di quella luce di colore azzurro. E un’energia le attraeva l’una alla altra così forte che le loro labbra si unirono in un bacio e poi si abbracciarono. Ma le voci delle altre donne da fuori richiamarono la loro attenzione.

“Rivestiti.” Le disse prontamente Xyara. “Vado a dare il mio responso.”

Xyara riprese l’aspetto della donna medicina con il velo sul capo e uscì dalla capanna. Tara si rivestì e prendendo il pugnale in mano per un attimo aveva sentito la voce di Orios quando le aveva detto “noi siamo un’unica essenza”. E uscì a testa alta dalla capanna mentre le donne le facevano spazio perché lei andasse al centro del loro cerchio.

(1) Haar – antico termine per la stella di Arturo e gli Arturiani

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

 

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Dalla Galassia Superiore*11/01/2019

Dalla Galassia Superiore 

(traduzione)

Mi avete portato in luoghi talmente belli, nella vostra mente e non solo, dove riesco a trovare immagini di me stesso nel passato e nel futuro. Qui è tremendamente emozionante, in quei  momenti di gioia che posso sentire in profondità dentro di me.

Non vi sono luoghi reali nel mondo, ma soltanto universi nelle vostre menti che creano il vostro mondo, e poi lo trasformano in base alla vostra esperienza di vita. Non c’è vita senza senso, dipende da come la sfruttate quando vi viene donata, è questo che dà senso alla vita. Si potrebbe vivere per sempre, e potrebbe essere inutile. Si potrebbe vivere un solo giorno, ed essere eroi per qualcun altro. Siate sempre eroi per voi stessi, perché siete forti anche se non lo credete. E anche se vi sentite deboli, non importa, va bene lo stesso, accettatelo come dono per migliorare. C’è sempre qualcuno che vi ama, sia persona fisica o meno, non ha importanza, l’Amore è una cosa così intangibile che non si può pensare di vederla. Provate semplicemente a credere che esista.

Qui dalla Galassia, posso vedere tutto il vostro amore ancora imprigionato e inespresso. Ecco perché gli Spiriti restano tra di voi. Per aiutarvi a vederlo ed esprimerlo. Credeteci, per favore. Io vi sarò vicino.

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From Superior Galaxy 

11/11/2019

You brought me to such wonderful places in your mind and not only, where I can find images of myself in the past and future. It’s so emotionally tragic here, in the moments of joy where you can deeply feel it inside.

There are no real places in the world, but just universes in your minds that create your own world, and then transform it depending on your life experience. There’s no life without sense, it’s how you exploit it when you’ve given it that makes a sense of your life. You could live forever, and could be useless. You could live one day, and be a hero for someone. Be always a hero for yourself, ‘cause you’re strong even if you don’t think so. And if you feel weak, it’s okay anyway, accept it as a gift for improvement. There’s always someone who loves you, physically or not, does not matter, Love is such an untangible thing, that you cannot pretend to see it. Just try to believe there is.

From the Galaxy here, I can see all your love still imprisoned and not expressed. That’s why spirits stay amongst you. To help you feel it and express it. Believe it, please. I’ll be on your side.

(Spirit from Superior Galaxy)

(testo di F.E.)

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I Racconti di Tara* (5) Prima dell’incontro

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

warriors (2)

Prima dell’incontro

Orios era intento ad affilare la lama del suo pugnale vicino al fuoco.

“Chi sta per arrivare?” gli chiese Tara, dopo qualche minuto passato ad osservarlo in silenzio. Lui le rispose senza smettere di lavorare.

“Arriveranno alcuni sciamani. Voi siete quelli scelti per l’incontro tra noi e voi.”

“Cosa dovremo fare?”

“Cose importanti. Saremo noi a guidarvi. Andrete in tanti luoghi, anche lontano da qui, per farvi conoscere e preparare gli altri.”

“Preparare a cosa?”

“A quello che accadrà.”

Orios si accorse che Tara era preoccupata.

“Loro ti faranno compagnia.” Aggiunse.

“E tu?” ebbe finalmente il coraggio di chiedere.

“No. Io non posso restare sempre qui, non in questa forma.”

Orios posò il pugnale e la pietra che stava utilizzando e si voltò per guardarla.

“Io sarò sempre con te, e tu mi sentirai, perché noi siamo un’unica essenza.”

“E se non ti sentirò?”

“Se non mi sentirai, sarà perché avrai chiuso il tuo cuore.”

Tara provò una grande tristezza solo ad immaginare quella possibilità. Orios le prese il volto tra le mani e premette le dita sulle sue tempie, soffiando poi sulla sua fronte, e lei fu attraversata da quella energia che sentiva quando i loro corpi diventavano uno solo e lei provava un piacere infinito. E nei suoi occhi vedeva pianeti abitati da esseri blu luminosi.

***

La mattina seguente, al suo risveglio, Tara trovò il pugnale di Orios poggiato su una roccia. Era stato certamente lasciato apposta, pensò, perché non era mai capitato che non lo portasse con sé. Non capendo in quel momento il significato di quel gesto, lo avvolse in un pezzo di stoffa e lo nascose dietro la roccia, sperando che tornasse a riprenderlo.

Fuori dalla capanna, sembrava tutto più luminoso e l’erba più verde. Delle panche erano sistemate intorno, come in attesa di ricevere qualcuno. Sotto l’albero guardiano, c’erano diverse ceste di frutta e altro cibo.

Poggiato su una panca, trovò un abito che era stato della nonna da giovane e che aveva visto una volta ben conservato nella sua capanna. Lo indossò e si preparò a ricevere i visitatori, e ad andare con loro dove le avrebbero detto.

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Meadowhaven.net)

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I Racconti di Tara* (4) Nella luce blu

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

warriors (2)

 

Nella luce blu

Il giorno dopo seppellirono la nonna su una collina. Guardandosi intorno poterono vedere la desolazione lasciata dal passaggio degli stranieri, la devastazione era totale su tutti i villaggi circostanti. Il vento forte trasportava il fumo ancora caldo degli incendi che avevano distrutto le capanne, quasi non si respirava. Tara fu presa da una grande tristezza, mentre Orios la rassicurava che presto tutto si sarebbe ricostruito.

Tornati alla capanna, Orios la fece stendere per passarle su tutto il corpo un unguento che guarisse le ferite dell’aggressione subita. Alla luce del fuoco, Tara lo osservava mentre si prendeva cura di lei, incantata dal suo viso e dalle sue mani, da cui sembrava emanare una debole luce blu.

“Orios,” gli disse “non ho mai visto niente di così bello. Forse il sole.”

“No, io non ho mai visto niente di così bello.” Ribatté lui, guardandola “Forse la luna.”

Allora lei gli fermò la mano e si mise a sedere, per guardarlo negli occhi.

“Voglio che cancelli ogni loro traccia su di me.”

Lui esitò.

“Potrebbe farti male.”

“Preferisco il tuo male al loro.”

Le mise una mano sul viso. E all’improvviso la torcia si spense, per un colpo di vento. Di nuovo, Tara vide la luce blu sulla sua pelle, gli occhi e anche il volto cambiarono leggermente. Stavolta Orios non scomparve, ma restò lì di fronte a lei. Ed erano così vicini che la luce blu arrivò fino al suo braccio, e anche lei si vide avvolta in quella luce confortevole e sensuale. Si sentiva un suono di tamburi portato dal vento da qualche villaggio lontano.

“Da dove vieni?” gli chiese.

“Non te lo posso dire.” Rispose Orios. “Lo saprai quando arriveranno anche gli altri.”

**

I bambini

I bambini giocavano in riva al fiume. I più piccoli costruivano oggetti simili a barche con foglie e rami, gli altri facevano esercizi di conta delle pietre con Tara. Le acque scorrevano placide in quella splendida mattina di sole, solo il lieve vento increspava ogni tanto la superficie e faceva sollevare le foglie da terra, subito inseguite dai bambini più piccoli. Tara non parlava, si esprimeva con gesti e alcuni suoni, e così facevano i bambini con lei, aggiungendo solo qualche parola nella loro lingua.

Quando era con i bambini era felice. Quello era uno dei compiti che le era stato affidato, e tutti gli altri erano tranquilli sapendo che i bambini giocavano e imparavano con lei. Tara la sentiva come una missione. Ed era strano, per quanto li amasse, che non sentisse ancora il desiderio di diventare madre, come invece accadeva alle altre ragazze del villaggio. Lei credeva dentro di sé che proprio perché doveva occuparsi di tutti i bambini, non ci fosse bisogno di averne a sua volta. Perché così non avrebbe amato i suoi bambini più degli altri, ma tutti allo stesso modo.

A un tratto, mentre era intenta a far riavvicinare alcune bambine che si erano allontanate all’inseguimento delle foglie, sulla superficie dell’acqua aveva visto riflettersi una forma scura. All’istante, la luce era scomparsa, come se il sole fosse stato ricoperto da una nuvola nera. E alzando gli occhi, si accorse che l’effetto era molto simile a quello dell’eclissi, che avevano osservato dal villaggio qualche mese prima. Ma in quel caso non si trattava di un evento naturale, bensì di un oggetto che si era fermato sopra le loro teste.

Senza che lei se ne rendesse conto, tutti i bambini erano fuggiti impauriti, urlando in preda al panico, correndo verso il villaggio. E dopo qualche secondo, l’oggetto era svanito dal cielo. Lei si era chinata per recuperare le sue cose, quando aveva sentito un pianto vicino alla grotta del fiume. E così voltandosi, aveva visto il piccolo Kylia disperato. Era ferito, come quando l’aveva trovato ormai privo di vita, e il coltello insanguinato accanto a lui. Non piangeva per il male che gli avevano fatto, ma per il dispiacere che proprio lei fosse stata accusata dell’atroce delitto.

Tara si risvegliò tra le lacrime. Era nella sua capanna, e questo la rincuorò subito. Vide un raggio di sole entrare dritto andando a colpire una delle pareti, e un arcobaleno di colori dentro quella luce. Sentì che qualcosa doveva accadere. Poggiando l’orecchio per terra, udì il rumore di passi e una musica soave, con il canto di una voce sconosciuta.

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Meadowhaven.net)

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I Racconti di Tara* (3) Gli stranieri

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

Tara 1

 

Gli stranieri

A un certo punto si era diffusa la voce dell’avanzare degli abitanti del nord. Li chiamavano stranieri, erano loro a portare distruzione tra le famiglie: sposavano le stesse cugine o altre donne della famiglia per poi eseguire i sacrifici dei bambini, con la giustificazione che erano malati. Come un’orda selvaggia iniziarono ad avvicinarsi ai villaggi del sud, violentando le donne e uccidendo i bambini.

Un giorno Orios, nel bosco per cacciare, li aveva visti dirigersi verso il villaggio di Tara, annunciati da urla, suoni di tamburi e i versi dei loro animali. Arrivavano proprio dalla pianura dove abitava Tara. Così prese subito il suo cavallo e corse per raggiungerla. La trovò per terra nella capanna, ferita e dolorante, non riusciva a muoversi. Il vestito di nuove pelli che le aveva fatto lui stesso era tutto stracciato. La consolò, anche se lei nemmeno piangeva ma guardava fisso di fronte a sé. Si maledisse per non essere arrivato prima.

Dopo averle portato dell’acqua perché lei potesse ripulirsi, la lasciò esausta a riposare, e riprese il cavallo per andare al villaggio. Trovò solo distruzione. Le capanne erano state bruciate, nessuno era stato risparmiato dalla furia degli stranieri, che erano già avanzati verso altri villaggi. Nella desolazione di quella scena, Orios udì un lamento tra i corpi martoriati stesi a terra. Notò una donna anziana, dai capelli grigi lunghi, che muoveva la mano dando segni di vita. Con le sue forti braccia, Orios la prese cercando di non procurarle dolore, e la mise sul cavallo, dirigendosi subito verso la pianura.

Chiamò Tara, che nel frattempo si era svegliata e beveva l’infuso di erbe che lui le aveva preparato prima di andarsene. Grande fu la sua sorpresa nel vedere la nonna sul cavallo, tanto che quasi le cadde di mano il recipiente. La adagiarono su un giaciglio, mentre Orios le raccontava della distruzione da parte degli stranieri.

Strada facendo, aveva raccolto delle erbe, e iniziò a pestarle in un recipiente di pietra per fare un impacco curativo per la donna ferita. Tara non smetteva di stupirsi nel rendersi conto di quante cose fosse in grado di fare, seppur così giovane sembrava già sapere tutto ciò che c’era da sapere. Il giorno dopo la nonna parve riprendersi, e riconoscere la nipote con la debole vista.

“Altri uomini stanno fuggendo dai loro villaggi” le disse “e probabilmente arriveranno qui. Essi sono sciamani dai grandi poteri, li accoglierai nella tua casa.”

“Come lo sai?” le chiese Tara.

L’anziana non si stupì di sentire la nipote parlare. Sapeva che aveva ricominciato a parlare perché aveva incontrato il suo compagno.

“Lo so.” Rispose. E furono le sue ultime parole, perché quella notte la ricaduta fu tale da portarla alla morte.

Nonostante tutto, Tara provò dolore per quella perdita. Non sapeva dove fosse il fratello, e la nonna era l’ultima persona che le era rimasta. Ma ora c’era Orios accanto a lei.

“Ricordati che la morte non è niente, soltanto un passaggio.” Le disse, e le accarezzò i capelli.

“Non pensiamo a questo, e al tempo che passa. La morte è lì che aspetta.”

***

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Maiden with a laurel, Henry Ryland)

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Grazie!

 

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Voglio semplicemente ringraziare i quasi 100 iscritti a questo Blog. Chi lo segue, e chi lo seguirà.

Creato circa un anno fa, nato quasi come un tentativo, è cresciuto tanto anche grazie a voi e ai vostri bellissimi blog 🙂

Voglio chiudere l’anno con un augurio di tanta scrittura e lettura per tutt*, perché è l’ arte la più vera espressione dell’essere umano.

Grazie di cuore!

Francesca E.

p.s. se il blog vi piace, condividetelo o suggeritelo grazie! io lo faccio quando un autore mi piace, credo sia il modo migliore per aiutarci tra di noi, e perché si continui a scrivere e a leggere!

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I ragazzi delle mosche

lord of flies

 

Siamo stati anche noi
quei ragazzi trasandati
inutili e spiantati
Siamo stati anche noi
piccoli selvaggi spettinati
fanciulli senza pace
Siamo stati anche noi
esseri divini
nell’amore senza confini


E poi ci ritroviamo
nei dettagli dei nostri occhi
nella luce degli specchi
in pezzi rotti
Vediamo cosa siamo stati
e per sempre diventati.

(F.E.)
*I ragazzi delle mosche*

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I Racconti di Tara *(2) Il villaggio di Tara

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

Tara 1

 

Quel giorno c’era la festa del villaggio. Tutte le ragazze della sua età erano state vestite di bianco e avrebbero partecipato a una cerimonia condotta dalla nonna di Tara, considerata la più saggia ed esperta del villaggio. Sarebbero entrate nella cosiddetta “Tenda Rossa” dove avrebbero compiuto un rito. Era una sorta di iniziazione di passaggio, ma ancora non le era chiaro che cosa avrebbero dovuto fare lei e le sue compagne.

Mentre molti danzavano in cerchio in attesa della cerimonia, una donna del villaggio era corsa verso di loro urlando e piangendo, perché non trovava più il figlio più piccolo, Kylia. Tutti si allarmarono, gli uomini si organizzarono subito per cercare nel bosco. Questo allarme sarebbe sembrato eccessivo in altri tempi, ma soltanto il mese prima un bambino del villaggio vicino al loro era stato trovato ucciso vicino al fiume. Ed erano girate voci su qualche sacrificio di bambini da parte di stranieri di altri villaggi del nord. Per questo l’allarme venne preso subito sul serio.

La nonna chiamò le ragazze per entrare nella Tenda Rossa, perché comunque si portasse a termine la cerimonia. Ma Tara si era nascosta. Conosceva bene il piccolo Kylia, e non avrebbe mai rinunciato ad andare a cercarlo prima che gli potesse accadere qualcosa. Ci giocava spesso, e sapeva che gli piaceva particolarmente la grotta vicino al fiume. Così andò verso quella zona, senza che nessuno si accorgesse di lei nella confusione. La nonna iniziò in ogni caso la sua cerimonia per non perdere altro tempo. D’altronde non si era stupita, dato che considerava Tara “strana” fin da tenera età. E anche il fatto che a un certo punto la ragazza avesse smesso all’improvviso di parlare, non era parso insolito né a lei né agli altri del villaggio.

Di corsa, Tara raggiunse il punto del bosco dove Kylia andava spesso a giocare, e si inoltrò tra gli alberi seguendo il fiume fino alla grotta. Non fu facile evitare gli sterpi, con il vestito che andava ad impigliarsi di tanto in tanto, finendo per strapparsi in qualche punto. Ma lei continuò a camminare. E fu così che vide Kylia. O meglio, il suo corpo senza vita. Era riverso accanto al fiume, quasi completamente nudo, ferito e insanguinato. Disperata e tremante, Tara si era avvicinata, nella speranza di poter fare ancora qualcosa. Ma niente era più possibile. Accanto a lui c’era un coltello insanguinato, Tara lo prese.

Fu in quel momento che arrivarono gli altri. Il primo era proprio il capo villaggio, seguito da alcuni uomini, e mentre cercavano nel bosco erano arrivati fin lì. La videro con il coltello in mano, accanto al bambino. Tara non fece in tempo a dire niente, o meglio ad esprimersi in gesti, come faceva lei che a malapena parlava.

“Ha ucciso lei il bambino!” aveva urlato il capo villaggio.

“È una strega!” aveva detto un altro.

La afferrarono per i capelli lunghi e per la braccia, mentre altri due recuperavano il corpo del bambino. La portarono fino al villaggio dove erano di nuovo radunati tutti, nel cortile dove fino a poco prima tutti danzavano. Deposero il corpo del bambino e la dichiararono colpevole. Le tirarono delle pietre con tale forza che per poco rischiava di morire. La nonna uscì dalla capanna della cerimonia e la maledisse.

“Vattene! Vai via di qui! Che tu non possa mai avere figli! Mai!”

Arrivò di corsa suo fratello maggiore a cavallo. Tutti si zittirono e smisero di colpirla. Suo fratello per fortuna era un’autorità nel villaggio. Senza dire niente, la aiutò a salire sul cavallo e corse via al galoppo.

Dopo diversi chilometri, la lasciò in una radura desolata, con solo qualche albero e pianta. Le disse di non farsi vedere mai più, e corse via per ritornare al villaggio.

Restò lì da sola a piangere, era il tramonto. Camminò seguendo un sentiero, finché si trovò in un’altra radura più ampia, verde, con alberi e fiori. Vide una capanna che sembrava abbandonata, i resti di un fuoco, ed entrò. (1)

***

(1) Tara si trova ora nella pianura dov’è attualmente situato il Nuraghe Piscu di Suelli. Il suo villaggio era situato nella zona che adesso corrisponde a Senorbì, Suelli e dintorni. (Questa scena è un flashback rispetto all’episodio 1)

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Maiden with a laurel, Henry Ryland)

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Teenager

christiane f zoo 2

 

*Teenager*

Cresci nel disagio – non va bene
Cresci nella bambagia – non va bene
Cresci lontano da casa – non va bene
Cresci e rimani a casa – non va bene

Cresci ma resti piccolo – non va bene
Cresci ma sembri vecchio – non va bene
Cresci e ti vuoi divertire – non va bene
Cresci e ti vuoi annoiare – non va bene

Allora come Peter Pan
Io prendo il volo
Non cresco, vi aspetto
Nell’isola che non c’è
Con più rispetto.

(F. E.)

 

(Immagine dal film Noi i ragazzi dello zoo di Berlino)

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I Racconti di Tara *(1) Orios e Tara

I Racconti di Tara raccolgono le memorie della giovane Tara, sciamana del popolo Sar’d (antico nome dei sardi). In epoca presumibilmente pre-nuragica, Tara fu tra le prime abitanti di quella terra a partecipare all’incontro tra i Sar’d e gli Stellari, in particolare i fratelli e sorelle di Sir (antico nome di Sirio) e di Haar (antico nome di Arturo).

L’incontro con il compagno stellare Orios, la porta a comprendere il suo compito, nella consapevolezza di poter aiutare i propri simili con le sue capacità di guarigione e non solo. 

Il nome Tara significa Stella.

 

Tara 1

Ogni sera fuori dalla capanna accendeva il fuoco. Per tenere lontani gli animali durante la notte e per avere un’idea di compagnia in quella radura deserta a cui si era ormai abituata.

Quando non c’era la luna, il posto era molto scuro e solo le stelle illuminavano debolmente gli spazi aperti. Il silenzio era assoluto, se non per qualche verso di rapaci e fruscii tra gli alberi.

Da qualche notte, le era sembrato di vedere degli occhi, dietro i cespugli, proprio vicino all’albero principale posto di fronte alla sua capanna come un guardiano. Ma non erano i soliti occhi di animali che già conosceva. Sembrava un essere diverso. E quando una notte era uscito dall’oscurità, le aveva fatto fare un balzo quasi fino alla soglia della capanna.

Allora si era rannicchiata dietro il fuoco, come chiedendo protezione alle fiamme. Aveva afferrato un piccolo tronco, muovendolo verso di lui, per non farlo avvicinare. Lo faceva sempre sua nonna con gli animali selvatici, accompagnando il gesto ad un sibilo simile a soffio. Si ripeté questa scena per qualche sera, ma l’essere non faceva che avvicinarsi ancora. Man mano le fu chiaro che non si trattava di un animale. Finché lo vide meglio. Era giovane forse come lei, la pelle liscia e ambrata, sembrava alto, anche se ancora non l’aveva visto in piedi, i capelli lunghi sulle spalle, lo sguardo dritto che non si spostava da lei.

Erano occhi che non aveva mai visto prima, non tra quelli del suo villaggio e nemmeno dei villaggi vicini. La forma era leggermente allungata, il colore non poteva definirlo, fino a quel momento aveva conosciuto solamente occhi scuri come i suoi. Notò che aveva una specie di benda di stoffa legata sulla fronte, una sorta di abito di pelli che lo copriva e al fianco un pugnale.

Lei indossava soltanto l’abito bianco del giorno in cui era andata via dal villaggio, era ormai sgualcito e logoro in diversi punti. Ma non ci aveva mai badato, pensava che nessuno l’avrebbe mai trovata lì.

La settima notte si guardarono a lungo. Abbassavano solo ogni tanto lo sguardo sul fuoco che li divideva. Anche se le loro bocche erano mute, si parlavano in qualche modo con la mente e l’uno sentiva i pensieri dell’altra.

La paura iniziale di Tara era diventata curiosità; si chiedeva chi fosse e cosa volesse da lei. Gli aveva lanciato del cibo, per mostrarsi gentile, ma lui l’aveva a malapena guardato. Allora aveva afferrato un tronco accendendolo come una torcia, ma stavolta non l’aveva usato per farlo allontanare. L’aveva tenuto in mano per farsi luce fino alla capanna. Si era fermata sulla soglia, volgendosi verso di lui, poi era entrata. Aveva intravisto la sua ombra sollevarsi da terra, poi aveva sentito i suoi passi avvicinarsi.

Era entrato e si era guardato intorno, toccando con una mano le pareti della capanna e le pietre. Tara aveva poggiato la torcia in un sostegno tra due pietre, ed era andata quasi a nascondersi vicino al suo giaciglio di pelli, in attesa di una sua mossa. E così l’aveva lasciato avvicinare. La prima cosa che toccò di lei furono i lunghi capelli scuri, che le spostò dietro le spalle. Quando la baciò sulla fronte, sentì che finalmente qualcuno era arrivato a darle conforto.

Con delicatezza, quasi la potesse rompere, le tolse il vestito, e qualche tempo trascorse prima che si muovessero ancora, quasi cercando di capire come i loro corpi potessero comunicare. Poi si sdraiarono entrambi sul giaciglio dove lei andava a dormire. Girati sul fianco, uno di fronte all’altra, così da vedersi negli occhi e con le mani esplorare la loro bellezza.

E quando la piccola torcia si spense, nel buio lei vide i suoi occhi farsi luminosi e di un altro colore, e una sorta di luce blu sulla sua pelle, come un rapido bagliore. E così era sparito dal giaciglio, lasciando al suo posto quella scia di luce per qualche minuto.

***

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

(Immagine: Maiden with a laurel, Henry Ryland)

 

 

 

 

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