Il Doppio e il “divided self” *Dorian Gray e gli altri*

Specchio

 

Il tema del doppio è sicuramente uno dei più trattati dalla letteratura e dei più studiati, a partire dal libro pionieristico di Otto Rank Il doppio (1914) e dal saggio di Freud sul perturbante; quest’ultimo certamente costituisce un’opera importante sul doppio in psicanalisi, scienza in cui la nozione di doppio assume un ruolo assai significativo, a partire appunto dall’opera freudiana sino “all’ombra junghiana, dall’identificazione kleiniana allo specchio lacaniano, fino al gemello immaginario di Bion”. Nel saggio scrive Freud: “nell’’idea del sosia possono essere incorporate ogni sorta di possibilità non realizzate che il destino potrebbe tenere in serbo e alle quali la fantasia vuole ancora aggrapparsi, e inoltre tutte le aspirazioni dell’Io che per sfavorevoli circostanze esterne non hanno potuto realizzarsi…”.

In Dr Jekyll e Mr Hyde è rappresentata la preoccupazione – diffusa in epoca vittoriana – connessa al ‘divided self’ e al tema del ‘Doppelgänger’. D’altronde l’idea dello specchio come proiezione simbolica e il tema della duplicazione dell’io risale a tempi lontani e ci riporta al mito di Narciso, giovane straordinariamente bello che, per punizione divina, si innamora di “un oggetto impossibile da possedere: la propria immagine”. Non riconoscendo il riflesso per se stesso, il giovane “scambia lo stesso per l’altro, sdoppiandosi in soggetto e oggetto della passione amorosa”. All’opposto, ai personaggi che vivono una storia di doppio accade invece di scambiare “l’altro per lo stesso, proiettando paranoicamente la propria immagine nel mondo esterno”.

Il tema del doppio è talmente complesso nelle numerose modalità in cui si presenta, da costituire “un attacco plateale alla logica dominante con cui leggiamo il mondo”. Forse per questo la letteratura è stata sempre ossessionata da “sdoppiamenti, scissioni, rifrazioni e trasformazioni della persona, e ha continuamente messo in crisi l’idea unitaria dell’io”.

Sono stati molti i tentativi di ricondurre le varietà del tema ad uno schema attendibile di classificazione dei doppi; tra i tanti tentativi, sembra interessante quello ad opera di Lubomìr Doležel, che individua un mini-sistema di temi apparentati, secondo questa suddivisione: (1) il tema di Orlando (dal romanzo di V.Woolf): quando un solo individuo esiste in due o più mondi fittizi alternativi tra di loro; (2) il tema di Anfitrione: due individui con due identità distinte assumono per un certo tempo lo stesso aspetto e la stessa identità; (3) il tema del doppio: due incarnazioni alternative di uno stesso individuo coesistono in un unico mondo fittizio, come nel William Wilson (1839) di Poe.

Non potendo analizzare tutte le varianti e le innumerevoli sfaccettature in cui si presenta il tema del doppio in letteratura, soffermiamoci sul racconto di Poe, sicuramente uno dei capolavori sulla duplicità dell’io. È noto che Poe si rifece al romanticismo tedesco, movimento in cui il tema del doppio trovò la sua massima fioritura; è in Germania infatti che viene coniato il termine ‘Doppelgänger’ ad opera di Jean Paul. Lo scrittore statunitense conosceva quindi i romantici tedeschi: tra le sue letture Chamisso, Brentano, e soprattutto Hoffmann figura che si pone in una posizione del tutto peculiare rispetto alla tradizione romantica; dai loro racconti Poe comprese “il senso di perdita di una parte del sé e di scissione, e la non accettazione da parte dell’universo sociale di un uomo senza ombra o senza riflesso”.

In William Wilson “il doppio compare nel racconto attraverso un crescendo molto studiato, degno della tecnica raffinata di Poe”. Gradualmente, insieme al protagonista, veniamo a conoscenza del suo alter ego, che assume aspetti sempre più conturbanti; le coincidenze relative al compagno di scuola, come ad esempio il nome e la data di nascita, lentamente non appaiono più tali. L’alter ego del protagonista infatti diventa sempre più simile a lui, fino a rivelarsi, la notte che William lo osserverà attentamente mentre dorme, suo sosia a tutti gli effetti; il narratore, accostandosi al volto dell’altro William Wilson, turbato si chiederà: “erano quelli, erano proprio quelli i lineamenti di William Wilson?”. Come osserva Fusillo, l’incontro di William con se stesso provoca “prima un turbamento psicosomatico (…) e poi, dopo un’intensificazione della luce, una crisi conoscitiva sulla realtà delle proprie percezioni: un procedimento che caratterizza tutta la narrativa fantastica dell’Ottocento”. Dopo tre incontri traumatici con il doppio, incontri che avvengono sempre in situazioni in cui il protagonista assume un comportamento poco morale, si giunge infine al “topos paradossale del duello con se stesso”, il cui risultato non può essere che uno: così come accadeva in Dr Jekyll e Mr Hyde, allo stesso modo in William Wilson uccidere il proprio alter ego equivale ad autodistruggersi. Quando il protagonista sparerà alla creatura che l’ha perseguitato per tutta la vita, essa, prima di morire, dirà: “Tu esistevi in me ed ora…ora che son morto, guarda in questa mia spoglia, che è la tua, guarda come hai definitivamente assassinato te stesso”. Nel finale quindi il doppio si definisce esplicitamente non solo come una parte della personalità del protagonista, ma anche come “la coscienza, la censura, o se si vuole, l’istanza autogiudicante che Freud chiamerà Super-Io”.

Ciò che accade a William Wilson sembra ripetersi, seppur con modalità differenti, in un’altra opera sul doppio, il Ritratto di Dorian Gray. Anche nel romanzo di Wilde – il cui tema centrale, secondo Punter, è la ricerca dell’immortalità – il protagonista dovrà fare una scelta di auto-annullamento. Ma Dorian Gray, personaggio simbolo del doppio, al contrario del mostro di Frankenstein e del Dr Jekyll, ha da compiacersi fin troppo della propria immagine di giovane fanciullo. Il patto col diavolo sancito da Faust è il patto che Dorian Gray stabilisce con la sua stessa anima: la sua anima si sporcherà di tutti i peccati possibili, mentre il suo aspetto sarà immortale, per sempre giovane, fresco, assolutamente dannato. Nell’esprimere il suo desiderio di eterna giovinezza, Dorian sancisce la sua maledizione: farà del male, a tutti e a se stesso; ucciderà, gli altri e se stesso. Dorian esprime un desiderio impossibile che, come in una fiaba, si realizza, ma il quadro che lo ritrae diventerà “the visibile emblem of conscience” perché, come spiega Basil stesso, “sin is a thing that writes itself across a man’s face. It cannot be concealed”. Quando si accorge che il ritratto sta assumendo tratti propri, diventando specchio della sua anima lorda, Dorian lo nasconde gettando su di esso un drappo nero. Come Dracula deve nascondere gli specchi che altrimenti rivelerebbero la sua identità, così Dorian deve coprire lo specchio della propria anima. L’immagine riflessa non è più quella di cui Dorian, moderno Narciso, si era innamorato. L’immagine adesso gli mostra la crudeltà e l’aridità del suo cuore. Alla fine il giovane si rende conto che il quadro negli ultimi tempi “had brought melancholy across his passions (…) it had been like conscience to him” e si convince che ‘uccidendo’ il quadro la sua coscienza sarà di nuovo pulita. Ma non sarà così: non si possono sfidare impunemente le leggi della vita umana, il senso di colpa porta alla distruzione dell’io.

E così Dorian, in certo modo anche lui malinconico alla ricerca dell’estremo piacere della vita, si autodistrugge uccidendo se stesso tramite il ritratto che lo rappresenta. Il suo corpo si trasformerà in quello di un irriconoscibile vecchio, mentre il volto del ritratto riacquisterà la sua giovanile bellezza. Eliminando il ‘doppio’ crudele che ha dentro di sé, dovrà sacrificare anche la parte giusta della sua anima.

Ma la struttura del doppio nel romanzo di Wilde, osserva Baldick, non si limita all’opposizione Dorian-ritratto; in esso infatti troviamo sia il creatore frankensteiniano sia la sua mostruosa creatura a loro volta divisi in due ulteriori creatori – Wootton e Basil Hallward – e due ulteriori mostri – Dorian e il ritratto. Basil – al pari di Victor Frankenstein – crea quella che risulta essere una mostruosa opera d’arte in cui ha infuso troppo della propria vita e che quindi vuole nascondere. Ma la vita che l’artista ha ri-creato vuole essere indipendente dal suo creatore, al punto che il suo originale (e doppio), Dorian stesso, gli si ribella e lo uccide. Il romanzo con la sua conclusione giunge a rivelare “the horror and corruption that art, the mask of beauty, is intended to conceal”.

D’altronde se “Art, like Nature, has her monsters”, l’artista diventa più che mai creatore di mostri. Concetto che sembra ritrovare in Edgar Allan Poe un significato pregnante. Infatti ciò che accade all’artista nel Ritratto Ovale, non è così diverso da ciò che accade a Basil nel romanzo di Wilde: anche in questo caso il pittore metterà nella sua opera tanta vita da sottrarla alla donna che egli ritrae. Se il quadro di Basil ha rubato la vita di Dorian, così il ritratto di Poe sugge la vita della bella fanciulla ritratta dal pittore. “L’ossessione vampirica”, scrive Domenichelli, “è simboleggiata nell’assorbimento del modello nel quadro”: in tal modo l’arte diventa essa stessa vampira.

Dorian

 

Dracula, la terza storia orrorifica di proporzioni mitiche dopo Frankenstein e Dr Jekyll e Mr Hyde, si presenta a sua volta come storia dell’uomo alla ricerca dell’immortalità e dell’esenzione dalle responsabilità morali che pesano sugli comuni mortali. Come Frankenstein, “he attempts to reproduce himself by resurrecting the dead rather than by sexual generation”. Al pari dei suoi due predecessori, il conte è condannato alla sofferenza, ad un calvario che sembra unire nella sua storia i miti di Faust e dell’Ebreo Errante: immortale in seguito al patto col diavolo il primo, vagabondo senza fine il secondo.

È chiaro che, come osserva Teti, “la figura letteraria del vampiro non è separabile dalla tematica del doppio che si afferma nel corso dell’Ottocento”; Dracula infatti vive quella “irrimediabile scissione dell’io”causata dall’insorgere del doppio. Se, come affermava Métraux, “in un numero considerevole di tribù sudamericane , l’anima è identificata con l’ombra o con il riflesso nell’acqua o in uno specchio” allora sembrerebbe che Dracula – diversamente dagli altri due personaggi doppi di Dorian e del Dr Jekyll – sia privo di anima: al vampiro infatti non è concesso specchiarsi, né vedere la propria immagine ritratta; egli non si riflette, perché il suo doppio è troppo intimo per svelarsi e siamo noi a doverci spaventare nel vedere che la sua immagine non appare nello specchio. Perché il vampiro non è stato creato da nessuno se non da noi stessi.

 

(Testo di Francesca Enrew Erriu)

 

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“Con i tuoi occhi”

 “Con i tuoi occhi” 

Sceneggiatura per cortometraggio

Personaggi

DAVIDE – per tutto il tempo sentiremo solo la sua Voce fuori campo (tranne qualche inquadratura di spalle/profilo)

SARA – ragazza, anche di lei sentiremo solo la Voce fuori campo, ma comparirà nell’ultima scena

BARBONE

VIGILE

UOMO

RAGAZZA

ASSISTENTE

 Un quartiere di una grande città. DAVIDE mentre guida con andatura lenta osserva le strade e la gente, ma non lo vediamo mai, tranne quando si vedrà l’auto in movimento. Sentiamo solo la sua voce che parla dall’auto, e vediamo le strade dal suo punto di vista. A tratti gli risponde SARA, in macchina con lui. Anche di lei sentiremo soltanto la voce. Una musica giunge dall’autoradio.

 

1.EST. STRADE. VERSO SERA.

Dall’auto in movimento percorriamo uno stradone di un quartiere degradato, dove i lampioni iniziano ad accendersi perché si sta facendo sera. Intorno ai cassonetti c’è immondizia accumulata, i palazzi sono perlopiù vecchi e fatiscenti.

DAVIDE (VFC)

Che bel quartiere! Quando scende la sera diventa ancora più bello!

Davanti a un negozio un BARBONE chiede l’elemosina, mentre un VIGILE gli intima di allontanarsi (non sentiamo le loro voci).

DAVIDE

(all’interno dell’auto) Il vigile sta dicendo a uno con la Jaguar di spostare la macchina…

 

Il Barbone protesta con più forza di fronte alla richiesta del Vigile.

 

DAVIDE (VFC)

Vogliono avere sempre ragione, solo perché sono pieni di soldi.

Svoltiamo in una stradina, poi ci fermiamo al semaforo. All’angolo, ci sono un UOMO e una RAGAZZA che si osservano con circospezione.

DAVIDE (VFC)

Quei due all’angolo…devono essere al primo appuntamento.

L’Uomo passa furtivamente una bustina di droga alla Ragazza, che la infila velocemente in tasca.

DAVIDE(VFC)

Lui le ha dato un regalo…che carini! Sicuramente lo scarterà dopo, quando sarà sola, e lo chiamerà per ringraziarlo.

SARA (VFC)

Ma dai.

La ragazza gli dà i soldi e si allontana. L’uomo rimane appostato all’angolo.

DAVIDE (VFC)

Ah, allora parli.

SARA (VFC)

Sì, la voce ce l’ho.

DAVIDE (VFC)

Non sei arrabbiata.

SARA (VFC)

Mh.

DAVIDE (VFC)

Non ho capito bene la risposta.

Un clacson suona dietro l’auto di Davide.

SARA (VFC)

E’ verde.

DAVIDE (VFC)

Giusto.

Davide riparte, usciamo dalla stradina per ritrovarci in una strada provinciale, passiamo vicino a una discarica, i gabbiani volano intorno gridando. L’auto rallenta un po’.

DAVIDE (VFC)

Ah, senti i gabbiani? Non c’è niente di meglio del mare al tramonto. Sarebbe bello fermarsi.

SARA (VFC)

(fa una leggera risata) Ma mi aspettano.

DAVIDE

(all’interno dell’auto) E’ vero, devi tornare per cena…Peccato!

Davide accelera nuovamente, sorpassa la discarica, poi svolta in una strada.

DAVIDE (VFC)

Via col Vento, giusto?

SARA (VFC)

(vuole ridere ma si trattiene) Via del Vento.

DAVIDE (VFC)

(alza la voce,come per declamare) Domani è un altro giorno!

SARA (VFC)

(ride leggermente) Ci sento, eh!

Raggiungono un portone più grande degli altri con una targa sopra, è un edificio vecchio ma imponente. L’auto si ferma.

SARA (VFC)

Grazie del giro…

DAVIDE (VFC)

(non sapendo bene che dire) Di niente…

Il portone si apre e compare l’ASSISTENTE che si avvicina all’auto.

2.EST. CORTILE – SERA.

Sara e l’Assistente varcano il portone; Sara, gli occhi coperti da grandi occhiali scuri, cammina tenendo stretto il braccio dell’Assistente.

ASSISTENTE

Allora, com’è andata col nuovo accompagnatore?

Sul portone che si chiude alle loro spalle si vede la targa di un ISTITUTO PER CIECHI.

Fine

donna2

Sceneggiatura per cortometraggio,
di Francesca Erriu Enrew
2012

 

 

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L’Unione dei Mondi *di Momi Zanda*

Il channeling (in italiano “canalizzazione”) può essere definito come il processo per mezzo del quale un essere umano entra in uno stato non ordinario di coscienza e comunica con entità non fisiche.

Dalla fine degli anni Ottanta del ventesimo secolo il fenomeno del channeling si è diffuso in tutto il mondo e sempre più persone, per la maggior parte persone del tutto comuni, stanno sperimentando questo tipo di comunicazione.

L’autore di questo libro alcuni anni fa, nel corso della sua ricerca personale e professionale sugli stati alternativi di coscienza, ha iniziato in maniera del tutto spontanea e imprevista a comunicare con esseri di altre dimensioni, che lo hanno guidato in un processo di guarigione spirituale e lo hanno poi aiutato a entrare in contatto con l’antica sapienza della civiltà nuragica.

“L’unione dei mondi” racconta la storia di questi contatti.

(dalla quarta di copertina)

In questo interessante libro del 2011, l’autore – ipnologo e contattista – partendo da sue esperienze di vita molto intime e personali, descrive con dettagliata cura i suoi “incontri” con esseri incorporei che lo aiuteranno nel suo percorso di rinascita, che non sarà privo di sofferenze e momenti dolorosi. Ma proprio questi aspetti così umani ci fanno sentire la sua storia molto vicina a quella di tanti di noi, che attraversano periodi della loro vita apparentemente tragici e traumatici per poi comprenderli solo successivamente, quando finalmente sopraggiunge la Consapevolezza.

Ho trovato particolarmente interessante e utile ciò che Momi Zanda riferisce riguardo i cosiddetti “alieni tossici”, spiegando i vari livelli della loro manipolazione. Grazie all’aiuto dei messaggi degli Arcangeli, l’autore comprende come poter superare questa manipolazione, come trasformare il buio in luce. E’ proprio questo lavoro di integrazione quello che viene richiesto ad ognuno di noi, indipendentemente dalle esperienze che facciamo qui su questo piano.

In merito al lavoro col bambino interiore e al rapporto con la madre, emerge il concetto di “Luce nera”:

“La Luce nera è la luce delle madri, l’utero cosmico, il buio profondo che partorisce tutto. In questa luce trovano accoglienza e amore tutti gli aspetti del nostro essere, anche quelli che noi non riusciamo ad accettare o che consideriamo sbagliati o negativi. (…) La Luce nera ci rigenera e, proprio come una madre, ci sostiene e ci nutre durante tutto il processo della nostra rinascita.”

Importanti i messaggi ricevuti dall’Anima Sarda sulla memoria delle pietre che popolano i luoghi sacri e in particolare i Nuraghi. 

“In altri fotogrammi di tempo, i nuraghi erano antenne che consentivano le comunicazioni interstellari e multidimensionali, e il movimento energetico con altre dimensioni di esistenza. (…) Esiste nella memoria cellulare di tutti gli esseri che popolano quest’isola la consapevolezza di una civiltà del rispetto che è andata perduta sotto le macerie della sopraffazione che ha portato il disordine e il dolore che tanti in quest’isola sentono ancora adesso.”

Chissà se questa antica civiltà tornerà come prima. I fratelli si riuniranno riappacificandosi. Quelle memorie saranno finalmente di tutti e anche gli scettici si ricrederanno. E l’unione dei Mondi sarà possibile.

 

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Grazie a Momi Zanda per questo viaggio. In attesa del prossimo libro…

Questo è il suo blog “La linea di Atlantide”, ricco di interessanti articoli:

http://momizandablog.altervista.org/

 

Momi Zanda ha conseguito il titolo di “Counsellor professionale avanzato a orientamento ipnologico costruttivista” presso l’Association Européenne pour la Recherche Scientifique et la Formation (AERF) di Torino, e di “Counsellor analista clinico a orientamento ipnologico costruttivista” presso l’Université Européenne Jean Monnet di Bruxelles.

La sua formazione include una terapia regressiva individuale e un percorso esplorativo degli stati alternativi di coscienza per mezzo della respirazione olotropica.

Dal 2006 esercita presso il Centro di benessere interiore della dottoressa Carla Sale Musio, psicologa e psicoterapeuta. Da alcuni anni porta avanti un percorso personale di ricerca sulle energie e la spiritualità dei siti megalitici della Sardegna, basato sull’utilizzo degli stati alternativi di coscienza.

Ha pubblicato Il mio cuore è rimasto a Berlino: memorie di vite passate (La Riflessione, 2009), resoconto della sua terapia regressiva personale, e L‘unione dei mondi: comunicazioni con gli esseri incorporei (La Riflessione, 2011) dove racconta le sue esperienze di channeling.

 

(Articolo di Francesca E.)

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Il Teatro nel Teatro *The play within the play*

Devi tutto al Teatro. A quei testi impolverati che hai iniziato a leggere da ragazzina per continuare all’Università. A quei personaggi che dalla carta si presentavano sul palco ma prima ancora nella tua testa, per poi nel tuo cuore restare.

E le prove. Le sedie vuote che ti guardano con gli occhi dello spettatore, di chi si aspetta da te quell’emozione con cui uscire per strada in una sera d’inverno con un pensiero migliore. Le luci e il buio, a rappresentare la vita così com’è. Le maschere che parlano dentro e fuori, quelle che si manifestano e quelle che ti ingannano.

“Un’entrata, una battuta e il pubblico rabbrividisce”. Questo è il talento? O semplicemente passione? Perché ciò che il teatro ti lascia, è ciò che tu sei pronto ad amare.

Teatro

 

*Grazie a tutti i compagni di viaggio del teatro, ai registi ed attori e i tecnici, agli scrittori e creatori di storie incredibili: Tennessee Williams, Shakespeare, Cechov, Pirandello…impossibile nominarli tutti.*

“Sarò il tuo specchio

Rifletterò ciò che sei, nel caso non lo sapessi

Sarò il vento, la pioggia, il tramonto

La luce sulla tua porta per mostrarti che sei a casa

Quando pensi che la notte abbia invaso la tua mente

Che dentro sei confuso e a disagio

Lascia che ti dimostri che sei cieco

Per favore non nasconderti, tanto ti vedo.

Trovo difficile credere che tu non sia consapevole

Della tua bellezza.”

(“I’ll be your mirror” – Lou Reed)

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La Griglia Universale (La voce di Beatrix)

I messaggi sulla situazione della Griglia Universale sono arrivati dai primi contatti tramite i Registri Akashici, per poi proseguire con i messaggi dei fratelli Stellari e in particolare della mia guida Beatrix (da Sirio).

Inizialmente ci veniva fatto un quadro in cui l’avanzamento vibrazionale della Terra veniva definito in movimento “oscillatorio”, ovvero  molto veloce sia nell’avanzare che nel retrocedere. Questo determinava – e tuttora determina – sconvolgimenti di vario tipo sul pianeta (manifestandosi ad esempio nei terremoti e altri eventi) e ripercuotendosi ovviamente a livello personale.

Ci veniva suggerito di recarci nei luoghi sacri in cui poter lavorare sulla griglia creando linee rette di forme di geometria sacra. (Questo era possibile anche in astrale in luoghi lontani dalla nostra isola). Ci veniva inoltre spiegato che molte costruzioni di potere devono essere in realtà visualizzate e percepite capovolte in quanto queste furono costruite prima in astrale sulle griglie delle dimensioni superiori per poi essere proiettate sul nostro pianeta. Quindi, i nuraghi devono essere visualizzati con la base capovolta e così le piramidi con la punta verso il basso, in tal modo assumendo il loro ruolo di “antenna” di comunicazione con i mondi superiori.

Ecco gli ultimi aggiornamenti da parte di Beatrix:

“Niente è casuale, perché state entrando nel grande progetto che ora stiamo mettendo su tutti insieme dalle stelle ai pianeti più importanti e vi possiamo rincuorare del fatto che la terra sta migliorando dalla prima volta che ci siamo sentiti. Un leggero miglioramento nel salto che dovrà compiere si è visto negli ultimi mesi con creature che continuano ad andare avanti nell’innalzamento della griglia universale. Questo è solo un piccolo segno di ottimismo, chiaramente non significa che il problema della griglia universale è risolto e voi sapete bene qual è il lavoro da compiere e state aiutando altre creature a collaborare. Il lavoro principale da compiere individualmente è che ognuno innalzi la propria vibrazione, ognuno lasci andare tutto ciò che lo limita, lo blocca e lo rallenta. Questa è la vostra paura principale, questo è ciò che tende a farvi ammalare nel corpo fisico e mentale, e questo è proprio ciò contro cui non dovete lottare ma semplicemente far fluire ripetendo sempre che siete liberi.”

Chiedendo chiarimenti su come lavorare individualmente, ecco la risposta:

“Ciò che spesso manca è proprio questo amore reale tra voi umani perché solamente si ragiona con la mente oppure facendo dei progetti che sì hanno un significato profondo ma non riuscite a trovare un collante che sia di vero amore, di incondizionato disinteresse in tutto ciò che fate.

Vi aiuteremo a trovare i termini giusti per arrivare ai veri fratelli e sorelle di Sirio, delle Pleiadi e di Vega, e sulla vostra isola siete veramente in tanti. E sarà bellissimo ritrovarvi.”

** grazie ai miei compagni Viaggiatori**

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Amori Fantastici

Expressamore
 In genere era puntuale. Salvo qualche sciopero ovviamente, o se capitava un incidente…in quel caso non passava nessuno tutto il giorno. Ma in genere spaccava il minuto, su quello non aveva dubbi, ed era sempre pronta ad accoglierlo. Pronta a fremere al suo arrivo. Il suo passaggio era come un tornado, l’amore era breve ma in un istante la sua forza bruta la faceva tremare e barcollare, lasciandola ancora stordita quando se ne andava, così com’era venuto – non per niente lo chiamavano il Rapido! Per fortuna lei si riprendeva in fretta, era abituata a quella furia, e si preparava ad accogliere un altro treno, con cui l’avrebbe senz’altro tradito.
Intro
A volte quando capita mi prendi con dolcezza, in certi periodi succede anche tutti i giorni, ma in altri molto meno e mi lasci in un angolo a far le ragnatele! Per fortuna quando mi tocchi so che per un po’ sarò felice, certo i preliminari spesso sono lunghi ma l’importante è trovare un accordo. E allora inizia una lunga sessione, beh, tra Stairway to Heaven e Highway to Hell è difficile la scelta, ma poi decidi e io sorrido: paradiso o inferno è uguale quando sono con te. Godo il più possibile di quell’armonia, perché so che durerà il tempo di una o due canzoni. Ma è bello che dove finiscono le mie corde debbano in qualche modo cominciare le tue dita.
Effetti collaterali
 La porta del laboratorio era aperta. Entrò dopo aver indossato la tuta termica,per sopportare l’altissima temperatura. Come ogni giorno,passò in rassegna gli uomini di fuoco, ognuno nella sua camera ipotermica;ormai erano rimasti in pochi,gli ultimi sopravvissuti al surriscaldamento globale del pianeta. Davanti a uno di loro si fermò,riconoscendo gli occhi dell’uomo che amava;il fuoco lo avvolgeva ormai in ogni parte del corpo. La dottoressa sapeva che gli restava poco da vivere. Aprì la porta della camera ipotermica,cosa che non avrebbe dovuto fare; si tolse la tuta protettiva,altra cosa che non avrebbe dovuto fare. Poi si avvicinò all’uomo di fuoco,e dopo averlo guardato, lo toccò – e anche questo no, non l’avrebbe dovuto fare. E quando l’inserviente entrò per pulire, trovò la tuta per terra,e accanto soltanto un mucchio di cenere dorata, come i capelli della dottoressa. Raccogliendo quei resti pensò tristemente “Ecco, non ha tenuto conto degli effetti collaterali”.
(Testi di Francesca Erriu Enrew, 2017)
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“Dracula” di Coppola * L’Acqua e l’amore eterno *

Nel film del ’92 diretto da Francis Ford Coppola la morte per annegamento diventa importante trait d’union tra passato e presente, tra Dracula umano e Dracula vampiro, dando alla maledizione del Conte un senso più che umano. Racconta lo sceneggiatore James Hart riguardo la sua idea di partenza per il film:

“la moglie del principe Dracula si suicidò in seguito alla falsa notizia della morte del marito, ucciso dai turchi (…) i cancelli del cielo le furono sbarrati e le leggi della Chiesa la condannarono a vagare in eterno, negandole sepoltura cristiana”[1].

Hart prende quindi spunto dalla realtà storica, riportata in vari saggi da Raymond McNally e Radu Florescu – storici del Boston College tra i primi studiosi di Vlad ‘Tepes’ Dracula[2] –per sviluppare la figura di un personaggio eroico, difensore della Chiesa, il quale, impotente di fronte alla morte dell’amata Elisabetha, rinnega il suo Dio e diventa vampiro per l’eternità.

Il Prologo del film in cui genialmente vengono narrati questi antefatti è l’unico vero elemento che viene a costituire un ‘tradimento’ rispetto al romanzo di Stoker, in cui è invece del tutto assente la figura di una donna amata dal vampiro; ma a ben guardare non tradisce del tutto il pensiero dello scrittore irlandese[3]. La moglie del principe Vlad, la principessa Elisabetha, avendo saputo di aver perso lo sposo, si getta dalle torri del castello nel fiume sottostante. Nel salto verso la morte, le sue vesti bianche si gonfiano nell’aria come a sostenerla nella caduta, immagine che non può non richiamare alla mente quella di Ophelia e dei suoi abiti che, nell’acqua dove ella annega, “gonfi e distesi, per un po’ l’hanno sostenuta, come fosse una sirena”[4]. Compiendo un gesto tragico e disperato che ci riporta alla mente la follia di due eroine shakespeariane che giungeranno a darsi la morte – Lady Macbeth, il cui sonnambulismo insieme alla fissazione per il sangue ci portano facilmente ad associarla a Lucy e alle sue persecuzioni notturne, e appunto Ophelia – Elisabetha non solo non avrà diritto ad una sepoltura cristiana ma, cosa ben più grave, “Her soul cannot be saved. She is damned. It’s God’s law”: (COPPOLA) sono le parole del Vescovo di fronte al dolore di Vlad Dracula. Secondo la tradizione infatti chi si toglie la vita muore “in a state of despair and confusion, and may vibrate too close to the material world, which will not allow him to find rest”[5]. Come il prete nel dramma negava ogni speranza per l’anima di Ophelia, anche qui è un membro della Chiesa a sentenziare la dannazione di un’anima; anzi di due, perché per amore il principe Vlad richiamerà anche su di sé la dannazione eterna.

Nel film è quindi presente un elemento del tutto nuovo rispetto al romanzo: l’amore tra Dracula e Mina. Mina infatti altri non è che la reincarnazione della moglie suicida, che Dracula ritroverà dopo quattro secoli di lunga attesa.

E’ nel rapporto tra i due che l’acqua torna ad essere un elemento dominante, simbolo di unione e separazione tra due anime indissolubilmente legate. Per raggiungere l’amata Dracula compie infatti un lungo viaggio in mare e supera una tempesta, come abbiamo visto accadere nel romanzo. Il movimento delle onde, l’agitazione del mare, i venti che scuotono le vele, sono immagini forti che con prepotenza alludono al tormento dell’anima. Quando i presagi della tempesta si manifestano – il cielo si rabbuia e inizia a piovere violentemente – le future vittime del vampiro avvertono l’imminenza di qualcosa di sconvolgente: tra le nere nubi gli occhi rossi di Dracula guardano Lucy e Mina mentre le due ragazze, come bambine, corrono sotto la pioggia nel labirinto del loro giardino, si perdono per poi incontrarsi e baciarsi, i vestiti e i capelli fradici. L’inquadratura dall’alto del loro gioco innocente indica l’incombere dell’ignoto sulla loro inconsapevole leggerezza; è il primo indizio della perdizione.

Quando finalmente il Conte e Mina si incontrano, la giovane si sente subito legata a quell’uomo misterioso da ricordi vividi e forti. I due bevono insieme liquidi inebrianti – similmente dopo si inebrieranno a bere l’uno dall’altra – tra bollicine ed effluvi che galleggiano nell’aria come per magia, essi si parlano e capiscono di conoscersi già. E’ come se Mina rivivesse il suo passato amore, il suo dolore, il suicidio nelle acque del fiume: lei era Elisabetha. Mina rivive la sua vita precedente, lei come Dracula una revenant, una morta – non morta. “Take me away from all this death” (COPPOLA), sarà la sua implorante richiesta durante l’atto di seduzione da parte del vampiro. Quando insieme rivivono quel tragico ricordo e il Conte racconta di come la moglie si gettò in quel fiume che nella sua lingua “is called Arges, River Princess” (COPPOLA), dagli occhi di Mina scende una lacrima, acqua che Dracula raccoglie nella sua mano cristallizzandola in forma di diamante. Gesto che sembra unirli nella loro sofferenza.

“The princess is the river filled with tears” (COPPOLA) dice infatti Mina, identificando così il fiume con la principessa che vi cercò la morte, come se il suo spirito aleggiasse ancora nelle sue acque. Sempre Florescu e McNally riferiscono infatti una leggenda secondo cui dal fiume si sentirebbe a volte levarsi un lamento di donna, da qui la denominazione di Fiume della Principessa.

Più tardi, quando Mina prenderà la sofferta decisione di sposare il fidanzato Jonathan Harker, allora sarà Dracula, abbandonato, a versare lacrime di rabbia e dolore e a scatenare venti di tempesta che anticipano quella che sarà la sua vendetta. Dalla nave che la conduce dal futuro sposo, Mina, combattuta dai sensi di colpa, getta in mare lettere e pagine di diario e le osserva galleggiare sull’acqua: come ricordi che si cerca di relegare nel più profondo dell’anima, ma che poi inevitabilmente riaffiorano.

E di nuovo sarà l’acqua e il rumore delle onde del mare, a far sì che Dracula e Mina si ritrovino. Ipnotizzata da Van Helsing – quindi in uno stato di trance simile a quello di Lucy nel suo sonnambulismo – Mina sente che l’amato Conte “is travelling across icy seas to his beloved home” (COPPOLA). L’acqua li aveva separati, l’acqua sarà l’elemento che li ricongiungerà. Peraltro è bene ricordare, come fa Deidda in riferimento alla dottrina degli umori, che l’acqua è un elemento prettamente femminile e che “il flegma, freddo e umido, il quale imita l’acqua, era l’umore femminile per eccellenza”[6].

Come nel romanzo, la giovane sente il rollio delle onde, il suono delle vele sospinte dal vento, il vociare degli uomini a bordo; sa che Dracula è sulla nave e che presto lo rivedrà. “I have crossed oceans of time to find you” (COPPOLA), le aveva detto il Conte tempo prima, esprimendo il senso di infinità temporale che li ha divisi per secoli. E davvero, non solo figurativamente, Dracula ha attraversato mari, fiumi e tempeste per ricongiungersi all’amata, e farà lo stesso viaggio dopo, per fuggire di nuovo verso la sua terra ad oriente.

Il viaggio per acqua dà l’idea dello scorrere del tempo, del fluire delle emozioni, e se l’acqua è simbolo di salvezza, in questo caso significa salvezza dai proprio nemici[7]. D’altronde è nel fiume che anche Jonathan, prigioniero nel castello di Dracula, troverà l’unica via di fuga verso la salvezza e la libertà.

L’episodio chiave del viaggio compiuto da Dracula fino all’Inghilterra è stato riproposto più o meno frequentemente nelle varie versioni cinematografiche del romanzo; ma gli unici registi a trattarlo come un episodio di rilievo sono stati indubbiamente Frederich Murnau e Werner Herzog. Nei loro Nosferatu (rispettivamente del ’22 e del ’79) i due registi tedeschi hanno infatti dedicato spazio al parallelo tra l’arrivo di Dracula e il diffondersi di epidemia e morte nella cittadina portuale[8]. Coppola per ultimo ha dato una possente raffigurazione alle scene ambientate sulla nave a bordo della quale Dracula sparge il terrore, alla forza delle onde che la travolgono, espressione della rabbia, dell’energia e della passione che determinano nel vampiro la decisione di compiere quel viaggio. La tempesta che porta Dracula fino a Whitby simboleggia e anticipa la distruzione che il vampiro porterà in Inghilterra; con i suoi poteri sulla natura, egli si dimostra già in grado di smuovere le fondamenta su cui si ergono le esistenze dei personaggi che si prepara ad attaccare.

Come osserva il critico Dunbar, la tempesta è foriera di quella libertà sessuale da cui le donne si sentiranno attratte; sensibili all’imminente arrivo del vampiro, esse cominceranno a cedere al richiamo degli istinti che egli rende fortemente più chiaro con il suo potere erotico. Gli effetti dell’avvicinarsi di Dracula investono non solo Lucy e Mina, ma anche tutta la natura, gli animali dello zoo, i ricoverati dell’ospedale psichiatrico. L’acqua sommerge tutto e tutti, anche il manicomio sembra una barca che galleggia. Se è vero d’altronde che, a quanto osserva la Lörinczi, “l’idea di morte e distruzione è legata strettamente a quella del mare”[9], ecco allora che col naufragio la normalità comincia a vacillare, come la nave in balia delle onde: il timone oscilla abbandonato, e la tempesta diviene metafora di “uncontrolled lust”[10].

MinaStoker

[1] Fred Saberhagen, James Hart, Dracula di Bram Stoker, Milano, Sperling & Kupfer,1993, p.vii

[2] Sul personaggio storico Vlad Dracula si veda il paragrafo Il Prologo: Dracula come Cristo del capitolo The Outsider

[3] Per una analisi del Prologo del film si rimanda al paragrafo Il Prologo: Dracula come Cristo.

[4] W.Shakespeare, 1993, p.238, (atto IV, scena VII): ‘Her clothes spread wide,/and mermaid-like a while they bore her up’.

[5] Rowan Wilson, Vampires. Blood Suckers from Beyond the Grave, New York, Sterling Publishing company, 1997, p.39

[6] Angelo Deidda, ‘The Devil’s Part’. Lo straniero nei drammi shakespeariani, in M.Domenichelli e P.Fasano (a cura di), Lo Straniero, Roma, Bulzoni editore, 1997, vol.II, p.510

[7] In senso junghiano l’Acqua può essere considerata un archetipo. Gli archetipi sono immagini originarie che costituiscono la memoria dell’umanità o, come dice Jung, l’inconscio collettivo. In tale visione, gli archetipi sono delle componenti strutturali dell’inconscio collettivo, nel senso che risultano essere delle forme vuote (Gestalt) che partecipano dell’istinto, del sentimento e del pensiero, contribuendo alla formazione di una matrice comune a tutti i popoli. Dal punto di vista funzionale, essi agiscono come impulsi naturali, istintuali, come idee generali che ‘pre-formano’ l’esperienza. Cfr. le opere in cui Jung propone la teoria degli archetipi: Psicologia dell’inconscio (1917-43), Archetipi dell’inconscio collettivo (1934-54) e Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche (1947-54). [La seconda data indica l’edizione definitiva rivista dall’Autore].

[8] Per un’analisi della associazione tra vampirismo ed epidemia si veda il capitolo Le Creature di Dracula – il contagio del vampiro.

[9] M.Lörinczi, Paesaggio marino con dame vittoriane. Tre saggi su Dracula, Cagliari, Cuec, 1995, p.38

[10] Brian Dunbar, ‘Dracula’: Director Tod Browning and ‘Bram Stoker’s Dracula’: Director Francis Ford Coppola, London, York Film Notes, p.26

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Essere Madre ***

Care donne, la domanda che spesso ponete dentro di voi, o ai Registri o alle carte, o qualunque canale a cui vi rivolgete, ecco voi chiedete: Perché non sono madre? Oppure, perché sono madre? In tal condizione vedendo unica risoluzione femminile sul vostro piano. Desiderio talmente forte che spesso va a celare un bisogno terreno. Comprensibile certo, il bisogno di amare. Accudire, generare. Nel segno dell’amore. Nel segno della Madre Celeste. Ma semplicemente vorrei dirvi, tanti modi vi sono di esser madre. In particolare, siete madri voi che operate per il bene del pianeta con il vostro cammino, in quanto generate nuove vite. Ovvero aiutate altre creature a ri-nascere!

Ecco perché ti dico questo:

***********

Tu sei madre

quando crei

Tu sei madre

anche se non partorisci

Tu sei madre

perché lo sei stata prima

Tu sei madre

di tutto ciò che ti desidera per madre

Tutte siamo madre.

 

(La voce di Beatrix **sulle Donne**)

madre2

 

Ricordo inoltre questa bellissima poesia di Pasolini:

E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

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Luoghi di Potere 11/11

Una data davvero speciale. Il portale 11/11 è giunto con la forza che ci aspettavamo. Con l’energia di quando il confine diventa sempre più sottile, e sempre meno separazione esiste tra noi e altri mondi. E come non percepire questa energia recandosi in un luogo di potere? In uno spazio sacro che riconnette il tuo spirito a ciò che sei stato in passato, ma contemporaneamente al te stesso presente e futuro?

Ed ecco inizi a camminare in un lungo sentiero, e già ti ricordi quei profumi, quei soffi di vento, quegli alberi ma soprattutto quelle pietre. Sì proprio quelle pietre di cui una volta da ragazzina hai sentito dire “ma sono solo mucchi di pietre”, quando ti apprestavi a visitare per la prima volta un nuraghe.  Ma dentro di te sapevi che non era vero, che quelle pietre avevano molto da dire. A chi voleva sentire, ovviamente. Non a coloro – purtroppo spesso gli stessi sardi – che non comprendevano il loro valore e anzi a volte disprezzavano il tesoro sotto i loro occhi.

Sì io lo definisco un tesoro inestimabile. Perché sono i luoghi da cui veniamo, che ci hanno visto attori e protagonisti di tante epoche, e a cui ora torniamo come in cerca di quella magia di un tempo.

La terra scura è calpestata dagli animali del luogo che ti vengono incontro. Osservando le Capanne sai di aver acceso i fuochi che scaldavano i presenti. Il panorama ti toglie il fiato, ma la vera rivelazione è nel Pozzo Sacro e nelle sue pietre parlanti di energia. Antiche indovine discorrevano con esse.  E il Recinto delle Feste risuona ancora dei canti e dei piedi che battevano il terreno.

Così si va a finire nella Sala delle Assemblee, luogo circolare con i sedili in pietra, a indicare il ritrovarsi nelle occasioni importanti ma non solo. Un po’ di frutta lasciata come offerta sarà il segno del tuo passaggio. Ma il legame con certi luoghi sopravvive a qualunque tempo e a qualunque tempesta.

E nel tramonto trovi quella pace che cercavi, la quiete luminosa del cielo sopra di te che si unisce alla terra sotto di te. E così, senti un senso di vittoria proprio come il nome del luogo richiama, che è però una vittoria interiore, quella della risoluzione del tutto, dell’armonia senza tempo e confini.

 

**Un forte Grazie ai miei compagni viaggiatori**

(Visita al Santuario di Santa Vittoria di Serri, 11/11/17)

 

 

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Libro: Le 14 Leggi Universali * di Lianka

Cari amici del Blog Dalla Stella alla Terra!

E’ giunto il momento di inaugurare anche la Categoria “Cinema e Libri” a cui tengo particolarmente.
Infatti sia il cinema che la lettura (e la scrittura) sono mie grandi passioni da sempre.
Per cui ho pensato di aprire una rubrica da dedicare ai libri che mi hanno colpita di più e che soprattutto sono stati importanti nella mia crescita personale.
Spero che anche voi vogliate condividere le vostre opinioni nei commenti!
Inizierò con “Le 14 Leggi Universali” di LIANKA TROZZI, una persona davvero speciale che ho avuto la fortuna di conoscere a Roma nei miei vari percorsi. Mi sono innamorata subito delle carte create da lei, l’Oracolo della Magia Gialla, unico e originale. Unendo la sua passione per la magia alla sua formazione di avvocato, Lianka ha elaborato un percorso unico sulle Leggi Universali. Sono le leggi che agiscono ogni giorno e ogni momento della nostra vita, che noi ne siamo consapevoli o meno.
Il libro è molto esperienziale, con esempi pratici e esercizi di meditazione, e vi assicuro che leggendolo entrerete direttamente nel mondo delle leggi, vedendole più chiaramente in azione!
Non solo stimo Lianka per il suo operato nella crescita personale, ma in qualche modo lei è anche stata madrina di questo progetto che ha visto nascere questo Blog 😉

Questo è il link al suo blog che vi invito a visitare – è anche possibile acquistare il libro

Le 14 Leggi Universali: il libro di Lianka Trozzi

Per ogni Legge Universale troverai:

una frase celebre d’ispirazione
una spiegazione della norma e della sua applicazione
una storia
un esercizio pratico da fare
una meditazione guidata

A me è piaciuto molto! spero anche a voi 🙂

p.s se vi è piaciuto l’articolo potete condividerlo, o mettere Like! Grazie per la tua attenzione.

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